Archivio Giovanna Carnevale

Bambini migranti, quei “sogni spezzati” tra Messico e Usa

di Giovanna Carnevale


child-887395__180Nei primi sei mesi del 2016, ventiseimila minori non accompagnati sono stati fermati al confine tra America centrale e Stati Uniti, in fuga da povertà e violenza. Circa trentamila, invece, le persone che hanno viaggiato come nuclei familiari, soprattutto madri e bambini. Di immigrazione si parla prevalentemente con riferimento all’Europa, ma oltreoceano il fenomeno è vissuto con simile drammaticità.

 

Secondo il nuovo rapporto Unicef “Sogni spezzati. Il pericoloso viaggio dei bambini dall’America Centrale agli Stati Uniti”, ogni mese migliaia di bambini dall’America Centrale rischiano di essere rapiti, venduti, violentati o uccisi per cercare di raggiungere gli Stati Uniti per chiedere protezione da bande criminali e dalla povertà. La maggior parte proviene da Paesi come Honduras, El Salvador e Guatemala, dove ci sono alcuni dei tassi più alti al mondo di omicidi.

 

“È straziante pensare a questi bambini, la maggior parte dei quali adolescenti, ma alcuni anche più giovani, che devono affrontare un viaggio estenuante ed estremamente pericoloso in cerca di sicurezza e di una vita migliore”, ha dichiarato il vice direttore Unice Justin Forsyth. “Questo flusso di giovani rifugiati e migranti sottolinea l’importanza di affrontare la questione della violenza e delle condizioni socio-economici nei loro Paesi di origine”.

 

I minori non accompagnati fermati negli Stati Uniti hanno diritto ad essere ascoltati da un Tribunale per l’immigrazione, ma non hanno diritto ad un avvocato nominato dal Tribunale. I bambini che viaggiano con un genitore rischiano una rapida espulsione o mesi di detenzione.

 

Secondo i dati, i bambini non accompagnati che non hanno un rappresentante legale nelle udienze presso il Tribunale dell’immigrazione degli Stati Uniti  (il 40%) hanno maggiori probabilità di essere rimpatriati rispetto a quelli rappresentati. In casi recenti, al 40% dei bambini senza rappresentanza è stato disposto il rimpatrio rispetto al 3% per i bambini rappresentati.

 

(Fonte: Redattore Sociale)

Paralimpiadi, bilancio in rosso: 10 Paesi a rischio partecipazione

di Giovanna Carnevale


paralimpiadiChiusura degli impianti, tagli ai servizi per gli atleti, ai mezzi di trasporto, agli spazi riservati ai giornalisti: le Paralimpiadi prenderanno il via il 7 settembre, ma il Comitato organizzatore ha già annunciato una serie di risparmi sull’evento: “mai prima d’ora, nei cinquantasei anni di storia dei giochi Paralimpici ci siamo trovati di fronte a una situazione così difficile”, ha detto il presidente Philip Craven.

 

Decine di Paesi rischiano di non riuscire a coprire il costo della trasferta a Rio per i loro atleti a causa del mancato invio di contributi alle spese di partecipazione da parte del Comitato delle Paralimpiadi a quelli nazionali.

 

Sicuramente uno dei principali motivi della carenza di fondi è il bassissimo numero di biglietti venduti finora: poco più di 290 mila su oltre tre milioni, una cifra decisamente inferiore di quella di Londra 2012.

 

Ma a influire è anche la guerra giudiziaria in corso da settimane in Brasile, dove il Tribunale ha stabilito il divieto assoluto di aiuti statali al Comitato organizzatore dei Giochi fintanto che esso non renderà noti i suoi bilanci.  Richiesta che il Comitato, sottolineando la sua natura privata e pertanto non soggetta alle regole di trasparenza del settore pubblico, ha rispedito al mittente, esponendosi però così al rischio di dover versare la salata multa prevista dalla sentenza: 100mila real al giorno (quasi 30 mila euro).

 

Il sindaco di Rio de Janiero si è detto disponibile a offrire un contributo tra i 30 e i 45 milioni di euro. Intanto, però, i tagli sono inevitabili: le gare di scherma in carrozzina verranno disputate nella Carioca Arena 3, dentro il Parco Olimpico di Barra, per consentire la chiusura totale dell’Arena nel Deodoro Park, dove erano inizialmente previste. Sono inoltre stati decisi tagli ai mezzi di trasporto, alla ristorazione, con una revisione degli spazi in tutte le sedi e la chiusura di un certo numero di centri allestiti per la stampa presso gli impianti di gara.  “Stiamo lavorando disperatamente”, ha detto presidente del Comitato delle Paralimpiadi, “per proteggere i servizi destinati agli atleti, in particolare quelli all’interno dei campi di gioco: hanno dedicato la loro vita al raggiungimento di questi Giochi e faremo del nostro meglio per cercare di mantenere i livelli di servizio che ci si aspetta da un Paralimpiade”.

 

“Speriamo in una campagna promozionale che coinvolga il pubblico brasiliano, ma certo a questo punto per noi è difficile aspettarsi gli impianti pieni che abbiamo visto a Pechino o Londra e che ci aspettiamo di vedere a Tokyo fra 4 anni”.

 

(Fonte: Redattore Sociale)

Agricoltura sociale, aperto un bando da 50mila euro per il miglior progetto

di Giovanna Carnevale


campi-legalitaConfagricoltura, Onlus Senior e Intesa San Paolo promuovono “Coltiviamo agricoltura sociale”, un concorso con il quale si intendono valorizzare le iniziative di aziende agricole e cooperative sociali che realizzano progetti con percorsi di inclusione e sostegno sociale alla categorie più deboli della popolazione.

Il progetto più originale vincerà un premio di 50mila euro.

 

L’iniziativa “Coltiviamo agricoltura sociale”, che sarà presentata il 24 agosto alle 13 al Meeting di Rimini, è riservata a imprenditori agricoli singoli o associati, cooperative sociali che esercitano attività agricola e altre forme di associazione di promozione sociale. Beneficiari delle proposte presentate devono essere minori e giovani in situazione di disagio sociale, oppure anziani, o disabili, o rifugiati o richiedenti asilo.

 

I progetti dovranno riguardare uno o più dei seguenti ambiti: inserimento socio-lavorativo di persone con disabilità o svantaggiate e di minori in età lavorativa inseriti in progetti di riabilitazione e sostegno sociale; prestazioni e attività sociali e di servizio per le comunità locali che utilizzino le risorse materiali e immateriali dell’agricoltura per sviluppare le abilità e le capacità delle persone e per favorire la loro inclusione sociale e lavorativa, di ricreazione e di servizi utili per la vita quotidiana; prestazioni e servizi a supporto delle terapie mediche, psicologiche e riabilitative per il miglioramento delle condizioni di salute e le funzioni sociali, emotive e cognitive delle persone interessate, anche con l’ausilio di animali addestrati e la coltivazione delle piante; educazione ambientale e alimentare, salvaguardia della biodiversità, conoscenza del territorio mediante le fattorie sociali e didattiche per l’accoglienza e il soggiorno di bambini in età prescolare e di persone in difficoltà sociale, fisica e psichica.

 

Le proposte dovranno essere presentate entro il 15 ottobre 2016, mentre i progetti andranno realizzati entro il 30 ottobre 2017. Tutti i dettagli per la partecipazione sono contenuti nel bando.

 

(Fonte: Redattore Sociale)

Profughi e richiedenti asilo, chi ospita di più sono i Paesi poveri

di Giovanna Carnevale


europa immigrazioneNonostante si parli di “invasione” di immigrati in Italia e in Europa, sono i Paesi più poveri al mondo che ospitano la maggior parte dei profughi e richiedenti asilo.

 

Secondo il rapporto di Oxfam “La misera accoglienza dei ricchi del mondo”, nel 2015 le sei economie più grandi del pianeta (Stati Uniti, Cina, Giappone, Francia, Germania e Regno Unito, che insieme rappresentano il 56,6% del pil globale) hanno ospitato complessivamente 2,1 milioni di rifugiati e richiedenti asilo, ovvero l’8,8% del totale. Contemporaneamente, Giordania, Turchia, Libano, Sud Africa, Pakistan e Territorio Palestinese Occupato si sono fatti carico di oltre 11,9 milioni, nonostante rappresentino insieme il 2% dell’economia mondiale.

 

Il nostro Paese, in realtà non nuovo all’accoglienza di immigrati dopo l’esperienza degli anni Novanta della crisi albanese, ha ospitato nello scorso anno quasi 135mila persone (lo 0,6% del totale), ma è ancora lontana dalle cifre tedesche, che si attestano attorno a 736mila. Il Regno Unito ha invece accolto 168mila rifugiati: un numero “vergognoso”, secondo il direttore esecutivo di Oxfam del Regno Unito Mark Goldring.

 

In base ai numeri della confederazione internazionale specializzata in aiuti umanitari, oggi sono più di 65 milioni le persone in fuga in tutto il mondo a causa, di conflitti, persecuzioni e violenze: si tratta del numero più alto mai registrato. Un terzo di queste persone sono rifugiati e richiedenti asilo, provenienti soprattutto dalla Siria, ma anche da Paesi  che registrano un elevato tasso di instabilità politica come il Burundi, il Sud Sudan, l’Iraq e lo Yemen.

Morte per (mancato) soccorso: le responsabilità europee

di Giovanna Carnevale


barcone-immigratiNel giorno dell’anniversario della strage del 18 aprile 2015 costata la vita a circa ottocento migranti, un barcone proveniente dall’Egitto e diretto in Italia si rovescia nel Mediterraneo con più di quattrocento persone a bordo.

Non è fatalità, sono tragedie che si potevano evitare, ma il cui peso è stato consapevolmente trascurato dalle strategie messe in campo dall’Unione europea. A dimostrarlo è un recente studio condotto da ricercatori dell’Università di Londra e York, intitolato “Death by (failure to) rescue”, ovvero “Morte per mancato soccorso”.

La ricerca rivela come la decisione presa nell’autunno 2014 di sostituire l’operazione Mare Nostrum con Triton abbia prodotto solo risultati disastrosi: se nei primi quattro mesi del 2014 le vittime in mare erano state diciassette, nello stesso periodo dell’anno successivo, il numero è salito a 1600.

La priorità dell’Ue nella gestione dei flussi migratori è passata dal prestare soccorso ai migranti in mare al disincentivare le partenze dai Paesi di origine, ma il fallimento, sotto gli occhi di tutti, è stato totale: i viaggi della speranza non sono diminuiti, e ad essere aumentati sono soltanto le morti.

Secondo i documenti esaminati dai ricercatori inglesi, sia il naufragio del 18 aprile 2015, sia quello di pochi giorni prima in cui morirono altri quattrocento migranti, potevano essere evitati se l’operazione Triton, che ha il mandato di non spingersi oltre le trenta miglia dalle coste europee, non avesse preso il posto di Mare Nostrum, un’operazione militare e umanitaria.

Da diversi mesi l’Italia chiedeva all’Europa di non essere lasciata sola nella gestione dei migranti, e l’analisi che alla fine venne fatta del problema migratorio fu che l’efficacia di Mare Nostrum nel salvare le vite in mare rappresentava un incentivo alle partenze. Meglio, quindi, decisero le autorità europee, frenare queste ultime direttamente e puntare al controllo delle coste dell’Europa.

Ma a non arrivare più sulle nostre coste, ora, sono i diritti umani, mentre il Mare Nostrum è diventato un cimitero di disperati.

Disuguaglianze tra minori, i dati Unicef. Italia agli ultimi posti tra i Paesi ricchi

di Giovanna Carnevale


shoes-505471__180Maglia nera per l’Italia per quanto riguarda le disuguaglianze tra i bambini. In base alla classifica stilata dall’Unicef, il nostro Paese si posiziona trentacinquesimo sui quarantuno dell’Unione europea e dell’Ocse per quanto riguarda le disparità di reddito.

Il rapporto dell’Unicef analizza il divario tra i minori in termini di reddito, istruzione, salute e soddisfazione nei confronti della vita, rilevando che la Danimarca è lo Stato (tra quelli Ue ed Ocse) dove le disuguaglianze tra i bambini che si trovano nella fascia più bassa della distribuzione del benessere e quelli nella fascia media sono più lievi, mentre Israele è all’ultimo posto.

Se in media l’Italia si posiziona trentacinquesima su quarantuno Paesi, risultati non molto diversi li ottiene per quanto riguarda i singoli parametri utilizzati nella classifica Unicef: nel divario sui risultati scolastici è ventiduesima su trentasette, ventottesima su trentacinque nell’ambito della salute e ventiduesima su trentacinque in termini di soddisfazione nei confronti della vita.

I dati del Fondo delle Nazioni Unite per l’infanzia, riferiti al 2013, evidenziano poi un netto peggioramento nel nostro Paese (di circa otto punti percentuali) rispetto al 2008, soprattutto per quanto attiene la salute: il 30,5% degli adolescenti italiani ha riferito di soffrire quotidianamente di uno o più disturbi.

Estonia, Lettonia, Irlanda e Polonia riportano un trend positivo sul rendimento scolastico, essendo riusciti a ridurre nel tempo il numero di bambini privi di  competenze.

Il rapporto dell’Unicef dimostra come essere cittadini di un Paese “ricco” rispetto a quelli sottosviluppati o in via di sviluppo, non vuol dire automaticamente vivere in una società dove il benessere è ugualmente distribuito. Gli Stati Uniti e il Giappone, ad esempio, che rappresentano due degli Stati più ricchi del mondo, si posizionano in basso nella classifica per distribuzione di reddito. Rispetto al 2002, però, gli Stati Uniti sono gli unici, insieme alla Spagna, ad essere migliorati in tutti e quattro gli indicatori.

 

MuoviBo

di Giovanna Carnevale


Presentata oggi a Bologna la nuova app per scoprire la città camminando, grazie ai suoi 12 km di percorsi e 120 punti di interesse. È un navigatore che funziona con una velocità di passo preimpostata che permette di usare il centro storico come una palestra personale.

Pagine in cammino

di Giovanna Carnevale


Fino al 22 marzo, si terrà a Milazzo la IV edizione della settimana itinerante del libro promossa dal Cesv Messina. In quest’edizione sono state coinvolte le scuole del territorio che hanno partecipato al concorso il Libro siamo noi.

Lo stato del mondo

di Giovanna Carnevale


È la Norvegia il Paese in cui i diritti sono di casa, mentre alla Repubblica Centrafricana spetta la maglia nera. È la classifica promossa dall’ong WeWorld che analizza il concetto di progresso di una nazione attraverso i meri indicatori economici, analizzando le condizioni di vita dei soggetti più a rischio di esclusione.

Tutti per uno

di Giovanna Carnevale


Sono oltre ottanta soggetti della società civile che hanno aderito alla neonata Alleanza per lo sviluppo sostenibile per rispondere agli obiettivi prefissati dall’Onu. Tra questi: crescita economica, lotta alla povertà, buona occupazione, consumo responsabile e contenimento del cambiamento climatico. Ai nostri microfoni il portavoce dell’Asvis, Enrico Giovannini. (sonoro)