Infanzia negata – In Italia 1 bambino su 7 vive in condizioni di povertà assoluta. Nonostante gli sforzi compiuti per affrontarla, il fenomeno è in aumento a causa di salari bassi e crescente costo della vita. È quanto emerge dal memorandum del commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa, che sottolinea la necessità di misure strutturali di contrasto.
I bambini sono oggi la fascia d’età più colpita dalla povertà in Italia: il 13,8% di loro – circa 1 bambino su 7 – vive in condizioni di povertà assoluta. E’ quanto emerge dal memorandum sulla povertà minorile in Italia pubblicato dal commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa, Michael O’Flaherty. Questa percentuale, viene osservato, è aumentata negli ultimi anni a causa di salari non adeguati e del crescente costo della vita, che ha particolarmente colpito le famiglie. Il commissario apprezza che la povertà minorile sia riconosciuta dalle autorità italiane come un grave problema e che nel corso degli anni siano stati compiuti notevoli sforzi per affrontarla. Tuttavia, osserva che le misure di contrasto dovrebbero essere notevolmente rafforzate, attraverso un approccio coerente a livello nazionale basato sui diritti umani e incentrato sui bambini. Esorta le autorità a tutti i livelli a dare priorità all’eliminazione della povertà minorile nella loro spesa pubblica. Il commissario evidenzia che riforme strutturali, un’azione coordinata e finanziamenti sostenuti sono necessari per garantire i diritti dei bambini nel Paese. “Per garantire che la prossima generazione possa vivere senza paura né privazioni, indipendentemente dalla famiglia in cui nasce o dalla regione in cui vive, l’Italia dovrebbe sviluppare un approccio globale attuato in modo ben coordinato e sostenuto da finanziamenti costanti”, ha dichiarato O’Flaherty. La situazione della povertà minorile in Italia, viene rilevato, è segnata da notevoli disparità a livello geografico, con una concentrazione particolare nel Sud, nelle zone periferiche e nelle aree urbane svantaggiate. La povertà assoluta è più prevalente nelle famiglie monoparentali e in quelle con tre o più figli, nonché nelle famiglie in cui gli adulti hanno un basso livello di istruzione, appartengono a minoranze o sono cittadini stranieri





