Qualità del lavoro e terzo settore: la fioritura dell’uomo. Il punto di Ivano Maiorella


 

[Intro: Questa è la voce di una deputata argentina Cele Fierro che dalla Flottilla assaltata da Israele chiede “che i governi agiscano e garantiscano la sicurezza di tutte le navi. E di uscire nelle strade”. Questa è Ad Alta Velocità oggi 1 maggio 2026: nello stesso giorno del 1947 11 persone (due bambini e nove adulti) vengono uccise e altre 27 ferite nella Strage di Portella della Ginestra. Ben trovati da Giuseppe Manzo].

Oggi torna l’appuntamento con il direttore Ivano Maiorella con i focus su cronaca e attualità della settimana. 

Esattamente trent’anni fa Franco Passuello, nel periodo in cui era presidente nazionale Acli, si chiedeva: il terzo settore crea occupazione? Era il 1997, anno di costituzione del Forum del terzo settore e la definizione di nuova frontiera si addiceva ad una galassia ancora priva di connotati precisi, che esisteva nella realtà ma non ancora nell’ordinamento giuridico.
Quella domanda ha avuto risposta nel corso degli anni. La risposta è sì, visto che il Terzo Settore in Italia è un motore occupazionale in forte crescita, con oltre 817.000 lavoratori e una crescita del 19,7% in cinque anni (fonte Terzjus, 2025).
Quella domanda di Passuello merita attenzione, soprattutto oggi, perché veniva accompagnata da quest’altra riflessione: è nuova occupazione oppure va a sostituire quella dove lo stato si ritira? Dove il welfare mostra la corda?
Ecco, questo primo maggio del terzo settore potrebbe partire proprio da qui, domande sulla qualità del lavoro. Perché c’è da scommettere che il terzo settore possa essere una nuova frontiera dello sviluppo anche perché sa puntare su uno sviluppo ad alta qualità umana, comunitaria, sociale.
Nuovo lavoro, in senso quantitativo e qualitativo: una frontiera davvero sfidante sulla quale puntare. Non soltanto perché il lavoro nel terzo settore sconta un gap retributivo notevole, visto che si guadagna in media il 31% in meno rispetto al profit. Ma soprattutto perché misurare la “qualità del lavoro” è difficile dal punto di vista dei parametri sociali da utilizzare e soprattutto dal punto di vista contrattuale. Chiamando a raccolta i vari bacini lavorativi del terzo settore, trainati dal comparto delle cooperative sociali e dei servizi alla persona.
Per questo bisogna provarci. Per incentivare i giovani laureati ad impegnarsi nel terzo settore, motivarli secondo vari parametri, non solo quelli salariali. Anche puntando ad una innovazione dei meccanismi di reclutamento, selezione e una riqualificazione anche da parte di chi gestisce il personale
Gianpaolo Barbetta, docente di economia politica alla Cattolica di Milano, è convinto che non è giusto definire povero il lavoro del terzo settore, destinato a costare e ad essere pagato meno, “perchè molte persone, per diverse motivazioni, sono disposte a scambiare qualità del lavoro con stipendi più bassi. L’impegno nel terzo settore dà senso al lavoro”
Aldo Bonomi, sociologo, in un recente convegno sul terzo settore ha puntato l’attenzione sui lavoratori del terzo settore definendoli un mondo in continua crescita, una moltitudine che “tra i denti ha tanto senso e poco reddito”. Il terzo settore è una società di mezzo, tra capitale e lavoro, che ha il “compito di attraversare il deserto” alla ricerca dell’ “acqua”, ovvero di un nuovo modello economico e sociale, protagonista di “un terzo racconto” della società.
Costruire il lavoro comune, ecco il nuovo. Nuove politiche del lavoro attraverso la sussidiarietà, iniezione vitale per la democrazia, che è crisi di fondamenta perchè scarseggia sempre piu la partecipazione. Ti sollecito a occuparti di qualcosa che cambierà la tua vita e quella della comunità di cui fai parte.
Economia sociale che genera lavoro nuovo, che mette insieme le caratteristiche del mercato con forti elementi di socialità, con la promessa di combattere contro i privilegi e le disuguaglianze, a cominciare da quelle di genere.
Ecco che la sfida non è più quella di affidarci alla profezia errata di Keynes, che cento anni fa scriveva che oggi avremmo lavorato soltanto tre ore al giorno e la tecnologia ci avrebbe consentito di liberarci dal lavoro. No. Il lavoro va protetto, curato, tutelato dalle istanze distruttive del capitalismo, come scriveva Fromm nell’”Arte di amare”, perché è lo strumento più importante per generare felicità e sostenere la creatività, la fioritura dell’uomo, usando l’espressione di Aristotele.
Qualità del lavoro appunto, il terzo settore è il banco di prova per una nuova metrica del lavoro.

Ascolta Ad Alta Velocità, rubrica quotidiana a cura di Giuseppe Manzo – giornale radio sociale