Nell’Italia che invecchia i gravi ritardi sull’assistenza agli anziani: le proposte del Patto Nuovo Welfare


[Intro: Questo è il suono della grandine con chicchi grandi come pietre abbattutasi su Milano lo scorso weekend: dal caldo tropicale a tempeste improvvise, il cambiamento climatico è adesso. Questa è Ad Alta Velocità oggi 20 luglio 2026: nello stesso giorno del 2001 durante i violenti scontri a Genova tra reparti antisommossa e manifestanti anti-G8 in piazza Alimonda il 20enne Carlo Giuliani viene ucciso dal carabiniere Mario Placanica. Ben trovati da Giuseppe Manzo].

Oggi parliamo di anziani non autosufficienti. L’assistenza agli anziani rappresenta oggi una delle maggiori sfide sociali dell’Italia, un fenomeno complesso che coinvolge circa 10 milioni di persone: tra i 4 milioni di anziani non autosufficienti, i loro familiari, i caregiver e gli operatori professionali. Una sfida destinata a crescere rapidamente: nei prossimi dieci anni gli ultraottantacinquenni, la fascia di popolazione con i bisogni assistenziali più elevati, aumenteranno di circa il 30%. I dati attuali fotografano con chiarezza le fragilità del sistema: un anziano in Italia riceve mediamente solo 16 ore annue di assistenza domiciliare, a fronte delle 150 della Danimarca, mentre circa 270.000 persone si trovano in lista d’attesa per un posto in una struttura residenziale. A questo si aggiunge un peso burocratico spesso insostenibile, con le famiglie costrette ad affrontare mediamente 5 o 6 valutazioni diverse per accedere ai servizi, e un’indennità di accompagnamento che attende una riforma organica da ben 45 anni. Il Patto Nuovo Welfare ha lanciato 4 proposte per superare le criticità. Ascoltiamo i coordinatori del Patto Eleonora Vanni e Cristiano Gori.

Ascolta Ad Alta Velocità, rubrica quotidiana a cura di Giuseppe Manzo – giornale radio sociale