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Legge elettorale, le Acli chiedono più rappresentanza e cittadinanza attiva

di Redazione GRS


Giudizio negativo – La nuova legge elettorale predilige la stabilità, o presunta tale, a scapito della rappresentanza, e forza in più parti il dettato costituzionale. Lo dicono le Acli secondo cui la vera priorità è riavvicinare le persone e la politica e promuovere la promozione della partecipazione civile e della cittadinanza attiva.

La Direzione nazionale delle ACLI ha esaminato il quadro complessivo della situazione politica italiana, nello stesso giorno in cui la Camera dei deputati ha approvato in via definitiva la nuova legge elettorale fortemente voluta dall’attuale maggioranza.
Le ACLI ribadiscono il loro atteggiamento critico nei confronti di questa nuova legge, che una volta di più predilige la stabilità, o presunta tale, a scapito della rappresentanza, e forza in più parti il dettato costituzionale e la giurisprudenza della Corte costituzionale. In particolare i punti che ci sembrano poco accettabili sono: in primis l’indicazione sia pure indiretta del candidato alla Presidenza del Consiglio che viola le prerogative del Capo dello Stato; la messa in discussione degli equilibri di genere attraverso i capilista; la concessione di un premio di maggioranza troppo alto con una soglia troppo bassa; l’assenza in sostanza di una vera scelta degli eletti da parte degli elettori poiché solo pochi saranno quelli che verranno eletti con le preferenze vista la riduzione del numero dei deputati e dei senatori e la possibilità delle pluricandidature dei capilista, e questi pochi verranno eletti quasi esclusivamente nei tre o quattro partiti maggiori.

Questa legge infrange un principio democratico fondamentale che è quello per cui ogni voto è eguale, nel senso che ha lo stesso identico valore e peso, mentre con questa legge il voto della coalizione vincente vale più di quello di tutti gli altri.
Soprattutto non ci sembra dare alcun contributo positivo ad un necessario riavvicinamento tra le persone e la politica, alla promozione della partecipazione civile e della cittadinanza attiva, al riconoscimento del valore della politica a difesa dei diritti sociali, alla costruzione di quei legami di fiducia su cui si fondano la nostra democrazia e la nostra Costituzione.

Non sappiamo quali saranno le fasi successive dell’iter di questa legge, ma non possiamo non rilevare come moltissimi costituzionalisti si siano pronunciati nel senso di individuare numerosi profili di incostituzionalità.
Difronte all’astensionismo dilagante, frutto di un distaccamento tra le attese sociali della popolazione e le istituzioni che sembrano indifferenti alle diseguaglianze crescenti, concentrare la propria azione politica su una riforma elettorale di questo tipo ci sembra strumentale.
Serve ridare voce alla democrazia, sentire i bisogni delle persone, costruire comunità, far partire l’economia, assumere con coraggio un ruolo internazionale sul faro della Pace.

Si è conclusa la Biennale dell’Economia Cooperativa: la proposta di Legacoop

di Redazione GRS


Un nuovo patto per l’Italia – Nel fine settimana si è conclusa a Milano la Biennale dell’Economia Cooperativa: Legacoop lancia la proposta di un progetto condiviso di crescita economica e coesione sociale. Ascoltiamo il presidente Simone Gamberini.

L’inizio di una nuova fase. Si chiude a Milano la Biennale dell’Economia Cooperativa, che ha celebrato i 140 anni dalla fondazione di Legacoop e lanciato la proposta costruire un nuovo Patto per l’Italia, capace di mettere insieme istituzioni, imprese, lavoro e società civile intorno a un progetto condiviso di crescita economica e coesione sociale.

Due giornate che hanno portato al centro del confronto politico ed economico nazionale il ruolo della cooperazione nelle grandi trasformazioni del Paese. La partecipazione di rappresentanti delle istituzioni, della politica, del mondo imprenditoriale, accademico e sociale ha confermato la Biennale come hub, luogo di dialogo tra esperienze, culture e visioni differenti, accomunate dalla necessità di individuare nuove risposte alle sfide dell’Italia.

«Da Milano lanciamo un messaggio chiaro: la cooperazione è una parte dell’economia italiana che vuole assumersi una responsabilità più grande. Vogliamo contribuire a decidere dove deve andare il Paese, come deve crescere e soprattutto chi deve partecipare a quella crescita», dichiara Simone Gamberini, presidente di Legacoop.

Casa, sanità, lavoro, transizione energetica, innovazione, intelligenza artificiale, sviluppo industriale e riduzione delle disuguaglianze sono stati al centro del confronto. Questioni che richiedono investimenti, una visione di lungo periodo e la capacità di mobilitare risorse pubbliche e private.

«La sfida che abbiamo davanti riguarda anche il futuro dell’Europa – pone l’accento Gamberini – Abbiamo bisogno di un’Unione europea che torni a investire nella propria capacità industriale, nell’innovazione e nella coesione sociale, senza lasciare indietro territori e persone. La competitività europea non può fondarsi soltanto sulla riduzione dei costi, ma sulla qualità del lavoro, sulla capacità di creare valore e di distribuirlo. In questa prospettiva, la cooperazione può contribuire a costruire un modello europeo di sviluppo più forte, autonomo e inclusivo»,

«L’Italia non ha bisogno dell’ennesima contrapposizione tra Stato e mercato, tra crescita e giustizia sociale, tra competitività e diritti. Ha bisogno di un nuovo patto che tenga insieme ciò che troppo spesso abbiamo considerato incompatibile. La cooperazione può essere uno degli strumenti per realizzarlo, perché conosce il valore dell’impresa, ma anche quello delle persone e delle comunità che rendono possibile la creazione della ricchezza».

La Biennale segna anche un ulteriore passaggio nel percorso di apertura che Legacoop sta portando avanti: un’organizzazione sempre più impegnata a dialogare con il mondo delle imprese, della finanza, della ricerca, delle istituzioni e con interlocutori internazionali, nella convinzione che le grandi sfide economiche e sociali non possano essere affrontate dentro confini settoriali o associativi.

«Vogliamo una cooperazione capace di confrontarsi con il mondo – sottolinea Gamberini – contaminarsi con idee nuove, costruire alleanze e misurarsi con le grandi trasformazioni dell’economia. La nostra identità diventa più forte quando siamo capaci di mettere i nostri valori al servizio di un progetto più grande».

Un’ambizione che guarda anche alle nuove generazioni e alla necessità di costruire condizioni favorevoli alla nascita di nuove imprese cooperative, capaci di interpretare i cambiamenti del lavoro, della tecnologia e della società.

«Abbiamo celebrato 140 anni di storia straordinaria – mette in risalto il Presidente di Legacoop – ma la sfida dei prossimi 140 anni è dare ai nostri giovani la possibilità di costruire le cooperative che ancora non esistono per produrre benessere per i loro soci e le loro famiglie . È questa la responsabilità che sentiamo verso il futuro».

Il lavoro avviato alla Biennale proseguirà nei prossimi mesi attraverso il confronto con le istituzioni, le forze economiche e sociali e i territori, per tradurre le proposte emerse in iniziative e percorsi concreti.

«Il Patto  è una richiesta rivolta alla politica, che la politica ha accolto qui a Milano.
È una proposta di responsabilità condivisa. Noi siamo pronti a fare la nostra parte, a investire, innovare e costruire nuove alleanze. Perché il futuro dell’Italia non si aspetta. Si costruisce. E si costruisce insieme», conclude Gamberini.

Coming Out Day, al centro autodeterminazione e libertà

di Redazione GRS


Liberi di essere – Il coming out è libertà, autodeterminazione, possibilità di vivere alla luce del sole senza dover nascondere chi siamo e chi amiamo: è il messaggio lanciato da Famiglie Arcobaleno in occasione del Coming Out Day che si è celebrato ieri.

Per Famiglie Arcobaleno, la visibilità passa anche dalle nostre famiglie. Madri, padri, figlie e figli che, con la semplicità della vita quotidiana, raccontano una realtà che esiste, arricchisce il Paese e merita piena dignità, tutele e diritti.
Perché questa libertà sia davvero possibile, la responsabilità è di tuttə. Dobbiamo costruire una società in cui nessunə debba temere discriminazioni, rifiuto o perdita di diritti per la propria identità, per gli affetti che vive o per la famiglia in cui cresce.
La visibilità è un diritto, mai un dovere. Ognunə ha i propri tempi e le proprie possibilità. Il nostro compito è fare in modo che tutte le persone possano scegliere liberamente se e quando raccontarsi, senza paura e senza condizionamenti.
Il cambiamento nasce anche da qui: da una società in cui nessuno debba nascondersi e ogni famiglia possa vivere alla luce del sole, con il riconoscimento e la serenità che merita.

Bibliobus, più libri e servizi nelle periferie di Torino

di Redazione GRS


Un passo in più – Il Bibliobus di Torino cresce ancora, inaugurando una nuova fermata in piazza Santa Giulia. Il servizio, attivo dal 2018, ha l’obiettivo di avvicinare le persone alla lettura e rafforzare l’offerta di servizi bibliotecari nelle aree periferiche.

I libri arrivano direttamente nei quartieri, per rendere la lettura più accessibile e avvicinare nuovi lettori alle Biblioteche civiche. Da lunedì 12 ottobre il Bibliobus 1 farà tappa anche in piazza Santa Giulia, nel quartiere Vanchiglia, in Circoscrizione 7.
La nuova fermata sarà attiva ogni lunedì dalle 14.30 alle 18.30, in via sperimentale fino alla fine del 2026. L’obiettivo è offrire ai residenti un’ulteriore opportunità per prendere in prestito libri e accedere ai servizi bibliotecari senza doversi spostare fino a una sede fissa.
La sosta in piazza Santa Giulia servirà anche a valutare la risposta dei cittadini. Sulla base della partecipazione e delle esigenze del quartiere, il calendario delle fermate potrebbe essere modificato: l’aggiornamento del programma è previsto per gennaio 2027. Il calendario completo delle soste del Bibliobus per il 2026 è consultabile sul sito del Comune di Torino.

Sport in Tour, in Liguria un weekend tra sport e partecipazione

di Redazione GRS


Sport in Tour – Si conclude oggi il weekend di sport, territorio e partecipazione organizzato da UsAcli in Liguria: la rassegna nazionale attraversa l’Italia con l’obiettivo di unire competizione sportiva, promozione, partecipazione e valorizzazione dei territori. protagoniste bocce, pétanque, arrampicata sportiva e mountain bike.

Da Pietra Ligure a San Lorenzo al Mare, fino a Genova Sestri Ponente, dal 9 al 12 ottobre saranno protagoniste diverse discipline: bocce, pétanque, arrampicata sportiva e mountain bike.

Un programma che racconta le diverse anime dello sport US ACLI: dall’attività agonistica nazionale allo sport di base, dalle discipline più tradizionali alle attività outdoor, con particolare attenzione alla partecipazione dei più giovani.

A chi fa paura la cultura del pluralismo?

di Ivano Maiorella


Pluralismo cercasi, tra le righe di questa settimana. Viviamo in una società che chiede massimalismi, aut aut, che sbandiera valori e non li pratica. Esempio: quanto è difficile chiedere la pace. Perché? Eppure parliamo di un valore antico, francescano, condiviso a parole. Oggi è difficile chiederla e ricercarla senza il rischio di essere etichettati, o stai con gli uni o stai con gli altri. E diventa impossibile passare dalla fase dei valori a quella della politica, la cultura del maggioritario chiede di alzare la voce e di abbassare la ragionevolezza, la ricerca di punti di incontro si allontana. Sempre di più, a giudicare dalla legge elettorale appena approvata. Eppure che fine fanno i valori se non diventano politica economica e convivenza democratica: pace e coesione sociale, ad esempio.

Qual è la causa di questa dittatura del bipolarismo? Si è parlato anche di questo a Roma, presso la Fondazione Sturzo, in occasione della presentazione del nuovo numero di Paradoxa, curato da Leonardo Becchetti e Flavio Felice. Si è parlato di un partito che ancora non ci sarebbe ma a noi, più di questo, ha interessato lo sfondo culturale della discussione, a cui ha preso parte anche Stefano Zamagni.

Viviamo nell’epoca del maggioritario, in tutto, e il dualismo non ammette chiaroscuri, rifiuta per definizione la complessità. Pur avendo origini nobili, basti ricordare Platone ed Hegel. Di fronte ad alcuni problemi di oggi, si pensi ad esempio ai temi dell’ambiente, a quelli della rivoluzione tecnologica, dell’AI oltre a quelli della pace, i principi di libertà (tipici del pensiero liberale, ma non solo) e il principio di giustizia (tipico del pensiero socialista, ma non solo) da soli non bastano per trovare soluzioni convincenti. Chiedono di essere mediati per essere accettati, ascoltati e rispettati. Questo non significa rinunciare alla radicalità dei valori, significa porli alla verifica della realtà, alla sua mutevolezza. La politica si alimenta di pluralismo, se no diventa tecnicismo, ti ci ritrovi dentro e nemmeno te ne accorgi.

Ma nel momento in cui la realtà diventa complessa, il bipolarismo va in crisi: negli anni 90, ha ricordato Stefano Zamagni, la filosofa statunitense Nancy Frase parlava del nuovo bisogno di riconoscimento di una identità. A fronte della nascita di nuovi movimenti che partivano dal basso: donne, pace, femminismo, lgbt, ambientalismo.

Per questo alla dittatura del bipolarismo, e alla bipolarità tipica stato-mercato, la società civile ha cominciato ad opporre il tripolarismo stato-mercato-comunità. Ovvero società civile organizzata che chiede spazio pubblico, terzo pilastro, corpi intermedi. Che chiedono protagonismo, per non essere al servizio dello stato e neppure del mercato.
George Stigler, economista sociale statunitense, scomparso nel 1991, alla base della sua critica al fondamentalismo del mercato (e del dogma il mercato non può sbagliare) opponeva il principio di sussidiarietà, che in un sistema bipolare, sempre più bipolare, viene soffocato (o strumentalizzato) in nome di una monarchia o di un’altra. In un sistema bipolare la sussidierietà fatica a farsi viva. Eppure è diventata principio costituzionale, articolo 118, primo comma. Ma è una sussidiarietà incompleta, gracile, prigioniera.

E invece la sussidiarietà è un valore in sè, che ha bisogno di autonomia, valore e al tempo stesso economia, ha ricordato Zamagni. Soggettività e capacità di intervento autonoma del terzo settore, dignità politico economica. Nella definizione dei diritti da raggiungere non può essere lo stato da solo, nè il mercato da solo, a decidere.

Il terzo settore è in grado di fornire risposte ai bisogno di beni relazionali (ambiente, beni comuni ) non solo di beni privati o beni pubblici, pur necessari. Non bastano le buone pratiche, occorre che le buone pratiche arrivino alle istituzioni e le cambino.

Il pensiero maggioritario ha fatto piazza pulita del pensiero pluralista. Le ragioni sono varie, figlie delle fasi storiche che le determinano, ma non solo. L’astensionismo dilagante, ad esempio, può essere visto come uno dei frutti del pensiero maggioritario in politica. I partiti finiscono per diventare forme di contenimento della domanda politica.

Quali sono i riflessi in ambito comunicativo di questa dittatura del maggioritario? La comunicazione smesse di essere mediazione e diventa diventa rissa, aggressione verbale, voce alta, anzi altissima, corsa a chi la spara più grossa. Quali le cause?
I social network, secondo l’economista Leonardo Becchetti, “terreno infido gestito da imprese private che massimizzano il profitto”, sollecitando la creazione di “contrapposizioni e conflitti perché sono le circostanze che producono maggiore attenzione”. Come ai tempi del Talk show televisivo con l’ospite “che avrebbe garantito la rissa facendo salire l’audience”.

Ed infatti per Mario Morcellini, studioso dei media, è stato proprio il talk show il killer della funzione comunicativa della comunicazione, come ci spiega in questa intervista.
GUARDA QUI L’INTERVISTA

Ma, i giovani ci salveranno, ci dice. Analizzando il voto giovanile, Mario Morcellini fornisce alcuni esiti inaspettati di una sua recente ricerca. Alcune anticipazioni: i giovani hanno anime politiche completamente diverse dai propri genitori. Votano per quello che ha a che fare con l’Europa. Votano per chi ha una qualche affinità con i problemi ambientali e se ne fa carico; scelgono parole chiare, culturalmente chiare, al di là delle polarizzazioni maggioritarie e non disdegnano di votare il centro.

Se il polo competitivo ha schiacciato il polo valoriale, affiora un’esigenza: ritorno alla cultura del pluralismo. E del proporzionale, in politica. E la stabilità, spesso sbandierata come un valore assoluto, in realtà non lo è. O meglio: è un valore rispetto agli effetti che ha. L’ordine sostanzialmente stabile e non progressivo rende la società statica, stantia. Inospitale per i giovani e non solo.

(di Ivano Maiorella)

Proteste in Francia, Amnesty chiede il divieto delle armi pericolose

di Redazione GRS


Fermate quelle armi – “Si tratta di un primo passo positivo ma occorre fare di più. L’uso di quelle armi pericolose, che hanno alle spalle una lunga storia di ferimenti gravi, dev’essere vietato definitivamente e in tutte le proteste”. Questo è il commento di Amnesty International Francia dopo la sospensione di questi strumenti pericolosi in dotazione alla polizia d’Oltralpe.

Obiezione alla guerra, al via raccolta firme di Emergency per legge iniziativa popolare

di Redazione GRS


Io obietto la guerra – È iniziata la raccolta firme per portare in Parlamento la legge di iniziativa popolare promossa da EMERGENCY per la campagna R1PUD1A.  La legge chiede di riconoscere a tutti i cittadini il diritto all’obiezione di coscienza alla guerra, quindi di poter esercitare il proprio rifiuto di mettere a disposizione della guerra il proprio corpo, il proprio lavoro e il proprio consenso, senza incorrere in sanzioni o punizioni.