[Intro: Questi sono i bambini dell’orfanotrofio di Ngul Zamba, a Yaoundé in Camerun, che accolgono Papa Leone XIV con un canto. Questa è Ad Alta Velocità oggi 17 aprile 2026: nello stesso giorno del 1961 al via la Crisi dei missili di Cuba alla Baia dei Porci: inizia l’invasione dell’isola della rivoluzione di Fidel Castro. Ben trovati da Giuseppe Manzo].
Oggi torna l’appuntamento settimanale con il direttore Ivano Maiorella sui fatti di cronaca e attualità della settimana. Prima questione riguarda il concetto del mondo nuovo. Sentiamo
Ci sono fasi nelle quali la narrazione sul trionfalismo umano si blocca. Una parte del mondo continua a credere di essere dalla parte dei buoni e giusti, a insistere sulla credenza di essere i signori di tutto.
Un’altra parte è condannata al sottoscala, a subire in silenzio le piaghe devastanti che bruciano tradizioni, culture e terre. Ecco, siamo qui.
Tanti anni fa la scioltezza felice della letteratura americana ha creato il nuovo immaginario, il nuovo mondo, contrapposto all’Europa, il cattivo paese dell’ideologia. La cultura del vecchio continente è stata negata, quella dei nativi americani, così come quella africana, è stata soffocata e cancellata. In nome di un paese nuovo, rude e ricco, la civiltà della frontiera intenta a tracciare mappe e misurar nuovi terreni, seminare e raccogliere. Era il 1620 e i Padri Pellegrini sbarcati a Plymouth descrivevano l’orizzonte circostante come “una terra desolata, popolata di bestie feroci e di uomini altrettanto feroci” (scriveva William Bradford). La letteratura puritana insegna l’amore per i luoghi, la letteratura puritana insegna l’amore per i luoghi, gli animali, le piante. E che ogni avvenimento è determinato da Dio. O dal diavolo. Nascono le prime colonie in un paese selvaggio, in una specie di territorio illimitato da occupare e civilizzare, con la promessa dello sviluppo, dell’abbondanza, della nuova frontiera del bene, contro le dissipazioni e il lusso della vecchia Europa. La poesia della vita selvaggia, il fascino della vita primitiva.
Walt Whitman e Henry David Thoreau, due secoli dopo, cantori della libertà, dell’individuo, della singola persona e della democrazia, della massa. La frattura tra le aspirazioni primitive e gli approdi libertari, democratici, “disobbedienti”, inclusivi che il mito americano ci ha insegnato, genera mostri. Il gelo e la paura con la quale l’umanità guarda il burrone forse sta proprio qui, in quella frattura. Il presidente Trump è interprete del suo popolo e della sua tradizione? Oppure è il prodotto, l’estrema conseguenza della “fontiera”?
Secondo punto è rivolto all’attacco di Trump contro il Papa.
Le violenze verbali all’Europa e al Papa, non hanno precedenti. Le guerre d’occupazione in Medioriente e in Iran, al fianco del governo israeliano, le continue minacce militari e commerciali gelano il mondo.
“Supportiamo l’impegno e la voce del pontefice a favore della pace, contro l’arroganza del potere” ha scritto il Forum del terzo settore, interpretando l’allarme e la protesta che si è levata dal mondo associativo. C’è bisogno di rapporti più equilibrati e giusti tra gli stati per costruire la pace, c’è bisogno di diritto internazionale e di rispetto, di memoria e di dignità, non di linguaggio dell’odio.
Infine l’ultima riflessione riguarda la risoluzione Onu che ha riconosciuto lo schiavismo come il più grave crimine contro l’umanità.
Il 25 marzo 2026, in occasione della Giornata internazionale in memoria delle vittime della schiavitù, l’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha approvato una risoluzione che definisce la tratta transatlantica degli schiavi come “il più grave crimine contro l’umanità”.
Si tratta di una risoluzione con un forte valore simbolico poiché incoraggia gli Stati ad avviare forme di giustizia riparativa, come scuse ufficiali, restituzione di beni culturali o compensazioni economiche.
Per oltre 400 anni, tra il 16esimo e il 19esimo secolo, circa 15 milioni di uomini, donne e bambini furono deportati dall’Africa verso le Americhe come schiavi. Privati di ogni diritto e della propria identità. “Un sistema basato sulla violenza e la disumanizzazione, formalmente abolito tra la fine del Settecento e l’inizio dell’Ottocento, le cui ripercussioni continuano a manifestarsi sotto forma di razzismo sistemico e disuguaglianze socio-economiche”, scrive Nigrizia, la voce dei missionari in Africa.
Il voto, però, ha reso ancora più evidente la frammentazione della comunità internazionale. La risoluzione, proposta dal Ghana e sostenuta dall’Unione africana e dalla Comunità caraibica, è stata approvata con 123 voti favorevoli, tre voti contrari (Argentina, Israele e Stati Uniti) e 52 astenuti, tra cui l’Austria, la Francia e l’Italia.
Ascolta Ad Alta Velocità, rubrica quotidiana a cura di Giuseppe Manzo – giornale radio sociale





