Cambiare rotta – Ogni anno i governi spendono 725 miliardi di dollari per sostenere petrolio, gas e carbone, ma basterebbero 5 miliardi di dollari in cinque anni per contribuire a finanziare l’istruzione di quasi 750 milioni di bambini. Lo dice Save The Children a pochi giorni dal vertice per il rifinanziamento della Global Partnership for Education in occasione dell’Assemblea Generale Onu.
Save the Children chiede ai leader di cambiare rotta e reinvestire i finanziamenti nella lotta alla crisi globale dell’educazione, destinando almeno 5 miliardi di dollari al Gpe affinché i governi possano costruire sistemi educativi più solidi e resilienti e si possa garantire a ogni bambino il diritto all’istruzione anche in caso di catastrofi. L’organizzazione chiede, inoltre, ai leader di stanziare ulteriori 600 milioni di dollari in occasione del rifinanziamento dell’“Education Cannot Wait” – il fondo globale delle Nazioni Unite dedicato all’istruzione nelle emergenze e nelle crisi prolungate – in programma a novembre, per garantire a 10 milioni di bambini tra i più vulnerabili al mondo, che vivono in situazioni di crisi, di continuare a studiare.
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Cisgiordania, Onu: oltre 4.300 sfollati palestinesi dall’inizio dell’anno
Senza tregua – Dall’inizio dell’anno oltre 4.300 palestinesi sono stati sfollati in Cisgiordania a causa di demolizioni, sfratti, violenze dei coloni e restrizioni di accesso. Lo dicono i dati del Rapporto Onu che segnala un ulteriore deterioramento della situazione umanitaria.
Più di 4.300 palestinesi sono stati sfollati in Cisgiordania dall’inizio del 2026 a causa di demolizioni, sfratti, violenze dei coloni e restrizioni di accesso. È uno dei dati più significativi contenuti nell’ultimo rapporto dell’Ocha (l’Ufficio delle Nazioni Unite per il Coordinamento degli Affari Umanitari), che segnala un ulteriore deterioramento della situazione umanitaria nei Territori palestinesi occupati. Le demolizioni per mancanza di permessi edilizi israeliani, definiti dal rapporto “quasi impossibili da ottenere” per i palestinesi, hanno causato da sole oltre 1.500 sfollati e la distruzione di 1.164 strutture nel corso dell’anno. Complessivamente, nel 2026 sono già state demolite più di 1.100 strutture. Ancora più rilevante appare il peso delle violenze dei coloni, responsabili di circa il 60% degli sfollamenti registrati. Ocha documenta oltre 1.600 attacchi dall’inizio dell’anno, con una media di 6,7 episodi al giorno, contro i 5 del 2025. Le comunità palestinesi colpite sono già 275, quasi quanto le 279 registrate nell’intero 2025, il dato più alto dall’inizio del monitoraggio nel 2006. Il rapporto richiama inoltre l’attenzione sull’isolamento di alcune comunità rurali. A Qusra tre famiglie palestinesi risultano di fatto separate dal resto del villaggio da oltre cinque settimane dopo l’installazione di un nuovo avamposto colonico, con limitazioni all’accesso alla scuola e agli aiuti umanitari. A Umm Safa, invece, nuove barriere stradali e ripetuti episodi di intimidazione da parte dei coloni stanno incidendo sull’accesso a cure mediche, istruzione, risorse idriche e mezzi di sussistenza. Sul piano socioeconomico, l’insicurezza alimentare continua ad aumentare: le persone che necessitano di assistenza alimentare sono salite a circa 900.000, mentre il World Food Programme ha dimezzato i beneficiari dei propri aiuti per mancanza di fondi.
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