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La casa è in pericolo per metà degli italiani. Lusetti: “serve edilizia sociale”


 

La voce di Papa Francesco dopo la strage in una scuola del Texas: domani è la giornata mondiale del gioco e questa deve essere l’unica arma per un bambino in ogni parte del mondo.

Oggi parliamo ancora della situazione sociale nel nostro Paese dove aver affrontato il tema dello scontro sul reddito di cittadinanza. Se l’Istat dice che gli indici di ripresa e fiducia tornano ad essere quelli prima della guerra, ci sono altri indicatori che raccontano di un’Italia molto preoccupata o addirittura terrorizzata.

Perché dalla questione reddito, salario e lavoro dipendono gli altri diritti a partire da quello della casa. Ci sono i dati del Rapporto Fragilitalia di Legacoop e Ipsos diffusi ieri e con cui apriremo anche il notiziario quotidiano di oggi dove emerge la difficoltà di oltre metà dei proprietari e affittuari di alloggio a pagare la rata del mutuo o il canone di affitti.

Nella sola area metropolitana di Napoli, secondo i dati diffusi da Unione Inquilini, sono arrivati alla fase dell’esecuzione oltre 8.000 sfratti e ben 16.000 esecuzione complessiva di provvedimenti di rilascio pendenti presso i vari tribunali: in totale ogni anno sono 50mila le famiglie sotto sfratto. In questa situazione si annidano nuovi pericoli, come quello dell’ulteriore indebitamento o addirittura dell’usura, se pensiamo che 12% di chi per pagare ha dovuto ricorrere a prestiti di parenti e amici e il 6% di chi ha chiesto una rateizzazione del mutuo. Ascoltiamo l’analisi e le proposte del presidente nazionale di Legacoop Mauro Lusetti.

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Nel Paese che invecchia politiche e (nuovi) metodi per la cura degli anziani


 

La voce di Steve Kerr, coach della Nba americana, che con le lacrime agli occhi grida la sua rabbia per l’ennesima strage in una scuola in Texas da parte di un 18enne armato fino ai denti.

Dall’infanzia negata negli Usa, patria delle armi, passiamo alla terza età nel nostro Paese. Oggi molti, troppi, anziani sono afflitti da un insieme di condizioni (sanitarie, economiche sociali, ambientali, abitative) che rendono l’ultima stagione della loro vita particolarmente faticosa in un Paese in cui l’invecchiamento della popolazione incide in maniera determinante.

Rimuovere questa condizione deve essere, secondo Auser, “impegno prioritario di tutta la comunità. Per farlo è necessario promuovere nel Paese e in Europa un serio programma politico per l’invecchiamento attivo”.

Poi ci sono quegli anziani non autosufficienti. Ad esempio secondo l’OMS la demenza è la 25^ causa di disabilità nel mondo, la 7^ causa di morte negli ultimi vent’anni e rappresenta una condizione che coinvolgerà un numero sempre maggiore di persone e famiglie. Le varie forme di demenza, tra cui l’Alzheimer, non colpiscono solo gli anziani che ne sono affetti, ma incidono in maniera considerevole sull’ambiente di vita della persona, costringendo i familiari a cambiamenti e adattamenti importanti nella presa in carico quotidiana.

La Regione Piemonte ha adottato nella propria normativa il metodo Gentlecare di Ottima Senior che da 10 anni propone un approccio innovativo. Ascoltiamo il fondatore di Ottima Senior Enzio Angiolini.

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Reddito cittadinanza “primo nemico”, non disuguaglianze e povertà da lavoro


 

La voce del giornalista Paolo Mondani che con Sigfrido Ranucci e tutta la redazione di Report ieri ha subito perquisizioni dopo la puntata del 23 maggio sulla strage di Capaci.

Parliamo di reddito di cittadinanza, ieri con Oxfam abbiamo dato i numeri sulle disuguaglianze a livello globale. Nel nostro Paese gli indicatori ci parlano di povertà aggravate con la pandemia e di un rischio anche per chi lavora. Nel mirino di ampi settori della politica e dell’imprenditoria c’è la misura che raggiunge circa 2 milioni di famiglie e complessivamente 3,3 milioni.

Italia Viva vuole addirittura promuovere una raccolta firme per abolirlo mentre associazioni di commercianti e imprese denunciano in varie zone d’Italia la mancanza di lavoratori stagionali additando proprio il reddito di cittadinanza.

Ascoltiamo Roberto Rossini, portavoce dell’Alleanza contro la povertà che ieri è intervenuta con una nota nel dibattito pubblico che si è sviluppato anche sui social.

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Con la pandemia 573 nuovi miliardari: profitti record su cibo, energia e salute


 

Il suono del conflitto in Ucraina giunto al terzo mese di combattimenti da quell’alba del 24  febbraio.

Oggi parliamo di ricchezza, povertà e disuguaglianze. Che affare la pandemia, ha prodotto 573 nuovi miliardari, uno ogni 30 ore, mentre, quest’anno, un milione di persone ogni 33 ore potrebbe finire in condizione di povertà estrema, vale a dire 263 milioni.

La ricchezza dei miliardari è aumentata, in termini reali, più in 24 mesi di COVID-19 che nei primi 23 anni delle rilevazioni di Forbes ed è ora equivalente al 13,9% del PIL mondiale. Sono alcuni dei dati di Oxfam in apertura del World Economic forum di Davos.

Le imprese nei settori energetico, alimentare e farmaceutico – caratterizzati da situazioni di forte monopolio – registrano profitti da record. Chi sono le multinazionali che hanno fatto ingenti profitti in questi due anni? Ascoltiamo Francesco Petrelli, portavoce di Oxfam Italia

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La strage di Capaci, la voce di Falcone: la verità lontana 30 anni dopo


 

La voce di Giovanni Falcone, nel giorno in cui si ricordano i 30 anni dalla strage di Capaci che uccise lui, la moglie Francesca Morvillo e gli agenti della scorta  Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro.

Nel trentennale di quell’attentato che squarciò la democrazia già debole di un Paese in piena tangentopoli e instabilità politica la sera del 23 maggio 1992 a Palermo oggi si ritrovano mille studenti con il ministro Bianchi e la presidente della Fondazione Giovanni Falcone, la sorella Maria. E in città ci sarà anche il presidente della repubblica Sergio Mattarella. A queste e altre generazioni non ancora nate o appena nate 30 anni serve ascoltare la voce del magistrato

Don Luigi Ciotti sulla Via Libera dice: “Luigi Ciotti: “Non servono parole leggere ma scelte e gesti pesanti: meno celebrazioni sterili e più attenzione all’oggi, col suo carico di ingiustizie e sofferenze”. Infatti oggi serve la verità, ancora lontana e appena percepita dai processi come a Rainews ha detto Roberto Scarpinato: “a decidere le modalità di quella attentato fu un livello più alto”.

Perché Falcone poteva essere ucciso a Roma senza troppo clamore invece si scelse il tritolo che aprì la stagione stragista che continuò con Borsellino e poi con le bombe di Firenze, Roma e Milano contro il patrimonio culturale e religioso. Un biennio di piombo dove Cosa Nostra fu la mano armata di un potere tanto nascosto quanto tutt’oggi potente perché ancora riesce a non scrivere la storia italiana a cavallo tra la prima e la seconda repubblica.

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Il Pnrr e le risorse che servono per difendere i beni confiscati alle mafie


 

Il suono della scossa che 10 anni fa, nella notte del 20 maggio 2012, colpì l’Emilia e una seconda tornò nove giorni dopo aggiungendo distruzioni, morti, feriti e sfollati.

Oggi parliamo di beni confiscati alle mafie. Ieri Libera e la rete delle associazioni nazionali come Arci, Acli, Legambiente, Legacoop, Confcooperative, Avviso Pubblio e sindacati confederali hanno scritto alle Commissioni riunite Affari Costituzionali e Istruzione del Senato per chiedere alcune modifiche all’articolo 22 del decreto legge n. 36, contenente misure urgenti per l’attuazione del Pnrr che istituisce il Fondo per le spese di gestione dei beni confiscati.

Secondo le associazioni è necessario compiere ulteriori passi in avanti. A partire dall’aumento della sua dotazione finanziaria e dall’estensione a livello nazionale dell’ambito di competenza del Fondo, non limitandone l’applicazione soltanto ai progetti che saranno finanziati dall’avviso pubblico dell’Agenzia per la coesione territoriale, viste le numerose progettualità presentate con la specifica misura ‘Valorizzazione dei beni confiscati alle mafie’ del Pnrr, e considerate, altresì, le centinaia di esperienze di riutilizzo sociale già esistenti o che potranno attivarsi nei prossimi mesi in tutte le regioni, promuovendo concretamente percorsi di coesione e inclusione sociale. Ascoltiamo Davide Pati, settore beni confiscati di Libera.

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L’appello di Fabio Ridolfi e a Roma “svolta epocale” per l’inclusione a scuola


 

Il suono del respiro di Fabio Ridolfi che da 18 anni è totalmente immobilizzato. Riesce a muovere solo gli occhi, e grazie a un lettore oculare, rivolge un appello allo Stato italiano in un video diffuso dall’associazione Luca Coscioni: chiede di poter morire con il suicidio assistito.

Oggi parliamo di inclusione scolastica di alunni e alunne con disabilità. Nella seduta del 16 maggio a Roma la Giunta Capitolina ha approvato in via sperimentale per il biennio scolastico 2022/2024, rinnovabile per il successivo biennio 2024/2026, le Linee Guida per la gestione del servizio educativo per il diritto allo studio, all’autonomia e all’inclusione scolastica degli alunni e delle alunne con disabilità -servizio OEPAC – e l’istituzione del Registro Unico Accreditati Scuola.

Si tratta di un passo epocale – secondo le associazioni regionali della cooperazione sociale – fortemente voluto dall’Assessora Claudia Pratelli, che di fatto sancisce la messa in opera di un nuovo modello di affidamento dei servizi OEPAC attraverso l’accreditamento.

Non si tratta solo di un mero cambio di rotta puramente amministrativo o di una qualche apparente semplificazione burocratica, a vantaggio della Pubblica Amministrazione o delle imprese appaltatrici. Ce lo spiega Anna Vettigli, responsabile Legacoopsociali del Lazio.

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Una generazione a mano armata all’ombra del Vesuvio


 

Una delle voci raccolte da Arcigay qualche anno fa. Ieri la giornata mondiale contro l’omofobia, un giorno come tutti i giorni per respingere la violenza e a difesa di persone libere di amare.

Oggi parliamo di violenza urbana, nello specifico quella giovanile e minorile. E la cronaca ci riporta a Napoli dove virtualmente siamo stati l’altro ieri per raccontarvi del Patto educativo. Coltelli, risse, rapine violente dove criminali e vittime sono minorenni.

Solo negli ultimi 3 giorni i casi si susseguono: due 16enni accoltellati mentre sono al mare di Posillipo, un 13enne ferito a scuola e una generazione che vive da mattina a sera gli spazi della città a mano armata con troppi coltelli nelle tasche dei ragazzi. A questa violenza si aggiunge quelle bande criminali e della camorra e adesso in città c’è un clima di paura.

Abbiamo chiesto a Giovanni Laino, docente universitario e vicepresidente dell’Associazione Quartieri Spagnoli, una sua analisi sulla situazione.

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Guerre e informazione: come i media italiani devono recuperare credibilità


 

La voce di Luciana Castellina, presidente onoraria di Arci, per il Festival Sabir che si è tenuto a Matera da cui parte la puntata di oggi.

Il Festival Sabir si tiene dal 2014 all’indomani della strage di Lampedusa. Quest’anno nella città dei sassi lo scorso weekend si sono toccati molti temi. Uno di questi è molto attuale, riguarda il rapporto tra l’informazione e i conflitti partendo dalle parole e dalle immagini. Come quelle di un bombardamento o di un funerale attaccato dalla agenti di polizia come avvenuto a Gerusalemme per la giornalista di Al Jazeera Shireen Abu Akle. Ciò che oggi è maggiormente a rischio per l’informazione è a credibilità. Ascoltiamo Valerio Cataldi, giornalista Rai e presidente di Associazione Carta di Roma.

Anche il presidente nazionale dell’Ordine dei giornalisti Carlo Bartoli ha preso parola e in una battuta ha invitato la categoria in modo chiaro ad assumersi le proprie responsabilità. Ascoltiamo.

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Il Patto educativo che da Napoli vuole contrastare povertà e disagio minorile


 

Il suono delle cariche della polizia israeliana l funerale della giornalista di Al Jazeera Shireen Abu Akle, immagini che hanno indignato il mondo intero.

Oggi parliamo del Patto educativo firmato a Napoli lo scorso 13 maggio e riguarda l’intera area metropolitana della città. A volerlo dallo scorso autunno è stato il vescovo don Mimmo Battaglia e il documento porta la firma della Diocesi napoletana, del ministero dell’Istruzione, delle istituzioni locali, del forum terzo settore della Campania e dell’impresa sociale Con i bambini.

Nell’articolo 1 del Patto è scritto che intende contrastare e prevenire “i fenomeni della povertà educativa, della dispersione scolastica e del disagio formativo, nell’area metropolitana di Napoli, e intende restituire centralità culturale, civile e amministrativa, alla questione educativa intesa come responsabilità dell’intera comunità”.

La durata prevista è di tre anni e sarà soggetto a una fase di monitoraggio mentre nell’ultimo articolo è scritto che “costituisce un documento pilota di riferimento, che potrà essere adottato in altri contesti che presentino significativi fattori di rischio di dispersione e di disagio formativo”.

Per capire qual è l’importanza di questo Patto ascoltiamo Giovanpaolo Gaudino, portavoce del Forum terzo settore della Campania che è uno dei soggetti firmatari.

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