Dalla morte di Abderrahim Fakir il rischio di una pericolosa deriva su sicurezza, cura e diritti


 

[Intro: Questa è la voce della nipote di Abderrahim Fakir, morto al quartiere Pilastro di Bologna durante un fermo di polizia: non riesce a trattenere le lacrime mentre parla in piazza. Questa è Ad Alta Velocità oggi 22 luglio 2026: nello stesso giorno del 2011 prima gli attentati terroristici a Oslo provoca 8 morti, e circa due ore dopo a Utøya, 69 giovani sono uccisi dal neonazista Anders Breivik. Ben trovati da Giuseppe Manzo].

Oggi parliamo di diritti e sicurezza. Il caso della morte Abderrahim Fakir a Bologna durante un fermo di polizia sta scatenando lo scontro politico e quello in piazza. Per le strade del capoluogo emiliano ore di guerriglia tra forze dell’ordine e manifestanti accendono un clima già rovente sul tema della sicurezza dopo un altro caso, quello di Roggero. La prima domanda da porsi sull’intervento al quartiere Pilastro è: possono i poliziotti essere all’altezza di fronte a una persona in condizione di alterazione mentale? Secondo le Acli questa morte “richiama l’importanza di un investimento continuo nella formazione degli operatori sulle tecniche di contenimento”.

A tanti è venuto alla mente il caso Aldrovandi e a pratiche di chi nelle forze di polizia rischiano di scavallare il dettato costituzionale sui diritti della persona su cui si sta giocando una partita dal forte sapore elettorale, tanto da andare oltre i fatti dimostrati dai video e creare una narrazione ad hoc. Ascoltiamo Patrizio Gonnella, presidente di Antigone.

Ascolta Ad Alta Velocità, rubrica quotidiana a cura di Giuseppe Manzo – giornale radio sociale