Protocollo Doris: così a Napoli nasce l’alleanza per tutelare genitori migranti e minori


 

[Intro: Questa è la voce del cardinale Pizzaballa con il direttore di Limes, Lucio Caracciolo: denuncia le città rase al suo a Gaza da parte dell’esercito di Israele. Questa è Ad Alta Velocità oggi 3 luglio 2026: nello stesso giorno del 1981 il The New York Times pubblica un breve articolo relativo all’insorgenza di «un raro cancro» in alcuni omosessuali di New York e Los Angeles: è il primo annuncio sulla stampa nazionale di quella che sarebbe diventata l’epidemia di AIDS. Ben trovati da Giuseppe Manzo].

Oggi parliamo di genitorialità migrante e della tutela dei minori. Proteggere i minori garantendo, laddove possibile, il loro diritto a crescere all’interno della propria famiglia, attraverso il riconoscimento dei diversi modelli di costruzione culturale della genitorialità e la rimozione delle barriere linguistiche. È questo il cuore del “Protocollo Doris”, siglato in data odierna dal Tribunale per i Minorenni di Napoli, ANCI Campania, e dagli enti del Terzo Settore Dedalus cooperativa sociale, Fondazione EOS, Orsa Maggiore cooperativa sociale e Pianoterra ETS.

Il Protocollo nasce dall’esperienza emblematica di Doris, una donna nigeriana che, dopo la sospensione della responsabilità genitoriale, è riuscita a ricostruire la propria vita, ritrovare l’autonomia e riabbracciare i propri figli grazie a un intervento tempestivo, coordinato e capace di leggere la sua storia con un approccio transculturale. L’accordo capitalizza anni di lavoro sul campo nel supporto a famiglie migranti segnate da gravi vulnerabilità, quali migrazioni forzate, tratta, sfruttamento e violenza. Ascoltiamo Tania Castellaccio della cooperativa Dedalus

Ascolta Ad Alta Velocità, rubrica quotidiana a cura di Giuseppe Manzo – giornale radio sociale