Mondo inquinato – Sono passati quattro anni dalla direttiva europea che vieta il commercio di alcuni prodotti in plastica monouso, ma in Italia si conferma il rifiuto più trovato su lidi e aree verdi urbane. Legambiente ha raccolto oltre 40mila rifiuti in 10 parchi e 10 spiagge della Penisola: l’80% è costituito da imballaggi, tappi, buste, bottiglie e bicchieri in plastica.
Frana a Niscemi, i volontari Anpas Sicilia al fianco delle comunità colpite
Aiuto concreto – I volontari delle pubbliche assistenze Anpas Sicilia stanno portando assistenza alle comunità colpite dalla frana nel comune di Niscemi. Ascoltiamo Marco Anastasi del coordimento di protezione civile Anpas Sicilia.
Tutela ambientale, Legambiente chiede al Governo correttivi per applicare direttiva Ue
A difesa del territorio – Per Legambiente ci sono “gravi lacune” nel decreto legislativo approvato dal governo per il recepimento della direttiva europea sulla tutela dell’ambiente: “l’Italia deve completare con più efficacia la riforma di civiltà avviata con l’introduzione nel 2015 dei delitti contro l’ambiente nel Codice penale”.
In particolare, nel provvedimento non vengono recepite le precise indicazioni della direttiva che impone agli Stati membri di adottare sanzioni adeguate, con almeno tre anni di reclusione, per l’uccisione, la distruzione, il prelievo, il possesso, la commercializzazione o l’offerta a scopi commerciali di uno o più esemplari delle specie animali o vegetali selvatiche protette o di prodotti e parti (art.3, paragrafo 2 lettere “n” e “o”). Si tratta di fenomeni criminali, diffusi anche nel nostro Paese, in cui l’Interpol denuncia da tempo gli interessi diretti della criminalità organizzata. Lo stesso discorso vale per “l’estrazione di acque superficiali o sotterranee ai sensi della direttiva 2000/60/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, se tale condotta provoca o può provocare danni rilevanti allo stato o al potenziale ecologico dei corpi idrici superficiali o allo stato quantitativo dei corpi idrici sotterranei”, sanzionata come delitto dall’art. 3, paragrafo 2, lettera “m” della direttiva, anche in questo caso con una pena massima di almeno tre anni di reclusione.
Manca all’appello anche il nuovo delitto, previsto alla lettera “p”, di “immissione o la messa a disposizione sul mercato dell’Unione o l’esportazione dal mercato dell’Unione di materie prime o prodotti pertinenti”, in violazione del regolamento europeo 2023/1115, con cui anche l’Italia è impegnata a garantire che i prodotti immessi sul mercato non siano frutto di pratiche, purtroppo diffuse di deforestazione, per cui è prevista una pena massima di almeno cinque anni di reclusione. Sempre dal punto di vista delle sanzioni, non si comprende perché sia correttamente previsto il delitto di commercializzazione di prodotto che danneggiano lo strato di ozono, con una pena da due a cinque anni di reclusione, mentre quello relativo a traffici illegali di gas florurati responsabili dell’effetto serra, per cui la direttiva stabilisce la stessa pena reclusiva, sia invece “declassificato” a reato di natura contravvenzionale, con sanzioni molto meno efficaci.
Nello schema di decreto legislativo vanno, inoltre, inserite norme specifiche per recepire quanto previsto dalla direttiva europea all’art. 15, frutto di un emendamento specifico proposto da Legambiente, che impegna gli Stati membri affinché anche le organizzazioni non governative che promuovono la protezione dell’ambiente e soddisfano i requisiti previsti dal diritto nazionale, dispongano di adeguati diritti procedurali nei procedimenti riguardanti tali reati. Si tratta di garantire quell’accesso gratuito alla giustizia, in ogni sede, che Legambiente chiede da anni per rimuovere l’ostacolo rappresentato da costi spesso insostenibili.
“L’Italia nel 2015, con l’approvazione della legge 68 che ha introdotto i delitti contro l’ambiente nel Codice penale – afferma Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente – ha fatto un passo in avanti fondamentale nella lotta all’ecomafia e alla criminalità ambientale. È positivo che ci sia l’impegno a recepire, nei tempi previsti la direttiva europea, prevedendo finalmente la definizione di una strategia nazionale di prevenzione e contrasto della criminalità ambientale, con risorse adeguate. Ma va fatto bene e senza lacune. Daremo come sempre il nostro contributo, con proposte concrete e attuabili”.
Giornata della Memoria, Sant’Egidio: “No fermo ad antisemitismo e razzismo”
Non dimenticare – Dire un ‘no’ fermo e forte all’antisemitismo e a ogni forma di razzismo aiuta a costruire la pace in un mondo segnato da troppe contrapposizioni, giudizi e parole che feriscono, insieme al desiderio di far prevalere la drammatica logica della forza. Lo dice la Comunità di Sant’Egidio in occasione della Giornata della Memoria che si celebra oggi.
“A 81 anni dalla liberazione del campo di sterminio di Auschwitz-Birkenau, il Giorno della Memoria – che si celebra domani 27 gennaio – ci invita ad una profonda riflessione su quello che è stato il più grande crimine della storia. Prima di tutto a partire dal tempo che viviamo, attraversato da innumerevoli conflitti e uno scenario internazionale per molti versi inquietante. Proprio perché fu la guerra, insieme all’indebolimento delle democrazie europee, nella prima parte del Novecento, a creare le premesse della Shoah. Dire un ‘no’ fermo e forte all’antisemitismo e a ogni forma di razzismo aiuta a costruire la pace in un mondo segnato da troppe contrapposizioni, giudizi e parole che feriscono, insieme al desiderio di far prevalere la drammatica logica della forza”. Lo afferma, in una nota, la Comunità di Sant’Egidio alla vigilia del Giorno della Memoria. “In particolare l’Europa, continente dove si consumò la tragedia e, dopo, la costruzione della pace, sia unita e capace di prendere le distanze, con fermezza, da ogni forma di antisemitismo e di razzismo presenti non solo nella società ma anche, ormai in modo esplicito, in alcune formazioni politiche”, l’auspicio di Sant’Egidio, secondo cui “mentre i testimoni diretti vanno sempre più scomparendo, la memoria della Shoah deve continuare a permeare la coscienza del mondo contemporaneo attraverso le nuove generazione affinché le premesse di quel che è successo nella prima metà del Novecento non si ripresentino più”. “Perché l’antisemitismo – ammonisce Sant’Egidio – non riguarda solo gli ebrei: minaccia, insieme ad ogni forma di razzismo, ogni cittadino mettendo in discussione le basi del vivere insieme e della pace”.
Persone senza dimora, al via la rilevazione nazionale in 14 città italiane
Tutti contano – Al via, in 14 città italiane, la rilevazione nazionale delle persone senza dimora. Ascoltiamo Caterina Boca di Caritas.
Nelle giornate 26, 28 e 29 gennaio 2026, nelle 14 città metropolitane (Bari, Bologna, Cagliari, Catania, Firenze, Genova, Messina, Milano, Napoli, Palermo, Reggio di Calabria, Roma, Torino, Venezia) si svolge la Rilevazione sulle Persone Senza Dimora.
È un’iniziativa nazionale promossa dall’Istat e condotta da fio.PSD (Federazione Italiana Organismi per le Persone Senza Dimora) in collaborazione con enti locali, università, servizi sociali e volontari.
La Rilevazione è svolta grazie all’aiuto di volontari/e afferenti a diverse organizzazioni nazionali e Università ma anche semplici cittadini che offrono la loro collaborazione.
La Rilevazione è un progetto del Censimento Istat e permetterà di rilasciare, entro il 2026, dati e informazioni utili per la progettazione di un sistema informativo per il monitoraggio continuo delle gravi emarginazioni e per la programmazione di politiche pubbliche più efficaci e mirate.
Democrazia alla prova: a Genova il Forum Disuguaglianze Diversità
Democrazia alla prova – A Genova da oggi fino a domenica la tre giorni promossa dal Forum Disuguaglianze Diversità al Palazzo Ducale. Ascoltiamo Fabrizio Barca.
Disprezzo per il diritto internazionale, rapporti di forza come unica bussola per orientare le relazioni tra stati, tensione di tutto questo con la ricerca da parte degli individui e dei popoli di maggiore libertà, uguaglianza e giustizia. Gli avvenimenti delle ultime settimane rendono sempre più urgente e importante parlare delle prove a cui la democrazia è sottoposta nel mondo. È necessario tentare di avanzare collettivamente nella comprensione di ciò che accade e di quali siano condizioni e strumenti per tornare ad avere democrazie forti che costruiscano giustizia sociale e ambientale e relazioni multilaterali tra nazioni. E’ questo l’obiettivo della tre giorni “Democrazia alla prova” organizzata da Forum Disuguaglianze e Diversità e da Palazzo Ducale, in programma al Palazzo Ducale a Genova dal 23 al 25 gennaio.
“La democrazia è procedura e diritto, è il come stiamo insieme collettivamente. Ma è anche il sistema che può e deve garantire uguaglianza e giustizia sociale e ambientale per come è stato pensato in Italia ottanta anni fa dai nostri padri e le nostre madri costituenti. Ma la democrazia non è mai data una volta per tutte, è per sua natura un sistema in continuo divenire che deve continuamente adattarsi al contesto. Oggi il problema è il mancato adattamento, e il consolidarsi di quello che vedevamo all’orizzonte durante il Covid, ovvero la saldatura tra neoliberismo e autoritarismo che mette in pericolo il nostro vivere insieme”, ha dichiarato Fabrizio Barca, co-coordinatore del Forum Disuguaglianze e Diversità e curatore insieme a Luca Borzani della tre giorni, il quale prosegue: “Il documento degli assunti su cui abbiamo invitato i relatori e le relatrici a ragionare e discutere racconta il mutamento sociale e politico segnato dalla profonda complessità̀ che stiamo vivendo, l’indirizzo preso dalla trasformazione digitale, la straordinaria concentrazione di ricchezza e potere in poche mani, e la potente dinamica autoritaria in atto. Noi crediamo tuttavia che la democrazia possa rigenerarsi. Contiamo di comprendere meglio come farlo. Perché la democrazia torni ad essere un sistema capace di assicurare a tutti e tutte un peso effettivo sulle decisioni pubbliche”.
Povertà invisibile, il rapporto Caritas sull’informazione in Italia
Taglio basso – Caritas italiana ha presentato il Rapporto sulla rappresentazione delle povertà nei media italiani. Un tema che rimane ai margini dell’informazione nel nostro Paese, con un ricorso prevalente a cornici emergenziali o politico-economiche e associato spesso a stereotipi e pregiudizi.
La povertà resta ai margini dell’informazione italiana. Quando entra nell’agenda dei media, lo fa spesso in modo episodico, legato a eventi eccezionali o a fatti di cronaca, con una rappresentazione riduttiva e talvolta stereotipata. È quanto emerge dal rapporto “Taglio basso. Come la povertà fa notizia”, promosso da Caritas Italiana e realizzato in collaborazione con l’Osservatorio di Pavia, presentato oggi a Roma presso il Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti.
La ricerca nasce dall’esigenza di interrogare il modo in cui la povertà e l’esclusione sociale vengono raccontate nello spazio pubblico e di comprendere quanto e come questi fenomeni incidano sull’immaginario collettivo. L’analisi ha riguardato la copertura della povertà nei telegiornali di prima serata, nei talk show televisivi e nei contenuti social di giornalisti e influencer, nel periodo settembre 2024 – giugno 2025.
I dati mostrano una presenza limitata del tema nei notiziari, un ricorso prevalente a cornici emergenziali o politico-economiche, un uso scarso di dati e fonti qualificate e una difficoltà diffusa nel restituire la complessità multidimensionale delle povertà, che non sono solo economiche ma anche relazionali, educative, abitative e culturali. In molti casi, inoltre, la narrazione tende ad associare la povertà a stereotipi e pregiudizi, contribuendo a rafforzare distanza sociale e stigmatizzazione.
«La stampa, la televisione, la radio, il web contribuiscono a formare le coscienze e a promuovere la libertà, perché una società ben informata diventa in grado di partecipare e, dunque, di scegliere» – ha sottolineato don Marco Pagniello, direttore di Caritas Italiana – «Proprio perché crediamo nel ruolo prezioso dell’informazione, siamo convinti che raccontare la povertà e farlo mantenendo fede alle dimensioni della verità e della giustizia, sia una responsabilità che interpella tutti. Ognuno nel proprio ambito è chiamato a fare la sua parte per far sì che chi vive nel bisogno non resti anche senza voce».
L’incontro ha offerto anche uno spazio di confronto sull’importanza di un’informazione capace di coniugare accuratezza, linguaggio appropriato, rispetto della dignità delle persone e attenzione ai contesti, in linea con i principi deontologici della professione giornalistica.
Aree interne: in Cilento patto contro lo spopolamento
Un patto per le aree interne – È quello che verrà sancito in questi giorni a San Mauro Cilento – in provincia di Salerno – promosso dalla cooperativa Nuovo Cilento in occasione del suo 50° anniversario: sindaci, organizzazioni sociali, associazioni e mondo della cultura si incontrano per salvare questi territori dallo spopolamento.
ricercatori, attivisti, imprenditori sociali e agricoli. Tutti insieme elaboreranno impegni concreti, verificabili e misurabili per scardinare una narrazione pessimistica che orienta scelte disfattiste, abbandonando le Aree interne al loro destino.
L’obiettivo è contrastare lo spopolamento, la musealizzazione dei territori e la trasformazione delle tradizioni alimentari popolari in pratiche elitarie.
La Cooperativa Nuovo Cilento è una storica realtà agricola nata il 21 gennaio 1976 a San Mauro Cilento. Riunisce circa 450 soci su 2500 ettari di presidio nel Parco Nazionale del Cilento. Produce prevalentemente olio extravergine di oliva biologico e DOP Cilento, una delle sei produzioni a marchio di qualità della Campania. Promuove agricoltura sostenibile, tutela della biodiversità, filiere locali e modelli cooperativi capaci di generare reddito e coesione sociale. È un’infrastruttura comunitaria che contrasta spopolamento e declino delle aree interne, valorizzando territorio, saperi e produzioni tradizionali.
Insieme al fondatore della Cooperativa, Giuseppe Cilento e al professor Alex Giordano, parteciperanno alla giornata inaugurale Antonello di Gregorio, presidente Coop. Nuovo Cilento – Nicola Caputo, Consigliere del Ministro degli Esteri per l’export e l’internazionalizzazione della filiera agroalimentare – Anna Ceprano, presidente Legacoop Campania – Jostein Hertwig, presidente GAOD (Global Alliance for Organic Districts) – Simone Gamberini, presidente Nazionale Legacoop – Rita Ghedini, presidente Legacoop Bologna – Mario Martone, regista – Carlo Pisacane, sindaco di San Mauro – Stefano Pisani, sindaco di Pollica – Giuseppe Coccurullo, presidente PNCVDA – Stefano Sansone, presidente della Comunità del Parco – Luciano Pignataro, Giornalista, scrittore ed enogastronomo. Con loro, nel corso dei giorni saranno presenti numerose personalità del mondo della ricerca, dello spettacolo e dell’associazionismo.
Sebbene la Strategia Nazionale per le Aree Interne (SNAI) definisca questi territori, che coprono circa il 60% del territorio nazionale, la spina dorsale del Paese, essi ospitano solo il 23% della popolazione nazionale, dato che si contrae sempre più. Tutti gli interventi sino a ora ipotizzati o abbozzati non hanno prodotto i risultati sperati, pertanto la Cooperativa Nuovo Cilento si ripropone oggi come l’infrastruttura sociale attraverso la quale rilanciare un nuovo patto per le Aree interne.
“Se continuiamo a sbagliare, a non contrastare efficacemente l’abbandono e lo spopolamento, questi dati terribili rischiano di divenire realtà consolidate – dice Giuseppe Cilento – serve una cultura sistemica per rigenerare colline e montagne: suolo vivo, biodiversità, acqua, comunità, scuola e credito. Solo così fermiamo declino, spopolamento e abusi del territorio”.
A partire da questa riflessione gli estensori e firmatari del Patto, dopo aver condiviso una visione del ruolo che le aree interne potranno avere in futuro e individuato delle condizioni concrete per far restare o ritornare gli abitanti, sottoscriveranno personalmente un impegno concreto per dare seguito alle intenzioni. La cerimonia si concluderà con l’affidamento diretto dei semi della biodiversità locale agli agricoltori della cooperativa. Semi da coltivare, non da esibire, per frutti da mangiare, non da raccontare.
La Spezia, studenti in protesta dopo l’omicidio del 18enne Abnou
Ragazzi fuori – Ieri davanti alla scuola di La Spezia protesta degli studenti e il dolore dei parenti dopo l’omicidio del 18enne Abnou. Ascoltiamo le loro voci.
Terzo Settore, solo il 7% degli enti è guidato da under 35
Sguardo al futuro – In Italia gli enti di Terzo Settore guidati da under 35 sono solo il 7%, ma si distinguono per rinnovamento, equilibrio di genere e forte radicamento territoriale. È una delle evidenze di “Verso una nuova leadership del Terzo Settore”, indagine di Percorsi di Secondo Welfare fatta insieme all’Osservatorio Statistico sul Terzo Settore dell’Università degli Studi di Milano-Bicocca.
Lo studio è stato realizzato nell’ambito del premio “GenP”, promosso da Acri per premiare le organizzazioni non profit che promuovono la partecipazione giovanile.




