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Gaza, oltre due milioni di persone vivono in condizioni estreme

Il genocidio continua nel silenzio – A Gaza oltre due milioni di persone continuano a vivere in condizioni umanitarie e sanitarie catastrofiche: lo dice Medici del Mondo che denuncia sfollamenti ripetuti, accesso alle cure fortemente limitato, sofferenza psicologica, malnutrizione e malattie provocate da condizioni di vita intollerabili.

A Gaza, oltre due milioni di persone continuano a vivere in condizioni umanitarie e sanitarie catastrofiche. Mentre proseguono le violazioni del cessate il fuoco e l’accesso agli aiuti umanitari rimane fortemente limitato, le équipe di Medici del Mondo sono testimoni di un’altra forma di violenza, più silenziosa: quella inflitta a una popolazione la cui salute continua a deteriorarsi perché semplicemente non esistono le condizioni necessarie per prevenire le malattie, garantire le cure e consentire alle persone di ristabilirsi.

Questa violenza insidiosa compromette l’integrità fisica e psicologica, la dignità e il futuro della popolazione palestinese. Il blocco degli aiuti umanitari imposto dallo Stato di Israele contribuisce al genocidio, ostacolando l’accesso di un’intera popolazione alle cure, al cibo, all’acqua, a condizioni di vita necessarie alla sopravvivenza e ai mezzi per ricostruire la propria vita.

Le restrizioni imposte agli aiuti umanitari e i ripetuti sfollamenti privano le famiglie delle condizioni di vita necessarie a preservare la propria salute. Il 97% dei nuclei familiari intervistati ha subito almeno uno sfollamento dall’ottobre 2023 e quasi la metà è stata costretta a spostarsi tra le cinque e le dieci volte. Questi ripetuti sfollamenti costringono le famiglie a vivere in condizioni insostenibili, privandole al contempo delle cure necessarie per prevenire e trattare le malattie. Il 93% delle persone intervistate vive in rifugi insalubri che rappresentano un rischio per la salute, in particolare per la mancanza di acqua sicura, servizi igienico-sanitari e condizioni igieniche adeguate, che favorisce la diffusione di patologie come diarrea, infezioni respiratorie e malattie della pelle.

Allo stesso tempo, le famiglie di Gaza spesso non riescono ad accedere alle cure necessarie per prevenire o trattare queste patologie: il 42% delle persone intervistate non ha potuto accedere all’assistenza sanitaria nei tre mesi precedenti. In un sistema sanitario profondamente devastato dalla chiusura delle strutture, dallo sfollamento del personale medico e dalla carenza di farmaci, malattie che potrebbero essere prevenute o trattate precocemente si aggravano, compromettendo seriamente la salute della popolazione palestinese.

Di conseguenza, per molte famiglie la malattia è diventata una realtà quotidiana:

L’84% dei bambini e delle bambine sotto i cinque anni si è ammalato negli ultimi tre mesi di diarrea, febbre, problemi respiratori e malattie della pelle. Le nostre équipe sul campo segnalano che queste patologie, quasi tutte prevenibili attraverso l’assistenza sanitaria primaria, sono in aumento a causa delle condizioni di vita estreme.

Il 93% delle donne in gravidanza e in allattamento presenta sintomi di anemia, in particolare come conseguenza della malnutrizione, mentre solo il 17% segue una dieta sufficientemente diversificata da soddisfare il proprio fabbisogno nutrizionale. Da gennaio 2026, le nostre équipe hanno trattato per malnutrizione 458 bambini e bambine e 1.533 donne in gravidanza e in allattamento.

Parallelamente, i bisogni relativi alla salute mentale e al supporto psicosociale sono più che raddoppiati, passando dalle circa 485.000 persone di prima della guerra a oltre un milione nel 2025.

Compiti@casa, tornano gli sportelli sociali in 22 scuole

Compiti@casa – Tornano gli sportelli sociali in 22 scuole, contro la povertà educativa. Il servizio di Anna Monterubbianesi.

Tornano gli sportelli di segretariato sociale nelle scuole medie grazie a Compiti@casa, il progetto sostenuto da Con i Bambini contro la povertà educativa minorile. Il servizio è attivo in 22 istituti di Piemonte, Lazio, Campania e Sicilia. 1 volta a settimana docenti e famiglie trovano aiuto per le pratiche scolastiche, e un ponte con i servizi del territorio. Nelle prossime settimane i bandi nelle quattro università partner per selezionare 280 tutor, che affiancheranno online oltre 500 studenti in difficoltà. Il progetto, ideato da Fondazione De Agostini e Università di Torino, mette in relazione università, scuole e Terzo settore per sostenere le famiglie e le alunne e gli alunni in difficoltà.

Olimpiadi, scuole e bonifiche: Libera chiede più trasparenza

Fame di sapere – Il report di Libera analizza gli esiti di tre richieste di accesso civico generalizzato: i costi delle Olimpiadi Milano-Cortina, la ricostruzione delle scuole nelle Marche dopo il sisma 2016 e le bonifiche nel bacino del Volturno, in Campania. Il lavoro evidenzia un forte bisogno di trasparenza reale per garantire la partecipazione cittadina e prevenire i rischi di infiltrazione criminale.

Le istituzioni rispondono, ma le informazioni sono davvero accessibili, complete e utilizzabili? È la domanda al centro del report di Libera che analizza gli esiti di tre richieste di accesso civico generalizzato (FOIA), presentate nell’ambito della settimana di mobilitazione Occhi sulla corruzione, promossa dalla campagnaFame di verità e giustizia.

L’8 giugno 2026, Libera ha acceso i riflettori su tre questioni di interesse pubblico, da Nord a Sud: i costi delle Olimpiadi Milano-Cortina, la ricostruzione delle scuole nelle Marche dopo il terremoto del 2016 e le bonifiche nel bacino del Volturno, in Campania.

Tre territori, tre questioni che riguardano la collettività e un unico strumento per chiedere conto alle istituzioni: il FOIA (Freedom of Information Act) che consente a chiunque di accedere a dati e documenti detenuti dalle pubbliche amministrazioni.

Tutte e tre le richieste hanno ricevuto risposta. Ma rispondere non significa necessariamente garantire trasparenza. È quanto emerge dal report di Libera, che mette in evidenza come il diritto di sapere non si esaurisca nella possibilità di ottenere una risposta. Per consentire un effettivo controllo civico, le informazioni devono essere complete, aggiornate, dettagliate e disponibili in formati accessibili e riutilizzabili.

Roma, nuovo ambulatorio Emergency per le persone vulnerabili

Più vicino – Emergency aprirà un nuovo ambulatorio di medicina di prossimità all’interno dell’ospedale Spallanzani di Roma. L’iniziativa vuole garantire il diritto alla cura alle fasce vulnerabili della popolazione e facilitare l’individuazione e la presa in carico di patologie infettive nella popolazione.

Protocollo di intesa tra EMERGENCY e l’Istituto Nazionale per le Malattie Infettive “Lazzaro Spallanzani” IRCCS di Roma grazie al quale la ong aprirà un nuovo ambulatorio di medicina di prossimità a Roma per garantire il diritto alla cura alle fasce vulnerabili della popolazione e per facilitare l’individuazione e la presa in carico di patologie infettive nella popolazione.

La collaborazione permetterà di costruire percorsi integrati di presa in carico: EMERGENCY potrà orientare verso le strutture specialistiche dell’Istituto le persone con sospette patologie infettive, mentre lo Spallanzani potrà indirizzare all’ambulatorio pazienti con bisogni clinici, sociali o amministrativi che rendono più difficile l’accesso alle cure.

L’ambulatorio, operativo dal lunedì al venerdì, grazie alla presenza di una squadra di medici, infermieri e mediatori culturali, garantirà un servizio di medicina generale, assistenza infermieristica, educazione sanitaria, orientamento ai servizi sociosanitari del territorio e mediazione culturale per quella popolazione che ha difficoltà a causa di barriere linguistiche, amministrative e sociali.

L’obiettivo è accompagnare i pazienti nell’inserimento all’interno appunto del Servizio Sanitario Nazionale promuovendo allo stesso tempo autonomia, consapevolezza dei propri diritti e continuità di cura, con particolare attenzione alla prevenzione, allo screening e alla cura delle patologie infettive.

“L’apertura di un ambulatorio EMERGENCY a Roma, rappresenta un passo importante per intercettare situazioni di fragilità. Inoltre, essere all’interno dello Spallanzani ci permette di costruire percorsi più efficaci di prevenzione, diagnosi e cura, mettendo al centro le persone e i loro bisogni – dichiara Michele Iacoviello, responsabile nuovi progetti EMERGENCY Italia –. Vorremmo unirci alle realtà presenti sul territorio per far sì che la salute sia davvero un diritto fondamentale garantito per tutti, a prescindere dalle condizioni economiche, sociali o amministrative delle persone.”

Per Cristina Matranga, direttrice generale dello Spallanzani, “L’apertura dell’ambulatorio di EMERGENCY si inserisce in un percorso che lo Spallanzani porta avanti da tempo costruendo collaborazioni con altre realtà del Terzo Settore. Esperienze diverse ma accomunate dalla volontà di mettere le competenze sanitarie al servizio delle persone più fragili. Questo perché vogliamo che lo Spallanzani sia sempre più un luogo aperto alla comunità, dove l’eccellenza clinica e scientifica si accompagni a una concreta responsabilità sociale”.

L’ambulatorio sarà aperto dal lunedì al giovedì dalle ore 9.00 alle ore 13.00 e dalle ore 13.30 alle ore 17.30 e il venerdì dalle ore 9.00 alle ore 15.00 in Via Portuense, 292 a Roma all’interno dell’Istituto Nazionale Malattie Infettive Lazzaro Spallanzani.

“Ragionevoli utopie”, a Milano il festival culturale di VIDAS

Incontro – A Milano torna il festival gratuito di Vidas dedicato quest’anno alle “Ragionevoli utopie”. Il servizio di Patrizia Cupo.

Dal 16 al 18 ottobre il Teatro Franco Parenti di Milano ospita INCONTRO, il festival culturale promosso da VIDAS, organizzazione che da oltre quarant’anni assiste persone con malattie inguaribili e le loro famiglie. Il tema dell’edizione 2026 è “Ragionevoli utopie”: tre giorni di incontri, laboratori, mostre e installazioni per riflettere su cura, futuro e possibilità di cambiamento. Tra gli ospiti Massimo Recalcati, Vito Mancuso e Telmo Pievani. L’ingresso è gratuito.

Alberto Pellai: imparare a faticare aiuta a crescere

Correre in salita – Imparare a faticare, anche fisicamente, è uno degli allenamenti più semplici per prepararci alla vita: uscire dalla zona di comfort per esporsi allo sforzo non rende fragili, ma più capaci di sostenerlo. Per Alberto Pellai, autore di “Come e perché educare alla fatica le nuove generazioni”, si tratta di un ingrediente necessario nel kit di attrezzi dell’educatore.

Viviamo circondati da gratificazioni a portata di clic e sempre meno abituati a tollerare disagio, ostacoli e frustrazioni. Ma correre in salita può insegnare qualcosa che nessuna scorciatoia offre: scoprire di essere capaci di farcela. Da Alberto Pellai ad Anna Lembke, perché tornare ad allenarsi alla fatica

Se c’è un’alternativa, perché scegliere la salita? Con la fatica abbiamo un rapporto sempre più complicato. Possibilmente va evitata, aggirata, risparmiata. Se poi di mezzo ci sono bambini e adolescenti, sottrarli alle difficoltà può perfino sembrare una forma di cura. Eppure, imparare a faticare, anche fisicamente, è uno degli allenamenti più semplici che abbiamo a disposizione per prepararci alla vita: uscire dalla zona di comfort per esporsi allo sforzo non rende fragili, ma più capaci di sostenerlo. Un po’ come accade alle ossa, che hanno bisogno di essere sottoposte al carico e alle sollecitazioni per rafforzarsi, così anche la capacità di reggere la fatica si costruisce esercitandola.

Alberto Pellai lo dice senza troppi giri di parole nel suo libro Ti farò correre in salita. Come e perché educare alla fatica le nuove generazioni (in uscita il 13 ottobre per Mondadori): la fatica è «buona» perché, nel kit di attrezzi dell’educatore, è «un ingrediente necessario e inevitabile nell’allenamento alla vita». Un’affermazione che suona quasi controcorrente in un tempo nel quale, osserva Pellai, la parola che ricorre più spesso quando si parla di giovani è «fragilità».

Il punto, però, non è rimpiangere un passato nel quale i ragazzi avrebbero sopportato tutto senza lamentarsi. Ma chiedersi: che cosa succede se dalla crescita eliminiamo sistematicamente l’attrito? Se davanti a un ostacolo la prima soluzione diventa toglierlo, davanti alla fatica evitarla, davanti alla possibilità di fallire rinunciare a provarci? Insistere sulla necessità di proteggere i ragazzi da un mondo ostile può finire, secondo Pellai, per convincerli che non valga la pena rischiare e faticare. Meglio starne fuori, restare in camera. Eppure «per “correre” su terreni sempre più impervi, non bisogna mai smettere di uscire di casa e incamminarsi nel mondo». Così facendo può succedere, ad esempio, di scoprire di farcela.

Pellai parte da una storia di scuola e di sport, che dà il titolo al libro. A un gruppo di studenti viene proposto di partecipare a una corsa campestre di dodici chilometri. Non si offre nessuno. Il dirigente scolastico decide allora di estrarre a sorte dieci partecipanti. Molti ragazzi cercano immediatamente una via d’uscita e chiedono ai genitori una giustificazione; diverse famiglie li assecondano. Non quella di Leonardo, che alla corsa dovrà andarci. Leonardo comincia quindi ad allenarsi. Corre, fa fatica, si prepara. E il giorno della gara, arrivato alla ripida salita finale di cui gli aveva parlato il professore, mentre alcuni compagni non riescono a proseguire nell’affanno, lui scopre qualcosa che fino a quel momento non sapeva di sé: ce la fa. Anzi, se la cava benissimo. Arriva tra i primi dieci della provincia e si qualifica per le regionali. Quella che aveva vissuto come una sfortuna diventa la scoperta delle proprie capacità.

«Se vuoi allenare i muscoli, la resistenza, la capacità di “fare fiato”, devi andare in salita. E allenando questa abilità svilupperai al contempo la percezione di te come capace di affrontare anche future salite, quando magari non ci sarà a disposizione nessuna scorciatoia o nessun percorso in discesa», scrive Pellai. Lo sport, da questo punto di vista, è una formidabile scuola di realtà. Il risultato non arriva immediatamente. Tra il desiderio e la sua soddisfazione si infilano allenamenti, ripetizioni, errori, sconfitte, giornate in cui non si ha voglia. Il corpo, soprattutto, non si lascia convincere dalle buone intenzioni: per correre più a lungo bisogna correre, per diventare più forti bisogna allenarsi, per arrivare in cima bisogna affrontare la salita.

Tutto questo stride con l’ambiente nel quale trascorriamo ormai una parte crescente delle nostre giornate. Anna Lembke, psichiatra alla Stanford University School of Medicine e autrice di L’era della dopamina (ROI Edizioni), osserva come «abbiamo trasformato il mondo, che era caratterizzato dalla scarsità, in un luogo contraddistinto da una traboccante abbondanza». In questo ecosistema, scrive la studiosa, «lo smartphone è una sorta di “ago ipodermico” della contemporaneità che somministra “dopamina digitale”, 24 ore su 24, 7 giorni su 7, a una generazione sempre connessa». Il mondo digitale e i social media moltiplicano le occasioni di ricompensa e rendono particolarmente facile ripetere comportamenti capaci di darci piacere immediato. Citando un’efficace metafora riportata nel suo saggio, Lembke ci ricorda che «siamo dei cactus nella foresta pluviale. E come cactus adattati al clima arido, stiamo annegando nella dopamina».

La fatica funziona secondo una logica temporale diversa. Chiede di sopportare un disagio presente in vista di qualcosa che non c’è ancora. Ed è proprio questo intervallo a renderla educativa, perché permette di fare esperienza del rapporto tra impegno e risultato. Correre in salita significa anche scoprire che il disagio non coincide con il pericolo e che sentirsi incapaci non significa esserlo davvero. Di fronte alla difficoltà è normale «dubitare della propria capacità di riuscire ad affrontarla», scrive Pellai. Il compito dell’adulto non è eliminare quella difficoltà, ma sostenere il ragazzo mentre prova ad attraversarla.

Qui entra in gioco quella che in psicologia viene chiamata autoefficacia percepita, cioè la percezione di essere capaci di affrontare una situazione e produrre un risultato attraverso le proprie azioni. A volte serve anche un adulto che dica, come l’allenatore di Leonardo: «Non mollare. Ti sei allenato bene. Fidati. Vedrai che ce la farai». All’estremo opposto c’è l’«impotenza appresa», concetto sviluppato dallo psicologo Martin Seligman: quando si consolida la convinzione di non avere alcun controllo sugli eventi, si può finire per non provarci più anche nelle situazioni nelle quali l’impegno potrebbe invece fare la differenza. «Quando compare un senso di impotenza appresa», scrive Pellai, «il soggetto perde la dimensione dell’autoefficacia e generalizza tale vissuto a molti altri contesti, smettendo di provarci e di tentare, anche in situazioni nuove in cui l’impegno verrebbe premiato e le sue abilità sarebbero oggettivamente in grado di reggere lo sforzo che viene richiesto».

Sono poco più di 5 milioni, un milione in meno rispetto a vent’anni fa. Un tempo li raccontavamo come ribelli da domare, oggi come cristalleria da proteggere. Sono gli adolescenti, che guardiamo sempre solo con le lenti della psicologizzazione, della criminalizzazione, dell’aiuto. «Non ci vedete», dicono loro, prima ancora che «non ci capite».
Per affrontare esperienze nuove servono infatti problem solving, gestione delle emozioni e dello stress, capacità di affrontare i conflitti: quelle competenze trasversali che Pellai richiama parlando di life skills. E lo sport offre un terreno particolarmente concreto sul quale esercitarle. Si perde. Si arriva ultimi. Si scopre che qualcuno è più forte. Si deve ricominciare. A volte, invece, dopo aver pensato per settimane «non ce la farò mai», si arriva in cima. Oppure no, ma non sarebbe comunque una catastrofe.

Per questo, secondo Pellai, servono adulti capaci di indicare e presidiare il percorso: abbastanza presenti da sostenere, abbastanza fermi da non rimuovere immediatamente ogni ostacolo. Famiglia e scuola hanno anche il compito di non abbassare continuamente l’asticella nel tentativo di rendere qualsiasi percorso più facile. Perché evitare sistematicamente fatica, limiti e frustrazioni non significa imparare a gestirli. Significa, semmai, rinunciare alle occasioni in cui tensioni ed energie possono trovare un terreno sul quale essere messe alla prova, regolate e incanalate.

Forse per questo la domanda più interessante nella storia raccontata da Pellai non riguarda il preside che obbliga alcuni studenti a partecipare alla campestre. È un’altra: perché, davanti alla possibilità di correre dodici chilometri, non si era offerto nessuno? Pellai mette insieme diverse ragioni. C’è l’ansia performativa dell’«E se poi arrivo ultimo, che figura ci faccio?», un senso più debole di appartenenza alla comunità scolastica — «Perché dovrei andarci io, con tutti quelli che ci sono in questa scuola?» — e anche una più prosaica pigrizia: «Sai che sbatti doversi preparare per partecipare a una gara così impegnativa. Chi me lo fa fare?». Una pigrizia che, se tollerata, osserva Pellai, spingerà sempre più a usare il tempo libero per fare cose «facili, divertenti e fonte di gratificazione istantanea».

Gratificazioni che l’ambiente mette a disposizione con pochissimo sforzo, alimentando un’incessante fuga dal disagio. «Il motivo per cui siamo tutti così infelici potrebbe dipendere dal fatto che stiamo lavorando tanto alacremente per evitare di essere infelici», scrive la psichiatra Lembke. C’è quasi un rovesciamento temporale tra le due logiche. La gratificazione immediata offre il piacere subito e presenta il conto dopo; la fatica chiede di sostenere il costo prima, in vista di una gratificazione che arriverà più tardi. «La scienza ci insegna che ogni piacere esige un prezzo», scrive Lembke. La necessità educativa indicata da Pellai è allora anche quella di imparare che alcune delle esperienze più importanti e gratificanti richiedono tempo, costanza, frustrazione e perfino un po’ di noia. La fatica fisica dello sport ha un vantaggio: rende tutto questo visibile e tangibile. Il fiato corto, le gambe pesanti, la voglia di fermarsi sono reali. Ma reale è anche quello che accade qualche settimana dopo: la stessa salita sembra meno ripida. Non è cambiata la montagna. È cambiato chi la sta salendo.

Tagli alla cooperazione internazionale, a rischio i progressi sulla salute delle bambine

Gravi conseguenze – I tagli internazionali alla cooperazione stanno cancellando le conquiste fatte negli ultimi decenni nella salute delle bambine. Lo dicono i dati del dossier Indifesa di Terre des Hommes: ascoltiamo il direttore generale Paolo Ferrara.

Prezzi in aumento, Federconsumatori chiede un taglio delle accise

Tagli e sacrifici – È quello che denuncia Federconsumatori sull’andamento dei prezzi al consumo. Secondo i dati del suo Osservatorio Nazionale rispetto al 2025 i prodotti ortofrutticoli sono aumentati del 12%, seguiti dalla carne che è aumentata del 7% e dalle uova 16%. L’associazione chiede un taglio delle accise congruo e non sporadico.

Comprare frutta e verdura fresche è diventato quasi proibitivo per le famiglie.

Secondo i dati dell’O.N.F. – Osservatorio Nazionale Federconsumatori rispetto al 2025 i prodotti ortofrutticoli sono aumentati del 12%, seguiti dalla carne che è aumentata del 7% e dalle uova 16%. Un caso eclatante è quello dei pomodorini, aumentati del 52%.

Le cause, insieme ai rincari dei costi dei carburanti e dei prodotti energetici, che come noto hanno un forte impatto su tali prodotti (che nel nostro Paese sono distribuiti per oltre l’86% su gomma), vanno ricercate nei campi: le ondate di calore anomale e la carenza d’acqua riducono drasticamente le rese agricole.

Alla luce di tali fattori i cittadini si trovano di fronte a una doppia problematica:

Prezzi in forte aumento, che li spinge spesso a rinunce, tagli e sacrifici: secondo i dati del nostro Osservatorio Nazionale, nell’ultimo anno, oltre il 16,9% delle famiglie ha operato riduzioni sul consumo di carne e pesce (con contemporaneo spostamento verso tagli e qualità meno pregiate), inoltre è aumentato il ricorso ai discount (+12%).

Difficoltà di reperimento. Nei mercati e nei supermercati è sempre più difficile trovare prodotti di qualità standard; molti appaiono visibilmente danneggiati dal sole o di pezzatura ridotta, quando non del tutto assenti a causa dei raccolti distrutti.

In questo scenario allarmante non rassicurano affato i dati dell’Istat che, oggi, dichiara pressoché invariata la spesa delle famiglie nel 2025. Un dato che va osservato, però, in relazione agli aumenti di prezzo.

Il valore della spesa annua di una famiglia cresce di appena l’1% al mese, a fronte di un’inflazione acquisita per il 2025 del +1,5%. Va decisamente peggio nel settore alimentare, con una spesa media che cresce in valore del +0,9% mentre, nel 2025, i prezzi in questo settore sono cresciuti del +2,9%.

In tale contesto non sorprende che si stia iniziando a ripensare e riflettere sulle aperture domenicali e sugli orari di apertura dei supermercati.

Di fatto, questi numeri rivelano come la spesa si stia riducendo sempre più all’essenziale e come i comparti fondamentali e irrinunciabili siano, paradossalmente, i più colpiti dai rincari. Così come, proprio le famiglie meno abbienti sono le più colpite dall’aumento dei prezzi.

Acqua negata alle famiglie rom, la denuncia da Giugliano in Campania

Situazione insostenibile – Da mesi le famiglie rom residenti nel “villaggio attrezzato” in zona Asi a Giugliano in Campania sono alle prese con l’emergenza idrica. Lo denuncia Associazione 21 luglio che spiega come nell’insediamento vivano 89 persone, tra cui 49 minori, prive di accesso all’acqua.

Il servizio di approvvigionamento tramite autobotti, garantito in modo discontinuo durante l’estate e con maggiore continuità a settembre, sarebbe nuovamente insufficiente da due settimane. A denunciarlo oggi è l’Associazione 21 luglio, che chiede il ripristino immediato delle forniture e interventi strutturali sulla condotta. Nell’insediamento vivono 89 persone, tra cui 49 minori, distribuite in 19 nuclei familiari. La fornitura idrica è interrotta dal 13 maggio 2026. Secondo l’associazione, l’ordinanza sindacale del 31 luglio, che disponeva il ripristino della condotta e la prosecuzione delle autobotti, è rimasta disattesa. Anche il Centro europeo per i diritti dei rom è intervenuto chiedendo al Comune spiegazioni e misure urgenti. La vicenda si inserisce nel quadro dell’attenzione del Viminale sugli insediamenti rom nell’area nord di Napoli. Dopo l’incontro del 9 ottobre con i rappresentanti dei Comuni interessati, il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, ha annunciato la predisposizione di un piano d’azione. “Siamo di fronte a una chiara e inequivocabile violazione dei diritti fondamentali”, afferma Carlo Stasolla, presidente dell’Associazione 21 luglio, chiedendo interventi immediati e risolutivi: “Non è tollerabile che in uno spazio istituzionale, dove risiedono anche persone affette da patologie croniche, non venga garantito l’accesso all’acqua”.