Las Leonas approda alla Biennale di Venezia: storie, sogni e difficoltà di calciatrici in campo a Roma


Las Leonas: alla Mostra del cinema di Venezia le storie di vita, i sogni, le difficoltà delle protagoniste del Campionato di calcio a 8 femminile internazionale che si gioca a Roma e dà il titolo al film. Ognuna con il proprio percorso di emigrazione, con la propria storia familiare ma tutte accomunate dalla stessa passione per il calcio.

Sul campo di calcio Vis Aurelia, in un quartiere di Roma lontano dal centro della città, si svolge il campionato di calcio a 8 femminile internazionale: trofeo Las Leonas. A partecipare sono sei squadre; ne fanno parte soprattutto calciatrici latinoamericane, ma anche marocchine, moldave, capoverdiane, cinesi, italiane… E Las Leonas è il titolo del film che racconta le storie di vita, i sogni, le difficoltà di Vania, Melisa, Joan, Bea, Siham, Ana, Elvira; ognuna con il proprio percorso di emigrazione, con la propria storia familiare ma tutte accomunate dalla stessa passione per il calcio. Diretto da Isabel Achával e Chiara Bondì, il film è prodotto dalla Sacher film di Nanni Moretti con Rai Cinema. E Repubblica vi presenta una clip in cui proprio Nanni Moretti si cimenta nella scelta della coppe con cui assegnare i diversi riconoscimenti del torneo.

Leonesse nella vita e sul campo di calcio, le protagoniste, quasi tutte badanti, domestiche o tate, vengono riprese nelle case dove lavorano, nella vita familiare e durante il campionato di calcio, quando il campo diventa luogo di aggregazione, momento di libertà, di divertimento e di riscatto sociale. Il film, presentato alla Mostra nella sezione Giornate degli autori – Notti veneziane il 3 settembre, sarà al cinema dal 15 settembre e, dall’8 settembre, in anteprima a Roma, Milano e Torino. Isabel Achával, Chiara Bondì e Nanni Moretti introdurranno il documentario a Roma, Milano e Torino e accompagneranno il film in giro per l’Italia.

“Abbiamo voluto raccontare le storie di alcune donne straniere accomunate dalla passione per il calcio. La prima volta che le abbiamo viste giocare ci è sembrato che sul campo di calcio accadesse qualcosa di speciale. Era come se stessero volando dietro la palla”, raccontano le autrici, “il campo di calcio si era trasformato in un momento di riscatto sociale e rappresentava il raggiungimento di un desiderio difficile da trovare nella vita reale. Volevamo raccontare la sensazione di libertà e di gioia che ci trasmettevano. Bea, Siham, Melisa, Vania, Elvira, Joan e Ana, le protagoniste del nostro film, ci sono sembrate da subito delle grandi lottatrici. Fiere e forti come delle leonesse, vanno avanti nella vita con ottimismo e coraggio, malgrado le difficoltà delle loro storie personali”.

Come dice Ana, una ragazza moldava protagonista del film, parlando delle sue compagne di calcio: “Sono loro che mi hanno insegnato ad accettare la vita, ad affrontarla così com’è, a non piangersi mai addosso”. Molte di loro, continuano le registe, “sognavano di diventare delle giocatrici professioniste, altre non avevano mai giocato in vita loro, ma per tutte correre dietro una palla significa poter sognare e dimenticare la fatica di ogni giorno. Il contrasto tra la fatica del lavoro, la solitudine di vivere in un Paese straniero lontano dai propri familiari e l’adrenalina, la forza che emerge giocando a calcio, ci è sembrato da subito molto forte. Questo è stato il punto di partenza del nostro film. Ci interessava proprio valorizzare la forza che ognuna di queste donne tira fuori nella propria vita come accade anche, in un certo senso, correndo dietro la palla. Ecco che il campo di calcio si trasforma in una metafora delle loro esistenze”.