Guerriere sul campo – Sono le componenti di #WarriorsFightBreastCancer: donne segnate da ferite profonde tornano a respirare vita giocando a calcio. Alcune hanno subito violenze, altre sono pazienti oncologiche colpite dal tumore al seno, e insieme sono la prima e unica squadra tutta al femminile iscritta nella Divisione Calcio Paralimpico della Figc.
Donne vulnerabili e fragili segnate da ferite profonde tornano a respirare vita giocando a calcio. Le «Guerriere» di Bari lottano per superare gli ostacoli di un’esistenza non facile: alcune hanno subito violenze, altre sono pazienti oncologiche colpite dal tumore al seno. Poco più di un anno fa, su iniziativa dell’associazione Ifa Italia (International Fundraiser Association), è stata costituita la #WarriorsFightBreastCancer, prima e unica squadra tutta al femminile iscritta nella Divisione Calcio Paralimpico della Figc. Dopo aver indossato maglietta e scarpe bullonate, queste donne sportive hanno cominciato a sgambettare sull’erba sintetica, ritrovando felicità ed energia. Tra loro c’è Liliia Kondratieva, 37 anni, fuggita dalla guerra in Ucraina in quell’alba tragica del 24 febbraio 2022. «I primi bombardamenti su Kiev – racconta – furono terrificanti, qualcosa che ha sconvolto la nostra quotidianità. In pieno panico, presi per mano mia figlia Kira che aveva 6 anni per lasciare casa a bordo di un auto, dirigendoci verso il confine ungherese. Poi il lungo viaggio in pullman verso l’Italia e la Puglia dove siamo state accolte con tanto affetto in un alloggio di proprietà di due coniugi medici a Castellana Grotte. Pensavo che il mio calvario fosse finito, invece ho scoperto di avere un tumore al seno».
Nel gennaio del 2023 Liliia è stata operata all’Istituto oncologico «Giovanni Paolo II» di Bari. Un’esperienza durissima che ha affrontato con tenacia. «Dopo i momenti di sconforto – ricorda – ho rivisto un po’ di luce. Ed è stato bello ritrovare il focolare domestico nella Casa di comunità “Caterina Susca – vittima di femminicidio» a Triggiano, in provincia di Bari», dove c’è anche l’altra struttura “Home for Good”, avamposti di solidarietà creati dal presidente dell’associazione Ifa, Cristiano Di Corato.
Da malate ad atlete
«La sua idea – prosegue – di portare noi donne logorate da prove difficili su un campetto ci ha dato forza e fiducia. Quando corro dietro al pallone non mi sento più una paziente oncologica, ma un’atleta vera con tanta energia e voglia di vivere che sono più efficaci delle terapie stesse». La formazione biancorosa delle dodici Guerriere è inserita nella categoria Fun & Play di calcio a 7 dove non contano né il punteggio, né la classifica. Il collettivo è formato da una italiana e da un nugolo di straniere provenienti da Mali, Costa d’Avorio, Georgia, Ucraina, Nepal, Russia, Camerun e Albania. Le calciatrici sono a loro modo protagoniste della rinascita e del riscatto sociale. In ogni partita sprigionano quella gioia che, al di là del risultato ininfluente, nessuna graduatoria potrà mai misurare. «Il calcio è diventato la mia passione. Mi ha insegnato – dice Kondratieva, laureata in Scienze Sociali a Kiev e ora volontaria del Sai a Bari – che quando gli imprevisti provano a metterti in fuorigioco puoi sempre rialzarti e tornare a sperare. Stare insieme alle altre amiche è qualcosa di meraviglioso».
Il pallone che unisce, senza alcuna distinzione, non è solo un gioco ma si trasforma in un battito, in un sentimento di coesione, in una seconda possibilità. «Noi dirigenti – sottolinea Cristiano Di Corato, presidente di Ifa Italia nonché direttore sportivo della squadra – siamo ammirati dalla grandezza e dalla forza di queste donne. Le vediamo trasformare la loro storia, rammendare il proprio coraggio, riscrivere il significato stesso della parola resilienza. Quando si lanciano tra un gol e un dribbling, accade qualcosa che non può lasciare indifferenti. Ogni passo diventa un atto di sfida, ogni corsa un grido di libertà, ogni sorriso una vittoria sulla paura». Sul rettangolo verde le ragazze affinano la tecnica e imparano gli schemi, ma quello che conta è sostenersi a vicenda per costruire un futuro migliore ed essere testimoni di uno sport che accoglie e sostiene. Uno sport davvero per tutti.