Chi lavora, chi non lavora, chi solo per amore: essere papà al tempo del Coronavirus

 

Essere papà al tempo del coronavirus. E quando si dice papà non è per tutti perché vanno esclusi i violenti e i criminali che compiono abusi. Quando si dice papà si considera chi protegge e cura i propri figli, in ogni modo.

Ci sono i papà che adesso lavorano nella trincea degli ospedali e non possono vedere i propri figli o chi è in quarantena e isolamento. Ci sono quelli che ogni giorno devono scendere e lavorare perché il ruolo lo impone. I papà che sono stati contagiati e non ce l’hanno fatta non potendo dare nemmeno l’ultimo saluto ai figli.

I papà che con il virus hanno perso il lavoro e rischiano di non avere più reddito. I papà che hanno un lavoro e con lo smart working possono stare a casa coi propri bambini. Quelli, invece, che non vivono con i propri figli e per amore non possono vederli.  Il Covid-19 è un virus che sta smantellando un intero sistema economico e il futuro va ricostruito: servono buoni padri per fare le scelte giuste e dare alle generazioni dei figli un mondo nel quale sarà degno vivere.

Giuseppe Manzo giornale radio sociale