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La calda estate nelle carceri dove manca l’aria e anche l’acqua


 

Il suono sinistro della bufera di acqua e vento a Niardo, in provincia di Brescia: acqua e fango hanno sommerso le strade provocando danni e distruzione.

Oggi parliamo dell’estate dentro una prigione. Ieri Antigone ha presentato il rapporto di metà anno. Le carceri italiane non sono attrezzate per affrontare il caldo che ormai negli ultimi anni stiamo vivendo, ricorda Antigone. Il sovraffollamento rappresenta un problema evidente. In carcere si sta stretti e nelle celle e nelle sezioni ci sono più detenuti – in alcuni casi molti più detenuti – di quanti ce ne dovrebbero essere. Il tasso ufficiale di affollamento a fine giugno era del 107,7%, con 54.841 persone recluse su 50.900 posti, anche se il tasso effettivo – conteggiando i posti letto realmente disponibili, che a luglio 2022 erano 47.235, è del 112%. In alcune regioni poi la situazione è ancora più difficile.

Alla questione affollamento si accompagnano anche questioni strutturali che riguardano gli istituti. In alcuni l’acqua viene razionata, come ad Augusta, oppure manca del tutto, come a Santa Maria Capua Vetere, che nasce scollegata dalla rete idrica comunale. In questo istituto ai detenuti vengono forniti 4 litri di acqua potabile al giorno mentre per le altre necessità è utilizzabile l’acqua dei pozzi artesiani. Ascoltiamo il presidente nazionale di Antigone Patrizio Gonnella.

Ascolta Ad Alta Velocità, rubrica quotidiana a cura di Giuseppe Manzo – giornale radio sociale

Un morto al giorno nel 2022: in Italia la strage dei senza dimora


 

La voce di una donna vittima di tratta. Secondo i dati di Save the cildren 1 vittima su 4 in Ue è minorenne. In Italia, quasi 2 mila casi nel 2021.

Oggi parliamo degli invisibili, i senza fissa dimora che vivono in strada di cui si parla soprattutto quando ci sono temperature gelide in inverno.  Dal 1 gennaio sono morte 205 persone (55 italiani) che vivono da clochard e il confronto tra le stagioni mostra che 61 sono stati i decessi a maggio/giugno contro i 57 di gennaio/febbraio.

Per queste persone la morte racconta uno stato di disperazione e solitudine. Si muore in strada (46), nei boschi, campi, pinete, fiumi e mare (39), in automobile (7), in carcere (6) ma anche nei sottoscala, parcheggi, cavalcavia, stazioni, baracche, casolari e case abbandonate.

Le cause di morte parlano chiaro: 73 malore 20 investite da auto o treno 19 vittime di violenza 16 overdose 14 annegamento 14 ipotermia 12 suicidi. L’ età media è di 47 anni

Questi sono i numeri della Federazione italiana organismi per i senza dimora. Ascoltiamo Michele Ferraris della Federazione

Nel 2021 aumentati morti e infortuni sul lavoro: la strage silenziosa


 

Il canto dei nativi canadesi mentre Papa Francesco riceve il copricapo indiano per chiedere perdono a nome della Chiesa verso le popolazioni indigene.

Oggi parliamo di infortuni e morti sul lavoro. Diamo un’occhiata ai dati Inail presentati a Montecitorio il 25 luglio. Gli infortuni sul lavoro denunciati all’Inail nel 2021 sono stati 564.089, in calo dell’1,4% rispetto ai 572.191 del 2020. Ma è una diminuzione dovuta esclusivamente alla contrazione dei contagi professionali da Covid-19.

Le denunce di infortuni “tradizionali”, invece, sono aumentate di circa il 20%. Le denunce di morte sul lavoro sono state 1.361, con un decremento del 19,2% sempre legato al Covid-19 mentre i casi mortali se si può dire “tradizionali”, al contrario, sono aumentati di quasi il 10%. Secondo l’Osservatorio indipendente di Bologna di Carlo Soricelli in questo conteggio non ci sono tante morti sul lavoro e molte altre non verranno riconosciute per svariati motivi.

“Milioni di lavoratori – scrive Soricelli – non sono assicurati a INAIL, ma molti muoiono in nero o già pensionati, come la maggioranza degli agricoltori anziani schiacciati dal trattore o da minorenni che ovviamente non dispongono di nessuna assicurazione”. Secondo Soricelli quest’anno sarà un anno tragico dove si rischia di arrivare a 1600 vittime. Ascoltiamo ora il vicepresidente dell’Associazione nazionali mutilati e invalidi sul lavoro Emidio Deandri.

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Centro Italia: 2 docufilm raccontano la comunità educante nelle zone del Sisma


 

Oggi parliamo del Centro Italia, quello funestato dai terremoti e che prova a ripartire. E ne parliamo con la forza del cinema. Un grande cantiere educativo sull’Appennino italiano, una comunità educante che si muove lungo i borghi di quattro Regioni italiane che negli anni scorsi sono state flagellate da veri e propri sciami sismici, terremoti che si sono susseguiti e ripetuti portando distruzione e morte e, a lungo termine, spopolamento ed impoverimento educativo e culturale.

È su questo terreno che ha deciso di muoversi l’Impresa Sociale “Con i bambini” promuovendo progetti con l’obiettivo di contrastare la povertà educativa e di dare la possibilità ai bambini ed ai ragazzi di vivere un’importante esperienza formativa. Le iniziative sono state raccontate da due documentari, presentati questa mattina in anteprima nel corso della 52esima edizione di Giffoni Film Festival.

Si tratta di TERRE MUTATE di Alessandro Marinelli e di KINTSUGI di Lorenzo Scaraggi, entrambi prodotti da “Con i bambini” in collaborazione con IF Imparare Fare. Presente alle proiezioni, oltre ai due registi, il presidente di “Con i bambini”, Marco Rossi Doria. Ascoltiamo il trailer di Terre Mutate.

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Non solo il salario: il lavoro per le nuove generazioni di cooperatori sociali


 

Queste sono le voci dei soccorritori della SeaWatch che nel weekend hanno recuperato naufraghi nel Mediterraneo: gli sbarchi tornano a far notizia mentre è già partita la campagna elettorale.

Oggi parliamo di lavoro nella cooperazione sociale. In un momento di profondi cambiamenti all’interno dell’attuale mondo del lavoro e di trasformazioni, AICCON Associazione Italiana per la promozione della Cultura della Cooperazione e del Nonprofit ha voluto indagare il rapporto tra i giovani cooperatori sociali under 35 e il tema del lavoro.

La ricerca ha approfondito in particolare tre dimensioni: a) il compenso economico unitamente al legame tra senso e motivazione del proprio ruolo; b) la funzione strategica della formazione; c) le prospettive inerenti il desiderio di carriera. Dallo Short Paper di AICCON “Il lavoro come opera” emerge come le nuove generazioni vedano il lavoro in quanto somma fra compenso e senso, due fattori rilevanti che si rafforzano vicendevolmente evidenziando l’unitarietà delle due dimensioni.

Tra gli aspetti più significativi della survey, si evidenzia che i giovani cooperatori mettono al primo posto un ambiente di lavoro sano e positivo che valorizza le relazioni tra colleghe e colleghi, seguito dalla possibilità di un’adeguata conciliazione dei tempi di vita/lavoro e dall’offerta di un compenso economico adeguato.

I dati raccolti evidenziano poi le forti motivazioni intrinseche che spingono i giovani a scegliere la cooperazione sociale come ambiente di lavoro, quali l’aspirazione al cambiamento e il forte desiderio di essere protagonisti della trasformazione sociale. Ascoltiamo Paolo Venturi di Aiccon.

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Napoli, ancora terrore e sangue innocente nelle faide di camorra


 

La voce del presidente Mattarella che annuncia ufficialmente lo scioglimento delle camere: si voterà il 25 settembre per un’estate italiana da campagna elettorale.

Oggi torniamo a Napoli per parlare ancora di camorra, faide e sangue. Nella periferia ovest della città dopo il barbaro omicidio di Andrea Covelli a Pianura, nonostante gli arresti contro i clan in guerra, una bomba carta contro un commerciante della zona. L’associazione antiracket dedicata alla memoria delle vittime innocenti Gigi e Paolo ha incontrato il prefetto chiedendo una presenza sul territorio.

Nell’estremo opposto, la periferia orientale, nel quartiere Ponticelli un operaio incensurato di 56 anni Antimo Imperatore è caduto sotto il piombo di un agguato destinato a un esponente del clan: ha solo la colpa di essersi trovato a fare dei lavori di manutenzione a casa di questo affiliato a uno dei gruppi criminali in lotta. Ieri Libera ha promosso una manifestazione per “non restare in silenzio” ed essere “complici”. Ascoltiamo il coordinatore regionale Mariano Di Palma.

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L’Italia va a fuoco: così abbiamo bruciato 15 anni di vita


 

La voce del presidente del Consiglio Mario Draghi nella giornata convulsa di ieri al Senato e di una crisi di governo che apre tante incognite per il Paese tra guerra e pandemia.

Oggi parliamo di incendi ma non delle fiamme che divampano nella politica, parliamo di incendi veri che stanno devastando l’Italia da Nord a Sud.

“Nel 2021, l’Italia è stato il Paese in area Ocse con il maggiore numero di incendi registrati: 1.422. Dopo la Turchia, il nostro è stato il secondo Paese per superficie bruciata: 159.537 ettari. Si tratta numericamente del numero più alto registrato nell’ultimo decennio”. È uno dei dati contenuti nel dossier “Il cambiamento climatico in Italia: l’impatto sulla salute umana e i processi di adattamento. Lo scenario italiano alla luce del documento Climate Change Is A Healt Crisis”, realizzato dall’istituto italiano per la salute mondiale (IIPH) insieme all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma.

Secondo i dati disponibili alle 19 di ieri erano state 25 le richieste di concorso aereo ricevute dal Centro Operativo Aereo Unificato (COAU) del Dipartimento di Protezione civile. Ascoltiamo il capo dipartimento Fabrizio Curcio

Secondo Coldiretti per ricostituire i boschi ridotti in cenere dal fuoco ci vorranno fino a 15 anni con danni all’ambiente, all’economia, al lavoro e al turismo. E poi c’è chi il dramma dei roghi lo vive da sempre come per la terra dei fuochi. Sono una trentina i sindaci del napoletano e del casertano che insieme ai i comitati civici e alla curia di aversa hanno depositato nelle mani della procuratrice capo del tribunale di napoli nord, un esposto-denuncia per chiedere indagini sugli incendi di rifiuti. ascoltiamo il vescovo di Caserta Angelo Spinillo ai microfoni della tgr.

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Sud: ecco come gli adolescenti Neet riscoprono passioni e formazione


 

Il video che riprende il momento dello sparo che il 20 luglio 2001 uccide Carlo Giuliani alle manifestazioni del G8 di Genova: una ferita ancora aperta, in quella piazza persero la vita un giovane e anche il movimento no global.

Oggi parliamo di giovani e nello specifico dei “neet” adolescenti al Sud. È possibile riscoprire passioni, formazione e interesse per potenziali mestieri. Lo rileva il bilancio positivo del primo anno ponte del progetto Sentieri Ponti e Passerelle, selezionato da impresa sociale Con i bambini nell’ambito del Fondo per il contrasto alla povertà educativa minorile.

Il progetto si svolge in tre città del Mezzogiorno: Napoli, Messina e Reggio Calabria. Coinvolge circa 75 ragazzi in condizioni NEET molto precarie, abitanti di quartieri più a rischio della città come i Quartieri Spagnoli o l’Arghillà e più del 60% ha fornito risposte positive nelle attività con i laboratori sul corpo, sul cibo e sul mare.

A Napoli i 25 ragazzi sono stati coinvolti nei laboratori del Corpo Lab conseguendo anche un attestato per la loro partecipazione nelle attività di estetica, tattoo e coiffeur. A questo si aggiungono quelli del mare e del cibo dove si sono misurati con tour in barca a vela e la preparazione di dolci.

Anche a Messina il bilancio è molto positivo. Oltre il 70% dei ragazzi (su un totale di 25) ha manifestato una chiara preferenza per un’attività. Sperimentando i diversi ambiti previsti dal progetto, i ragazzi hanno imparato a conoscersi meglio e, soprattutto, a riconoscere e nutrire il proprio talento.  Tra tutti, cucina e manutenzione sono i laboratori che hanno riscosso maggior successo perché ritenuti i più utili ai fini di un futuro inserimento lavorativo.  Ma anche sartoria e ceramica hanno fatto emergere interessanti talenti creativi.  A Reggio Calabria sono state svolte attività con 36 ragazzi, di cui 5 uditori, 7 sono donne e il resto uomini. Ascoltiamo il coordinatore del progetto Giovanni Laino dell’associazione capofila Quartieri Spagnoli Onlus.

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Borsellino, la verità indicibile e chi ancora costruisce antimafia


 

La voce di Paolo Borsellino durante una delle sue ultime intervista. Oggi sono 30 anni dalla strage di via D’Amelio dove morirono anche gli agenti della scorta  Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina.

Oggi parliamo di mafie e antimafia. In questo trentesimo anniversario di quella calda domenica di luglio del ’92 non abbiamo ancora la verità, forse indicibile e strumento per mettere in discussione poteri ancora molto forti oggi. Per onorare la memoria parliamo di iniziative di quell’antimafia che costruisce con tre esperienze che si muovono in questi giorni. La prima è a Reggio Calabria dove il 22 luglio sarà inaugurato un bene confiscato dal Consorzio Macramè: ospiterà servizi per le famiglie, per il territorio e per le aziende. Ascoltiamo il presidente Giancarlo Rafele

È partito la 17ma edizione di Libero cinema in libera terra con Cinemovel Foundation e Libera, dal 14 luglio al 16 ottobre il primo cinema itinerante che quest’anno è dedicato alle nuove generazioni. Ascoltiamo Claudio Siciliano di Libera

Infine andiamo a Napoli, precisamente ad Afragola, nella Masseria Antonio Esposito Ferraioli: il bene confiscato più grande dell’area metropolitana che da mesi subisce le intimidazioni della camorra. Ascoltiamo il direttore Giovanni Russo.

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Guerra e pandemia: da due anni gli italiani nella morsa delle fake news


 

Il suono del Fire Boss, il canadair in azione per spegnere gli incendi che stanno devastano il Portogallo: caldo fino a 47 gradi, colpite dalle ondate di calore anche Francia e Spagna.

Oggi parliamo di informazione e fake news nell’epoca delle emergenze planetarie. La tanta informazione di questi mesi si è accompagnata a false notizie e alla disinformazione: il 57,7% degli italiani lamenta di avere un’idea molto o abbastanza confusa di quello che sta succedendo nella guerra tra Russia e Ucraina.

L’83,4% dichiara che negli ultimi due anni si è imbattuto in notizie false sulla pandemia e il 66,1% in fake news sulla guerra. Il pubblico delle fake è enorme e la loro viralità supera quella delle notizie vere. A fotografare la situazione è il Secondo Rapporto Annuale Censis-Ital Communications sulla buona comunicazione dell’emergenza quotidiana, presentato nella Sala Capitolare del Senato della Repubblica, a Roma.

Secondo il Rapporto il 64,2% degli italiani ritiene che durante l’emergenza sia stata privilegiata la spettacolarizzazione e la voglia di fare audience piuttosto che un’informazione tesa alla comprensione dei problemi.  Censis e Ital Communications hanno prodotto un  podcast per spiegare nel dettaglio la questione con la voce di Andrea Pancani. Ascoltiamo.

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