L’importante è partecipare: grazie al bando sullo sport promosso dalla Fondazione Con il Sud, da settembre saranno avviate in Campania, Puglia e Sicilia circa 50 attività sportive rivolte a tutti per rafforzare le piccole comunità meridionali caratterizzate da situazioni socio-economiche difficili. 9 i progetti selezionati, sostenuti con 2,3 milioni di euro.
Oltre 100 organizzazioni coinvolte e 4 mila persone interessate, soprattutto bambini e ragazzi. Saranno recuperati e valorizzati spazi pubblici e palestre in disuso, rendendo disponibili circa 100 mila mq per attività sportive sia al chiuso che all’aperto (una media di 25 mq per minore, a fronte dei circa 4,8 mq messi a disposizione dei ragazzi nei capoluoghi del Sud Italia).
Borgomeo: “La pandemia ci ha isolati, lo sport può diventare una leva determinante per incontrarci di nuovo, stare insieme, rafforzare la coesione sociale e dare opportunità concrete a ragazzi e cittadini, anche nei territori più difficili spesso gravemente ‘contaminati’ dalla criminalità organizzata”. Iniziative dedicate a tutte le età, scambio interculturale e intergenerazionale, voglia di stare insieme, promozione del benessere fisico e mentale, ma anche lotta al degrado urbano con recupero e valorizzazione di spazi pubblici e palestre. C’è tutto questo e altro ancora nei 9 progetti selezionati dalla Fondazione CON IL SUD con il bando “Sport– l’importante è partecipare”: c’è la bellezza dello sport e i suoi valori, c’è l’educazione alimentare e il rispetto delle regole, c’è il diritto al gioco e l’emancipazione delle piccole comunità del Sud che vivono situazioni di difficoltà socio-economica. Lanciato in piena pandemia, con uno sguardo fiducioso al futuro, il bando ha visto la partecipazione di oltre 2100 organizzazioni da tutto il Sud. Al termine del rigoroso processo valutativo, sono stati selezionati 9 progetti in Campania, Puglia e Sicilia sostenuti con 2,3 milioni di euro: circa 50 le attività sportive che da settembre coinvolgeranno circa 4 mila persone, soprattutto bambini e ragazzi, che vivono in quartieri, rioni o frazioni di piccoli comuni nelle province di Napoli, Bari, Lecce, Catania, Messina e Palermo, caratterizzati da un contesto socioeconomico difficile, spesso con presenza di disagio e
marginalizzazione.
L’obiettivo generale è mettere al centro l’attività sportiva come strumento per rafforzare le piccole comunità locali del Sud Italia, ma in questa fase critica, segnata da mesi di mancata
socialità e accesso a spazi e attività comuni, queste azioni saranno realmente una boccata d’ossigeno per tanti bambini e ragazzi. Saranno disponibili infatti circa 100 mila mq per attività sportive sia al chiuso che all’aperto: una media di 25 mq per minore, a fronte dei circa
4,8 mq messi in media a disposizione dei ragazzi nei capoluoghi del Sud Italia come ha recentemente sottolineato il rapporto nazionale “Minori e sport” dell’Osservatorio povertà educativa #conibambini. “Abbiamo lanciato questo bando nel maggio del 2020, in piena pandemia, come segnale di speranza e fiducia per il futuro – ha dichiarato Carlo Borgomeo, presidente della Fondazione CON IL SUD. Oggi questa speranza diventa più concreta. La pandemia ci ha isolati, lo sport può diventare una leva determinante per incontrarci di nuovo, stare insieme sempre nel pieno rispetto delle regole anti covid, rafforzare percorsi di coesione sociale e dare opportunità concrete a ragazzi e cittadini, anche nei territori più difficili spesso gravemente ‘contaminati’ dalla criminalità organizzata”.
Quasi 50 le discipline sportive che animeranno i progetti: si va dagli sport di squadra più tradizionali (calcio, basket, pallavolo), di cui viene proposta anche la variante per persone disabili (sitting volley, football integrato, baskin); agli sport di resistenza e potenza
(atletica, ciclismo, arrampicata) o di precisione (tiro con l’arco). E ancora, danza (hip hop, danze urbane, folcloristiche) e sport di contatto (kickboxing, karate). Oltre 100 le organizzazioni coinvolte nelle partnership di progetto, tra associazioni, parrocchie, cooperative sociali, organizzazioni di volontariato, scuole, università, comuni e enti pubblici, imprese, ordini professionali. C’è chi realizzerà ciclo-passeggiate, tornei di municipio e attività itineranti per il quartiere; chi realizzerà una palestra diffusa all’aperto; chi punterà su sport come l’arrampicata per favorire sbocchi lavorativi nell’edilizia acrobatica, sulle navi da crociera, nel mondo dello spettacolo; chi invece farà del calcio uno strumento di educazione al rispetto delle regole e di integrazione, con la nascita di squadre rionali e di quartiere o squadre miste, formate da italiani e stranieri. In alcuni casi saranno gli sport tradizionali di altri Paesi (come cricket, badminton e peteca particolarmente diffusi in Bangladesh, Pakistan e Sri Lanka) a favorire questo processo, rendendo i migranti protagonisti: saranno infatti loro a proporre dei laboratori per insegnare ai ragazzi le regole del gioco. Anche per i meno giovani l’offerta sarà ricca, con corsi dedicati al benessere e all’invecchiamento attivo come la ginnastica dolce e lo yoga, ma anche gli scacchi. Saranno coinvolti anche giovani tra i 12 e i 25 anni sottoposti a misure alternative alla detenzione. Sarà possibile effettuare visite mediche e psicoattitudinali, per guidare i ragazzi nella scelta dello sport più adatto alle proprie attitudini e bisogni fisici; avere consulenze nutrizionali, con percorsi di sensibilizzazione ad una sana e corretta alimentazione.
Grazie ai 9 progetti, alcuni centri sportivi già attivi, ma sottoutilizzati e in condizioni di degrado torneranno a nuova vita, divenendo fulcro di un’offerta culturale, sportiva e socio-educativa completa. Anche gli spazi pubblici (parchi, aree giochi, piazze, palestre scolastiche e municipali) saranno valorizzati e messi a disposizione delle comunità. In particolare, 14 spazi saranno interessati da interventi di ristrutturazione e riqualificazione per adibire oltre 9 mila mq alla pratica sportiva.
Tokyo 2020, arrivano le prime prese di posizione sui diritti umani
In ginocchio contro il razzismo. Le calciatrici della Gran Bretagna in ginocchio, dopo il fischio dell’arbitro. Poi le cilene e un’ora dopo la scena si ripete, a Tokyo, prima della sfida tra Stati Uniti e Svezia. Sono le prime dimostrazioni politiche dopo il via libera del Cio: all’interno del campo di gioco ora sono consentite.
Le giocatrici britanniche lo avevano annunciato prima della partenza, il loro gesto era anche per sottolineare la loro solidarietà per i colleghi investiti dagli insulti razzisti dopo aver fallito i rigori contro l’Italia nella finale dell’Europeo. Inginocchiarsi “è permesso, non è una violazione della regola 50. Questo è quello che c’è scritto nelle linee guida del Cio” ha sottolineato il presidente del Cio Thomas Bach.
Il Cio consente gesti di attivismo — se consentito dall’organo di governo di quello sport — solo prima o dopo l’inizio ufficiale degli eventi alle Olimpiadi. Le dichiarazioni politiche durante gli eventi, le cerimonie di premiazione o al Villaggio Olimpico sono ancora vietate, per evitare i gesti come i pugni alzati nei guanti neri dei velocisti americani Tommie Smith e John Carlos alle Olimpiadi di Città del Messico del 1968.
La capitana tedesca di hockey su prato festeggia con un post sui social “L’amore vince sempre”. Il Cio ha detto sì alla fascia arcobaleno, e la capitana della nazionale tedesca di hockey su prato festeggia con un post su Instagram, sorridente per la decisione del Comitato olimpico. Come il capitano della nazionale di calcio a Euro 2020, Manuel Neuer, anche Nike Lorenz aveva espresso l’intenzione di vestire la fascia simbolo del movimento LGBT alle Olimpiadi, e una richiesta era stata avanzata tramite il comitato olimpico tedesco, che all’ok del Cio ha postato la foto della fascia arcobaleno che la 24enne Lorenz porterà sui calzini, domenica all’esordio contro la Gran Bretagna.
“Le Olimpiadi delle donne?”: lo speciale dell’agenzia Uispress
Le Olimpiadi delle donne? In occasione dell’apertura di Tokyo 2020 l’Uisp propone un numero speciale della sua agenzia settimanale, su diritti e parità di genere ai Giochi. Il servizio di Elena Fiorani.
Uispress, la testata giornalistica dell’Unione italiana sport per tutti, propone un approfondimento dedicato a sport e diritti in occasione dell’apertura dei Giochi di Tokyo 2020. Grazie agli interventi di esperte, studiose e giornaliste, verrà affrontato il tema dello sport femminile, dei diritti e del linguaggio, a confronto con l’evento sportivo più importante del pianeta.
Mara Cinquepalmi, dell’associazione Giulia, evidenzia che le Olimpiadi di Tokyo saranno le prime con quasi il 49% di atlete, tanto che il giuramento olimpico è stato aggiornato, includendo la lotta ad ogni forma di discriminazione. Anche nella comunicazione a cinque cerchi le donne si fanno largo, ai giornalisti che racconteranno l’evento il compito di non tradire queste premesse.
Multate per abbigliamento non consono: il caso delle atlete norvegesi di pallamano su sabbia
Abbigliamento non consono. La nazionale femminile norvegese di pallamano su sabbia ha giocato per il terzo posto dell’europeo in pantaloncini invece che con il tradizionale bikini, perché li ritiene più adatti ad uno sport molto dinamico che prevede un forte contatto fisico. Non la pensa così la Federazione europea che ha sanzionato con una multa di 1500 euro ogni giocatrice.
Il match in questione prevedeva lo scontro tra le nazionali femminili di Norvegia e Spagna, valido per il terzo posto nella competizione europea di beach handball. Al momento dell’ingresso in campo, le due squadre si sono presentate vestite in modo diverso: bikini minimal per le spagnole, due pezzi (top e pantaloncini) per il team norvegese. Questo non è piaciuto a organizzatori e membri della giuria, che nella stessa giornata della partita (vinta dalla Spagna) hanno avvisato la nazionale della Norvegia della sanzione. La motivazione: per la Federazione europea i pantaloncini più lunghi costituirebbero un “abbigliamento non consono”.
Molti, insieme alle giocatrici stesse, non si spiegano in che modo pantaloncini e top più spessi possano essere ritenuti inadatti a uno sport che prevede invece un forte contatto fisico e ha dinamiche di gioco molto vicine a quelle del calcio. “Molte donne della squadra hanno detto che le uniformi non sono ideali per uno sport che richiede torsioni, giri e altri movimenti atletici nella sabbia” dice al Washington Post Kare Geir Lio, il capo della Federazione norvegese di pallamano.
Ma il problema legato alla sanzione e all’abbigliamento da gara non è solamente di tipo pratico. Secondo il regolamento delle competizioni di pallamano sulla sabbia, infatti, le giocatrici sono autorizzate a scegliere tra un tipo e l’altro della divisa in base a ciò che preferiscono e con cui si sentono più a loro agio. Inoltre, al contrario di quelli femminili, ai team maschili viene permesso senza ingerenze di giocare indossando lunghe canotte e pantaloncini fin sopra il ginocchio. In un comunicato, la Federazione europea fautrice del provvedimento specifica che la mozione per un abbigliamento più inclusivo era già stata avanzata da diverse Federazioni nazionali di pallamano durante l’ultimo congresso ad aprile 2021, ma che a causa di una serie di ritardi non è stata possibile accoglierla. La Federazione si impegna a farlo nel corso del prossimo incontro, previsto per agosto 2021.
Intanto, l’ambiente del team norvegese non fa marcia indietro, e supporta ancora una volta la scelta delle giocatrici di aver indossato la divisa che ritenevano più adatta a se stesse. “Siamo molto orgogliosi di queste ragazze che hanno alzato la voce e hanno detto che ‘abbastanza’ è ‘abbastanza’“, si legge in un tweet della Federazione Norvegese Pallamano, “Insieme continueremo a lottare per cambiare le regole dell’abbigliamento, in modo che i giocatori possano giocare con i vestiti che preferiscono!“.
Calcio, la società Paperino San Giorgio alla ricerca del proprio inno sociale
No Racism Lab. La società di calcio Paperino San Giorgio lancia un “contest” on line rivolto ai giovani di Prato per selezionare il proprio inno sociale, che dovrà avere testi ispirati ai valori della tolleranza, perchè vuole contribuire a diffondere messaggi di uguaglianza, parità di genere e contrastare qualsiasi tipo di discriminazione in ambito sportivo e sociale.
Il punto di partenza è una base musicale scaricabile dal sito internet del Paperino San Giorgio. Su questa, i ragazzi fra i tredici e i diciannove anni residenti o domiciliati in provincia di Prato, potranno cantare o rappare, buttando giù un testo incentrato sui valori dell’antirazzismo. Gli elaborati che saranno ritenuti più efficaci diventeranno quindi parte integrante del nuovo inno ufficiale del club di via del Ferro, da fare risuonare in ogni occasione sportiva che si terrà al ‘Comunale’, rappresentando così un segno tangibile di lotta alle discriminazioni. “Siamo lieti di promuovere questa iniziativa – sottolinea con evidente soddisfazione il presidente del Paperino San Giorgio, Sauro Pratesi – che rimane fedeli ai nostri valori, che ci vedono impegnati nel mondo del pallone non solo con obiettivi sportivi, ma anche educativi. In particolar modo verso i più giovani”. Il regolamento del progetto ‘No Racism Lab’, che vuole dunque favorire la libertà d’espressione fra i giovani attraverso la musica e la parola, è scaricabile dal sito www.paperinosangiorgio.it
Gli autori dei brani selezionati dalla giuria saranno chiamati a partecipare da protagonisti alla registrazione di un video-clip musicale (che verrà girato naturalmente a Prato), nel quale potranno comparire anche gli altri partecipanti al contest che ne faranno richiesta. Il termine per le iscrizioni, da effettuarsi tramite il form on-line sul sito www.paperinosangiorgio.it, è fissato al 31 agosto prossimo. Tramite il video si vuole dare un messaggio ancora più forte all’iniziativa, per dire no al razzismo e alle discriminazioni.
Olimpiadi, tre bambole speciali volano a Tokyo con l’Italia Team
Donne in gioco. Per i Giochi Olimpici di Tokyo arrivano tre Barbie edizione speciale che celebrano le donne della squadra italiana. Le bambole verranno messe all’asta a supporto di famiglie e bambini malati di tumore. Con questo progetto, i promotori vogliono ricordare alle bambine che possono aspirare ad essere tutto ciò che desiderano, anche nello sport.
In occasione dei Giochi Olimpici, Barbie, Italia Team ed EA7 Emporio Armani collaborano per celebrare le atlete dell’Italia Team: sono tre le Barbie uniche create per l’occasione che verranno messe all’asta a supporto della FIAGOP – Federazione Italiana Associazioni Genitori e Guariti Oncoematologia Pediatrica Onlus.
Le tre bambole voleranno a Tokyo insieme all’Italia Team, per essere esposte in esclusiva a Casa Italia Tokyo 2020 e poter essere ammirate in tutti i loro incredibili dettagli. L’esclusiva grafica che personalizza i capi è un omaggio alla cultura giapponese: il Sol Levante, simbolo del Giappone, viene reinterpretato con i colori del Tricolore, mentre la scritta ITALIA, ricreata con caratteri che richiamano la scrittura Kanji, racchiude al suo interno il riferimento al Torii, il tradizionale portale d’accesso a un luogo sacro.
Al loro ritorno in Italia, le 3 Barbie One-of-a-Kind verranno messe all’asta per uno scopo molto speciale: supportare la FIAGOP, la federazione che con le sue associate lavora ogni giorno per garantire ai bambini malati di tumore e leucemia il diritto alla salute e alla buona qualità di vita e assicurare alle loro famiglie il sostegno necessario. Il CONI supporta l’associazione amplificandone in particolare l’evento «Io corro per loro – Bambini senza cancro» previsto a Milano il 26 settembre 2021 e destinato a sostenere la ricerca scientifica.
Un progetto altamente valoriale in grado di unire i tre brand sotto il comune obiettivo di ispirare le future generazioni di donne, in linea con i principi dell’Olimpismo e della gender equality promossa dal Movimento Olimpico: impegnarsi per raggiungere i propri obiettivi e realizzare i propri sogni, nello sport, così come nella vita, al meglio delle proprie possibilità e senza discriminazioni.
Special Olympics, assegnati a Torino i Giochi Mondiali Invernali 2025
Giochiamo in casa. Sono stati assegnati a Torino i Giochi Mondiali Invernali Special Olympics 2025, che coinvolgeranno 3.125 atleti e coach, 3.000 volontari, migliaia di persone tra staff, personale medico, familiari, media, ospiti, delegati ed oltre 300.000 spettatori. Otto le discipline sportive in campo.
Minori, quasi 1 su 5 non fa sport: i dati di Con i Bambini e Openpolis
Se lo sport non è per tutti. In Italia quasi 1 minore su 5 non fa sport: sono i dati emersi dall’Osservatorio promosso da Con i Bambini e Openpolis. Il servizio di Elena Fiorani
Tra una settimana partono le Olimpiadi di Tokyo, riflettori puntati sullo sport di livello, ma nel nostro Paese molte luci sono spente sullo sport sociale e per tutti. Secondo i dati emersi dal rapporto nazionale su minori e sport dell’Osservatorio #conibambini nell’ambito del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile, già nel 2019, quindi prima delle chiusure causate dal Covid-19, un giovane su 5 era sedentario.
Le aree sportive all’aperto sono divenute essenziali in quest’emergenza, ma non sono presenti ovunque, solo il 10% si trova al sud. Pochi spazi per lo sport anche nelle scuole, con forti differenze territoriali. In cima alla classifica ci sono Friuli e Piemonte, all’altro capo Calabria e Campania, che sono anche quelle con il minor numero di ragazzi e ragazze che praticano sport con continuità.
Piano Nazionale Mobilità Ciclistica, Giovannini: “Sarà varato entro fine anno”
Rivoluzione su due ruote. Il Piano Nazionale della Mobilità Ciclistica dovrebbe essere varato entro fine anno: lo ha detto il ministro delle Infrastrutture e Mobilità Sostenibili, Giovannini. Il PNRR prevede 600 milioni di euro per ciclovie nazionali e piste ciclabili urbane, mentre altri 400 milioni saranno stanziati dalla legge di bilancio.
Lo prevede l’art. 3 della legge 11 gennaio 2018, n. 2 e doveva essere approvato entro ottobre 2018. Come spesso accade i sei mesi entro il quale il piano doveva essere approvato sono diventati anni. Ma, finalmente, qualcosa sembra stia per cambiare. Infatti, in una recente intervista, il Ministro delle Infrastrutture e Mobilità Sostenibili, Enrico Giovannini, ha annunciato che, entro la fine dell’anno, sarà varato il Piano Nazionale della Mobilità Ciclistica, ricordando che il PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza) prevede 600 milioni di euro per ciclovie nazionali e piste ciclabili urbane e che altri 400 milioni saranno stanziati dalla legge di bilancio.
Un annuncio importante, considerato che quasi tutte le regioni e diversi altri enti locali hanno già provveduto alla pianificazione di loro competenza, in assenza di un quadro generale di livello nazionale.
Il Piano generale della mobilità ciclistica è articolato con riferimento a due specifici settori di intervento, relativi, rispettivamente, allo sviluppo della mobilità ciclistica in ambito urbano e metropolitano e allo sviluppo della mobilità ciclistica su percorsi definiti a livello regionale, nazionale ed europeo.
Il Piano generale della mobilità ciclistica si riferisce a un periodo di tre anni e reca:
a) la definizione, per ciascuno dei tre anni del periodo di riferimento, degli obiettivi annuali di sviluppo della mobilità ciclistica, da perseguire in relazione a due distinti settori di intervento (mobilità ciclistica in ambito urbano e metropolitano e mobilità ciclistica su percorsi definiti a livello regionale, nazionale ed europeo), avendo riguardo alla domanda complessiva di mobilità;
b) l’individuazione delle ciclovie di interesse nazionale che costituiscono la Rete ciclabile nazionale «Bicitalia» e gli indirizzi per la definizione e l’attuazione dei progetti di competenza regionale finalizzati alla realizzazione della Rete stessa; c) l’indicazione, in ordine di priorità, con relativa motivazione, degli interventi da realizzare per il conseguimento degli obiettivi di cui alla lettera a), nei limiti delle risorse di cui alla lettera e);
d) l’individuazione degli interventi prioritari per assicurare le connessioni della Rete ciclabile nazionale «Bicitalia» con le altre modalità di trasporto;
e) la definizione del quadro, per ciascuno dei tre anni del periodo di riferimento, delle risorse finanziarie pubbliche e private di cui all’articolo 10 – Disposizioni finanziarie – della legge, da ripartire per il finanziamento degli interventi previsti nel medesimo Piano generale, nonché di quelli indicati nei piani della mobilità ciclistica delle regioni, dei comuni, delle città metropolitane e delle province;
f) gli indirizzi volti ad assicurare un efficace coordinamento dell’azione amministrativa delle regioni, delle città metropolitane, delle province e dei comuni concernente la mobilità ciclistica e le relative infrastrutture, nonchè a promuovere la partecipazione degli utenti alla programmazione, realizzazione e gestione della rete cicloviaria;
g) l’individuazione degli atti amministrativi, compresi quelli di natura regolamentare e gli atti di indirizzo, che dovranno essere adottati per conseguire gli obiettivi stabiliti dal medesimo Piano generale;
h) la definizione, nei limiti delle risorse di cui alla lettera e), delle azioni necessarie a sostenere lo sviluppo della mobilità ciclistica in ambito urbano, con particolare riferimento alla sicurezza dei ciclisti e all’interscambio modale tra la mobilità ciclistica, il trasporto ferroviario e il trasporto pubblico locale.
Paralimpiadi Tokyo 2020: presenti anche i 6 atleti del team rifugiati
La squadra più coraggiosa del mondo. Alle Paralimpiadi di Tokyo 2020 ci saranno anche i sei atleti del team rifugiati, una donna e cinque uomini che gareggeranno in rappresentanza degli oltre 82 milioni di persone che sono state costrette a fuggire, 12 milioni delle quali vivono con una disabilità. Il team rifugiati sarà il primo a entrare nello stadio il 23 luglio durante la cerimonia di apertura.
Lo chef de mission per la squadra è Ileana Rodriguez, una rifugiata cubana che ha gareggiato ai Giochi Paralimpici di Londra 2012 nel nuoto per gli Stati Uniti. “Vorrei esortare le persone di tutto il mondo a sostenere la squadra sportiva più coraggiosa del mondo, la squadra paralimpica dei rifugiati”, l’invito di Andrew Parsons, presidente dell’Ipc. “Questi atleti esemplificano come il cambiamento inizia con lo sport: hanno subito lesioni che hanno cambiato la vita, sono fuggiti per la loro sicurezza e hanno intrapreso viaggi pericolosi, ma nonostante le numerose barriere poste sul loro cammino, sono diventati atleti d’elite pronti a competere ai Giochi Paralimpici di Tokyo 2020. Lo sport è un potente strumento per includere i rifugiati con disabilità nella società e l’annuncio del Refugee paralympic team è un momento toccante per l’Ipc: stiamo mantenendo un impegno che abbiamo preso al Forum mondiale dei rifugiati dell’Unhcr nel 2019 per promuovere la partecipazione equa nei eventi sportivi per i rifugiati”.
L’annuncio della composizione della squadra è stato dato tramite un video con le voci e i volti delle star del mondo della musica, dello sport, della letteratura, del teatro e dello schermo che difendono la causa dei rifugiati. Per cominciare, Ibrahim Al Hussein, nuotatore rifugiato siriano che vive ad Atene, è stato annunciato dal frontman dei Coldplay, Chris Martin. E’ poi la volta dell’atleta Alia Issa, rifugiata siriana che vive sempre ad Atene, annunciata dall’attrice britannica e Goodwill Ambassador dell’Unhcr, Gugu Mbatha-Raw. Parfait Hakizimana, rifugiato del Burundi che vive nel campo profughi di Mahama, Ruanda, specializzato nel parataekwondo, è stato annunciato dalla cantante d’opera e destinataria della Legione d’onore francese e ambasciatrice di buona volontà dell’Unhcr, Barbara Hendricks (la sua partecipazione è legata però alle chance di qualificazione fissate al primo agosto). Ancora, a Tokyo ci sarà Abbas Karimi, nuotatore rifugiato afgano che vive a Fort Lauderdale, negli Stati Uniti, annunciato dall’ambasciatore di buona volontà dell’Unhcr Khaled Hosseini, l’autore del best-seller ‘Il cacciatore di aquiloni’ e lui stesso rifugiato afghano. Anas Al Khalifa, rifugiato siriano che vive a Halle, in Germania, gareggerà nella paracanoa e il suo nome è stato annunciato dal calciatore e sostenitore di alto profilo dell’Unhcr, Asmir Begovic. Infine c’è Shahrad Nasajpour, rifugiato iraniano che vive a Phoenix, negli Stati Uniti, ed è specializzato nel lancio del disco, annunciato dal calciatore del Bayern Monaco e del Canada, Alphonso Davies, anch’egli rifugiato originario della Liberia e recentemente annunciato come Goodwill Ambassador dell’Unhcr.




