Anziani e non autosufficienza: l’ora della riforma

 

Bentrovati all’ascolto del Grs Week da Pierluigi Lantieri e Vincenzo Massa.

Nel Paese che fatica a uscire da un inesorabile processo di invecchiamento è tempo di rispondere alle esigenze di una cospicua parte di popolazione. Entro l’estate il Governo è chiamato a presentare il Disegno di Legge Delega per la riforma dell’assistenza agli anziani non autosufficienti. Un cambio di passo atteso da tempo che sarà compiuto nell’ambito del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza.

Chi ne beneficerà? Stando ai dati Istat, raccolti per l’indagine europea sulla salute (Ehis) del 2019, il 43,2% degli anziani con più di 65 anni dichiara almeno una patologia grave, mentre un terzo degli over 75 presenta una grave limitazione dell’autonomia. Nel complesso circa 3,8 milioni di anziani hanno severe limitazioni nelle attività quotidiane della vita domestica e nella cura personale. Dalla stessa ricerca emerge che sono soprattutto i familiari ad aiutare queste persone con fragilità: l’84,4% degli intervistati riferisce infatti di ricevere aiuti da parenti (conviventi e non).

L’esigenza di arrivare presto e bene a una riforma è stata delineata ai nostri microfoni da Antonio Russo, Vice Presidente nazionale delle Acli.

 

 

Proprio per sollecitare le istituzioni, le organizzazioni del Patto hanno inviato una lettera al Presidente del Consiglio Mario Draghi e ai ministri Roberto Speranza e Andrea Orlando. In essa si torna a chiedere l’introduzione del Sistema Nazionale Assistenza Anziani che permetterebbe di superare l’attuale frammentazione degli interventi e costruire un’unica struttura integrata. Ce lo ha spiegato ancora Antonio Russo.

 

 

Il piano di riforma punta decisamente sulla permanenza a casa degli anziani non autosufficienti migliorando i servizi di domiciliarità. Strategia portata avanti anche da Auser, associazione con lo sguardo puntato verso un invecchiamento all’interno delle proprie mura domestiche. I motivi li ha forniti il presidente Domenico Pantaleo.

 

 

Arrivare a una vera svolta significa intervenire non solo sulla facciata più in vista, rappresentata dalla nuova domiciliarità, ma sull’architettura complessiva. Ci sono altri cardini sui quali è necessario mettere mano, come ha sottolineato Pantaleo.

 

 

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