Dal caso Nicole Minetti ci sono un bambino e l’istituto dell’adozione da difendere


 

[Intro: Questo è il momento in cui la curva e i calciatori del Rayo Vallecano in Spagna onorano il popolo palestinese con la loro bandiera sul campo al termine della semifinale di Conference League. Questa è Ad Alta Velocità oggi 4 maggio 2026: nello stesso giorno del 1994 il primo ministro israeliano Yitzhak Rabin e il leader dell’OLP Yasser Arafat firmano un accordo di pace, che garantisce l’autogoverno alla Cisgiordania. Ben trovati da Giuseppe Manzo].

Oggi parliamo di adozioni internazionali. E lo facciamo partendo dal caso della grazia a Nicole Minetti che prima ha scatenato polemiche e poi l’inchiesta del Fatto Quotidiano che ha portato il Quirinale a chiedere approfondimenti sull’iter portato avanti dal ministero della Giustizia. Sullo sfondo di quello che si è trasformato in un intrigo internazionale con il ruolo del marito Giuseppe Cipriani e suoi presunti rapporti con il faccendiere pedofilo Epstein, ci sono due prime vittime: un bambino inserito in una famiglia adottiva e lo stesso istituto dell’adozione.

Dalle prime notizie frammentarie al documento pubblicato da Repubblica sulla sentenza del tribunale dell’Uruguay dopo che l’Istituto Inau “chiede il disconoscimento di quella originaria e ne chiede l’affidamento”. Da qui, come scrive Repubblica, “per i giudici, il bambino ha una famiglia, che, pur non essendo quella d’origine, è quella che ha”. Ma per avere una ricostruzione più chiara avendo come bussola proprio questo bambino e l’istituto dell’adozione sempre più sotto attacco, ascoltiamo Francesco Elli – giornalista e responsabile della Comunicazione di Ai.Bi. Amici dei bambini.

Ascolta Ad Alta Velocità, rubrica quotidiana a cura di Giuseppe Manzo – giornale radio sociale