Un provvedimento a lungo atteso – La Commissione Affari sociali della Camera ha svolto ieri le audizioni con le associazioni per il disegno di legge sul riconoscimento dei caregiver familiari. Fish e Uici hanno espresso apprezzamento per il testo, chiedendo tuttavia alcuni correttivi per rafforzare l’efficacia della norma.
COMUNICATO UICI:
Oggi, presso la Commissione Affari Sociali della Camera dei Deputati il Presidente Mario Barbuto è stato audito sul disegno di legge AC 2789 sul caregiver familiare, un provvedimento atteso da anni da milioni di famiglie italiane. Il testo rappresenta senza dubbio un primo passo importante: riconosce formalmente la figura del caregiver e la collega al progetto di vita previsto dalla riforma della disabilità. È un segnale di attenzione verso chi ogni giorno sostiene, spesso nel silenzio, il peso dell’assistenza a una persona non autosufficiente.
Proprio per rendere questa legge più giusta ed efficace, l’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti ha presentato una memoria con alcun idee di emendamenti e proposte migliorative.
In particolare abbiamo chiesto:
• revisione dei requisiti di accesso al sostegno economico, oggi troppo restrittivi
a) superare la soglia rigida delle 91 ore settimanali di assistenza con una modulazione graduata;
b) adeguare con maggiore flessibilità i limiti ISEE sostituendo il limite fisso di 15000 mila euro con una soglia progressiva più equa e di maggiore impatto;
• superare i criteri rigidi di convivenza consentendo il riconoscimento del caregiver anche quando non convivente, non residente nello stesso comune poiché molti caregiver assistono genitori o parenti senza convivenza, spesso residenti in comuni vicini.
• Rafforzare le misure di conciliazione lavoro – cura, per evitare che chi assiste un familiare sia costretto a rinunciare alla propria occupazione;
• Riconoscimento previdenziale dei periodi di assistenza, affinché anni dedicati alla cura non diventino anni di penalizzazione pensionistica;
• Potenziare i servizi di sollievo e di supporto territoriale, perché nessun caregiver deve essere lasciato solo;
• Istituire un Osservatorio Nazionalee con funzione di monitoraggio dell’applicazione della legge. Mario Barbuto”
Continueremo a lavorare affinché, nel corso dell’iter parlamentare, questo provvedimento possa essere ulteriormente migliorato e diventare una risposta concreta capace di sostenere davvero e rafforzare il sistema di welfare del nostro Paese.”
COMUNICATO FISH:
La Federazione Italiana per i Diritti delle Persone con disabilità e Famiglie (FISH) e le associazioni aderenti esprimono vivo apprezzamento per il disegno di legge sul riconoscimento del caregiver familiare, un intervento atteso da decenni che segna un passo fondamentale verso il pieno riconoscimento di chi quotidianamente assiste e sostiene persone con disabilità, garantendo inclusione e dignità.
Pur valutando positivamente l’impianto della legge, la memoria depositata e la discussione odierna in audizione, presso la XII Commissione Affari sociali della Camera dei Deputati, evidenzia la necessità di correttivi volti a rafforzare l’efficacia della norma. Tra le proposte principali figurano la libertà di scelta della persona con disabilità, la revisione del monte ore richiesto per la qualifica di caregiver (art 2), che verrebbe ridotta a 70 ore per i conviventi e a 18 ore per i non conviventi.
La Federazione richiede, inoltre, il potenziamento del contributo economico, previsto dal 1° gennaio 2027 per chi si registrerà al portale INPS entro ottobre 2026, e la conferma della natura esentasse del beneficio, escludendolo dal calcolo del reddito imponibile e dell’ISEE. La FISH chiede, infatti, l’eliminazione della soglia dei 3000 euro lordi anni per chi non svolge attività lavorativa e la soglia ISEE dei 15000 euro, stabilendo invece come soglia quella prevista per il riconoscimento dell’assegno Unico e Universale (AUU). In caso di co-caregiving, il contributo dovrebbe essere ripartito equamente tra entrambi i genitori (art 13).
La FISH propone anche l’istituzione di un Fondo integrativo volontario presso l’INPS (art 13 – bis) per ampliare le risorse destinate ai caregiver, finanziato esclusivamente da contributi volontari dei lavoratori, professionisti e donazioni pubbliche o private, senza gravare sulle risorse statali obbligatorie.
Altro punto centrale riguarda la previdenza dei caregiver (art. 13-ter): entro dodici mesi dall’entrata in vigore della legge, si auspica un decreto legislativo che garantisca contributi figurativi per l’intero periodo di assistenza, calcolati su base 54 ore settimanali, interamente a carico dello Stato, dal momento del riconoscimento ufficiale del ruolo di caregiver.
Infine, sul tema della qualifica del caregiver, attualmente collegata al numero di ore settimanali, la FISH propone tre alternative per uniformare i criteri su tutto il territorio nazionale: fissare soglie minime nazionali, basarsi sul carico di cura effettivo certificato da strumenti ufficiali (PAI o Progetto di Vita), o definire standard omogenei tramite decreto specifico.
“In questo momento storico, sottolinea la Federazione, è fondamentale che la Commissione e le istituzioni competenti assumano piena responsabilità, rafforzando il provvedimento per trasformarlo in uno strumento concreto di riconoscimento, tutela e sostegno dei caregiver familiari. Migliaia di famiglie attendono da anni questo passo: il Parlamento deve approvare una norma solida, equa e capace di rispondere ai bisogni reali delle persone e delle comunità.”
Ottant’anni dal primo voto delle donne alle amministrative del 1946
Un diritto di tutte – Ottanta anni fa le donne votarono per la prima volta in Italia per le elezioni amministrative del 1946.
Ascoltiamo la testimonianza della partigiana Luciana Romoli.
Export di armi italiane +157% in cinque anni: ora siamo sesti al mondo
Di male in peggio – Le esportazioni di armi dall’Italia sono aumentate del 157% negli ultimi cinque anni: lo dicono i dati pubblicati dal Sipri che indicano come il nostro Paese sia passato dal decimo al sesto posto nella classifica globale. Il primo Paese destinatario delle forniture è l’Ucraina, seguito da India, Arabia Saudita, Qatar e Pakistan.
L’incremento ha come riferimenti i periodi 2016-2020 e 2021-2025. Secondo il Sipri, che ha sede in Svezia, circa il 59 per cento delle esportazioni italiane è andata in Medio Oriente. Attorno al 13 per cento invece la quota delle vendite ad altri Paesi europei. A guidare la classifica dei maggiori esportatori di armi sono gli Stati Uniti. Seguono Francia, Russia, Germania e Cina. Il primo Paese destinatario delle forniture è invece l’Ucraina. Dopo in graduatoria ci sono India, Arabia Saudita, Qatar e Pakistan.
Ferrara, un mese dopo il rogo del grattacielo, 500 persone senza casa
Senza alloggio – A un mese dall’incendio del Grattacielo di Ferrara che ha causato lo sgombero di 500 persone, è emergenza abitativa. Nei giorni scorsi la manifestazione in solidarietà degli sfollati. Sentiamo Chiara Bertolasi, portavoce del Forum Terzo Settore di Ferrara.
Violenza di genere, l’Ue chiede leggi basate sul consenso
Il diritto di dire no – Le donne hanno quasi il doppio delle probabilità di subire uno stupro tramite coercizione o incapacità di opporre un rifiuto rispetto alla violenza fisica palese. È quanto emerge dal nuovo rapporto “Indagine Ue sulla violenza di genere – Elementi per le politiche e le prassi”, curato dall’Agenzia Ue per i diritti fondamentali (Fra) e dall’Istituto europeo per l’uguaglianza di genere (Eige). Tra le priorità indicate nel rapporto, figura la criminalizzazione della violenza sessuale basata sulla mancanza di consenso.
Giustizia minorile, protocollo d’intesa tra Ministero e UNICEF
Nel nome dell’inclusione – Ieri a Roma il Dipartimento per la Giustizia Minorile e di Comunità del Ministero della Giustizia e l’UNICEF hanno firmato un Protocollo d’Intesa della durata di 2 anni con l’obiettivo di rafforzare la promozione e la tutela dei diritti nonché il benessere e l’inclusione delle persone di minore età coinvolte nei procedimenti di giustizia minorile.
Erano presenti alla firma: Antonio Sangermano, Capo Dipartimento del Dipartimento per la Giustizia Minorile e di Comunità del Ministero della giustizia, Nicola dell’Arciprete, Coordinatore dell’ufficio UNICEF ECARO della risposta a favore dei minorenni migranti e rifugiati in Italia e per l’UNICEF Italia: il Presidente Nicola Graziano, il Direttore generale Paolo Rozera e la Special Advisor per la Giustizia Minorile Elisabetta Garzo.
“È fondamentale promuovere una cultura multidisciplinare, orientata alla «presa in carico» integrale dei minorenni del circuito penale. Una cultura che riconosca quale suo epicentro il preminente interesse del minore e la «vulnerabilità» quale componente intrinseca e consustanziale alla fase di strutturazione psico‑fisica tipica della giovinezza e dell’adolescenza. Diventa centrale garantire un equilibrio equo e simmetrico tra il pieno riconoscimento dei diritti e l’adempimento dei doveri, affinché il percorso rieducativo possa realmente favorire il reinserimento sociale. Il Protocollo si inserisce precisamente in questa visione: esso mira a rendere il minore protagonista attivo di un processo di responsabilizzazione e di reinserimento sociale, rafforzando l’approccio minorilista, che pone al centro la personalità e i bisogni evolutivi del minore, prima ancora del fatto-reato”, ha dichiarato Antonio Sangermano, Capo Dipartimento del Dipartimento per la Giustizia Minorile e di Comunità del Ministero della giustizia.
“Questo Protocollo va nella giusta direzione di rendere concreta l’applicazione della Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e del suo principio cardine: il diritto del minorenne a che il proprio superiore interesse sia tenuto in primaria considerazione, senza alcuna discriminazione. Per molti ragazzi questa presa in carico in ambito penitenziario rappresenta non la ‘seconda’, ma la ‘prima’ opportunità, per questo vanno potenziate le misure per la reintegrazione sociale, ascoltando e facendo partecipare i ragazzi stessi, grazie ad un lavoro in rete a livello nazionale come locale, valorizzando le migliori prassi e realizzando una formazione iniziale e continua di tutto il personale a diverso titolo coinvolto”, ha sottolineato Nicola Graziano, Presidente dell’UNICEF Italia.
“La giustizia minorile è uno snodo decisivo per la tutela dei diritti, un ambito in cui le istituzioni hanno l’opportunità di dimostrare la loro massima capacità di protezione. Questo protocollo si fonda su un’idea semplice: ogni ragazza e ogni ragazzo, anche nei percorsi più complessi, va supportato e protetto. Investire su competenze, ascolto qualificato e risposte integrate significa trasformare una situazione di vulnerabilità in opportunità di crescita, costruendo percorsi di inclusione. È così che il principio del superiore interesse del minorenne può trovare applicazione concreta” – Nicola dell’Arciprete, Coordinatore dell’ufficio UNICEF per l’Europa e l’Asia Centrale della risposta a favore minorenni migranti e rifugiati in Italia.
Sondaggio Serenis–Fish: psicoterapia inaccessibile, barriere per le persone con disabilità
Non per tutti – Quasi il 25% delle persone con disabilità dichiara di aver rinunciato a intraprendere un percorso psicologico. Barriere fisiche, comunicative e culturali tra i motivi che di fatto negano il diritto fondamentale alla salute mentale. Lo rivela un sondaggio di Serenis con Fish, che evidenzia anche il bisogno di psicoterapia nei caregiver.
Un segnale chiaro, che viene confermato dal fatto che il 50,4% dei caregiver, pur non avendo mai usufruito di un servizio di psicoterapia online, dichiara di volerlo provare. Un problema che potenzialmente potrebbe coinvolgere 2,9 milioni di persone con disabilità in Italia e i 12,7 milioni di caregiver tra i 18 e i 64 anni (34,6% della popolazione) che si prendono cura dei figli minori di 15 anni o di parenti malati, disabili o anziani. I dati sono stati illustrati questa mattina nel corso di una conferenza stampa che si è svolta presso la Camera dei deputati, su iniziativa dell’onorevole Ilenia Malavasi, e con la partecipazione dell’onorevole Luciano Ciocchetti. Nel corso dell’evento bipartisan è stato presentato il Manifesto per l’accesso alla psicoterapia promosso da Serenis e Fish.
Accessibilità, piani anti-barriere architettoniche fermi in due città su tre
Un percorso a ostacoli – Solo un capoluogo su tre in Italia ha approvato i Piani di Eliminazione delle Barriere Architettoniche. A quarant’anni dalla legge che ne ha introdotto l’obbligo, l’indagine dell’Associazione Coscioni racconta un’Italia ancora distante dai principi di accessibilità e inclusione.
Diritto al consenso, migliaia in piazza sabato scorso a Roma
Diritto al consenso – In migliaia in piazza sabato a Roma per la manifestazione nazionale indetta dalle associazioni contro la modifica al testo di legge in Senato. Ascoltiamo Rosalba Taddeini, di Differenza Donna.
Malattie rare, appello per diagnosi precoci e cure accessibili
Uniamo le forze – Domani è la giornata mondiale delle malattie rare. Sono 2 milioni i pazienti in Italia e soprattutto bambini. La rete Uniamo, insieme alle Società scientifiche pediatriche, lanciano un appello per garantire diagnosi precoci e accesso reale alle terapie. Eventi di informazione e sensibilizzazione in tutto il Paese.
La Giornata, istituita nel 2008, cade il 29 febbraio, un giorno raro per i malati rari. Negli anni non bisestili, si celebra convenzionalmente il 28 febbraio. Ma sempre di più, negli ultimi anni, si parla del mese delle malattie rare.
E’ l’occasione giusta per intraprendere attività, azioni e iniziative pubbliche per far concentrare e focalizzare l’attenzione sulle necessità e i bisogni che la convivenza con una malattia rara comporta nel quotidiano, per i pazienti e per i loro familiari.




