Zero tutele e 35mila euro l’anno: cosa significa curare un figlio malato di cancro lontano dalla propria città


[Info: Queste sono le voci degli Ebrei in digiuno per Gaza a Westminster per lo Yom Kippure: 40 giovani e anziani, sul marciapiede, che chiedono la fine del genocidio Questa è Ad Alta Velocità oggi 23 settembre 2026: nello stesso giorno del 2011 un gruppo di ricercatori del del CERN di Ginevra e del Laboratorio nazionale del Gran Sasso (LNGS) annuncia di aver rilevato, in un fascio di neutrini, una velocità maggiore di quella della luce.. Ben trovati da Giuseppe Manzo].

Oggi parliamo di diritto alla cura e di oncologia pediatrica. Curare il proprio figlio malato di cancro lontano dalla città in cui si vive può arrivare a costare fino a 34.972 euro in un anno. A questo si aggiunge un insieme di scarse tutele per i genitori lavoratori, che spesso rende inconciliabile lavoro e possibilità di seguire le cure del proprio bambino. Ad accendere i riflettori su questo tema è Peter Pan ODV – associazione che supporta le famiglie con bambini e adolescenti con tumori – in occasione del Settembre d’Oro, mese internazionale dedicato alla sensibilizzazione sul cancro pediatrico.

In Italia ogni anno ricevono una diagnosi di tumore circa 1.400 bambini tra 0 e 14 anni e altri 600-800 ragazzi tra i 14 e i 20 anni. Grazie alla ricerca e al progresso delle cure i percorsi di guarigione sono sempre più possibili: la sopravvivenza a cinque anni dalla diagnosi è dell’84%[2]. I percorsi di cura, però, per le famiglie hanno un costo molto alto, sia in termini economici che di tempo, necessario per seguire le cure del proprio bambino che spesso avvengono negli ospedali di città diverse dalla propria. Ascoltiamo Ferdinando Ricci, direttore generale di Peter Pan ODV.

Ascolta Ad Alta Velocità, rubrica quotidiana a cura di Giuseppe Manzo – giornale radio sociale