Giovani, il diritto di esserci: dalla scuola alla partecipazione

Bentrovati all’ascolto del Grs Week. In studio, Patrizia Cupo.

Una scuola che funzioni. La possibilità di scegliere il proprio percorso. Uno spazio in cui contribuire alle decisioni e alla vita della comunità. Le esigenze dei giovani riguardano anche questo: le condizioni che permettono di costruire il futuro e di prendere parte al presente.

In Francia, le mobilitazioni studentesche riportano queste domande al centro del dibattito pubblico. Le proteste, partite a settembre da una scuola di Créteil, nella periferia di Parigi, chiedono risorse e personale, contro classi sovraffollate, assenze degli insegnanti e strutture obsolete.

Dentro questa cronaca c’è una questione che supera i confini francesi: quanto spazio trovano le richieste delle nuove generazioni? E quanto possono incidere sulle istituzioni e sulle organizzazioni che dovrebbero accoglierle?

In Italia, questo fine settimana, un’occasione di ascolto arriva da Frascati. Dal 9 all’11 ottobre, oltre 150 giovani si incontrano per l’appuntamento di FQTS Giovani, il percorso promosso dal Forum Nazionale del Terzo Settore e CSVnet, con il sostegno della Fondazione CON IL SUD.

Il titolo è “Essere Terzo Settore, tra impegno volontario e lavoro”. Al centro, le motivazioni che spingono a partecipare, le competenze, il riconoscimento del lavoro e il rapporto con i territori. Sentiamo Fabiana Battisti, che coordina il percorso FQTS Giovani insieme a Mattia Zunino.

La partecipazione ha bisogno di luoghi, ma anche di opportunità accessibili. Il servizio civile universale è uno degli strumenti con cui questa disponibilità può diventare esperienza: un periodo dedicato alla comunità, nel quale assumere responsabilità, incontrare persone e acquisire competenze.

Il 9 ottobre ha segnato una nuova giornata di avvio dei progetti in Italia e all’estero. Il bando ordinario 2026 ha messo a disposizione quasi 66mila posti, ma le domande per accedervi erano molte, molte di più: è un dato che mette in discussione il racconto di una generazione disinteressata. Sentiamo Licio Palazzini, coordinatore del gruppo di lavoro sul Servizio civile del Forum Terzo Settore.

Scuola, associazionismo, servizio civile: esperienze diverse, nelle quali si impara anche attraverso le relazioni e le responsabilità. Ma dare continuità alle opportunità aperte ai giovani significa anche rendere accessibile la formazione dopo la scuola e l’università. E riconoscere le competenze maturate nel lavoro, nel volontariato e nella vita delle comunità.

Il 30 ottobre, all’Università Roma Tre, nasceranno così ufficialmente gli Stati Generali dell’Apprendimento Permanente, promossi dal Gruppo Nazionale per l’Apprendimento Permanente. Dopo quasi due anni di confronto, l’obiettivo è passare a proposte concrete per un sistema pubblico più integrato, con orientamento, riconoscimento delle competenze e reti territoriali.

La voce di Vanessa Pallucchi, componente del coordinamento Forum nazionale del Terzo Settore.

Il filo che tiene insieme queste esperienze è la possibilità di prendere parte alla società con gli strumenti necessari per farlo. Per i giovani significa trovare ascolto, formazione e responsabilità. Per chi è adulto, poter continuare a imparare e scegliere.

Dalle richieste degli studenti alle esperienze del Terzo settore, la domanda riguarda quindi anche il mondo adulto: quale spazio viene riconosciuto alla partecipazione dei giovani? E quanto le loro proposte possono cambiare le scelte, le organizzazioni e la vita delle comunità?

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