Perchè il terzo settore italiano ritiene ancora insufficiente il Piano Casa del governo


 

[Intro: Questa è la voce del giudice Giovanni Falcone: lo scorso sabato 23 maggio il 34° anniversario dalla strage di Capaci e quelle parole sulla mafia rimaste attualissime. Questa è Ad Alta Velocità oggi 25 maggio 2026: nello stesso giorno del 2020 George Floyd, un uomo afroamericano, muore soffocato dal poliziotto bianco Derek Chauvin durante l’arresto a Minneapolis, dando così il via a una serie di imponenti manifestazioni contro il razzismo. Ben trovati da Giuseppe Manzo].

Oggi parliamo di diritto all’abitare. Entra nel vivo il dibattito per il Piano Casa proposto dal governo con le audizioni alla Camera dove sono intervenute diverse realtà del terzo settore tra cui il Forum nazionale. non basta pensare a “quante” case, ma occorre interrogarsi prima su “dove” e “per chi” realizzarle, tenendo conto in particolare delle esigenze di giovani, persone vulnerabili e anziane.

Lo dice Giancarlo Moretti, portavoce del Forum terzo settore. Anche per la cooperazione serve un’evoluzione di questo Piano perché “l’emergenza abitativa non può essere affrontata esclusivamente con logiche finanziarie o con strumenti straordinari privi di una visione sociale strutturale: oggi il vero tema nazionale è garantire accesso alla casa a quella fascia sempre più ampia di cittadini, lavoratori e famiglie che non rientrano nell’edilizia popolare, ma non riescono più a sostenere i costi del mercato”. Ascoltiamo Claudio Falasca del Forum nazionale Terzo settore durante l’audizione a Montecitorio.

Ascolta Ad Alta Velocità, rubrica quotidiana a cura di Giuseppe Manzo – giornale radio sociale