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Scoppia la guerra in Ucraina: la mobilitazione dei pacifisti

di Redazione GRS


 

 

 

È iniziata la guerra. Questa mattina l’attacco della Russia all’Ucraina: la mobilitazione dei pacifisti. Il servizio di Fabio Piccolino.

L’invasione dell’esercito russo in Ucraina tiene il mondo con il fiato sospeso e il mondo del terzo settore unanime nel condannare ogni violenza, sin dall’inizio delle tensioni.

Dalle organizzazioni pacifiste come Tavola della pace che da giorni invita tutti a firmare l’appello contro la guerra e mettere una bandiera arcobaleno alla finestra, a quello del Forum Terzo Settore affinché prevalga la via della diplomazia. Da Amnesty, che sollecita le parti al rispetto dei diritti umani al Centro Astalli, che ha espresso la propria vicinanza alla comunità ucraina in Italia, fino alla Caritas, che a Kiev sta rafforzando le attività a favore dei più fragili.

Posta più sociale: accordo con il Forum terzo settore

di Redazione GRS


Posta più sociale. Firmato il Protocollo dall’amministratore delegato di Poste Italiane, Matteo Del Fante e dalla Portavoce del Forum, Vanessa Pallucchi, nel quadro delle politiche di sostenibilità. L’accordo prevede un’alleanza su progetti di sviluppo di aree interne e l’inserimento lavorativo delle persone svantaggiate

Al via il progetto narrativo “Invisibili – Storie e idee di un’impresa sociale”

di Redazione GRS


“Invisibili – Storie e idee di un’impresa sociale“. Al via il progetto narrativo del Consorzio COOB sulle proprie pagine social e su Spotify.  Il primo appuntamento è l’intervista fatta a Luciano Volpi, autore del libro “Il mondo di Amu“. Ascoltiamo un estratto.

Disability Card, si parte: plauso della Fish

di Redazione GRS


Finalmente si parte. Dal 22 febbraio, l’INPS rende possibile richiedere sul proprio sito la Disability Card, attraverso una specifica sezione cui accedere tramite SPID, Carta d’Identità Elettronica o Carta Nazionale dei Servizi. Plauso della Fish: “Il presidente, Pasquale Tridico ha mantenuto gli impegni assunti”

Parigi ferma i motori: centro storico a traffico limitato entro il 2024

di Redazione GRS


Fermiamo i motori. Entro il 2024 il centro di Parigi diventerà zona a traffico limitato per favorire pedoni, ciclisti, mezzi pubblici e per impedire che ci passino le auto se sono dirette altrove. L’obiettivo è ridurre l’inquinamento atmosferico e acustico legato al traffico, facilitare la circolazione dei residenti e dei commercianti e offrire strade più accoglienti.

Questa novità, inizialmente prevista per il 2022, è in linea con le politiche favore della ciclabilità portate avanti dalla sindaca socialista Anne Hidalgo fin dal suo primo mandato. L’area interessata dalla zona a traffico limitato sarà quella dei primi quattro arrondissement di Parigi e parti del V, VI e VII arrondissement, tra Boulevard Saint-Germain e la Senna. La zona sarà delimitata a ovest da Place de la Concorde, a nord dai Grands Boulevards, a est da Place de la Bastille e dal Boulevard Saint Germain a sud. Con questa trasformazione si mira a ridurre il volume e la velocità dei veicoli a motore presenti nell’area per facilitare e rendere sicuri gli spostamenti a piedi e in bicicletta, nonché facilitare la circolazione dei residenti locali, dei commercianti e dei servizi pubblici.

Dopo il blocco del traffico potranno circolare ancora Taxi e Vtc – vetture di trasporto con conducente, così come gli autobus e le vetture munite di tessere di inclusione mobilità (permesso disabili) o tessera europea per il parcheggio. L’accesso con le auto resterà consentito anche ai residenti, a chi deve fare delle consegne o andare in negozi, al museo o al cinema. Sarà invece vietato il traffico dovuto al semplice transito, al momento rappresentato principalmente da parigini e parigine che attraversano il centro per andare altrove, ad esempio per passare dal XIV al XVIII arrondissement. Secondo il comune queste persone hanno molte alternative all’uso dell’auto: da un calcolo, infatti, risulta che solo il 30 per cento di chi passa per l’area interessata abbia assolutamente bisogno della macchina per completare il proprio viaggio, mentre per il restante 70 per cento è «soprattutto una comodità».

di Pierluigi Lantieri

Invasione Donbass: cambia la sede della finale di Champions League?

di Redazione GRS


In campo nemico. Alcuni membri dell’Europarlamento hanno scritto alla Uefa affermando che “dopo il riconoscimento russo del Donbass e l’invasione del territorio ucraino, è evidente che la città di San Pietroburgo non potrà ospitare la finale di Champions League prevista per il prossimo 28 maggio”. Anche il premier britannico ha definito una finale in Russia inconcepibile.

“La Uefa sta monitorando in maniera costante e da vicino la situazione. Al momento, non ci sono piani per cambiare la sede”. Con questa nota la confederazione calcistica europea replica alle illazioni, fatte in particolare dai tabloid inglesi, su un possibile cambio di località per la finale di Champions League del prossimo 28 maggio a San Pietroburgo, alla luce della crisi tra Ucraina e Russia. L’ipotesi al momento non è presa in considerazione. Tuttavia alcuni membri dell’Europarlamento hanno scritto alla Uefa una lettera: “Alla luce della grave situazione internazionale venutasi a creare dopo il riconoscimento da parte di Putin del Donbass e l’invasione delle truppe russe sul territorio ucraino, è evidente che la città di San Pietroburgo non potrà ospitare la finale di Champions League prevista per il prossimo 22 maggio. Per questa ragione ho cofirmato la lettera, promossa dall’europarlamentare tedesca dei Greens Viola von Cramon-Taubadel, al presidente dell’Uefa Aleksander Ceferin”, afferma in una nota Tiziana Beghin, capodelegazione del Movimento 5 stelle al Parlamento europeo. “La Russia dimostri a tutto il mondo che ha a cuore i valori dello sport, della fratellanza, della collaborazione e del rispetto e faccia prevalere le sole armi della diplomazia. Non è mai troppo tardi”, continua l’eurodeputata.

“È inconcepibile” che la Russia possa ospitare eventi sportivi internazionali come la finale di Champions League di calcio in calendario a San Pietroburgo dopo le azioni intraprese dal presidente Vladimir Putin in Ucraina, ha detto il premier britannico, Boris Johnson, intervenendo alla Camera dei Comuni sulla crisi ucraina. Johnson ha additato la Russia come una nazione che “invade Stati sovrani” e ha aggiunto: “Non ci sono chance che una Russia sempre più isolata, una Russia che ha ora uno status da paria possa ospitare una manifestazione calcistica” europea.

“Non prestiamo attenzione ai vari commenti dei media britannici”, replica alla Tass del capo del comitato organizzatore di San Pietroburgo, Alexey Sorokin, alla notizia apparsa sul ‘Guardian’ secondo cui alla luce della crisi tra Ucraina e la Russia l’Uefa “non potrebbe avere altra scelta” se non quella di spostare la finale di Champions League programmata per il 28 maggio a San Pietroburgo. “Ci siamo occupati di questo negli ultimi 15 anni, dal 2008, quando si supponeva che qualcosa ci sarebbe stato portato via – ha aggiunto Sorokin riferendosi a quando la Russia ha tenuto la finale di Champions League a Mosca nel 2008 – Ci stiamo preparando per la finale come previsto. Stiamo aspettando l’arrivo di oltre 50.000 tifosi stranieri”.

Secondo il dirigente russo l’Uefa è una grande organizzazione sportiva internazionale che opera al di fuori di un contesto politico. Il comitato organizzatore e la Uefa non hanno avuto discussioni su questo argomento e non possono averne. Palcoscenico della finale Champions è la Gazprom Arena, impianto da 68.000 posti, nota anche come Stadio Krestovsky, terreno di gioco dello Zenit e stadio che ha ospitato le partite della Coppa del Mondo 2018 e degli Europei 2020.

Tornano in Italia i rifiuti trasferiti illegalmente in Tunisia: “Vicenda piena di ombre”

di Redazione GRS


Spazzatura criminale. Circa 8mila tonnellate di rifiuti che erano stati trasferiti illegalmente dall’Italia alla Tunisia nel 2020 sono rientrati nel nostro Paese. Secondo Legambiente “si tratta di una vicenda triste e piena di ombre che puzza più dei rifiuti stessi di malaffare. E’ una storia – spiegano – che nasconde disattenzioni, opacità e responsabilità di chi doveva controllare”.