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Hebron isolata dal blocco israeliano, quasi 4.000 palestinesi costretti a lasciare casa

di Redazione GRS


Territori senza pace – Da una settimana Hebron è sotto un blocco militare isreliano che ha costretto quasi 4.000 palestinesi a lasciare le proprie case. Gli accessi ai quartieri sono stati chiusi, limitando gravemente gli spostamenti e isolando le persone da scuole, luoghi di lavoro, ospedali e luoghi di culto.  ActionAid condanna con forza l’incursione. I soldati hanno fatto irruzione nelle abitazioni e fermato decine di persone.

Legge di bilancio: il Forum terzo settore contro taglio a Fondazioni

di Redazione GRS


Colpiti i più fragili – In base alla Legge di Bilancio 2027 è previsto un prelievo fiscale per le fondazioni bancarie. Per il portavoce del Forum Terzo settore Giancarlo Moretti “se così fosse, sarebbe un grave errore equiparare chi svolge intermediazione finanziaria con chi sostiene lo sviluppo sociale delle nostre comunità: basti pensare ai progetti del Terzo settore, al Fondo per il contrasto alla povertà educativa minorile, a Fondazione con il Sud”.

Giustizia minorile, Antigone boccia la proposta del ministro Nordio

di Redazione GRS


Un enorme passo indietro – La proposta del ministro Nordio di ampliare i posti detentivi e trasferire i ragazzi negli istituti per adulti è una strada assurda. Lo afferma Associazione Antigone che annuncia per il prossimo 26 novembre a Roma le proposte dei 500 esperti degli Stati Generali promossi dalla stessa Antigone, Libera e Defence for Children Italia.

Le Case del Sorriso, un documentario racconta le storie di chi può ripartire

di Redazione GRS


A un passo dal domani – Oggi al Cinema Modernissimo di Napoli la proiezione gratuita del documentario che racconta le storie di bambini, ragazzi e comunità delle Case del Sorriso del Sud. Il servizio è di Federica Bartoloni.

Le Case del Sorriso di CESVI sono oggi attive a Napoli, Bari, Milano e Siracusa. Il docufilm racconta la disuguaglianza di un Paese che conta circa 1,3 milioni di minorenni in condizioni di povertà assoluta ma anche di come sia concretamente possibile agire prima che la fragilità diventi emergenza strutturata. Lo scorso anno, solo a Napoli, le Case del Sorriso hanno supportato concretamente 651 persone, di cui 401 minori.

Come salvare dal suicidio le democrazie?

di Redazione GRS


 

L’inquietudine del terzo settore, quella di chi si mischia ed impara ad ascoltare i brusii di fondo, quelli che arrivano dagli ultimi banchi e che non sente nessuno. Allora sí, impari quello che non sta sui libri e sta sulla strada. Un’inquietudine da recuperare: se ne è parlato molto nel corso dell’incontro “Democrazia e partecipazione: il ruolo del terzo settore” che si è tenuto a Roma giovedi 29 ottobre, in occasione dell’Assemblea nazionale del Forum del Terzo settore.

Un’inquietudine che illumina e orienta, prendendo spunto anche dalla “Magnifica Humanitas”, la prima lettera enciclica di Papa Leone XIV sulla custodia della persona umana nel tempo dell’intelligenza artificiale.

Il mondo sta cambiando in maniera velocissima ed è in atto un processo che spinge verso le autocrazie. Anzi: il 72% della popolazione mondiale vive in regimi non democratici. In questa situazione la partecipazione che fine fa? E la democrazia conviene ancora?
Ne abbiamo parlato con Luca Antonini, vicepresidente della Corte Costituzionale: “Ci vorrebbe un nuovo Montesquieu sulla divisione dei poteri. Oggi il tema è quello di distinguere e tenere su binari separati il potere politico e il potere tecnocratico”.

Che cosa significa? Che le prime cinque aziende che oggi hanno in mano le innovazioni tecnologiche hanno una capitalizzazione in borsa pari a quella dei primi cinque stati europei.

Forse per questo aumenta l’astensionismo e i giovani non ritengono prioritario il diritto al voto. E quel diritto non lo esercitano. Tra le rivendicazioni del movimento dei giovani e degli studenti, in Italia e in Europa, non c’è la rivendicazione di abbassare, ad esempio a 16 anni, il diritto di voto. Per estenderlo e renderlo accessibile a ragazzi e ragazze protagonisti, anche loro, della vita sociale. Era uno dei temi in agenda nel movimento degli anni ‘70, quello della stagione dei decreti delegati e delle consulte, dove si chiedevano rappresentanze studentesche e giovanili per poter dire la propria e poter contare. Un mondo lontanissimo.

“I giovani votano continuamente sui social network – risponde il professor Luca Antonini – però è difficile che si sentano coinvolti dal voto elettorale. Oggi dominano singolarismo e passioni tristi. Ognuno custodisce gelosamente il suo singolarismo e marca le sue differenze. Essere soli diventa più piacevole che stabilire relazioni, che implicano dipendenze, impegnative da gestire. Si crea una convivenza senza rapporti. Non saper impostare relazioni con gli altri ti spinge a non saper bilanciare le tue reazioni e i tuoi sentimenti, e prevalgono odio, passività rancorosa e una certa ‘infelicità annoiata’ che alcuni ragazzi esprimono a giustificazione di loro gesti inconsulti o criminali”.

Per questo il terzo settore può giocare un ruolo importante nella ricerca di senso da dare alla vita in quanto corpo intermedio: riempire il vuoto che lascia la politica. Che è la causa maggiore del suicidio della democrazia. Anche per questo rappresentanza, partecipazione e democrazia sono saldate tra di loro.

Ma la politica è disposta a cedere questo ruolo al terzo settore? A farsi aiutare a ritrovare un’anima? “Alla politica conviene ritrovare un’anima – risponde Antonini – Il terzo settore è un continuo esercizio di democrazia, è una palestra di bene comune, che può aiutare le democrazie a non svuotarsi. I milioni di volontari che esistono sono una straordinaria e immensa società solidale. Le Regioni possono essere le pioniere di una nuova società dell’amministrazione condivisa. Il terzo settore può contribuire a dare alle pubbliche amministrazioni un volto umano e non trattare le persone soltanto
come pratiche burocratiche”.

di Ivano Maiorella

Terzo settore, ieri a Roma il confronto sulla partecipazione

di Redazione GRS


Coltiviamo democrazia attraverso la fiducia – Ieri si è svolta a Roma l’Assemblea del Forum Nazionale del Terzo Settore: al centro il tema della partecipazione. Ascoltiamo il portavoce Giancarlo Moretti.

“Il Terzo settore opera per prevenire e contrastare disagio e disgregazione sociale, che sono alla base anche della crisi di partecipazione che oggi attraversa il Paese. Lo fa offrendo opportunità di crescita alle persone e di sviluppo ai territori, lavorando sulle relazioni e sulla fiducia.  Ma non solo: associazioni, volontariato e imprese sociali possono indicare ai decisori pubblici una strada per una democrazia che sia in grado di rigenerarsi, anche e soprattutto di fronte ai cambiamenti”. Così Giancarlo Moretti, portavoce del Forum Terzo Settore che oggi a Roma ha promosso l’evento “Democrazia e partecipazione: il ruolo del Terzo settore”. L’incontro ha visto gli interventi di: Luca Antonini, Vicepresidente della Corte Costituzionale; Paolo Venturi (Direttore di Aiccon Research Center); Marta Battioni (Vicepresidente Legacoopsociali); Stefano Granata (Presidente Confcooperative Federsolidarietà); Emiliano Manfredonia (Presidente Acli) e Walter Massa (Presidente Arci).

“Oggi la capacità trasformativa della nostra democrazia è messa alla prova – prosegue Moretti – : esiste uno scollamento tra le istituzioni e le richieste di partecipazione, welfare e diritti di una fetta sempre più grande della popolazione. Queste richieste non possono rimanere senza risposta, né si può puntare solo sulla repressione di fronte a un malessere sociale. C’è bisogno più che mai di investire in politiche sociali: affrontare alla radice le disuguaglianze divenute inaccettabili, creare spazi di partecipazione, offrire alternative culturali ed educative soprattutto ai più giovani. E occorre valorizzare il contributo del Terzo settore, sia per le azioni che realizza ma anche per le idee che offre” conclude Moretti.

Ebola in Europa, Amref: la sicurezza sanitaria è globale

di Redazione GRS


Senza confini – Dopo il primo caso confermato di Ebola in Svizzera, Amref ricorda quanto la sicurezza sanitaria sia una questione globale e interconnessa. L’epidemia ha preso origine nella Repubblica Democratica del Congo, con oltre 9.700 casi e quasi 4700 decessi, per poi estendersi prima al Kenya e successivamente alla Nigeria, fino a toccare il suolo europeo.

«Cercare un colpevole o puntare il dito sulle falle dei controlli di frontiera è inutile e fuorviante», spiega Sarah Kosgei, esperta sanitaria di Amref Health Africa. «Non siamo di fronte a un fallimento dei sistemi di sorveglianza, ma alla natura stessa della patologia. Ebola ha un periodo di incubazione che può arrivare fino a 21 giorni: una persona infetta può percorrere migliaia di chilometri ed essere del tutto asintomatica ai controlli della temperatura o ai moduli d’ingresso. Il virus viaggia nell’ombra prima che compaiano i primi segnali clinici».

Dopo aver travalicato le frontiere del continente africano e aver raggiunto la Svizzera con il primo caso confermato — a seguito del precedente precedente registrato in Francia nei mesi scorsi — l’epidemia di Ebola sostenuta dal ceppo Bundibugyo dimostra quanto la sicurezza sanitaria sia una questione globale e interconnessa. L’epidemia ha preso origine nella Repubblica Democratica del Congo – dove si registra la fase più grave con oltre 9.700 casi e più di 4.680 decessi – per poi estendersi prima al Kenya e successivamente alla Nigeria, fino a toccare il suolo europeo.

La situazione in Kenya rappresenta da settimane un campanello d’allarme per l’intera regione: l’infezione di un viaggiatore giunto a Nairobi dal Congo via Uganda ha generato un cluster locale di nove casi confermati. Il bilancio nel Paese conta due decessi e 135 contatti monitorati in quarantena, tra cui quattro operatori sanitari contagiati all’interno delle strutture ospedaliere. A differenza della variante Zaire, per la quale esistono presidi terapeutici e preventivi, per il ceppo Bundibugyo non esistono ad oggi vaccini né trattamenti specifici approvati e distribuiti su larga scala. Per questo motivo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e l’Africa CDC hanno chiesto la massima allerta epidemiologica, ricordando come l’assenza di una copertura vaccinale, l’elevata mobilità della popolazione lungo i corridoi commerciali e i ritardi diagnostici aumentino il rischio e l’impatto del contagio.

Sulle polemiche relative alla tenuta delle frontiere, Kosgei chiarisce: «La sicurezza sanitaria è una responsabilità collettiva che richiede la massima trasparenza nello scambio dei dati e nel tracciamento dei contatti. Nessun Paese può blindarsi da solo. Oltre al virus, oggi combattiamo anche una seconda epidemia: quella della disinformazione. Dalle teorie del complotto fino al terrore ingiustificato su presunte vie di trasmissione aerea, la trasparenza e l’informazione capillare sono decisive quanto la risposta medica».

In risposta all’emergenza, Amref è scesa in campo a supporto del Piano di Preparazione e Risposta promosso dal Ministero della Salute keniota e dal Kenya National Public Health Institute (KNPHI), mettendo a disposizione l’esperienza maturata sul campo nel rafforzamento dei sistemi di sorveglianza e prevenzione in Paesi chiave come Uganda e Sud Sudan. Con il supporto del Dipartimento di Stato e dell’Ambasciata degli Stati Uniti, Amref ha attivato un piano d’azione straordinario per blindare 13 contee ad altissimo rischio transfrontaliero. L’intervento ha già visto la formazione di quasi 1.500 operatori sanitari su prevenzione e controllo delle infezioni, il reclutamento e l’invio rapido di 134 unità di personale specializzato presso 10 punti di ingresso chiave, la fornitura diretta di dispositivi e materiali sanitari di protezione, oltre alla preparazione di squadre dedicate alle valutazioni di rischio e alle sepolture safe e dignitose sul territorio.

«La gestione di questa epidemia dimostra ancora una volta come la salute globale sia un equilibrio fragile», conclude Kosgei. «La minaccia di Ebola ricorda l’urgenza di adottare un approccio One Health, capace di integrare la salute umana, quella animale e la tutela ambientale. In un mondo privo di confini impermeabili, la capacità di prevenire e contenere le crisi sanitarie dipende unicamente dal livello di cooperazione scientifica, solidarietà e prontezza diagnostica che la comunità internazionale saprà mettere in campo».

Laboratorio AllenaMente, giochi ed esercizi per gi Over65

di Redazione GRS


AllenaMente – Al via a Roma il laboratorio di stimolazione cognitiva per over 65 organizzato da Caritas nell’ambito del progetto Anziani in Movimento, realizzato in collaborazione con il Municipio II. Previsti giochi di memoria, esercizi di attenzione e ragionamento, attività ludiche e momenti di condivisione per valorizzare le capacità di ciascuno, favorire nuove relazioni e contrastare la solitudine.