E’ entrata in vigore in Bolivia la legge che autorizza il lavoro minorile dall’età di dieci anni, riducendo ulteriormente il precedente limite, fissato a 14.
La Legge 548, secondo il governo, servirà ad abbattere la povertà del paese consentendo il lavoro in proprio fra i 10 e i 12 anni, vincolato al contesto familiare, ma anche il lavoro dipendente fra i 12 e i 14 anni, con l’autorizzazione dei genitori, e quello fra i 14 e i 18 nel rispetto di tutti i diritti lavorativi.
La nroma prevede tuttavia che i bambini potranno lavorare dall’età di 10 anni a condizione che non sospendano gli studi.
Secondo l’Unicef, in Bolivia ci sono 850.000 i bambini fra i 5 e i 17 anni impiegati in attività lavorative, soprattutto nei contesti più poveri.
La maggioranza sono indios che vivono nelle zone rurali e sono impiegati principalmente nelle piantagioni di canna da zucchero o in miniera.
Senza acqua, luce e gas
Senza acqua, luce e gas. È il trattamento riservato a sciiti, curdi e cristiani da parte degli estremisti sunniti dell’Isil, che stanno prendendo il controllo di zone sempre più vaste dell’Iraq. Insieme alle violenze, cresce anche il numero degli sfollati e dalle ong arriva il grido d’allarme: siamo di fronte ad un’emergenza umanitaria.
Giro di vite
Sette uomini sono stati condannati in Egitto per le aggressioni sessuali di piazza Tahrir. Dopo la rivolta del 2011, infatti, si sono registrati numerosi casi di violenza contro le donne, specie in occasioni pubbliche come la vittoria elettorale di Fattah al-Sissi. Il governo ha espresso la volontà di contrastare ogni forma di abuso.
In fuga dall’Honduras. Appello agli Usa
L’Honduras chiede aiuto agli Stati Uniti per contrastare l’insicurezza e il narcotraffico, e che rappresentano le cause principali dell’emigrazione verso gli Usa; il paese centramericano infatti ha il più alto indice di omicidi al mondo.
Lo scorso ottobre sono stati intercettati alla frontiera statunitense 57.000 minori non accompagnati provenienti da Honduras, Guatemala e Salvador; secondo le stime, entro il prossimo settembre potrebbero superare i 90.000.
L’appello per una soluzione del problema è arrivato dal presidente Juan Hernández e dal ministro degli esteri Mireya Aguero, il quale ha affermato la necessità di rafforzare i confini e lanciare un “mini Piano Marshall” per creare delle opportunità e andare alle radici del problema.
Una crisi lontana
Una crisi lontana. Non si placa l’escalation di violenza in Medioriente. Ieri a Gaza 4 bimbi morti in spiaggia dopo una raid israeliano. Un conflitto che ha radici profonde ed una speranza legata alla diplomazia internazionale. Come spiega ai nostri microfoni il giornalista Raffaele Crocco, ideatore dell’Atlante delle guerre.
E in Mozambico si muore di parto
E in Mozambico si muore di parto. Le gravidanze precoci delle adolescenti sono la causa di numerosi decessi di madri e bambini. Save the Children ha attivato un progetto di pianificazione familiare, offrendo servizi di informazione e sensibilizzazione, e l’attivazione di ambulatori che danno consulenza e assistenza medica.
Senza tregua
Senza tregua. Morti, feriti e migliaia di civili in fuga. La situazione a Gaza si fa di ora in ora sempre più drammatica. Come ci racconta da Gerusalemme Tommaso Fabbri, capomissione di Medici Senza Frontiere.
Fermiamo le stragi
Fermiamo le stragi. In Medioriente si continua a morire. L’offensiva israeliana non dà tregua e a pagare il prezzo più alto sono soprattutto i bambini. Ai nostri microfoni la testimonianza da Gaza di Salvo Maraventano della ong Cooperazione Internazionale Sud Sud.
Brasile 2014: Mondiali sostenibili ma inquinanti
Cala il sipario sulla ventesima edizione della Coppa del Mondo di calcio.
Oltre al bilancio sportivo, è tempo di valutare anche l’aspetto ambientale della manifestazione.
I Mondiali brasiliani sono stati allo stesso tempo quelli più inquinanti ma anche quelli più sostenibili.
Una contraddizione che si aggiunge alle molte critiche piovute sull’organizzazione.
Il Brasile infatti ha stabilito diverse linee di azione per garantire la sostenibilità ambientale dei Mondiali 2014, fra cui la costruzione o la ristrutturazione degli stadi con tecnologie ecologiche certificate. Stadi costruiti sfruttando dell’acqua piovana, la luce solare, le fonti di energia rinnovabili, l’illuminazione a basso consumo tanto che, come sostenuto ministro dell’Ambiente Izabella Teixeira, rappresentano “un precedente nella gestione ambientale dei grandi eventi sportivi”.
Ma se i Mondiali sono stati anche l’occasione per inaugurare a San Paolo il primo impianto di separazione di rifiuti solidi in America Latina, è troppo elevato il numero di emissioni nocive registrate.
Secondo la Fifa infatti, il campionato del mondo ha generato 2,72 milioni di tonnellate metriche di diossido di carbonio. Il triplo rispetto a Germania 2006 e il doppio di Sudafrica 2010.




