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Comunità Lgbti: il giorno nero nell’Ungheria di Orban


 

Il Parlamento ungherese ha adottato una proposta di legge dichiaratamente anti-Lgbti che vieta la diffusione di materiali divulgativi ed educativi ritenuti “promozionali” o che meramente raffigurino relazioni consensuali tra persone omosessuali, così come contenuti che possano incoraggiare il cambiamento di genere dei minorenni.

David Vig, direttore generale di Amnesty International Ungheria, non ha dubbi su cosa rappresenti questa decisione: “Una giornata nera per i diritti della comunità Lgbti e di tutta l’Ungheria”

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Giuseppe Manzo giornale radio sociale

Cos’è il disturbo borderline e perché è in aumento


 

Si chiama disturbo borderline di personalità ed è in forte aumento da qualche anno.  Si manifesta in genere in età adolescenziale ed è caratterizzato, a livello sintomatico, da attacchi al corpo come tagli sulle gambe e sulle braccia.

“Alla base c’è un’incapacità nel regolare le proprie emozioni. A soffrirne di più sono le donne: In passato la prevalenza era di 90 donne e 10 uomini, ora è cresciuta nel genere maschile ma si attesta sempre su 70 a 30”.

A tracciarne una fotografia alla agenzia stampa Dire è Carlo Arrigone, psicoanalista e cofondatore dei Centri Snodi per il trattamento del disturbo borderline di personalità.

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Giuseppe Manzo giornale radio sociale

Ardea, la strage nel Paese con più armi che servizi di cura mentale


 

Aveva 35 anni, si chiamava Andrea Pignani, viveva con la madre in una villetta acquistata nel 2019, a poche decine di metri dal campetto del triplice omicidio. Laureato in ingegneria informatica, disoccupato, un anno fa, a maggio, era stato sottoposto a Trattamento sanitario obbligatorio (Tso) per aver aggredito la madre, ma non risulta che fosse attualmente in cura per problemi mentali. Secondo i carabinieri non usciva di casa praticamente da un anno.

A Colle Romito Pignani è sceso in strada e ha sparato a Daniel e David di 5 e 10 anni che stavano giocando davanti casa. Poi ha colpito a morte un pensionato di 74 anni che passava di lì in bici, infine si è tolto la vita. Una strage feroce in quella che doveva essere una tranquilla domenica mattina dove molte persone, anche noti politici, hanno seconde case per trascorrere le vacanze. Pignani possedeva una pistola del padre guardia giurata deceduto un anno fa e con quella era solito spaventare anche i vicini.

Una strage feroce, senza senso e senza movente, che può svolgersi in un Paese malato dove ci sono più armi che servizi di salute mentale.

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Dopo 20 anni aumenta il lavoro minorile e rischia di non fermarsi


 

Il numero di bambini costretti nel lavoro minorile nel mondo è salito a 160 milioni – un incremento di 8,4 milioni di bambini negli ultimi 4 anni – con altri milioni a rischio a causa degli impatti del COVID-19.

A dirlo è Il rapporto Child Labour, pubblicato da Organizzazione internazionale del lavoro (Oil) e Unicef in occasione della Giornata mondiale contro il lavoro minorile, che si celebra il 12 giugno.

Il rapporto evidenzia che i progressi per porre fine al lavoro minorile si sono arrestati per la prima volta in 20 anni, invertendo il precedente trend che vedeva il lavoro minorile diminuire di 94 milioni tra il 2000 e il 2016.

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A scuola di inclusione. Intervista a Marco Rasconi di Uildm


 

Nel nostro Paese soltanto il 5% dei parchi gioco è accessibile, con giochi adatti alle esigenze dei bambini con disabilità che consentano di giocare insieme agli altri bambini e non esiste una normativa sulle attrezzature ludiche negli spazi pubblici.
Il progetto dell’Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare vuole garantire il diritto al gioco per tutti.
Ne parliamo con Marco Rasconi, presidente nazionale di Uildm.

Quell’assordante silenzio sulla povera Saman Abbas


 

“Gli amministratori locali hanno subito espresso solidarietà e sono accorsi, ma a livello nazionale nessuno ha parlato. Da una parte c’è il timore di essere tacciati di razzismo nel condannare l’episodio – spiega -. Dall’altro c’è un razzismo latente nel paternalismo con cui si guarda ai migranti e ai loro figli senza trattarli come pari. Inoltre non credo che nei partiti ci siano figure particolarmente preparate nel riuscire a fare le giuste sfumature quando devono trattare casi come questo e, in generale, di femminicidi”.

Sono le parole di Marwa Mahmoud, consigliera comunale di Reggio Emilia e presidente della Commissione diritti umani e pari opportunità, che risponde a Eleonora Camilli su Redattore Sociale. E spiegano bene l’assordante silenzio di politica, movimenti e opinione pubblica sulla povera Saman Abbas.

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Clima: un’emergenza non rinviabile. Intervista a Riccardo Noury di Amnesty Italia


 

“I governi più ricchi del mondo stanno di fatto condannandomilioni di persone alla fame, alla siccità e allo sfollamento attraverso ilproprio ininterrotto sostegno all’industria dei combustibili fossili”. Lo hadichiarato Amnesty international in un nuovo rapporto che valuta la protezionedei diritti umani rispetto al cambiamento climatico, alla vigilia del verticedel G7 in programma dall’11 al 13 giugno.
Ne abbiamo parlato con Riccardo Noury, portavoce di Amnesty Italia.

Un lento ritorno alla normalità e la paura dell’autunno


 

Con il progressivo calo dell’incidenza dei contagi su tutto il territorio nazionale, gli italiani stanno oggi progressivamente tornando a vivere con maggior serenità la propria quotidianità.

Rispetto allo scorso giugno cresce la quota di soggetti che prevede un debellamento della pandemia ma, al contempo, oltre 1 cittadino su 3 teme una nuova ondata in autunno.

Questo emerge dal radar di Swg che ha raccolto gli umori degli italiani.

Nell’insieme ci si sente più sicuri nello svolgimento delle principali attività quotidiane come la spesa e lo shopping o la frequentazione di bar e ristoranti. Timori rimangono in particolare rispetto all’uso dei mezzi pubblici e, in parte, nell’accesso a spettacoli al chiuso.

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Ingiustizia climatica: così i Paesi G7 finanziano (ancora) l’industria del fossile


 

I governi più ricchi del mondo stanno di fatto condannando milioni di persone alla fame, alla siccità e allo sfollamento attraverso il proprio ininterrotto sostegno all’industria dei combustibili fossili.

Lo ha dichiarato Amnesty International in un nuovo rapporto, che fornisce una valutazione profondamente negativa dei fallimenti globali relativi alla protezione dei diritti umani rispetto al cambiamento climatico.

Intanto il 5 giugno A Sud Onlus ha presentato la prima causa legale con oltre duecento ricorrenti che citano in giudizio lo Stato italiano per l’assenza di politiche ambientali efficaci nel contrasto al cambiamento climatico.

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