Quale sicurezza – Nel 2025 la spesa militare mondiale ha raggiunto il record di 2.900 miliardi di dollari. Lo dicono i dati del Sipri, secondo cui il divario tra gli aiuti pubblici allo sviluppo e le crescenti necessità umanitarie e di sviluppo è in aumento, mentre i principali Paesi donatori aumentano le spese militari.
Si allarga il divario tra gli aiuti pubblici allo sviluppo e le crescenti necessità umanitarie e di sviluppo, mentre i principali Paesi donatori aumentano le spese militari. È quanto emerge da un nuovo rapporto dello Stockholm international peace research institute (Sipri). Nel 2025 la spesa militare mondiale ha raggiunto il record di 2.900 miliardi di dollari, pari al 2,5% del Pil globale, mentre gli aiuti pubblici allo sviluppo (Aps) diminuiscono dal 2024, secondo i dati dell’Ocse. I tagli hanno colpito soprattutto le risorse destinate alle infrastrutture economiche e alla sanità. Secondo le stime del Sipri, nel 2028 il fabbisogno di aiuti potrebbe raggiungere 326 miliardi di dollari, con un deficit di finanziamento di 179 miliardi, superiore al totale degli aiuti attesi nello stesso anno. “Siamo nel mezzo di una riduzione prolungata di aiuti umanitari e allo sviluppo essenziali, proprio mentre i bisogni crescono”, osserva Nan Tian, direttore del programma del Sipri sulle spese militari e la produzione di armamenti. Il rapporto analizza anche le politiche di Germania e Regno Unito, dove i tagli agli aiuti sono stati giustificati con la necessità di finanziare il riarmo. Per i ricercatori, tuttavia, la sicurezza non può essere garantita dalle sole capacità militari: la cooperazione allo sviluppo contribuisce ad affrontare le cause profonde dell’insicurezza e deve essere considerata complementare, non alternativa, alla spesa per la difesa.





