Sport e Salute ed Anci lanciano il progetto con cui i parchi italiani diventeranno nuove case dello sport. Il servizio di Elena Fiorani.
L’idea alla base del progetto è trasformare i parchi cittadini in palestre a cielo aperto che possano consentire a persone di tutte le età di praticare un’attività sportiva e motoria gratuitamente. In questa fase complicatissima di chiusure e di emergenze gli spazi all’aria aperta rappresentano per il mondo dello sport uno dei pochi sentieri ancora percorribili per proporre attività e restare in contatto con soci e tesserati.
Così Sport e Salute e Anci, hanno deciso di lanciare un concorso rivolto agli ottomila comuni italiani che potranno partecipare progettando un utilizzo degli spazi verdi dedicato allo sport. Saranno dotati di attrezzature sportive, ma anche di strumenti attraverso cui accedere a istruzioni, consigli e aneddoti su come muoversi in sicurezza. Sport e Salute metterà a disposizione gli attrezzi, con fondi pubblici e privati.
Rowing for cure
Ha preso il via a Formia il progetto realizzato dall’Associazione Sportiva “Nautilus – Scuola di mare”, rivolto al mondo delle donne. L’iniziativa prevede, infatti, la creazione di un polo sportivo di prevenzione oncologica che utilizzerà le discipline remiere come strumento coinvolgente, stimolante ed efficace per la prevenzione dei tumori al seno e per le cure pre e post operatorie.
Il progetto è realizzato con il fondamentale contributo della Fondazione Terzo Pilastro – Internazionale. Il reclutamento delle pazienti, iniziato nel mese di ottobre 2020, ha permesso la creazione di un gruppo di dodici donne divise in 3 team da 4, che sono diventate parte attiva del progetto. Le attività prevedono l’intersecazione di notevoli ed articolate risorse: Il supporto medico-oncologico, il supporto tecnico-sportivo, il supporto psicologico, il supporto nutrizionale ed il supporto logistico. Il Reale Yacht Club Canottieri Savoia di Napoli ha dato la propria disponibilità ad ospitare le prime fasi operative.
Successivamente, le beneficiarie dell’iniziativa parteciperanno alle attività in mare nella splendida “Costa d’ Ulisse”, compresa nel litorale laziale che va da Scauri a Sperlonga (LT). Inoltre saranno ospiti del Centro di Preparazione Olimpica “Bruno Zauli” a Formia, che offrirà le proprie strutture all’avanguardia al fine di elevare lo standard tecnico-scientifico dell’iniziativa.
Ampio spazio sarà dedicato all’insegnamento del gesto tecnico, fondamentale per la corretta attuazione dei protocolli. Un movimento morbido e correttamente applicato renderà, infatti, ancora più efficace l’azione di vascolarizzazione e di ritonificazione muscolare. Elemento
di punta, al fine dell’ottimizzazione dei tempi e dei modi, è rappresentato dal coinvolgimento emozionale e dello spirito di corpo che una disciplina come il canottaggio può offrire.
Lo sport del remo in equipaggio è unanimemente riconosciuto come “lavoro di squadra” per
eccellenza, dove il movimento sincrono viene applicato all’unisono, equalizzando i respiri, i battiti e le emozioni. Condividere con le compagne di equipaggio attimi di vita in mare, alla luce delle eguali esperienze vissute di malattia e di rinascita, fortifica ed unisce in maniera indelebile.
No home
A Bologna un gioco per riflettere su chi non ha una casa. Grazie a 10 persone senza dimora che hanno scritto la loro storia, dando vita ad un puzzle composto di 27 tessere illustrate con cui sfidare il giocatore. Obiettivo: comporre e ricomporre, secondo la propria visione, un palazzo immaginario con misteriosi inquilini, vie di fuga o angoli di intimità.
Loredana, Yassine, Pietro, Francesco, Hassan, Riccardo… Sono i nomi di alcuni dei 10 senza fissa dimora di Bologna che hanno dato il loro contributo, scrivendo la loro storia, alla creazione di “No home”, gioco da tavola per sensibilizzare il pubblico sul tema della ‘casa’ e soprattutto, aprendo una riflessione su chi non ce l’ha. Da un’idea del Collettivo Franco di Bologna, il gioco è un puzzle di 27 tessere illustrate, ispirato al ‘Paesaggio Infinito’, pensato per sfidare il giocatore a comporre e ricomporre, secondo la propria visione, la forma di un palazzo immaginario.
Ogni tessera è accompagnata, sul retro, da brevi testi sia di scrittori professionisti che di scrittori senza fissa dimora. I loro racconti sono il frutto di un laboratorio precedente di Piazza Grande. L’obiettivo degli illustratori e dei grafici Collettivo Franco, che nasce dall’esperienza di Checkpoint Charly, laboratorio artistico condiviso di Bologna, è dare un aiuto concreto all’associazione Piazza Grande, cooperativa sociale che dal 1997 svolge attività di supporto ai senza tetto della città, guidate dalla pubblicazione dell’omonimo giornale. Da qui, il lancio di una campagna di crowdfunding sulla piattaforma Produzioni dal basso, utile sia per sostenere i costi di produzione del gioco, sia per aiutare Piazza Grande.
Il 30% di tutto il ricavato infatti andrà in beneficenza all’associazione, ma l’illustratrice Elena Guidolin, precisa che anche metà del prezzo (10 euro su 20) delle copie che saranno vendute ‘fuori’ dalla raccolta fondi andrà a Piazza Grande. Tra gli scrittori professionisti che hanno scritto alcuni testi per il retro delle carte da gioco c’è anche Jonathan Bazzi, tra i finalisti dell’ultima edizione del Premio Strega.
di Pierluigi Lantieri
Tecnologia antirazzista
La federazione calcistica scozzese ha lanciato uno strumento online per raccogliere segnalazioni di episodi di discriminazione sui campi di calcio di qualsiasi livello, anche dilettantistico. Raggiungibile sul sito o tramite app, lo strumento permette a chiunque, di segnalare episodi subiti o di cui si è stati testimoni. Un passo decisivo per fare del rettangolo verde un luogo sicuro e inclusivo.
Doppio passo
E’ il titolo della graphic novel dedicata a Lily Parr, prima icona del calcio femminile, vissuta negli anni della prima guerra mondiale. Una storia in cui realtà e immaginazione si uniscono per scoprire la vita di una donna dal talento straordinario e dalla personalità anticonvenzionale che per tutta la vita ha sfidato i pregiudizi e gli stereotipi di genere, sia dentro che fuori dal campo.
Per la collana Prima Graphic, un nuovo libro tra fumetto e albo illustrato, scritto da Alice Keller e disegnato da Veronica Truttero, già autrici con Sinnos di diversi libri tra cui Controcorrente. Martin Kell è l’ultimo di quattro fratelli e a calcio è un vero disastro. Eppure è costretto a giocare nelle combattutissime partite che si disputano tra i cortili di St. Helens. In quegli stessi cortili, con il suo pallone, si aggira anche Lilian Parr, detta Lily, che ha un tiro incredibilmente forte e che è destinata a diventare la più grande calciatrice di tutti i tempi.
Durante la Prima Guerra Mondiale, mentre gli uomini sono impegnati sul fronte e le donne a lavorare nelle fabbriche, ogni domenica i ragazzi di St. Helens, in Inghilterra, si sfidano a calcio nei cortili delle case vicino alla fabbrica. Anche Martin deve giocare, ma lui e il pallone vanno tutt’altro che d’accordo. Un giorno si imbatte in Lily, che sembra la sua sosia, ma a calcio è un vero fenomeno. L’idea di uno scambio di identità piace a entrambi, ma le conseguenze andranno al di là delle partite di quartiere…
Un sogno interrotto
E’ quello dei ragazzi di Tam Tam Basketball di Castel Volturno. Il servizio di Elena Fiorani.
In seguito agli ultimi Dpcm, va in stand by ancora una volta il sogno, divenuto già in parte realtà, della Tam Tam Basketball, associazione sportiva di Castel Volturno che è riuscita, anche grazie al sostegno di media e social, a far rientrare nell’ultima legge di bilancio una norma che permette ai minorenni stranieri di partecipare a competizioni ufficiali, superando lo scoglio legale che imponeva un massimo di “due componenti stranieri” per squadra.
Un vero problema per la Tam tam, composta esclusivamente da minorenni stranieri di seconda generazione. La squadra offre un’opportunità di crescita e socialità cruciale per questi ragazzi, italiani a tutti gli effetti, ma limitati da leggi miopi e da un processo di integrazione ostacolato da ogni fronte. Ora coach Massimo Antonelli si chiede: “Cosa resta a questi ragazzi senza praticare un po’ di sport, in un contesto dove il crimine e il disagio sono sempre in agguato?”
#nevergiveup
“Non so se vinceremo, ma so che non ci daremo mai per vinti”, la celebre frase di Pep Guardiola sarà l’hashtag dell’appuntamento in diretta facebook di stasera durante il quale alcuni campioni sportivi racconteranno una loro esperienza difficile ma felicemente superata per testimoniare vicinanza a chi vive con la Sla e ribadire l’importanza di sostenere la ricerca per trovare al più presto una terapia efficace.
Appuntamento in diretta su facebook, stasera alle 21, con i campioni di sport e solidarietà Gianluca Vialli e Massimo Mauro che dialogheranno con la giornalista Ilaria D’Amico, l’allenatore di calcio Pep Guardiola, il golfista Emanuele ‘Peppo’ Canonica e l’imprenditore Guido Celada, che racconteranno la propria esperienza #nevergiveup, un’esperienza difficile ma superata, nella loro professione ma anche nella vita, per testimoniare vicinanza a tutti coloro che vivono con la SLA e ribadire l’importanza di sostenere la ricerca per trovare al più presto una terapia efficace.
Quella di giovedì sarà la seconda puntata di #distrattimavicini, la rubrica di dirette Facebook lanciata da AISLA, Associazione Italiana Sclerosi Laterale Amiotrofica, insieme a Fondazione Vialli e Mauro per la Ricerca e lo Sport, con l’obiettivo di raccogliere nuove risorse da destinare alla ricerca scientifica d’eccellenza sulla SLA, malattia complessa che oggi coinvolge 6000 persone in Italia. La piattaforma attraverso cui è possibile dare il proprio contributo a sostegno del lavoro dei ricercatori è https://nevergiveup.aisla.it.
Alla diretta di giovedì seguiranno altre tre puntate in programma il 23 novembre, il 10 e 21 dicembre con la partecipazione di altri grandi campioni. Il ricavato raccolto sarà destinato a finanziare un nuovo progetto di ricerca scientifica tra i vincitori del Bando 2020 di AriSLA, Fondazione Italiana per la ricerca sulla SLA, finalizzato a una maggiore comprensione della malattia e a mettere a punto metodologie per lo sviluppo di nuove terapie e per la diagnostica.
Gare da asporto
A Bologna parte il progetto che propone attività motorie organizzate direttamente nei cortili dei palazzi. La possibilità di un nuovo lockdown ha spinto l’associazione “Infanzia al centro” a cercare soluzioni per rispondere al bisogno di socialità e migliorare la salute psico-fisica delle persone, sempre nel rispetto delle regole e con l’aiuto di allenatori ed educatori sportivi.
“L’a-sport-o” nasce per rispondere al bisogno di non limitare l’attività fisica, che significa anche salute, benessere e prevenzione, in una fase in cui le palestre e i centri sportivi sono chiusi per via dell’emergenza sanitaria. Così, allenatori ed educatori sportivi si recano direttamente nei condomini per organizzare attività motorie all’aperto, ad esempio nei cortili dei palazzi o sotto un portico. Il progetto si rivolge a persone anziane, bambini e famiglie, con attività sportive da svolgere a distanza all’aria aperta, come ginnastica dolce e psicomotricità. Lo sport va inteso come benessere, come possibilità di movimento, come salute psicofisica, e in una fase come questa è ancora più importante praticarlo.
Giochi aperti
Alle Paralimpiadi di Tokyo 2020 ci sarà la squadra di atleti rifugiati. La rappresentativa sarà composta da un massimo di sei sportivi: il Comitato paralimpico internazionale fornirà loro sostegno nel percorso agonistico, con la collaborazione dell’Unhcr. A Rio 2016 due richiedenti asilo parteciparono come atleti paralimpici ma è la prima volta che viene ipotizzato un percorso di selezione.
Le Paralimpiadi di Tokyo 2020, a causa della pandemia si svolgeranno in Giappone fra dieci mesi, dal 24 agosto al 5 settembre 2021. La decisione è del Comitato paralimpico internazionale (Ipc), che si avvarrà dell’aiuto dell’Unhcr, l’agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati, per individuare e selezionare gli atleti che parteciperanno effettivamente alle gare. La squadra, che prenderà il nome di “rappresentativa paralimpica di rifugiati” (Rpt) sarà composta da un massimo di sei atleti. Non è una novità assoluta, perché già in occasione dei Giochi di Rio 2016 due rifugiati parteciparono come atleti paralimpici indipendenti (il siriano Ibrahim Al Hussein nel nuoto S9 e l’iraniano Shahrad Nasajpour nel lancio del disco F37), ma è la prima volta che viene ipotizzato un preciso percorso di selezione.
A guidare il team è stata chiamata Ileana Rodriguez, lei stessa ex rifugiata e nuotatrice paralimpica ai Giochi di Londra 2012, nominata “Chef de Mission” della rappresentativa. Lavorerà con l’Ipc per selezionare gli atleti che andranno a Tokyo, selezione che si preannuncia non facile dato che i potenziali atleti paralimpici rifugiati sono molti e tecnicamente di grande livello. L’Ipc offrirà alla rappresentativa il suo supporto prima e durante le competizioni e aiuterà gli atleti che saranno individuati come potenziali partecipanti a raggiungere l’obiettivo della qualificazione ai Giochi: ciò avverrà ad esempio sostenendoli nella fase di preparazione, fornendo loro uno staff tecnico che possa seguirli nel loro percorso agonistico.
La selezione da parte dell’Ipc si baserà principalmente sulle prestazioni e sul rispetto dei criteri di ammissibilità. Per entrare a far parte del team Rpt gli atleti devono avere lo status di rifugiati in conformità con la legge internazionale, nazionale o regionale, e naturalmente dovranno raggiungere i risultati agonistici sufficienti per la qualificazione. Al momento nessun atleta rifugiato è stato selezionato per i Giochi di Tokyo.
“Sport e diritti umani”
Al via la terza edizione del premio promosso da Amnesty International Italia e Sport4Society per riconoscere gesti simbolici o concreti in favore dei diritti umani nell’ambiente sportivo. Fino al 31 marzo 2021 sarà possibile segnalare un atleta, una squadra o un gruppo sportivo che, nel corso del 2020, si sia reso protagonista di un’azione coerente coi valori positivi dello sport.
Per effettuare segnalazioni scrivere all’indirizzo info@sportedirittiumani, presentando la persona o il team che, con un gesto pubblico, una presa di posizione, un’azione coerente coi valori positivi dello sport, abbia contribuito alla promozione della cultura dei
diritti umani nel nostro paese.
Il premio 2019 è stato conferito a Pietro Aradori, giocatore di pallacanestro di fama internazionale, mentre il premio del 2020 è andato al Pescara Calcio per l’impegno dimostrato nel contrastare il discorso d’odio, il razzismo e la discriminazione.
Le candidature saranno selezionate da Amnesty International Italia e Sport4Society e proposte, per la scelta finale, alla giuria del premio presieduta da Riccardo Cucchi e di cui fanno parte, oltre a esponenti delle due associazioni, anche Luca Corsolini, Vittorio Di Trapani, Angelo Mangiante e Jacopo Tognon.




