[Intro: Queste sono le voci dei familiari dopo la sentenza di condanna per il crollo del Ponte Morandi agli ex vertici di Autostrade e de Ministero dei trasporti: quel ponte non è crollato per fatalità. Questa è Ad Alta Velocità oggi 17 luglio 2026: nello stesso giorno del 1976 in occasione della cerimonia di apertura della XXI Olimpiade di Montréal, in Canada, alla televisione italiana iniziano le trasmissioni sperimentali di programmi a colori. Ben trovati da Giuseppe Manzo].
Oggi torna l’appuntamento con il direttore Ivano Maiorella con i fatti di cronaca e attualità della settimana.
Regolarità e raziocinio cercasi. Ne abbiamo viste di tutti i colori in questi Mondiali di calcio. I più politici di sempre, avevamo detto. Ma anche quelli del gigantismo economico, dei biglietti venduti, di un miliardo e mezzo di persone incollate alla tv. Sono venute a nudo alcune verità: le ambiguità del neutralismo sportivo, un gigantismo sociale, politico ed economico che non può continuare ad essere gestito in maniera feudataria e non democratica, un coacervo di interessi che finiscono per sdoganare istinti primitivi come un’epidemia sui social, come il razzismo.
È il primo Mondiale a 48 squadre, la versione più larga di sempre nella storia del torneo. Con la conferma delle rose da 26 elementi, ciò significa che saranno presenti 1248 giocatori in tutta la competizione. Inoltre, come diretta conseguenza dell’aumento delle squadre, si giocheranno più partite: sia nella fase a gironi (72) che nella fase ad eliminazione diretta, dove si comincerà dai sedicesimi di finale. In totale, saranno 104 le partite in programma.
Non sono mancate le pressioni della politica e i riflessi della diplomazia internazionale, con Iran e Usa sulle cronache di questi giorni in campo e fuori dal campo. E’ un Mondiale che ha mostrato uno spaccato sul clima politico di grande tensione internazionale, con gli Usa al centro sia di conflitti con rivali storici, sia di tensioni con i propri alleati. Le regole non contano, in campo e fuori. Come nell’esempio della telefonata del presidente Trump a Infantino, leader della Fifa, per annullare la squalifica a Balogun, giocatore statunitense, dimostrando il declino morale e di credibilità non solo degli Usa, ma in quel caso anche della Fifa.
Le regole, appunto. Arbitraggi contestati nonostante l’estensione dell’utilizzo del Var. E il cooling breack, con l’arbitro che ferma il gioco per permettere ai calciatori di reidratarsi, a prescindere dalle condizioni meteorologiche. La profezia di Maradona si avvera: gli sponsor chiedono più pause di gioco per trasmettere gli spot, si arriverà a quattro tempi di gioco. E la finale di domenica a New York Spagna-Argentina che rischia di trasformarsi in un caso: l’intervallo potrebbe salire da 15 a 30 minuti. La decisione della FIFA sta facendo discutere: durante la pausa è previsto anche uno show con artisti come Justin Bieber, Shakira e Madonna.
Sul campo di New York si affronteranno per la finale Spagna e Argentina, due modi diversi di pensare alla politica e alle cose del mondo in questo momento, con il leader socialista Pedro Sánchez da una parte e l’anarcocapitalista di destra Javier Gerardo Milei.Due nazioni lontane e vicine, Spagna e Argentina, con l’Adidas capace di vestirle entrambe avendo sbaragliato la concorrenza di Nike e Puma.
La Coppa del Mondo 2026 assume così una dimensione mai vista prima. L’allargamento del numero di partecipanti offre alla FIFA la possibilità di generare entrate senza precedenti, si parla di 8,9 miliardi di entrate, e di trasformare il torneo in uno degli eventi economici più rilevanti di sempre. La risposta è che il valore economico del torneo non si misura soltanto attraverso il PIL ma ci sono altri importanti indicatori da tenere presenti: coinvolgere simultaneamente miliardi di persone; modificare le aspettative dei consumatori; influenzare la reputazione internazionale di un paese; generare effetti osservabili su turismo, esportazioni e mercati finanziari. Col presidente Infantino capace di promettere 13 miliardi di ricavi nel triennio 2023-2026. E di riuscirci. A quale prezzo poco importa. Le regole, appunto.
E il valore delle scommesse, mai così alto. Se la Fifa festeggia i ricavi, un’altra industria vive settimane d’oro. Secondo un’analisi di Macquarie riportata da Reuters, il volume globale delle scommesse legate al Mondiale potrebbe superare i 50 miliardi di dollari, contro i circa 35 miliardi stimati per il Qatar 2022. A favorire questa crescita sono stati il nuovo formato del torneo, gli orari favorevoli ai mercati occidentali e soprattutto l’espansione del gioco regolamentato negli Stati Uniti, dove oggi circa il 65% della popolazione vive in Stati che consentono le scommesse sportive, contro il 40% di quattro anni fa.
E, sempre a proposito di regole, il caso della presenza del marchio ADI Predictstreet sui pannelli LED a bordo campo durante i Mondiali di Calcio 2026 che ha sollevato un ampio dibattito in Europa. Poiché si tratta di una piattaforma di prediction market assimilabile al gioco d’azzardo non autorizzato, la sua promozione ha violato le normative vigenti in diversi Paesi europei, come la Francia.
Anche il rispetto, respect, è una regola, forse la più importante. Sono girati molti contenuti razzisti durante questi Mondiali, difficile distinguere vero, verosimile o falso. Il razzismo è la malapianta capace di assumere varie sembianze. Un esempio è un video pubblicato su TikTok che mostrerebbe il commissario tecnico dell’Olanda, Ronald Koeman, protagonista di un attacco razzista dopo l’eliminazione della sua squadra ai rigori contro il Marocco il 30 giugno. Sono circolati anche post che sostenevano che i tifosi tedeschi avessero lanciato una petizione per escludere i giocatori africani e musulmani dalla nazionale, dopo l’eliminazione della Germania per mano del Paraguay il 29 giugno, ancora una volta ai rigori. I post citano come fonte l’emittente tedesca Deutsche Welle e prendono di mira in particolare Jonathan Tah, il difensore centrale che ha sbagliato il rigore decisivo costato alla Germania l’eliminazione. In molti sono intervenuti nello scontro a distanza tra Mbappé e la senatrice paraguaiana Amarilla. L’ONU per i diritti umani (UN Human Rights) ha scritto su X che le parole della senatrice paraguaiana sono “spregevoli” e “purtroppo non isolate”. Il Real Madrid, il club spagnolo in cui milita Mbappé, ha dichiarato di esprimere la sua “più forte condanna per le deplorevoli affermazioni razziste e xenofobe”. Anche il presidente Emmanuel Macron ha espresso il suo sostegno a Mbappé, richiamando i valori di “dignità, rispetto e fraternità” di fronte al razzismo.
Le regola della distrazione di massa, quella sì, ha funzionato. Nei giorni del Mondiale sono passate sotto silenzio due notizie importanti, che riguardano le istituzioni dell’Unione Europea e il loro rapporto con il fenomeno sportivo, a proposito dei rischi che la progressiva digitalizzazione e mediatizzazione del fenomeno calcistico e sportivo contribuisca a ridurre ulteriormente gli spazi di democrazia e libertà di espressione. Il 25 giugno l’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa ha esortato gli Stati membri a garantire la libertà di espressione nello sport, evidenziando una serie di sfide in questo ambito, tra cui le restrizioni all’accesso giornalistico, i limiti contrattuali, il crescente controllo dei contenuti da parte dei titolari dei diritti, le intimidazioni e le molestie, le pressioni legali e le disuguaglianze di genere nei media sportivi.
Alla base di questa problematica vi è la “profonda trasformazione del panorama mediatico”, determinata dalla digitalizzazione. Ciò ha avuto un impatto sul giornalismo sportivo, che rimane fortemente dipendente dall’accesso a eventi, atleti e istituzioni, hanno sottolineato i parlamentari.
Pericolo per la copertura mediatica delle principali competizioni
La risoluzione, adottata sulla base di una relazione di Tone Wilhelmsen Trøen (Norvegia, PPE/CD), sottolinea che questi sviluppi ” potrebbero ulteriormente compromettere la capacità dei giornalisti di svolgere un’attività di informazione libera e indipendente in occasione di importanti competizioni ed eventi internazionali di alto profilo”, come la Coppa del Mondo FIFA 2026 .
L’Assemblea parlamentare ha invitato gli Stati membri a garantire la libertà di espressione e la libertà di informazione nello sport, e in particolare “a rivedere i quadri giuridici e regolamentari in materia di diritti di trasmissione, sistemi di accreditamento e accordi contrattuali” affinché non limitino l’attività giornalistica o il diritto del pubblico all’informazione.
Inoltre, ha invitato gli Stati a garantire un accesso pratico, equo e non discriminatorio ai giornalisti agli eventi sportivi, agli atleti e alle istituzioni competenti; a sostenere il giornalismo investigativo nello sport; e a combattere le intimidazioni, le molestie e le violenze contro i giornalisti sportivi, sia online che offline.
In base alla risoluzione adottata, le organizzazioni sportive, le federazioni e gli organizzatori di eventi devono riconoscere la libertà di stampa come “un elemento fondamentale della buona governance nello sport”.
Infine, l’Assemblea parlamentare ha proposto al Comitato dei ministri di “rafforzare il lavoro del Consiglio d’Europa in materia di definizione degli standard e di monitoraggio della libertà dei media nello sport”, basandosi sulla Convenzione europea dei diritti dell’uomo , sulla giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell’uomo, sulla Carta europea dello sport e su diverse raccomandazioni del Comitato dei ministri .
Non solo: il 13 luglio, pochi giorni fa, Alain Berset, Segretario Generale del Consiglio d’Europa ha lanciato un allarme: mentre miliardi di persone stanno guardando, miliardi di euro vengono scommessi. Ma niente di tutto ciò conta se non viene garantita l’integrità della competizione.
“L’integrità e l’autonomia dello sport non sono negoziabili”, ha dichiarato “Una competizione deve svolgersi secondo le regole del gioco, libera da qualsiasi manipolazione o indebita influenza esterna”. La denuncia riguarda i rischi di manipolazione delle competizioni, il doping, la violenza e l’odio sugli spalti che minacciano la sicurezza degli spettatori.
Ascolta Ad Alta Velocità, rubrica quotidiana a cura di Giuseppe Manzo – giornale radio sociale





