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Accoglienza e solidarietà: 9 afghani arrivano in Italia grazie alla Comunità di Sant’Egidio


Corridoi umanitari – Sono arrivati il 28 gennaio a Fiumicino nove afghani, provenienti dall’Iran, dove si erano rifugiati a seguito della grande fuga dell’agosto 2021. Si tratta di nuclei familiari che saranno ospitati in diverse regioni italiane. L’iniziativa è realizzata dalla Comunità di Sant’Egidio in collaborazione con Cei, Arci, Unhcr e altre organizzazioni.

Gaza, violenze senza fine nonostante gli aiuti umanitari: l’allarme Onu


Senza pace – Attacchi aerei, bombardamenti e spari continuano a uccidere e mutilare civili a Gaza: lo ha detto la portavoce dell’Ufficio delle Nazioni Unite per gli Affari umanitari, Olga Cherevko, che ha spiegato come, dal cessate il fuoco, l’Onu ha portato quasi 200.000 tonnellate di aiuti e consegnato assistenza alimentare a oltre un milione di persone ogni mese.

“Accesso umanitario sicuro, duraturo e prevedibile; rimozione delle restrizioni alle organizzazioni umanitarie e all’ingresso di forniture, comprese quelle considerate ‘a duplice uso’; Rotte di movimento interne affidabili a Gaza; Finanziamenti costanti e sufficienti per consentire una ripresa rapida”: è quanto chiesto da Olga Cherevko, portavoce dell’Ocha, l’Ufficio delle Nazioni Unite per gli Affari umanitari, durante un briefing con i giornalisti presenti a Gaza. L’incontro ha fornito l’occasione anche per fare il punto sulla situazione nella Striscia dove, ha detto la portavoce, “dal cessate il fuoco, l’Onu ha portato quasi 200.000 tonnellate di aiuti, consegnato assistenza alimentare a oltre un milione di persone ogni mese, nonché pasti caldi a 1,6 milioni di persone al giorno, riaperto decine di punti sanitari e creato centinaia di spazi di apprendimento temporanei. Stiamo facendo tutto il possibile per raggiungere le persone bisognose, ma i nostri risultati sono fragili e il divario tra i bisogni e ciò che può essere fornito in modo sicuro e costante rimane ampio”. Sul campo, ha aggiunto, “attacchi aerei, bombardamenti e spari continuano a uccidere e mutilare civili. Il freddo sta crudelmente mietendo la vita dei bambini. Metà di Gaza è ancora off-limits, mentre la maggior parte dei palestinesi rimane sfollata e vive in condizioni deplorevoli”. Cherevko ha ricordato che “le organizzazioni umanitarie stanno affrontando gravi limitazioni. I rifornimenti urgenti, tra cui alcuni articoli medici, strumenti per riparare le case, macchinari per la rimozione delle macerie e pezzi di ricambio, rimangono fortemente limitati. Le interruzioni delle telecomunicazioni complicano ulteriormente il coordinamento e la risposta alle emergenze. I danni a strade, magazzini, reti idriche e strutture sanitarie stanno limitando la nostra capacità di immagazzinare, distribuire e fornire assistenza dove è più necessaria”. Altri impedimenti all’azione umanitaria arrivano anche dalle “esigenze di coordinamento, dagli ordigni esplosivi e dalle infrastrutture danneggiate che limitano l’accesso a molte aree. Stiamo ancora lottando per raggiungere le comunità più vulnerabili, in particolare nelle aree vicine a dove continuano le operazioni militari. Le persone nei rifugi sovraffollati e nei luoghi di fortuna riescono a malapena a sopravvivere, mentre nuovi temporali minacciano di cancellare la scarsa protezione di cui dispongono”.

Medici Senza Frontiere: dialogo con Israele sui nomi del personale, priorità alla tutela


Per non lasciare sola Gaza – Medici senza frontiere ha deciso di condividere un elenco definito di nomi dello staff palestinese e internazionale alle autorità israeliane. Questa condivisione, tuttavia, avverrà solo a condizione che vengano stabiliti parametri chiari, avendo come priorità assoluta la sicurezza del personale.

Questa decisione è il risultato di lunghe discussioni con i nostri colleghi palestinesi e sarà attuata solo con il consenso esplicito delle persone interessate. Abbiamo comunicato questa posizione alle autorità israeliane, con l’unico obiettivo di poter continuare a fornire assistenza medica essenziale.

Dopo mesi di colloqui con le autorità israeliane e con i governi coinvolti, durante i quali abbiamo esaminato tutte le alternative possibili, la nostra priorità continua a essere la sicurezza del nostro personale. Nonostante ciò, intendiamo proseguire nel nostro impegno di fornire assistenza sanitaria indipendente e vitale ai palestinesi a Gaza e in Cisgiordania, che ne hanno disperatamente bisogno.

Israele ci ha messo di fronte a una scelta impossibile: consegnare queste informazioni o abbandonare le centinaia di migliaia di palestinesi che necessitano di cure mediche vitali. Fino ad oggi, ci siamo rifiutati di fornire l’elenco richiesto, in quanto siamo giustamente preoccupati per le conseguenze che una tale condivisione potrebbe avere.

Dal mese di ottobre 2023, infatti, 1.700 operatori sanitari sono stati uccisi, tra cui 15 membri del nostro personale. Se dovessimo decidere di condividere queste informazioni, lo faremmo solo a condizione che questo non metta a rischio il nostro team o le nostre operazioni medico-umanitarie.

Proteste negli Usa, Acli solidali con chi difende democrazia e libertà


Il terrore poliziesco non è sicurezza – Le Acli esprimono solidarietà alle persone che negli Stati Uniti stanno manifestando per la difesa della democrazia e delle libertà civili. Secondo l’associazione “Siamo di fronte ad un tentativo generalizzato dell’Amministrazione Trump di compromettere lo Stato di diritto”.

L’uccisione a Minneapolis dell’infermiere Alex Pretti da parte degli agenti dell’ICE (che ormai più che un’Agenzia federale sembra una milizia politica al servizio esclusivo delle politiche criminali dell’Amministrazione Trump) segue di pochi giorni quella di Renée Goode avvenuta in circostanze simili. Aggiungiamo anche le continue intimidazioni ai cittadini che protestano contro questi raid, come anche nei confronti di chi fa informazione, come è accaduto in queste ore ad una troupe della RAI.

È evidente che ormai il Governo di Washington intende utilizzare il terrore poliziesco nei confronti non solo dei migranti ma anche di tutti coloro che dissentono dalle sue politiche.

Siamo di fronte ad un tentativo generalizzato dell’Amministrazione Trump di compromettere lo Stato di diritto, e si ha la sensazione che ormai negli Stati Uniti solo chi è ricco e magari anche bianco possa considerarsi al sicuro dalle irruzioni arbitrarie di una milizia mascherata ed iperprotetta nel momento in cui compie atti criminali.

Questa è anche la preoccupazione espressa in un inedito pronunciamento di qualche giorno fa, che è stato ampiamente ripreso da tutti i canali comunicativi della Santa sede, dai cardinali Cupich, McElroy e Tobin, che da pastori della Chiesa e da cittadini statunitensi hanno manifestato la loro preoccupazione per la deriva in cui si trova il loro Paese.

L’unico elemento di speranza sta nelle prese di posizione di influenti leader religiosi di ogni denominazione e dalle crescenti manifestazioni di condanna di questo stato di cose da parte di moltissimi cittadini americani, manifestazioni che, come hanno scritto giustamente in queste ore Barack e Michelle Obama “ci ricordano tempestivamente che, in ultima analisi, spetta a ognuno di noi cittadini esprimersi contro l’ingiustizia, proteggere le nostre libertà fondamentali e rendere responsabile il nostro governo”.

Come ACLI ci sentiamo vicini a coloro che in questo momento stanno manifestando, anche con qualche rischio personale, per la difesa della democrazia e delle libertà civili.

Crediti foto: Avvenire.it

Giulio Regeni, dieci anni senza verità: AOI chiede più pressione diplomatica


Ancora senza verità e giustizia – Sono passati dieci anni dal sequestro di Giulio Regeni. AOI chiede al governo di mantenere alta la pressione diplomatica fino a quando non sarà fatta piena luce su quanto accaduto.  Ieri a Fiumicello, il paese natale di Giulio in provincia di Udine, si è tenuto un evento per ricordarlo.

Il commento di Libera: La morte di Giulio è una ferita ancora aperta per la coscienza del Paese. Una verità  frenata da ambiguità, silenzi, ostacoli e depistaggi.
Continuiamo a camminare accanto a Paola e Claudio Regeni, genitori coraggiosi e generosi, che al dolore della perdita hanno dovuto aggiungere quello di una verità negata. La loro richiesta è anche la nostra.