Intervista con il territorio: il 22 gennaio a Lamezia Terme (CZ)

di Redazione GRS

 

Lamezia Terme (CZ), mercoledì 22 gennaio 2020, ore 9.30-13.30
Progetto Sud – Sala Sintonia – via Antonio Reillo, 5

Roma, 17 gennaio – “Intervista con il territorio. Comunicazione sociale e panorama internazionale” è il titolo del corso per la formazione dei giornalisti organizzato dal Giornale Radio Sociale insieme all’agenzia Redattore SocialeForum del Terzo Settore e il sostegno della Fondazione con il Sud.

L’incontro si terrà a Lamezia Terme mercoledì 22 gennaio a partire dalle 9.30, presso la Sala Sintonia di Progetto Sud, in via Antonio Reillo 5 e rientra in un ciclo di appuntamenti formativi per giornalisti incentrati sui temi del sociale, in programma nelle regioni del Sud.

I corsi puntano a ragionare su come avvicinare i cittadini ai media e rafforzare la funzione sociale del giornalismo attraverso il racconto del “territorio”, che è la parola chiave del progetto e che sarà declinata in tutti i seminari attraverso ciascuna delle sei redazioni del Giornale Radio Sociale (società, diritti, economia, cultura, internazionale, sport).

I territori diventano i luoghi in cui si concretizza l’accoglienza e l’integrazione delle persone migranti. Lontano dai riflettori, storie di persone, italiane e non, scrivono ogni giorno una narrazione diversa da quella che siamo abituati a sentire, fatta di grandi sforzi e difficoltà ma anche di passione, solidarietà e successi. Tutto si realizza grazie alle reti sociali: l’integrazione la fanno i singoli cittadini nel loro piccolo agire quotidiano, ma anche e soprattutto le realtà associative, ovvero cittadini auto-organizzati che si pongono come obiettivo quello di dare dignità, formazione, nuovi strumenti culturali ai migranti come base per una reale futura inclusione sociale, anche nell’ottica di una convivenza pacifica e serena con l’altro.

Come si raccontano le storie di integrazione? Quali errori non bisogna compiere quando si parla di migranti e di rifugiati? Come si racconta il territorio? Come si racconta il rapporto tra territorio e nuove persone che lo abitano? Come ci si difende dai racconti devianti riguardo all’immigrazione? La formula della “storia” è l’unico tipo di narrazione possibile?
Il corso vuole rispondere a questi quesiti e porne di nuovi grazie al contributo delle realtà sociali che sul territorio realizzano concretamente e quotidianamente pratiche di condivisione, di chi vive il territorio attraverso il racconto giornalistico di chi da anni ne racconta le criticità, e di chi conosce le dinamiche e i problemi che si trovano ad affrontare  persone migranti.

Il programma dell’appuntamento, organizzato in collaborazione con Ordine dei Giornalisti della Calabria, vedrà la presenza di importanti operatori dell’informazione, della comunicazione sociale e del non profit.
La prima sessione sarà presentata e coordinata da Stefano Caredda, direttore di Redattore Sociale e prevede gli interventi di Giuseppe Soluri, presidente Ordine dei Giornalisti della Calabria, Fabrizio Minnella, giornalista e responsabile comunicazione di Fondazione con il Sud e di Giovanni Pensabene, portavoce Forum Terzo Settore Calabria.

La seconda sessione sarà presentata e coordinata da Fabio Piccolino, responsabile della redazione internazionale del Giornale Radio Sociale e prevede gli interventi di Stefano Milani, Radio Articolo 1, che proverà a sfatare alcune delle fake news economiche che girano intorno a temi dell’immigrazione; Eleonora Camilli, Redattore Sociale, interverrà sui temi dell’accoglienza e del rapporto con il territorio, e sulle vie sicure come i corridoi umanitari; Maurizio Di Schino, TV2000, partirà da un racconto personale per ribaltare la prospettiva e ragionare sulla memoria collettiva.

Nella terza sessione, presentata e coordinata da Ivano Maiorella, direttore del Giornale Radio Sociale, spazio alle esperienze sul territorio con il racconto di Arianna Fortino di Auser Volontariato del Savuto e l’intervento di Don Giacomo Panizza, presidente e fondatore della Comunità Progetto Sud. Verrà, inoltre, proiettato il video “Riace”, di Laura Bonasera e Francesca Spanò, prodotto dalla Uisp.

Il corso dà diritto a 6 crediti formativi per i giornalisti ed è necessario iscriversi sulla piattaforma S.I.Ge.F. La partecipazione è gratuita.

Sarà possibile seguire il corso in diretta Facebook sulla pagina del Giornale Radio Sociale.

“Intervista con il territorio. Comunicazione sociale e cultura” – 15 novembre, Matera

di Redazione GRS

 

Matera, venerdì 15 novembre, ore 14.00 – 18.30
sala conferenze Fondazione Sassi, via San Giovanni Vecchio 24

Roma, 12 novembre. “Intervista con il territorio. Comunicazione sociale e cultura” è il titolo del seminario per la formazione dei giornalisti organizzato dal Giornale Radio Sociale insieme all’agenzia Redattore SocialeForum del Terzo Settore e il sostegno della Fondazione con il Sud.

L’incontro si terrà a Matera venerdì 15 novembre, dalle 14 alle 18.30 presso la sala conferenze della Fondazione Sassi e rientra in un ciclo di appuntamenti formativi per giornalisti incentrati sui temi del sociale, in programma nei prossimi mesi nelle regioni del Sud.

I seminari punteranno a ragionare su come avvicinare i cittadini ai media e rafforzare la funzione sociale del giornalismo attraverso il racconto del “territorio”, che è la parola chiave del progetto e che sarà declinata in tutti i seminari attraverso ciascuna delle sei redazioni del Giornale Radio Sociale (società, diritti, economia, cultura, internazionale, sport).

La scelta di ambientare il primo seminario a Matera, non è casuale: la città dei Sassi patrimonio dell’Unesco è stata designata “Capitale europea della cultura 2019” grazie a una sfida, nata dal basso e che ha messo insieme profit, terzo settore e amministrazione pubblica.

Il programma del seminario, organizzato in collaborazione con Ordine dei Giornalisti della Basilicata, vedrà la presenza di importanti operatori dell’informazione, della comunicazione sociale e del non profit chiamati a un confronto sul ruolo della cultura e del giornalismo attraverso il racconto di importanti esperienze che valorizzano il territorio e i beni comuni della Basilicata.

Ad aprire la giornata i saluti di Mimmo Sammartino, presidente Odg Basilicata; Sissi Ruggi, Consiglio Regionale Odg Basilicata; Vincenzo Santochirico, presidente Fondazione Sassi; Guido D’Ubaldo, segretario nazionale Odg; Fabrizio Minnella, responsabile comunicazione Fondazione Con il Sud; Maurizio Mumolo, direttore Forum nazionale Terzo Settore; Roberto Museo, direttore CSVnet; Ivano Maiorella, direttore Giornale Radio Sociale.

A seguire gli interventi di Clara Capponi, responsabile cultura Giornale Radio Sociale; Flavio Natalia, direttore mensile Ciak; Andrea Garibaldi, giornalista del Corriere della Sera; Vittorio Sammarco, responsabile comunicazione Labsus; Pasquale Doria, direttore Mathera Trimestrale di storia e cultura del territorio.

Spazio poi alle esperienze locali con gli interventi di Michele di Gioia, direttore Matera sport film festival; Francesca Petronella, La Città Essenziale; Gianleo Iosca che presenterà il progetto Magna Charta Basilicata per la valorizzazione dei beni culturali attraverso il volontariato; Giuseppe Salluce infine porterà l’esperienza del laboratorio culturale “Salute mentale” Matera.

Nell’ambito del seminario è in programma sabato 16 novembre il presstour dedicato a “Open Playful Space”, progetto co-prodotto dalla Fondazione Matera – Basilicata 2019 che ha elaborato di una serie di azioni in cui gioco, sport e arti urbane hanno promosso la scoperta e la riqualificazione di beni comuni, rendendoli visibili e accessibili.

Il corso dà diritto a 4 crediti formativi per i giornalisti ed è necessario iscriversi sulla piattaforma S.I.Ge.F. La partecipazione è gratuita.

Sarà possibile seguire il seminario in diretta Facebook sul profilo del Giornale Radio Sociale.

 

Qui la locandina con il programma

Allarme Terra

di Redazione GRS

È il 20 agosto del 2018 quando Greta Thunberg, studentessa svedese di quindici anni, non si presenta a scuola. Greta è seduta davanti al Parlamento e con un cartello inizia la sua protesta: «il clima è il nostro futuro, state distruggendo il pianeta, ci state rubando il futuro».

Da allora, prima ogni giorno, poi ogni venerdì Greta continua la sua protesta. Stesso posto, stessa ora, stesso tema. La sua semplicità e la sua tenacia trasformano una protesta solitaria in attivismo comune, varcando piano piano i confini nazionali poi internazionali fino ad arrivare in tutto il mondo. Nascono così i Fridays for future, i Venerdì per il futuro e la sua protesta diventa fonte d’ispirazione per altri studenti che il 15 marzo scorso in decine di migliaia e in diverse parti del mondo sono scesi in piazza per lo sciopero scolastico per il clima, per chiedere ai governi politiche e azioni più incisive per contrastare il cambiamento climatico e il riscaldamento globale. In questi giorni Greta è stata a Roma, ricevuta dal Papa, dai rappresentanti del Senato e poi a Piazza del Popolo con gli studenti romani del movimento #fridaysforfuture. Insieme a loro tante associazioni per rivendicare che “La crisi climatica non va in vacanza, e nemmeno noi“. Ascoltiamo dalla piazza il presidente di Legambiente, Stefano Ciafani: “Piazza del Popolo è piena di ragazzi per la seconda puntata di questa maratona partita il 15 marzo scorso con il primo sciopero mondiale sul clima per chiedere al Governo italiano di mettere in campo politiche giuste per ridurre le emissioni di gas serra. Ancora abbiamo centrali a carbone e a gas. Ancora troppi trasporti su gomme e pochi su rotaie. la nostra industria utilizza ancora troppe fonti fossili e foraggiamo le fonti fossili con 19 miliardi di euro l’anno contro i 14 che diamo alle fonti puliti. Troppi paradossi che devono essere affrontati e il Governo nazionale deve dare risposte a questa piazza piena di giovani.

Le piazze non si fermano, e i giovani continueranno a manifestare. Il prossimo appuntamento è per il 24 maggio con il secondo sciopero mondiale per il futuro.

Il pianeta si consuma e il 1 agosto dello scorso anno in Italia si è registrato l’Overshoot Day, ovvero le risorse naturali rinnovabili che il pianeta ci mette a disposizione per l’anno si sono esaurite. Il 22 aprile si celebra la Giornata della Terra (Earth Day) la più grande manifestazione ambientale al mondo promossa dalle delle Nazioni Unite per sensibilizzare alla tutela della pianeta e celebrare chi si impegna a favore di uno sviluppo sostenibile e contro lo sfruttamento eccessivo delle risorse naturali. Nei 193 Paesi delle Nazioni Unite sono oltre un miliardo i cittadini coinvolti attraverso 22mila organizzazioni. Anche l’Italia partecipa organizzando da anni il Villaggio della Terra, che quest’anno sarà dedicato in particolare agli Obiettivi di Sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030. Ascoltiamo il direttore scientifico di Earth Day Italia, Roberta Cafarotti: “In Italia affrontiamo tutti i temi dello sviluppo sostenibile. Con molte iniziative e linguaggi artistici. Le risorse del pianeta sono limitate se pensiamo che l’overshoot day lo scorso anno è caduto ad agosto ma in realtà se valutiamo l’apporto italiano l’overshoot day cade a maggio perché noi consumiamo il pianeta in maniera più radicale rispetto agli altri paesi. Il movimento dei giovani al quale stiamo assistendo è importante. Sono loro l’anello portante del cambiamento. Un cambiamento positivo del quale c’è estrema necessità.”

I giovani quindi come anello portante di un cambiamento che comincia a dare i suoi frutti ascoltiamo di nuovo il presidente di Legambiente: “Il cambiamento c’è perché oggi i ragazzi oltre ad essere nativi digitali sono anche nativi rinnovali. Oggi i ragazzi hanno le nuove tecnologie pulite a portata di mano. La cosa da fare è spiegare a tutto il Paese che la soluzione è disponibile per tutti. Non ci dobbiamo inventare nulla, vanno utilizzate le tecnologie pulite già disponibili sul mercato, ma per farlo su larga scala serve utilizzare la leva economica da una parte, rendendo più costose le fonti inquinanti e più convenienti le fonti pulite e dall’altra parte serve azionare le leve della politica e su questo il governo nazionale e i governi regionali devono dare il loro contributo.”

Ascolta qui il GRSweek del 20-22 aprile 2019 a cura di Anna Monterubbianesi: https://www.giornaleradiosociale.it/audio/20222019/

I giovani della StrAntirazzismo per i diritti e i valori dello sport

di Redazione GRS

Migliaia di studenti delle scuole di Roma e provincia fianco a fianco con i podisti della Corsa di Miguel: domenica 20 gennaio ore 10.45 dal Ponte della Musica partirà la non competitiva di 3 km. – arrivo allo stadio Olimpico

Roma, 18 gennaio. La festa corre e cammina sulla strada della V edizione della StrAntirazzismo, non competitiva di 3 km che si svolgerà a Roma domenica 20 gennaio, parallelamente alla Corsa di Miguel. La partenza è fissata alle 10.45 al Ponte della Musica e l’appuntamento riguarda i giovani delle scuole di Roma e provincia e tutti coloro che vorranno unirsi in nome dei diritti e dei valori dello sport.

Musica e danze prima dello start, con l’orchestra Musa Etnica e i Mami Wata, percussionisti dell’Africa occidentale. L’organizzazione della corsa aperta a tutti è garantita dal Club Atletico Centrale con l’aiuto dell’Uisp Roma e la manifestazione è dedicata a Samia Yusuf Omar, l’atleta olimpica somala morta su una carretta del mare nel 2014, tentando di arrivare in Italia.

Il percorso si snoderà dal Ponte della Musica sino al parco del Foro Italico e arrivo all’interno dello Stadio Olimpico. Sono già duemila gli iscritti, i gruppi più numerosi con oltre 100 iscritti arriveranno dai Licei Tacito e Talete, dalle scuole medie Ovidio e Falcone Borsellino e da Castelnuovo di Porto, comune a 35 km dalla Capitale, che vedrà alla partenza anche il sindaco Riccardo Travaglini e con lui i giovani del Cara, il Centro di Accoglienza per Richiedenti Asilo. Anche i giornalisti e i cittadini della rete NoBavaglio parteciperanno alla corsa.
Alla StraAntirazzismo ci si potrà iscrivere sabato al Villaggio di Miguel allestito da Cisalfa EUR e domenica mattina allo Stadio dei Marmi e al Ponte della Musica, fino a pochi minuti prima della partenza.
La storia della Corsa di Miguel parte il 9 gennaio del 2000, una data tutt’altro che casuale: proprio il 9 gennaio del 1978 Miguel Sanchez, podista e poeta argentino, venne rapito da un commando paramilitare, diventando uno dei quasi 30.000 desaparecidos vittime della dittatura.

Accoglienza clandestina: come si affronta e si racconta il fenomeno della migrazione in Italia e nel mondo

di Redazione GRS

2 novembre ore 14.30-16
via Galvani, 108 Porta Futuro, Roma

Via le Ong dal mare, sotto accusa il modello Riace con l’arresto del sindaco Mimmo Lucano, lo smantellamento del sistema Sprar, violenze razziali e discriminazioni quotidiane. In questo scenario cambia il modo di raccontare le migrazioni nel nostro Paese e anche in tutto il mondo. L’immigrazione continua ad essere associata alla questione sicurezza mentre dagli Usa all’Australia vanno in scena respingimenti di massa che ispirano “modelli” di accoglienza per i Paese europei.

Qual è il ruolo dei giornalisti in questo periodo storico? È sufficiente un “parlare civile” contro fake news e propaganda? Riescono fatti, dati e storie a contrastare il clima di odio e separazione? Il Giornale Radio Sociale propone una discussione che metta al centro il ruolo civile di chi fa informazione a ogni livello.

Ne discutiamo con Laura Bonasera – inviata di Nemo (Rai 2), Eleonora Camilli – agenzia stampa Redattore Sociale, Max Civili – Press Tv, Roberto Viviani – Baobab Experience.

Il dibattito si svolgerà all’interno del Salone Editoria Sociale di Roma in via Galvani 108 (Porta Futuro) dalle 14.30 alle 16: un appuntamento ormai storico per il Grs dal 2011 per fare il punto sull’informazione sociale e sui media del nostro Paese.

Hashtag #accoglienzaclandestina

Twitter @Grsociale – @SaloneEdSociale

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In India l’adulterio non è più un reato

di Redazione GRS

La Corte Suprema indiana ha stabilito che l’adulterio non è più un crimine, dichiarando incostituzionale e discriminatoria la legge in vigore dell’epoca coloniale. La vecchia norma infatti prevedeva che si considerassero reato i rapporti sessuali consensuali tra un uomo e una donna sposata senza il consenso del marito.
La Corte ha stabilito che il reato di adultero “perpetua lo status subordinato delle donne, nega la dignità e l’autonomia sessuale, e si basa su stereotipi di genere”.

Agenti 0011: anche lo sport per costruire città inclusive e sostenibili

di Redazione GRS

Torna “Agente 0011: Missione Inclusione”: giovani e cittadini sono pronti a raccogliere, per il secondo anno consecutivo, il testimone di una sfida ambiziosa: elaborare proposte concrete per rendere più inclusive e sostenibili le proprie città. Un progetto realizzato da Cesvi, ActionAid, VIS, Amref, CittadinanzAttiva, La Fabbrica, Asvis, e UISP, e co-finanziato da AICS, Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo.
“Agente 0011: Missione Inclusione” ha come scopo sensibilizzare e promuovere la comprensione critica e la mobilitazione della società civile italiana sugli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite (SDGs – Sustainable Development Goals), da raggiungere entro il 2030.

Quest’anno, a incoraggiare gli Agenti 0011, sarà Tommy Kuti, rapper di origine nigeriana di base a Brescia che ha aderito con entusiasmo al progetto. Le sue canzoni raccontano la condizione di ragazzo di origine straniera che cresce in un Paese in cui l’inclusione e la conoscenza dell’altro sono ancora temi aperti. Il rapper ha realizzato un video in cui racconta la sua storia di integrazione e in cui invita i membri della sua community a diventare un Agente 0011.
«Sono contento di fare la mia parte per questo progetto e di farlo partendo dal racconto della mia storia – spiega il rapper – alle elementari un insegnante decise di avviare un progetto multiculturale che permise ai miei compagni di conoscere la mia storia e la storia degli altri compagni. La conoscenza dell’altro è fondamentale perché ci permette di superare i pregiudizi».

Dopo essersi laureato nel Regno Unito, Tommy Kuti è tornato in Italia dove, grazie alla collaborazione con Fabri Fibra, è iniziato il suo successo. Oggi, è impegnato nella sfida di Pechino Express. «Andate in giro e bussate alla porta del vostro vicino di casa straniero e fategli delle domande – questo l’appello del rapper agli Agenti 0011.
La missione di quest’anno sarà infatti molto ambiziosa e per portarla a termine i ragazzi dovranno imparare ad ascoltare i cittadini del proprio territorio, comprendere come agire insieme per raccontarlo in modo nuovo e proporre soluzioni concrete per renderlo più accogliente e inclusivo.
La prima edizione del progetto ha coinvolto 1.400 giovani studenti in sei città italiane. Anche quest’anno, “Agente 0011: Missione Inclusione” si prepara a fare grandi numeri: otto città – Bergamo, Milano, Bologna, Roma, Napoli, Salerno, Lecce e Catania – per un totale di 1.600 studenti coinvolti. Durante il percorso ragazze e ragazzi saranno affiancati da Università,associazioni e istituzioni locali. In questa edizione, partecipano il Municipio 3 Milano e Municipio 1 di Roma, i Comuni di Bergamo, Bologna, Napoli, Catania, Lecce.
“Agente0011: Missione Inclusione” ha un portale dedicato www.agente0011.it., realizzato da La Fabbrica in collaborazione con il MIUR, per permettere a studenti e giovani di tutta Italia di diventare cittadini più responsabili e agenti in cambiamento grazie ad articoli di approfondimento, notizie dal mondo e missioni per attivarsi sul territorio.

Link utili:
Il portale Agente 0011 – Missione inclusione: http://www.agente0011.it/

Cesvi è un’organizzazione umanitaria italiana laica e indipendente, nata a Bergamo nel 1985. Presente in 20 Paesi, opera in tutto il mondo per supportare le popolazioni più vulnerabili nella promozione dei diritti umani, nel raggiungimento delle loro aspirazioni e per lo sviluppo sostenibile. Nel complesso scenario legato ai flussi migratori, Cesvi è impegnato sia nei Paesi di origine, transito e interessati dalla migrazione sud-sud sia in Italia, nella consapevolezza che accanto a strumenti di mitigazione servano anche interventi di sviluppo. Nel nostro Paese, in particolare, realizza progetti per l’integrazione e l’inclusione socioeconomica dei minori stranieri non accompagnati. Cesvi promuove inoltre campagne di sensibilizzazione per incoraggiare la cultura della solidarietà mondiale. Premiato tre volte con l’Oscar di Bilancio per la sua trasparenza, è parte del network europeo Alliance2015.

ActionAid (www.actionaid.it) “ActionAid è un’organizzazione internazionale indipendente impegnata in Italia e in 44 Paesi (distribuiti in 5 continenti) e collabora con più di 10mila partner, alleanze, ONG e movimenti sociali per combattere povertà e ingiustizia sociale. Da oltre 40 anni ActionAid si batte al fianco degli individui e delle comunità più povere e marginalizzate, consapevole che per realizzare un vero cambiamento sociale è necessario uno sforzo collettivo di solidarietà e giustizia. Un mondo equo e giusto per tutti: è questa la visione da cui ActionAid trae ispirazione e forza vitale. Per rendere questa visione del mondo una realtà concreta, ActionAid si è data una mission specifica da perseguire nei prossimi 10 anni: lavorare per promuovere e animare spazi di partecipazione democratica e per coinvolgere persone e comunità nella tutela dei propri diritti; collaborare a livello locale, nazionale e internazionale per realizzare il cambiamento e per far crescere l’equità sociale, migliorando la qualità della democrazia e sostenendo così chi vive in situazioni di povertà e marginalità”.

Amref (www.amref.it) Amref è la principale organizzazione sanitaria africana. Dal 1957 opera nelle comunità più remote dell’Africa, convinta che la salute nasca dal coinvolgimento attivo delle popolazioni, del personale locale e dei sistemi sanitari pubblici. Dal 1987 Amref è presente in Italia promuovendo programmi educativi nelle scuole, dialogando con le rappresentanze del personale sanitario e rafforzando l’accesso ai servizi nelle periferie urbane più svantaggiate.

Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile (ASviS – www.asvis.it) L’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile (ASviS) è nata il 3 febbraio del 2016, su iniziativa della Fondazione Unipolis e dell’Università di Roma “Tor Vergata”, per far crescere nella società italiana, nei soggetti economici e nelle istituzioni la consapevolezza dell’importanza dell’Agenda per lo sviluppo sostenibile e per mobilitarla allo scopo di realizzare gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile. L’Alleanza riunisce attualmente oltre 200 diverse istituzioni e reti della società civile.

Cittadinanzattiva (www.cittadinanzattiva.it) Cittadinanzattiva è un’organizzazione, fondata nel 1978, che promuove l’attivismo dei cittadini per la tutela dei diritti, la cura dei beni comuni, il sostegno alle persone in condizioni di debolezza. La nostra missione fa riferimento all’articolo 118, ultimo comma, della Costituzione, proposto proprio da noi e recepito nella riforma costituzionale del 2001. L’articolo 118 riconosce l’autonoma iniziativa dei cittadini, singoli e associati, per lo svolgimento di attività di interesse generale sulla base del principio di sussidiarietà. Cittadinanzattiva si occupa di: Salute, Politiche dei consumatori e servizi di pubblica utilità, Giustizia, Scuola, Cittadinanza europea, Valutazione della qualità dei servizi.

La Fabbrica (www.lafabbrica.net) La Fabbrica è un’agenzia di comunicazione internazionale attiva dal 1984. Specializzata nel creare progetti di corporate reputation in grado di veicolare i valori delle aziende, con una particolare esperienza nello sviluppo di progetti educational e percorsi esperienziali rivolti al mondo della scuola e delle giovani generazioni.

Uisp (www.uisp.it/nazionale) L’Uisp – Unione Italiana Sport Per tutti è una delle più grandi associazioni italiane, riconosciuta dal Coni come ente di promozione sportiva e dal Ministero del lavoro e del welfare come associazione di promozione sociale, e conta oltre 1.300.000 iscritti e 17.500 associazioni e società sportive affiliate. È nata nel 1948 per promuovere il diritto allo sport e i valori di solidarietà, inclusione e sostenibilità ambientale. Si batte per politiche pubbliche, nazionali e locali, che sostengano il valore sociale, educativo, sanitario dello sport per tutti i cittadini e in tutte le età della vita.

VIS (www.volint.it) Il VIS, Volontariato Internazionale per lo Sviluppo, è una Organizzazione Non Governativa (ONG) operante come agenzia educativa internazionale in numerosi paesi del sud del mondo a favore della gioventù vulnerabile, membro della rete di ONG salesiane Don Bosco Network (DBN) che lavorano nella cooperazione allo sviluppo. Per raggiungere la sua mission, legata allo sviluppo integrale ed olistico di bambini e giovani tramite azioni concepite, realizzate e valutate secondo l’approccio basato sui diritti umani (HRBA – Human Rights Based Approach), il VIS realizza interventi principalmente nel settore dell’educazione e della formazione professionale, missione fondamentale dei Salesiani di Don Bosco, principali partner con i quali il VIS realizza i suoi interventi in tutto il mondo.

Lettera aperta dell’Uisp: “Chiediamo correttezza alla promozione sportiva”

di Redazione GRS

Roma, 24 settembre. In questa seconda lettera aperta al mondo sportivo e alle istituzioni, l’Uisp chiede correttezza e qualità all’intero mondo della promozione sportiva italiana. L’attività fisica e motoria è diventata una porzione importante nel progetto di vita di tutte le persone: non c’è più posto per gli “azzeccagarbugli”, nè per chi promette algoritmi miracolosi. Le società sportive sono il nervo del sistema sportivo italiano. Esigono rispetto, serietà, competenza. L’Uisp avvia la nuova stagione sportiva così, e mette a disposizione “radici” e futuro di una storia che va avanti da 70 anni. Per i diritti e lo sport sociale, per la salute e l’ambiente, per l’integrazione e la solidarietà.

Vincenzo Manco, presidente nazionale Uisp, indirizza questa lettera aperta ad istituzioni, sistema sportivo, terzo settore e cittadini: “Eccoci, siamo tornati! Ci eravamo lasciati poco prima di un’estate che purtroppo si è scoperta particolarmente tragica per i fatti che hanno causato le vittime del ponte di Genova e del Raganello, ai cui familiari la Uisp esprime ancora una volta la propria vicinanza.

Noi stiamo entrando nel vivo delle celebrazioni del nostro 70°. Una Uisp che nasce come Unione Italiana Sport Popolare e che all’alba degli anni novanta diventerà Unione Italiana Sport Per tutti. Un enorme salto culturale, dalla popolarizzazione e diffusione della pratica sportiva ad una denominazione più moderna ed attinente ad un fenomeno sociale in mutamento in Italia e nel mondo, che guarda soprattutto alle esperienze di stampo nord europeo.

Storie di milioni di donne e uomini che hanno fatto della pratica sportiva un vero e proprio percorso di emancipazione, di impegno per l’acquisizione di diritti di cittadinanza, di dignità. Attraversando e influenzando non solo il sistema sportivo ma anche la cultura sociale e politica del Paese. Lo sport dei cittadini come grande risorsa pedagogica e le società sportive che ne compongono la galassia come presidi e antenne territoriali, comunità sociali capaci di offrire attività motorie attraverso cui formare cittadini attivi, di generazioni diverse, che costruiscono partecipazione, si allenano alla democrazia, promuovono eguaglianza, giustizia sociale, libertà.

Mentre la Uisp avanza nel toccare le tappe del cammino nella propria memoria che è storia sociale di tutta la comunità nazionale, l’Italia sportiva è in ansia per le sorti relative all’espulsione di Ronaldo in Champions League e per la candidatura alle olimpiadi invernali 2026. Vive l’ambascia di una serie B del calcio, tra ricorsi, Tar e Collegio di garanzia, tanto per fare alcuni esempi.

E allora sorgono spontaneamente delle domande. C’è solo un problema che riguarda lo stato di salute del calcio, definito “indecoroso” dal Sottosegretario con delega allo sport Giancarlo Giorgetti e sostanzialmente “a rischio”, come invece sottolineato dal presidente Coni Giovanni Malagò, oppure sta diventando sempre più evidente che qualcosa di particolarmente profondo sta attraversando lo sport italiano, fatte le dovute eccezioni e al netto dei risultati che si raggiungono? Considerando che per sport intendiamo la cultura sportiva diffusa, non solo la pratica codificata, bensì quel fenomeno di massa che sempre di più accresce la consapevolezza che l’attività motoria è diventata parte del progetto di vita di ogni persona e che declina il proprio benessere in virtù di sani stili di vita.

Poi osserviamo il fronte degli Enti di Promozione Sportiva e ci chiediamo: ma tutto ciò non è argomento che ci riguarda? Non è un preciso nostro dovere di rappresentanza aprire un dibattito pubblico per capire che tipo di contributo culturale, sociale e organizzativo possiamo (dobbiamo?) dare poiché le sorti della cultura sportiva del paese stanno a cuore anche a noi? Edoardo Bennato, cantautore napoletano, nel 1980 pubblicava l’LP “Sono solo canzonette” e una traccia di quell’album, dedicata a Capitan Uncino, apriva con un grido di allarme: “ciurmaaaa, questo silenzio cos’è”?

Fatti salvi alcuni Enti che, siamo sicuri, condividono con noi un comune sentire, tanti continuano a caratterizzarsi per un silenzio assordante, perché invece è particolarmente rumorosa, costante, attiva la loro propensione a intervenire sul territorio per sottrarre società sportive e attività “vendendo” tessere e assicurazioni a basso costo, servendosi spesso di associazioni di secondo livello, non organizzando, pertanto, attività direttamente come invece le norme prescrivono. Raccontando che alcune attività sportive e discipline non riconosciute dalla delibera del Coni possono continuare a farsi, magari mascherandole e offrendo escamotage da azzeccagarbugli

Per non parlare dei “diplomifici e brevettifici” che stanno proliferando e che rappresentano il solito segreto di pulcinella. In pochissime ore porti a casa la tua qualifica, senza colpo ferire e dicendo che potrai usarla anche professionalmente e al di fuori del proprio ambito associativo. Tutto questo perché non si sta organizzando la promozione sportiva, ma si è semplicemente trovato l’algoritmo che poi permette di intercettare le risorse pubbliche. “Venghino siori, venghino”, il circo Barnum è arrivato in città!

Ma noi no! Cantava Augusto Daolio, storico frontman dei Nomadi. Noi non vogliamo starci, non abbiamo nessuna intenzione di prendere in giro né i nostri soci e le società sportive che a noi fanno riferimento né tantomeno le istituzioni pubbliche. Cerchiamo invece un reale, corretto, trasparente e responsabile rapporto di sussidiarietà nei confronti di tutti costoro. Le nostre società sportive non ci sentiranno mai dire “puoi fare lo stesso”, piuttosto stiamo chiudendo in questi giorni tutti i regolamenti tecnici e formativi per arrivare pronti alle nuove scadenze del registro Coni 2.0.

Altri invece preferiscono lucrare per poi abbandonarle nel caso di contenziosi che si dovessero aprire con gli enti preposti ai controlli che al Coni stiamo chiedendo da tempo. Noi, siamo perfetti? Figuriamoci! Ma affrontiamo le nostre scelte con grande umiltà o almeno ci proviamo. Ecco, nessuno però può rimproverarci che non ce la stiamo mettendo tutta. Abbiamo fatto iniziative pubbliche che parlano da sé, ci mettiamo la faccia, per questo le nostre basi associative non le lasceremo mai sole.

E’ la forza della nostra storia che ci chiede coerenza. Essendo nata, come dicevamo prima, con le società sportive, con l’apporto volontario di milioni di persone che hanno sottratto tempo alle proprie famiglie per offrire un’educazione non solo sportiva ma soprattutto civica ai nostri figli, per renderli buoni cittadini. Noi non vogliamo tradire questo patrimonio glorioso, l’orgoglio di un giacimento sociale che ha contribuito ad emancipare fasce larghissime di popolazione.

Il 2018 coincide con tante ricorrenze e tra queste anche i cinquant’anni dal famoso ’68. In questa occasione a noi piace ricordarlo però con la canzone di Francesco De Gregori: “ma Nino non aver paura di tirare un calcio di rigore…un giocatore lo vedi dal coraggio, dall’altruismo e dalla fantasia”. Soprattutto dal coraggio, aggiungiamo noi. Orsù, è arrivato il momento per tutti!

Mediterraneo senza ONG: quale futuro?

di Redazione GRS

Il tema delle migrazioni è da molti mesi al centro del dibattito pubblico. Un argomento su cui si gioca una perenne campagna elettorale e che ha portato ad una politica molto dura, da parte del governo italiano, sui diritti dei migranti e nei confronti delle organizzazioni impegnate nell’aiuto in mare.

La progressiva chiusura dei porti italiani ha avuto come risultato il delinearsi di uno scenario allarmante: a soccorrere le imbarcazioni che affrontano la traversata del Mediterraneo centrale non c’è più nessuna ong.

Spesso ingiustamente criminalizzate, le organizzazioni non governative hanno svolto negli ultimi anni un compito arduo e pieno di insidie: garantire condizioni di sicurezza e salvare vite umane.

Cosa succederà adesso? Ne abbiamo parlato con Silvia Stilli, portavoce di AOI, associazione delle organizzazioni italiane di cooperazione e solidarietà internazionale.

«Ci sono gli attacchi in Siria e la situazione esplosiva in Libia: questa gente non smetterà di partire. Dov’è la politica? Non c’è nessuna strategia ma solo un’uscita di immagine. La situazione è esattamente quella che è sempre stata senza alcuna strategia con la quale confrontarci»

 

Il contesto internazionale è molto delicato, e gli scenari di crisi, fra tutti la situazione della Libia e della Siria, impongono la necessità di una diversa politica di accoglienza. Come ci spiega il giornalista di Radio Tre Mondo Roberto Zichittella

«Se si sceglie di andare avanti con questa linea di chiusura dei porti, se quete persone riusciranno a partire non si sa dove andranno e probabilmente si ripeteranno vicende come quelle che abbiamo visto in questi ultimi mesi. In Libia molte ong in questi ultimi giorni non hanno potuto operare come facevano nelle scorse settimane in seguito al crescente clima di violenza, quindi il loro lavoro si è fatto difficile sia sul campo che in mare»

 

In questa situazione, l’opinione pubblica svolge un ruolo cruciale. Ma se da un lato le politiche del governo italiano sembrano avere un largo consenso, c’è una parte di cittadini che si oppone. Un’Italia aperta, solidale, pronta ad affrontare il problema con un approccio diverso.

Nei giorni scorsi ha spopolato sui social network l’intervista, piuttosto colorita, di Ivano, uno dei manifestanti che ha partecipato al sit-in di accoglienza per i migranti della nave Diciotti davanti al centro “Mondo Migliore” di di Rocca di Papa.

Parole semplici che sono però riuscite a sintetizzare il sentimento di molte persone. Ai nostri microfoni la giornalista di La 7 Laura Bonasera, autrice dell’intervista ad Ivano durante la trasmissione “In Onda”

«Si può toccare con mano che c’è una parte di questo paese che magari non ha i riflettori puntati, ma che si ribella a questo tipo di politica e che vuole un paese antirazzista, che proclama l’antifascismo e che sostiene che nessuno in questo paese possa essere considerato clandestino o illegale. Ivano è diventato l’eroe nazionale semplicemente perchè ha incarnato la resistenza di questi valori a prescindere da un’organizzazione politica».

Servizio Civile, appeso a un filo l’esercito dei centomila

di Redazione GRS

41.000 ragazzi in servizio civile, un esercito pacifico e laborioso che nel corso degli ultimi trent’anni ha cambiato più volte fisionomia e ragion d’essere. Qualche giorno fa a Roma il Cnesc – Conferenza nazionale enti servizio civile ha presentato il XVII rapporto annuale, con numeri che descrivono un fenomeno importante e pongono interrogativi al nuovo governo. Che cos’è oggi il servizio civile? Qual è il suo futuro? Per molti giovani è la prima esperienza di contatto reale con la società e col mondo del lavoro, dopo la formazione scolastica e universitaria, per altri la possibilità di cimentarsi con problematiche sociali, proiettate alla difesa dell’ambiente, all’assistenza, al contrasto delle povertà. Ma c’è anche chi parla di ammortizzatore sociale o di preavviamento al lavoro.  Eppure il servizio civile in Italia è nato come alternativa al servizio militare. Che cosa è rimasto di quei valori pacifisti e della cultura non violenta?

Tornando indietro nel tempo ricordiamo che sulla spinta dei primi movimenti pacifisti del 68 e contrari alla guerra in Vietnam, venne approvata la legge 15 dicembre 1972, n. 772 che dava il diritto all’obiezione e al servizio civile sostitutivo per motivi morali, religiosi e filosofici. La legge “Marcora” rese possibile la scarcerazione dei giovani obiettori di coscienza e contemporaneamente segnò un cambiamento storico nella legislazione italiana, nonostante rendesse più oneroso il servizio civile rispetto a quello militare.  Il numero di obiettori è andato crescendo: 16.000 domande nel 1990, 30.000 domande nel 1994, 70.000 nel 1998. Nel luglio del 1998 si giunge all’approvazione della legge 230 che sancisce il pieno riconoscimento giuridico dell’obiezione di coscienza. Con questa ultima legge l’obiezione di coscienza non è più un beneficio concesso dallo Stato, ma diventa un diritto della persona: il Servizio Civile rappresenta un modo alternativo di “servire la patria”. Dal 1° gennaio 2005 viene sospesa in Italia la leva militare obbligatoria. Con la legge 64 del 2001 viene istituito il Servizio Civile Nazionale che prevede il raggiungimento di finalità sociali e la realizzazione dei principi costituzionali di solidarietà, attraverso la tutela dei diritti sociali, del patrimonio storico-ambientale, della protezione civile. Con il decreto del 16 marzo 2017 la materia viene ulteriormente riformata, viene istituito il cosiddetto servizio civile universale e si tratta del primo decreto attuativo della riforma del terzo settore.

Con l’istituzione del servizio civile universale vengono allargati i confini dei possibili utenti del servizio. Allo stato vengono attribuite importanti funzioni di programmazione, verifica ed assegnazione di risorse. Caratteristiche che rendono particolarmente incisivo il ruolo del governo, che nel frattempo è cambiato. Secondo ipresidente della Cnesc, Licio Palazzini per garantire il funzionamento del servizio civile c’è bisogno in primo luogo di risorse economiche adeguate stimate in 350 milioni di euro all’anno per garantire la partenza di almeno 45mila giovani in servizio. Poi è necessario un atto di volontà di coordinamento e di dialogo: con le Regioni e con il Terzo settore per proporre programmi che incontrino il consenso dei cittadini ma che trovino anche organizzazioni pronte a saperli realizzare.

Centomila ragazzi in servizio civile nel 2019: rimane ancora un obiettivo credibile? Il governo Conte saprà garantire un budget sufficiente in legge di bilancio?

Il responsabile del servizio civile presso la Focsiv, Primo Di Blasio prevede che per il 2019 potranno essere messi in servizio civile circa 50mila giovani. Ma anche lui esprime la grande preoccupazione per la dotazione finanziaria prevista per il 2019, che ad oggi è di poco più di 100milioni di euro rispetto ai 300 trovati per il 2018, che significa che nel 2019 potrebbero partire solamente poco più di 20 mila giovani. Il Governo dovrebbe trovare quindi le risorse aggiuntive per garantire gli stessi numeri degli scorsi anni, e se questo non avvenisse la situazione del servizio civile, cresciuta significativamente negli ultimi 4 anni, avrebbe ricadute negative oltre che sui giovani, anche sulle organizzazioni che in questi anni sono cresciute e sono in grado di presentare progetti per almeno 60mila posti.

 

Il link audio al GRS week, alla cui realizzazione hanno collaborato Anna Monterubbianesi, Ivano Maiorella e Francesca Spanò è disponibile qui: www.giornaleradiosociale.it/audio/28292018/