L’ingegnere abruzzese rapito due giorni fa in Nigeria è solo l’ultimo di una lunga serie di nostri connazionali ancora in mano alla criminalità locale. Che può ricordare il caso della cooperante sarda Rossella Urru. Ma c’è un nesso tra questi due sequestri? Lo chiediamo a Raffaella Chiodo, giornalista ed esperta di cooperazione “tra questi due casi che abbiamo citato c’è la Rossella Urru e l’ingegnere italiano rapito ieri in Nigeria, io vedo soltanto una cosa comune: che sono esponenti di un mondo, chiaramente agli occhi delle popolazioni africane, proveniente da paesi europei e da quello che considerano appunto il mondo ricco e sviluppato. Quindi l’unica cosa comune è questa non ci sono altri nessi”.
Strade nuove per l’Italia
Da domani a domenica si svolgerà a Roma il laboratorio nazionale del Movimento del volontariato italiano. Sentiamo il suo presidente, Franco Bagnarol. “L’occasione di questo laboratorio nazionale, Strade nuove per l’Italia, è data dal fatto che il volontario e il volontariato oggi è, mi pare, in forte cambiamento e allora interrogarsi su quello che sarà il futuro, non solo del volontariato ma della società, e che ruolo avrà il volontariato soprattutto che volontariato uscirà dopo questa crisi pesante: saremo più solidali o saremo più poveri, ecco l’occasione di questi giorni è quella di interrogarsi fino in fondo se riusciamo ad individuare piste e modalità per il cambiamento sociale della nostra realtà italiana”.
Cie, le sbarre più alte
Presentato oggi all’università La Sapienza di Roma il rapporto di Medici per i diritti umani sui Centri di identificazione ed espulsione. Sentiamo Alberto Barbieri, direttore generale della ong “i Cie non garantiscono il rispetto della dignità e il rispetto dei diritti fondamentali dei migranti che sono lì trattenuti. Quasi sicuramente questo è l’aspetto che più ci preoccupa. Possiamo dire che il Cie di Ponte Galeria racchiude in sé un po’ tutte le criticità che poi si possono riscontrare negli altri 12 Cie che si trovano sul territorio nazionale, dal sud Italia, dalla Sicilia fino al nord a Torino e Milano”.
Infanzia negata
Emergenza Sud Sudan
La popolazione del campo per rifugiati di Yida ha superato quota 35.000 e l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati sta potenziando le operazioni di assistenza. Tuttavia, la città resta non sicura a causa delle sua vicinanza alla frontiera.
Somalia, il massacro dei cronisti
Aveva 24 anni e si chiamava Ahmed Ado Anshur. È il nono giornalista ucciso di Radio Shabelle, l’emittente somala rimasta l’unica voce libera in un Paese in ginocchio. Reo di aver criticato sia le milizie integraliste di Al Shabaab che la corruzione del governo transitorio.
Nel braccio della morte
Restrizioni alla libertà d’espressione in almeno 91 paesi; maltrattamenti e torture in almeno 101. E ancora: condanne a morte eseguite in 21 paesi e almeno 18.750 prigionieri condannati alla pena di morte. Sono questi i principali dati contenuti nel Rapporto annuale 2012 di Amnesty international presentato oggi.
Via dal Sudan
Nel Nord Darfur Medici senza Frontiere è stata costretta a sospendere gran parte delle attività mediche a causa delle crescenti limitazioni imposte dalle autorità sudanesi. “Con la riduzione delle nostre attività, oltre 100mila persone nella regione sono rimaste senza assistenza sanitaria” è l’allarme lanciato dall’organizzazione umanitaria.
Aids al femminile
In Africa quasi due donne su tre sono colpite dall’Hiv. Per Giorgio Menchini, del Cospe, la prevenzione “deve essere un diritto universale. Bisogna – dice – portare i servizi alle persone e le persone nei servizi”.




