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Presentato l'”Atlante Fidaldo”: la mappa dei sostegni del lavoro domestico

di Redazione GRS


 

 

Welfare territoriale e lavoro domestico: la mappa dei sostegni. Il servizio è di Anna Monterubbianesi.

Presentato l’ “Atlante Fidaldo”, una mappa interattiva nazionale e regionale dei sostegni oggi a disposizione delle famiglie che assumono lavoratrici e lavoratori domestici nei singoli territori, realizzata da Fidaldo e istituto di ricerca sociale.

Ne emerge un panorama molto variegato degli interventi messi in campo: nella maggior parte dei casi misure a sostegno del lavoro di cura svolto dalle badanti, mentre pochissimo è previsto per baby-sitter, e il mercato delle colf – per sua natura privato – non rientra nelle misure di welfare territoriale.

In assenza di una cornice legislativa nazionale di riferimento, le buone pratiche e gli sforzi condotti dalle regioni per qualificare e far emergere il lavoro di cura sommerso faticano a tradursi in interventi di effettivo impatto.

Esclusa pattinatrice Sabrina Samson: fuori dagli Europei perché senza cittadinanza

di Redazione GRS


Esclusa. Sabrina Samson, pattinatrice di 17 anni, non potrà essere in pista agli Europei di Forlì perché otterrà la cittadinanza solo l’anno prossimo: è stata esclusa dalla competizione e non potrà rappresentare l’Italia. In Veneto sono almeno una decina i casi come il suo.

Sabrina Samson ci teneva tantissimo a gareggiare con le compagne di squadra a Forlì, ai campionati europei di pattinaggio a rotelle. Ma non potrà essere sulla pista perché non ha ancora la cittadinanza italiana pur essendo nata qui e abitando da sempre nel Veneziano. Ha 17 anni, deve aspettarne ancora uno, e non c’è deroga che tenga. Si è allenata quanto le altre atlete, ci ha messo lo stesso impegno, ha fatto gli stessi sacrifici, indossano stessa divisa, quella della Division di Portogruaro. L’unica differenza è la carta d’identità: su quella di Sabrina, di origine moldava, c’è scritto «cittadinanza romena».

La giovane, che vive con la famiglia a Cinto Caomaggiore, si è sfogata, tre giorni fa, dopo la vittoria dei campionati italiani: «Sono l’unica esclusa, sono nata qui, vado a scuola qui, e non posso rappresentare l’Italia». Il presidente del Coni Veneto Dino Ponchio, conosce bene l’argomento perché, a livello regionale, c’è almeno una decina di casi di questo tipo: ragazzi che hanno messo anima e corpo nello sport, che sono diventati dei campioni, che hanno lottato per arrivare sul gradino più alto del podio italiano. Ma che, senza cittadinanza, non possono aspirare a quello internazionale. «Esprimo la mia solidarietà all’atleta veneziana, anche se mi rendo conto che può servire a poco – commenta Ponchio -. Dobbiamo però rispettare la legislazione delle federazioni. È brutale, e mi dispiace per i ragazzi, ma a livello internazionale ci sono delle regole, non le facciamo noi».

Nemmeno la società sportiva può fare alcunché: «Eravamo a conoscenza di questo problema sin dall’inizio, noi, la nostra atleta, i suoi genitori – fanno sapere dalla Division -. Ci dispiace molto, ma Sabrina verrà con noi a Forlì per sostenere la squadra e l’anno prossimo parteciperà a tutte le gare». In Italia, sottolinea Ponchio, «abbiamo una legislazione all’avanguardia in tutte le federazioni, i titoli di campione italiano vengono assegnati anche a ragazzi che non hanno la cittadinanza, i tesserati sono trattati tutti allo stesso modo». In attesa dello ius soli, gli atleti che non hanno ancora la cittadinanza sono bloccati: devono aspettare la maggiore età per le competizioni internazionali, e non è lo sport a decidere quando viene concessa. La questione è solo politica: il Coni ha già portato all’attenzione delle istituzioni la difficoltà che i giovani atleti incontrano quando devono accedere alle gare europee, la delusione di ragazzi convinti di poter eccellere, a cui viene impedito anche solo di provarci. «Sono sicuro che questa ragazza ha un luminoso futuro davanti – chiude Ponchio -. Ancora un anno e potrà cimentarsi nelle gare internazionali e vincere».

Esodo Ucraina: i dati sui cittadini che hanno lasciato il Paese da inizio guerra

di Redazione GRS


 

 

 

Fuga dalla guerra. I numeri di Eurostat e Unhcr sui cittadini ucraini che hanno lasciato il Paese dall’inizio del conflitto. Il servizio è di Fabio Piccolino.

La Polonia è il Paese europeo che ha concesso più protezioni temporanee agli ucraini fuggiti dall’inizio della guerra: secondo Eurostat sarebbero infatti 675 mila. Al secondo posto la Repubblica Ceca, che ne ha concesse 244 mila. I dati dell’ufficio europeo di statistica raccontano di come siano in maggioranza donne e di come i maschi siano principalmente minori di 18 anni.

In tutto, secondo i dati di Unhcr, i rifugiati che hanno lasciato l’Ucraina sono quasi sette milioni, mentre altre 8 milioni di persone sono sfollate all’interno del Paese.