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Global Sumud Flotilla, Amnesty chiede il rilascio degli attivisti Abu Keshek e Ávila


Liberateli – Secondo Amnesty International la detenzione di Saif Abu Keshek e Thiago Ávila, attivisti della Global Sumud Flotilla, è illegale e rientra in un modello ampiamente documentato in cui Israele criminalizza l’attivismo pacifico e usa accuse infondate di sicurezza per mettere a tacere il dissenso.

Saif Abu Keshek e Thiago Ávila si trovavano a bordo di imbarcazioni italiane quando sono stati bloccati e fanno parte del comitato direttivo della Flotilla.
Le avvocate della no-profit palestinese Adalah, che li hanno incontrati lunedì, hanno fatto sapere che entrambi sono detenuti in isolamento e in celle con illuminazione ad alta intensità per 24 ore su 24, una pratica impiegata nel sistema carcerario israeliano per privare i detenuti del sonno e disorientarli. Sia Ávila che Abu Keshek hanno poi detto di aver subìto maltrattamenti e abusi psicologici, e di essere da sei giorni in sciopero della fame.

Crediti foto: Auser.it

Gaza, oltre 72mila morti: devastato il 90% delle infrastrutture


Morte e distruzione – Secondo i dati del Ministero della Salute di Gaza, i palestinesi uccisi dal 7 ottobre 2023 sarebbero 72.615, con tre nuove vittime nelle ultime ore.  Gli attacchi israeliani inoltre hanno colpito il 90% delle infrastrutture civili, con costi di ricostruzione stimati dalle Nazioni Unite intorno ai 70 miliardi di dollari.

Un comunicato del ministero ha affermato che gli ospedali dell’enclave palestinese hanno ricevuto tre corpi, tra cui uno recuperato dalle macerie, e nove feriti nelle ultime 24 ore, a seguito delle ultime violazioni israeliane dell’accordo di cessate il fuoco entrato in vigore nell’ottobre 2025.
Il ministero ha poi aggiunto che con queste nuove vittime il bilancio totale delle vittime a Gaza dall’ottobre del 2023 sale a 72.615 e i feriti a 172.468.
La guerra israeliana contro Gaza ha inoltre causato ingenti danni, colpendo il 90% delle infrastrutture civili, con costi di ricostruzione stimati dalle Nazioni Unite intorno ai 70 miliardi di dollari.

Crediti foto: FP

Giustizia per la Global Sumud Flotilla: l’appello delle associazioni


Rispettate i diritti umani – Anpi, Arci, Acli, Libera e Pax Christi hanno lanciato un appello congiunto affinché le Corti internazionali intervengano per condannare i reati commessi dalle forze armate israeliane contro la Global Sumud Flotilla. Le associazioni chiedono l’intervento delle istituzioni per la liberazione di Thiago Ávila e Saif Abukeshek, prelevati da una nave battente bandiera italiana e oggi detenuti in condizioni che destano forte preoccupazione.

Appello di ANPI, ARCI, ACLI, LIBERA, PAX CHRISTI

L’attacco alla Global Sumud Flotilla da parte delle forze armate israeliane è un insieme di atti illegali che si configurano come reati in base al diritto internazionale, marittimo, europeo e nazionale, e alcuni chiamano in causa direttamente l’Unione Europea e il Governo italiano.

Tra di essi: l’abbordaggio in acque internazionali, in zona SAR greca, verso imbarcazioni battenti bandiere di diverse nazionalità; il rapimento e sequestro di centinaia di persone di molte nazionalità; l’uso di armi in modo intimidatorio; le violenze e le vessazioni operate verso i rapiti; il sequestro dei navigli; i danni consapevolmente causati alle imbarcazioni per metterle fuori uso; l’abbandono di equipaggi alla deriva in imbarcazioni non più governabili.

E a ciò si aggiunge la deportazione forzata in Israele di due coordinatori della Flotilla, Thiago Avila e Saif Abukeshek, prelevati da un’imbarcazione battente bandiera italiana, detenuti con gravissime accuse in condizioni di detenzione degradanti e violente, che suscitano serie preoccupazioni per la loro sorte.

Per queste ragioni sosteniamo le denunce, gli esposti, le azioni legali e le richieste intraprese dalla Global Sumud Flotilla stessa, da reti internazionali, da associazioni e movimenti in Italia, in Europa, in tutto il mondo, come anche dal governo spagnolo e brasiliano.

Chiediamo l’intervento, ciascuna rispetto alle proprie competenze, della Corte Internazionale di Giustizia (CIG/ICJ), della Corte Penale Internazionale (CPI/ICC), della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU), della Corte di Giustizia dell’Unione Europea (CGUE), del Tribunale Internazionale per il diritto del mare, della magistratura italiana.

Chiediamo al Governo italiano di intervenire con tutti gli strumenti possibili per la liberazione di Avila e Abukeshek: per il diritto marittimo, le imbarcazioni battenti bandiera italiana che navigano in acque internazionali ricadono sotto la giurisdizione del Paese di bandiera, e il rapimento è quindi da considerarsi compiuto in territorio italiano.

Il Governo italiano è anche tenuto a chiedere conto a Israele dell’atto di pirateria compiuto contro cittadini e cittadine italiani e imbarcazioni battenti bandiera italiana.

All’Unione Europea chiediamo un’azione tesa a determinare l’immediata liberazione dei due rapiti, giustizia per gli equipaggi vittime dell’attacco, e la fine delle complicità con le violazioni dei diritti umani e dei popoli commessi da Israele.

Le nostre associazioni, come molte altre, chiedono da tempo la sospensione dell’Accordo di Associazione UE-Israele, richiesto peraltro da una raccolta di firme che ha superato un milione di adesioni. È lo stesso Accordo che all’articolo 2 recita: “Le relazioni tra le Parti, così come tutte le disposizioni dell’Accordo stesso, si baseranno sul rispetto dei diritti umani e dei principi democratici, che guidano la loro politica interna e internazionale e costituiscono un elemento essenziale del presente Accordo”.

Il rispetto dei diritti umani e dei principi democratici è stato ancora una volta violato. È tempo di prenderne atto, e di agire di conseguenza.

ANPI, ARCI, ACLI, LIBERA, PAX CHRISTI

Crediti foto: Auser

Premio giornalistico Daphne Caruana Galizia: aperte le candidature


Libertà di espressione – Sono aperte le candidature per il Premio giornalistico dedicato a Daphne Caruana Galizia, organizzato dal Parlamento Europeo. Il riconoscimento mira a valorizzare il giornalismo d’eccellenza che promuove e difende i principi e i valori fondamentali dell’Unione come dignità umana, libertà, democrazia, uguaglianza, Stato di diritto e diritti umani.

Crediti foto: FNSI

Crisi alimentare in Libano: dati preoccupanti di Save the Children


Alla fame – Un quarto della popolazione del Libano dovrà affrontare nei prossimi mesi una situazione di insicurezza alimentare di livello critico o peggiore. Lo dicono i dati diffusi da Save The Children, secondo cui i bambini coinvolti sarebbero circa 380 mila.

“Si stima che quasi un quinto dei bambini in Libano – circa 380mila – rischia di affrontare una situazione di fame a livello di crisi o ancor più grave tra aprile e agosto 2026”. È quanto emerge da un’analisi di Save the Children sui nuovi dati forniti dall’Integrated Food Security Phase Classification (Ipc), secondo cui “un quarto della popolazione del Libano – 1,24 milioni di persone – nei prossimi mesi dovrà affrontare una situazione di insicurezza alimentare di livello critico o peggiore, con un significativo deterioramento delle condizioni a seguito dell’escalation delle ostilità a marzo”.
L’ultima analisi mostra che altre 366 mila persone, tra cui ulteriori 113 mila bambini, sono state spinte verso livelli di fame da crisi a causa del conflitto, che ha causato lo sfollamento di oltre un milione di persone, interrotto i mezzi di sussistenza e le catene di approvvigionamento e ha reso i prezzi dei generi alimentari per molte famiglie fuori dalla loro portata.

Crediti foto: FP