Ex Ilva, la favola che favola non è: così “Mare di ruggine” (ri)porta a teatro il lavoro operaio


[Intro: Questa è la voce dei vigili del fuoco francesi che insieme centinaia di migliaia di lavoratori, impiegati e studenti hanno paralizzato la Francia durante lo sciopero dei servizi pubblici. Questa è Ad Alta Velocità oggi 1ottobre 2026: nello stesso giorno del 2009 un violento nubrifragio colpisce la Sicilia, soprattutto le città di Messina e Palermo, con decine di morti e di dispersi. Ben trovati da Giuseppe Manzo].

Oggi parliamo di lavoro, di operai e di teatro civile. Che fine hanno fatto gli operai? Dove sono i lavoratori che nel ‘900 si sono conquistati diritti, tutele e libertà civili? Anche se frammentata quella classe è ancora presente ma viene raccontata poco, non solo dai media ma anche da cinema e teatro. Le morti bianche o singole vertenze fanno capolino su giornali e tv ma quella storia sembra quasi voler essere rimossa.

Ed è per questo che “Mare di ruggine-La favola dell’Ilva” in scena al Teatro Bellini di Napoli diventa una gemma preziosa, proprio nel momento in cui a Bagnoli la città è immersa nella sbornia dell’America’s cup e a Taranto come a Genova si vive la fine di quella storia. Il testo e la regia di Antimo Casertano con Daniela Ioia – entrambi tra i volti più apprezzati di Un Posto al sole – Francesca De Nicolais, Luigi Credendino.

Mare di ruggine racconta la storia da quell’inizio novecento quando si formò la Napoli operaia, una favola che non è una favola non è: generazioni di uomini e donne all’xx Ilva, poi Italsider di Bagnoli, avevano quella sola alternativa per conquistare la dignità del lavoro, costruire una famiglia, un futuro tra il fuoco dell’Altoforno e il mesotelioma per le fibre di amianto inalate: 80 minuti dove si fa memoria e il pubblico sorride ma si commuove. Ascoltiamo Antimo Casertano e Daniela Ioia

Ascolta Ad Alta Velocità, rubrica quotidiana a cura di Giuseppe Manzo – giornale radio sociale