Territorio e relazioni: come cambia la comunicazione sociale ai tempi del covid

 

Bentornati all’ascolto del Grs Week. In studio Pierluigi Lantieri.

Sul valore della comunicazione sociale nella società mediale e mediata del presente, si è già discusso a fondo. Quanto è importante informare il pubblico delle proprie azioni quotidiane. Quali gli strumenti migliori per farlo. Tutte domande alle quali si è tentato di rispondere, non sempre trovando una chiave di lettura univoca.

Quella che invece latita nel dibattito pubblico è una riflessione sul come fare comunicazione oggi e sull’evoluzione del ruolo del comunicatore rispetto al passato. Interrogarsi sulla qualità, prima ancora della quantità. Soprattutto adesso, alla luce della crisi da coronavirus, che ha introdotto lockdown e distanziamento accelerando il distacco dal territorio e la perdita di relazioni.

Territorio e relazioni, appunto: i due elementi smaterializzati di una diversa comunicazione sociale, entrambi al centro del seminario di formazione per giornalisti “Intervista con il territorio”. L’incontro, tenutosi martedì 8 settembre a Roma presso lo Scout Center, è parte di un ciclo di seminari formativi a livello nazionale promosso dal Giornale Radio Sociale, insieme a Redattore Sociale, con il Forum del Terzo Settore e il sostegno della Fondazione con il Sud.

Per il terzo settore, infatti, l’emergenza Covid ha incentivato dei processi di cambiamento in atto da tempo, anche sul versante della comunicazione. Quali prove da affrontare per costruire una narrazione dei fatti equilibrata? Ne ha parlato Claudia Fiaschi, portavoce del Forum nazionale del Terzo settore.

[Sonoro Fiaschi]

Una sfida da cogliere per evitare che le esperienze positive nei territori vengano strumentalizzate anziché valorizzate. Come accaduto nei primi mesi del lockdown, quando le storie dei volontari impegnati durante l’emergenza hanno oscurato mediaticamente i problemi del volontariato italiano. Lo ha ben spiegato il presidente della Fondazione con il Sud, Carlo Borgomeo.

[Sonoro Borgomeo]

Alla base delle criticità evidenziate dal covid è radicata una fase di delegittimazione della figura del giornalista, sempre più lontano dal luogo dei fatti. La digitalizzazione dei media ha di fatto attivato un processo di disintermediazione tra territori e operatori della comunicazione. Ascoltiamo, al proposito, l’intervento di Andrea Volterrani, docente presso l’Università di Roma Tor Vergata.

[Sonoro Volterrani]

La comunicazione sociale necessita proprio di comunità in relazione per poter essere tale. Senza questo radicamento cadono i presupposti per una narrazione positiva delle esperienze provenienti dal basso. E le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti: fake news, cattiva informazione, mancanza di fonti affidabili. Tutti aspetti emersi con evidenza in questo clima di smaterializzazione causato dal covid, come ha raccontato il giornalista e referente di Responsabilità sociale Rai, Roberto Natale.

[Sonoro Natale]

Ma i rischi di questa perdita di contatto dei giornalisti dai contesti più emarginati non sono soltanto insiti nell’affidabilità della comunicazione. A venire meno è anche quella funzione di “cane da guardia della democrazia” che l’informazione svolge a favore dei cittadini. In questo contesto le organizzazioni di stampo mafioso hanno la possibilità di agire approfittando dell’assenza delle maggiori istituzioni sociali. Parola a Paolo Borrometi, vicedirettore dell’Agi e presidente dell’associazione Articolo 21.

[Sonoro Borrometi]

E con questo è tutto. Per notizie e approfondimenti sul sociale www.giornaleradiosociale.it