Sport che unisce – Per superare i drammatici fatti della gara di andata di basket tra Estra Pistoia Basket e RSR Sebastiani Rieti, domenica, per il ritorno, i bambini sono stati protagonisti in campo e sugli spalti. I due club, infatti, hanno intrapreso un percorso comune, lavorando per sensibilizzare tifosi e appassionati sui valori della convivenza civile e della responsabilità.
Non è stata una partita come le altre quella disputata domenica 25 gennaio alle ore 18 alla Lumosquare di Pistoia tra Estra Pistoia Basket e RSR Sebastiani Rieti. Le due squadre si sono ritrovate di fronte per la prima volta dopo i drammatici fatti avvenuti al termine della gara di andata, episodi che portarono alla morte di Raffaele Marianella, uno degli autisti del pullman dei tifosi biancorossi al seguito della squadra nella trasferta in terra laziale. Un ritorno carico di significati, vissuto all’insegna del rispetto, della memoria e di un messaggio chiaro contro ogni forma di violenza nello sport.
Dopo quei tragici eventi, i due club hanno intrapreso un percorso comune, promuovendo iniziative concrete al fianco della famiglia Marianella e lavorando parallelamente per sensibilizzare tifosi e appassionati sui valori della convivenza civile e della responsabilità. La giornata di Pistoia ha rappresentato un ulteriore e importante passo in questa direzione.
Grazie alla collaborazione con il Ministero dell’Interno, le Prefetture, le Questure e le amministrazioni comunali delle due città, l’incontro è stato accompagnato da una serie di iniziative che hanno coinvolto l’intera giornata. In tarda mattinata è arrivato a Pistoia un pullman con circa cinquanta persone, tra accompagnatori e bambini del Minibasket di Rieti, che hanno disputato una partita alla Lumosquare contro i loro coetanei del Pistoia Basket. Un primo momento di sport e condivisione che ha dato il tono all’intera manifestazione.
Nel pomeriggio la delegazione reatina ha visitato il centro storico di Pistoia, scoprendo monumenti e bellezze artistiche e architettoniche della città, prima di fare ritorno all’arena per assistere al match di Serie A2. I giovani ospiti sono stati accolti in Curva Firenze, non nel settore riservato ai tifosi ospiti, sedendo fianco a fianco con i coetanei pistoiesi per lanciare un messaggio di inclusione anche sugli spalti.
Al momento della presentazione delle squadre e durante l’esecuzione dell’Inno nazionale, i giocatori di Estra Pistoia Basket e RSR Sebastiani Rieti hanno indossato una maglia speciale, realizzata per l’occasione dai partner dell’iniziativa Lumos e Conad Nord Ovest, con il claim “Oltre i colori”. Ad accompagnarli sul parquet sono stati proprio i bambini, anch’essi vestiti con la stessa t-shirt.
Durante l’intervallo, infine, i giovani protagonisti della giornata sono tornati in campo per una partita simbolica, tutti con la medesima maglia, a rafforzare il messaggio che ha attraversato l’intero evento: lo sport deve unire, non dividere.
Australian Open, i tennisti USA: Gauff invoca più gentilezza, Fritz evita la politica
Sport e impegno – I più importanti tennisti statunitensi impegnati nell’Australian Open sono stati interpellati sulle politiche di Donald Trump. “Spero davvero che ci possa essere più pace negli Stati Uniti, che si possa parlare e comunicare con maggiore gentilezza” ha detto Coco Gauff, numero tre della classifica Wta. Il numero nove del mondo Taylor Fritz invece ha preferito non rispondere.
Stessa politica di Amanda Anisimova. Alla numero quattro del ranking femminile è stato chiesto se fosse fiera di rappresentare gli Stati Uniti: “Sono nata in America quindi sono sempre fiera di rappresentare il mio Paese. Molti americani stanno facendo bene ed è bello vederlo sia nel tabellone maschile che femminile”. Il giornalista chiarisce che si riferiva proprio alle politiche di Trump, ma trova la secca risposta di Anisimova: “Non penso che questo sia rilevante”.
Si è esposta di più invece Madison Keys: “Penso che la mia posizione sia piuttosto ovvia. Spero che come Paese possiamo unirci e tornare ai valori che, secondo me, rendono grande gli Stati Uniti”, ha detto in conferenza stampa, “non sono una fan delle divisioni. Penso che la bellezza degli Stati Uniti sia che siamo un miscuglio di culture. Siamo molto diversi, siamo una patria di immigrati. E spero che possiamo tornare a quei valori”.
Tifosi del St. Pauli in campo per la Groenlandia: appello a Uefa e Fifa
St. Pauli contro Trump – Uefa e Fifa riconoscano la Federcalcio della Groenlandia. Il servizio è di Elena Fiorani.
Cambiano ogni giorno le intenzioni del presidente Usa in merito all’isola artica e la sua Federazione calcistica va in cerca di un riconoscimento internazionale. Così i tifosi della società tedesca St. Pauli hanno lanciato un appello per usare questo passo come leva diplomatica nei confronti degli Stati Uniti. La Groenlandia si è dotata di una propria federazione calcistica nel 1971, che però non è mai stata riconosciuta dalla Fifa. Una situazione che il presidente della Federazione, ha definito senza mezzi termini una «mancata vittoria per la democrazia del calcio». Per questo la tifoseria del quartiere di Amburgo ha deciso di mobilitarsi a sostegno del riconoscimento, sollecitando la Uefa a un’iniziativa «storica», anche alla luce delle attuali tensioni geopolitiche.
Cisgiordania, salvo il campo di calcio di Aida grazie all’intervento di Uefa e Fifa
Divieto di gioco – Il campo di calcio di Aida, in Cisgiordania, è salvo. Le autorità israeliane che occupano la regione vorrebbero demolirlo perché vicino alla recinzione che delimita la loro base, ma il pericolo è per ora scongiurato grazie all’intervento di Uefa e Fifa. Il campo rappresenta uno dei pochi spazi ricreativi per i giovani del posto.
Le autorità israeliane che occupano la regione, formalmente in territorio palestinese, vogliono demolire un’area di 2.000 metri quadrati che comprende anche un rettangolo di gioco, unico spazio ricreativo per avviare i giovani allo sport e identificare il talento. Il motivo? È vicino alla recinzione che delimita la loro base. L’intervento di Čeferin e Infantino ha evitato il peggio. Per il momento
È salvo, per il momento, il campetto da calcio del campo profughi di Aida, in Cisgiordania. Da giorni era minacciato di demolizione da parte delle autorità israeliane che occupano la regione ma, in seguito agli interventi della Uefa e della Fifa, l’Idf ha deciso di sospendere il progetto. Il presidente della Uefa Aleksander Čeferin ha fatto pressioni sulla Federcalcio israeliana per fermare la demolizione, mentre il capo della Fifa Gianni Infantino è intervenuto presso il governo svizzero, che in seguito ha contattato il proprio ambasciatore in Israele.
Il campetto sorge su un’area di appena 2.000 metri quadrati, usata essenzialmente da squadre di bambini e bambine della zona, ma che rappresenta qualcosa di più di un semplice spazio dedicato allo sport. «È una via d’accesso al calcio organizzato per tanti giovani, che altrimenti avrebbero possibilità molto limitate», spiega Dima Said, ex calciatrice della Nazionale femminile palestinese e oggi portavoce della Federcalcio.
Sebbene non coinvolta direttamente nella questione del campo da calcio di Aida, la Federazione collabora da tempo con le istituzioni locali per tutelare e sviluppare quella che è ormai una parte fondamentale dell’ecosistema calcistico in Palestina.
L’Aida Youth Center, che gestisce il campo sportivo, aveva ricevuto l’ordine di demolizione da parte della autorità israeliane lo scorso 3 novembre. Ci troviamo appena 2 chilometri più a nord di Betlemme, ma proprio accanto all’impianto da calcio sorge la recinzione che delimita l’area di controllo dell’esercito israeliano – che i palestinesi chiamano “il muro dell’apartheid” – presso cui è situato il Checkpoint 300.
Il campo profughi di Aida è stato creato dall’Onu nel 1950 per ospitare 1.200 persone sopravvissute alla Nakba, ma quasi 80 anni dopo è diventato una struttura di fatto permanente, al cui interno vivono 5.500 individui. «I bambini crescono in un clima di costante paura, violenza e privazione», denuncia l’Aida Youth Center, sottolineando che il campo da calcio rappresenta uno dei pochi spazi ricreativi per i giovani del posto.
È stato costruito a partire dal 2018 su un terreno offerto al Patriarcato armeno di Gerusalemme, e attualmente comprende anche bagni, spogliatoi e spalti: grazie alle associazioni che operano nel campo, come l’AOD Football Academy (che esiste dal 1968), offre una struttura per giocare e allenarsi regolarmente a 250 bambini e bambine.
In seguito, però, è diventato un bersaglio dell’esercito israeliano, sebbene nessuna contestazione fosse stata sollevata al momento della costruzione. Parte del terreno originario è stata requisita per edificare il muro che circonda la base dell’Idf, le cui torri di guardia ora incombono sul campetto. In questi anni, i soldati hanno spesso interrotto partite e allenamenti tramite incursioni e lanci di lacrimogeni. Nell’autunno del 2023, queste operazioni hanno costretto a bloccare le attività del Lajee Celtic, la scuola calcio fondata nel 2016 da alcuni esponenti della Green Brigade, la tifoseria del Celtic di Glasgow da sempre attiva a supporto della causa palestinese.
«Distruggere i sogni dei bambini»
Nonostante queste difficoltà, il campo sportivo di Aida è riuscito a formare alcuni giocatori che sono arrivati a competere nella prima divisione palestinese e a giocare nelle selezioni nazionali. Tre allieve dell’AOD Football Academy hanno fatto parte della Nazionale Under-14 che lo scorso dicembre ha raggiunto il terzo posto al torneo giovanile dell’Asia Occidentale.
In un tessuto territoriale frammentato come quello palestinese, diviso dai checkpoint e composto da ben 19 campi profughi nella sola Cisgiordania, i campi sportivi comunitari come quello di Aida sono fondamentali per avviare i giovani allo sport e per identificare il talento, oltre che per offrire opportunità ricreative. «Perdere questa struttura distruggerebbe questo percorso nelle sue fasi iniziali, oltre ad avere ricadute negative a livello educativo, d’inclusione sociale e di salvaguardia delle giovani generazioni», chiarisce Said.
«Significa distruggere sogni dei bambini e uno dei pochi spazi all’aria aperta in cui possono giocare», aggiunge Shiraz Omar, portavoce del Lajee Center, un’associazione culturale presente dal 2000 ad Aida. Il 31 dicembre scorso, le autorità israeliane hanno comunicato che il campo sarebbe stato demolito nel giro di una settimana, così la comunità locale si è attivata lanciando una petizione sulla piattaforma online Avaaz, superando presto le 300.000 firme.
Il 12 gennaio, le autorità israeliane avevano rinviato di una settimana la demolizione della struttura. Il giorno seguente la campagna per salvare il campo di Aida è arrivata anche in Italia, con numerosi club sportivi popolari che hanno pubblicato sui propri social un comunicato in difesa dell’impianto, invitando le persone a firmare e diffondere la petizione.
Lunedì alcuni attivisti hanno anche protestato sotto gli uffici della Figc a Roma. A queste iniziative ha collaborato il collettivo Calcio&Rivoluzione, già impegnato nei mesi scorsi nel coordinamento italiano della campagna internazionale Show Israel the red card e nell’organizzazione del corteo di Udine contro Italia-Israele.
Sport e parità, Olimpiadi Milano-Cortina verso un nuovo equilibrio di genere
Una montagna da scalare – Le prossime Olimpiadi segneranno un punto di svolta con il 47% delle quote riservato alle atlete, 50 eventi femminili su 116: le donne rappresentano il 45% del team dirigenziale senior e il 48% della forza lavoro del Comitato Organizzatore.
Quando, nel 1924, le donne parteciparono per la prima volta ai Giochi Olimpici Invernali rappresentavano solo il 4,3% degli atleti. Allora le sportive gareggiavano in una sola disciplina: il pattinaggio di figura. Anche a St. Moritz 1948 la disparità era ancora evidente con le atlete ferme all’11,5 per cento per poi salire, a Cortina 1956, al 16%. Da allora, lentamente, molte cose sono cambiate, pian piano sempre più discipline invernali sono state aperte anche alle donne: nel 1998 è stato introdotto l’hockey su ghiaccio femminile a Nagano, poi il bob femminile a Salt Lake City nel 2002.
Avanti veloce di altri 24 anni e oggi il Comitato Olimpico parla di Milano Cortina 2026 come dei Giochi Olimpici Invernali con il maggiore equilibrio di genere della storia. Le prossime Olimpiadi segneranno un punto di svolta con il 47% delle quote riservato alle atlete per un totale di 1360 sportive su circa 2900 partecipanti complessivi e 50 eventi femminili su 116.
Non è solo una questione di numeri, anche se le proporzioni sono importanti. Il Comitato si è assicurato di garantire al massimo l’equità, sia per quanto riguarda gli sportivi e le sportive in gara, sia a livello di leadership e volontari. Le donne rappresentano infatti il 45% del team dirigenziale senior e il 48% della forza lavoro del Comitato Organizzatore. Le candidature per i volontari riflettono allo stesso modo questa tendenza, con le donne che rappresentano il 55% delle iscrizioni.
Quello che, però, farà davvero la differenza in queste Olimpiadi, in partenza il prossimo 6 febbraio, è il programma, che introdurrà ben quattro nuove gare femminili: sci freestyle a due gobbe, slittino in doppio, salto con gli sci su trampolino e sci alpinismo sprint. In questo modo i retaggi del passato saranno ulteriormente corretti e dodici delle 16 discipline presenti, ovvero il 75%, risulteranno completamente equilibrate. A Milano Cortina, poi, cambieranno anche alcune regole per rendere le competizioni maschili e femminili più simili. Per la prima volta ai Giochi invernali, infatti, donne e uomini gareggeranno sulle stesse distanze nello sci di fondo. Altre modifiche saranno invece più lievi, ma presenti, con diverse gare femminili leggermente più lunghe e alcune gare maschili che si ridurranno leggermente per raggiungere una distanza intermedia. Lo skiathlon, ad esempio, era in precedenza lungo 15 chilometri per le donne e 30 chilometri per gli uomini, mentre entrambi i sessi ora correranno un totale di 20 chilometri.
Coppa d’Africa, festa della comunità senegalese in tutta Italia
Una festa internazionale – Da Milano a Napoli la comunità senegalese ha festeggiato nelle piazze e nelle strade la vittoria della Coppa d’Africa dopo la turbolenta finale contro il Marocco. La presenza radicata in molte città attraverso il calcio rende visibile la presenza di prime e seconde generazioni tra le più numero nel nostro Paese.
Torcia olimpica tra sport e polemiche politiche nella tappa di Varese
La torcia contestata – Continua il viaggio della torcia olimpica in vista dell’apertura delle Olimpiadi invernali il 6 febbraio. Nella tappa di Varese si sono verificate contestazioni pro Gaza “C’è un doppio standard, Alcuni atleti vengono esclusi” dicono gli attivisti presente in piazza.
La torcia olimpica arriva a Varese, contestazioni e cartelli pro Palestina: Contestazioni a Varese durante il passaggio della torcia Olimpica per le strade della città nella serata di mercoledì 14 gennaio. “C’è un doppio standard in queste olimpiadi. Alcuni atleti vengono esclusi, altri no e questa è una cosa che non riteniamo accettabile” ha detto un attivista presente in piazza, alzando un cartello a sostegno del popolo palestinese. “Qui si gioca, in Palestina si muore“, recita invece un altro cartello.
Torna la Corsa di Miguel: tre distanze e una novità per i più giovani
Miguel corre a Roma. Domenica 18 gennaio torna la Corsa di Miguel: gli organizzatori sperano di superare quota 14mila iscritti. Il servizio di Elena Fiorani.
Tre le distanze tra cui scegliere: 10 chilometri, 3 della Strantirazzismo e la novità dei 5 chilometri, “Generazione Miguel”, che ha l’obiettivo di intercettare il pubblico più giovane. Nel contenitore della Corsa di Miguel, organizzata dal Club atletico centrale, ci sono anche i 120 bambini dell’Esquilino Football Club, una delle scuole calcio simbolo della città. Partecipazione record anche per le scuole: studenti e professori degli istituti che hanno aderito al progetto formativo “la maratona insegnante di storia e di molte altre cose”, si sono iscritti gratuitamente. Domani nell’Aula Marinozzi dell’Università del Foro Italico, in programma la presentazione del libro “Empowerment per la vita: la metà del rugby femminile” con l’autrice ed ex azzurra Erika Morri.
Campo Lungo, il nuovo podcast di LifeGate sullo sport che cambia il mondo
Campo Lungo – È il nuovo podcast di LifeGate che racconta il mondo, i suoi cambiamenti e le sue sfaccettature attraverso storie di sport. Un punto di vista che comprende sostenibilità, inclusione, diritti, battaglie sociali e sfide impossibili.
Grandi sfide e conquiste sociali, diritti, inclusione e sostenibilità: sport non significa solo competizione, risultati e record; lo sport è anche lo specchio della nostra società, del nostro tempo e di ogni cambiamento possibile. Campo Lungo è il podcast di LifeGate che vuole raccontare lo sport allargando l’inquadratura e utilizzando un punto di vista più ampio, una prospettiva diversa, che va oltre quello che si racconta di solito: ecco perché sostenibilità, inclusione, diritti, battaglie sociali, sfide impossibili e imprese che hanno “cambiato il gioco” rappresentano il cuore della “partita”.
Campo Lungo racconta la realtà del mondo e dei suoi cambiamenti attraverso storie di sport, perché lo questo non si ferma quando finiscono le partite, ma è parte integrante della nostra società, e ne mostra sfaccettature e contraddizioni.
In ogni puntata, il giornalista Matteo Serra narra una storia che mette al centro le diverse discipline sportive come leva di cambiamento, riflettendo sulle sue connessioni profonde con il mondo che ci circonda. Che si tratti di un’atleta che rompe gli schemi, di un percorso di rinascita, un progetto sportivo che rigenera una comunità o di una manifestazione che lascia un’eredità ambientale positiva, Campo Lungo accende i riflettori dove solitamente restano spenti.
Prima puntata
Il costante innalzamento dei mari sta lentamente cancellando lo sport in molte isole del Pacifico. In questa puntata di Campo Lungo partiamo dalle Isole Marshall, dove manca lo spazio per ospitare un campo a 11 e la nazionale di calcio è costretta a traslocare… negli Stati Uniti. Approfondiamo cosa significa davvero un mare che cresce giorno dopo giorno. Ci spostiamo poi alle Fiji, dove il rugby è identità, comunità e orgoglio nazionale: cosa succede quando anche questo rischia di sparire sotto l’acqua?
Una puntata su come il clima sta cambiando il gioco, e la vita, di interi Paesi.
Seconda puntata
La questione della presenza delle atlete trans nelle competizioni sportive femminili è uno dei grandi temi dello sport moderno. Hanno dei vantaggi competitivi? è giusto che gareggino con le donne? Dovrebbero avere una categoria a parte? In questa puntata di Campo Lungo proviamo a fare il punto della situazione, spiegando quali siano le evidenze scientifiche, cosa raccontano le ricerche effettuate e quanto spesso questo tema sia affrontato da un punto di vista ideologico e politico, e non scientifico-sportivo.
Come risolvere la questione?
Una puntata che unisce sport, competizione, diritti e visione futura della società.
Arte e sport a Brindisi con il progetto “Non solo periferia” selezionato da Con i Bambini
“Non solo periferia” – Grazie al progetto selezionato da Con i bambini il Parco Buscicchio di Brindisi ha un nuovo playground, in cui arte e sport danno vita ad un’esperienza in cui convivono estetica, identità collettiva e funzione sociale. Le attività proposte sono rugby, ginnastica artistica e ritmica e pallavolo.
Stiamo parlando del playground Parco Buscicchio, nel quartiere Sant’Elia, grazie a un’azione collettiva di riqualificazione urbana e arte pubblica. Uno spazio quindi restituito alla comunità con il progetto “Non solo periferia”, selezionato da Con i bambini nell’ambito del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. E adesso, vediamo come.
Artisti, volontari, associazioni sportive, bambini e famiglie, si sono messi all’opera per rinnovare il playground, rendendolo un luogo vivo, condiviso e identitario. Anche la street art ha contribuito a rendere questo spazio un posto magico: l’intervento artistico è stato guidato da un’equipe di esperti di arte pubblica e street artist del territorio, impreziosito da simboli e colori delle quattro contrade del quartiere che partecipano al Palio Urbano di Sant’Elia.
Il coinvolgimento fondamentale di genitori e cittadini nel recupero dello spazio è uno dei frutti del progetto di Scuole aperte partecipate in rete, promosso a Brindisi e in altre 13 città italiane, selezionato da Con i bambini nell’ambito del Fondo.
“Le attività sono principalmente il rugby, la ginnastica artistica e ritmica e la pallavolo”, spiega Daniele Guadalupi, referente sport e rigenerazione urbana del progetto “No solo periferia”. Ma c’è spazio anche per calcio e basket.
Il risultato è una compagine che unisce estetica, identità collettiva e funzione sociale, uno spazio che viene vissuto quotidianamente da giovani e famiglie, diventando un nuovo simbolo di appartenenza e responsabilità non solo per il quartiere.
Tra entusiasmo, tifo e gioco di squadra, l’intervento ha contribuito profondamente a tratteggiare il nuovo volto di Parco Buscicchio e rappresenta un esempio concreto di come la rigenerazione urbana possa nascere dal basso e diventare occasione di crescita collettiva, rendendo luoghi un tempo abbandonati all’incuria simboli di bellezza e partecipazione.




