[Intro: Questi sono i momenti in cui la polizia israeliana manganella e reprime la protesta degli ebrei Haredi che scendono in piazza contro l’arruolamento militare forzato di Israele. Questa è Ad Alta Velocità oggi 19 giugno 2026: nello stesso giorno del 1953 la coppia di coniugi e attivisti politici statunitensi Ethel e Julius Rosenberg viene giustiziata sulla sedia elettrica nel carcere di Sing Sing perché accusati di spionaggio a favore dell’Unione sovietica. Ben trovati da Giuseppe Manzo].
Oggi torna l’appuntamento settimanale con il direttore Ivano Maiorella sui fatti di cronaca e attualità della settimana
Politica e propaganda hanno il confine incerto. Soprattutto se di mezzo c’è un Campionato Mondiale di calcio, in corso di svolgimento in Usa, Messico e Canada, che sembra il palcoscenico ideale per amplificare o silenziare, a seconda dei casi, le crisi internazionali che il mondo sta vivendo.
“La Fifa aveva promesso un torneo in cui tutte le persone avrebbero potuto sentirsi al sicuro, incluse e libere di esercitare i propri diritti – scrive Amnesty International in un appello/comunicato che sta girando in queste ore – Questo evento festoso invece si sta trasformando in una manifestazione di paura e repressione. La Coppa del mondo appartiene a tutte le persone: è tempo di mantenere questa promessa”.
Proseguiamo il nostro percorso di lettura di questi Mondiali, che abbiamo definito i più politici della storia. Questa settimana ci aiuta Carlo Paris, giornalista di cronaca sportiva e politica, ex direttore di Raisport e per quattro anni corrispondete Rai da Gerusalemme: “
Facciamo un salto indietro di vent’anni, era il 30 marzo 2005, ero a Gerusalemme per seguire un progetto di cooperazione internazionale promosso dall’Uisp, “Sport for Peace”. “Lo sport è un fatto di comunicazione e di relazione. Perché non metterlo alla prova proprio qui, dove i contrasti sono così forti e radicati nel tempo” diceva un operatore italiano del progetto. In quei giorni Israele si giocava le qualificazioni ai Mondiali in Germania del 2006. La partita della vita era Israele-Francia, che si svolse nello stadio Ramat Gan. Il risultato finale fu clamoroso, 1-1, col goal israeliano del pareggio segnato a pochi minuti dalla fine dal giocatore arabo-israeliano Walid Badir, che in poche ore divenne un eroe nazionale di tutti, arabi ed ebrei. All’epoca gli arabi/israeliani che vivevano in Israele erano un milione e trecentomila. Per una serie di ragioni gli arabi erano considerati cittadini di serie B, anche le targhe delle loro auto erano diverse, ma la convivenza sembrava migliorare in prospettiva. Poi che cosa è successo? “La situazione tra israeliani e palestinesi si è esageratamente acuita – spiega Carlo Paris – È chiaro che palestinesi arabi che hanno la nazionalità israeliana ci sono, ce ne sono tanti, sono rappresentati anche in Parlamento sebbene la loro presenza sia ostacolata”.
“Ormai pensare ai due popoli due stati, è fisicamente e materialmente impossibile – continua Carlo Paris – Ci sono in Giordania 750.000 coloni. Dove li mandi?”.
L’accordo siglato tra Trum e Iran che ripercussioni può avere per la guerra in Medio Oriente? “Sebbene ancora non si conoscano tutti i dettagli e i retroscena, sembra che una delle condizioni poste dall’Iran sia quella dello stop dei bombardamenti in Libano – prosegue Paris – Per quanto riguarda Gaza, Trump aveva annunciato una “fase due”. Che fine ha fatto? E intanto in Cisgiordania si continua a perpetrare una spirale di odio e di reazioni sempre più gravi”.
C’è un qualche effetto generato dallo svolgimento dei Mondiali di calcio? E’ giusto definirli i più politici di sempre? “ Il 13 ottobre dello scorso anno il presidente Infantino partecipò agli incontri di Sharm El-Sheikh con Donald Trump e gli altri leader mondiali. Che cosa stava facendo lì? Formalmente, attraverso il calcio, avrebbe dovuto contribuire al processo di distensione e alla tregua a Gaza. In realtà ha dimostrato che il calcio viene viene sfruttato, viene utilizzato nei modi più vergognosi. E’ stato sempre così? In parte sì. Facciamo degli esempi. Dei Mondiali del 1934 in Italia che cosa ricordiamo? Per caso che in Italia c’era la dittatura di Mussolini, le sue nefandezze? No. Ricordiamo che quel Mondiale è stato vinto dall’Italia. Così come avvenne in Argentina nel 1978, quando si giocò sotto la cappa sanguinosa della dittatura del generale Videla? No, ricordiamo Maradona ”.
Calcio e geopolitica, si sono scritte mille pagine. Oggi siamo probabilmente in una fase nuova, diversa, quella del calcio come pura e semplice propaganda politica. “Sì, aggiungo una cosa. Prevale l’ipocrisia, anche da parte di noi giornalisti chiamati a raccontare e commentare il calcio. Ricordiamoci anche il Mondiale in Qatar. Vennero fatte delle cose vergognose nei confronti dei lavorator, però la narrazione che ha prevalso è stata quella dei risultati e dei moduli di gioco”.
Qual è il futuro? Lo chiediamo dopo la prima settimana di partite a sette giorni dall’inizio dei Mondiali di calcio. Che cos’altro può succedere? “Di peggio per i palestinesi, non saprei. Vengono allontanati ed estromessi anche da quella terra che gli che gli è stata affidata. Quindi veramente non riesco a capire che cosa possa accadere di peggio per quel popolo”.
“Eppure il calcio continua a sprigionare entusiasmo e passione. E questo spesso ce lo dimentichiamo e non lo raccontiamo – prosegue Carlo Paris – Se in quelle terre bombardate e sfortunate di Gaza, se nei disastri della Cisgiordania o anche del Libano, tiri fuori un pallone, vedrai ancora oggi, pur tra mille difficoltà, un bambino che corre dietro quel pallone. Ricordiamoci di quelli, raccontiamo quelli, raccontiamo i bambini e le bambine in Ucraina che continuano a giocare a pallone. Ricordo Sarajevo quando terminò la guerra, i bambini che ci raccontavano che non avevano smesso di giocare e allenarsi anche durante l’assedio della città, grazie alla scuola calcio Bubamara, che significa coccinella in bosniaco. Lo facevano sotto terra, erano le coccinelle di Sarajevo”.
“Scegliamo di resistere. L’umanità deve vincere”. Termina così l’appello di Amnesty International di cui abbiamo parlato all’inizio: “Chiediamo al presidente della Fifa Infantino e alle autorità degli stati ospitanti di rispettare le proteste pacifiche, porre fine alle detenzioni e alle deportazioni di massa e proteggere tutte le persone dalle discriminazioni”.
Ascolta Ad Alta Velocità, rubrica quotidiana a cura di Giuseppe Manzo – giornale radio sociale





