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Fispes e CSI insieme per uno sport inclusivo e sicuro


Valori al centro – La Fispes ha firmato un protocollo d’intesa con il Centro Sportivo Italiano per garantire una pratica sportiva sicura, qualificata e di alto valore sociale. L’accordo poggia su una visione comune che pone lo sport al centro della crescita del Paese, veicolo formativo e valore fondamentale sia per l’individuo che per la collettività.

L’impegno condiviso si estende oltre il campo di gara, abbracciando le finalità della formazione, della ricerca e della promozione di tutti quei valori morali e culturali che lo sport e la pratica motoria portano con sé. In quest’ottica, FISPES e CSI sottolineano l’urgenza di una nuova visione strategica e sinergica per il sistema sportivo nazionale, puntando a una diffusione sempre più capillare dello sport, specialmente tra i giovani. L’obiettivo comune è quello di intercettare e attrarre nel perimetro d’eccellenza del Comitato Italiano Paralimpico, tutti quei soggetti che oggi operano fuori dalle strutture ufficiali, garantendo così una pratica sportiva sicura, qualificata e di alto valore sociale.

Escursionismo per tutti, nasce la guida del Cai


Escursionismo per tutti – Con il nuovo progetto Cai la montagna diventa uno spazio accessibile. A questo scopo è nato il primo manuale del Club alpino italiano dedicato a costruire una cultura diffusa dell’inclusione in ambiente montano, su due direttrici principali: la montagna-terapia e l’escursionismo adattato.

La montagna come spazio condiviso, aperto, accessibile. Non più solo come luogo di conquista o di performance, ma ambiente di relazione, esperienza e partecipazione. È da questa visione che nasce Escursionismo e accessibilità (pagine 272, euro 25,00), il primo manuale del Club alpino italiano dedicato a costruire una cultura diffusa dell’inclusione in ambiente montano. Scritto da Pietro Scidurlo – viaggiatore, progettista di itinerari, autore di Terre di mezzo Editore e co-fondatore di Free Wheels, opera per rendere i cammini un’esperienza per tutti – insieme alla Struttura operativa di accompagnamento solidale (Sodas) del Cai e realizzato in collaborazione con Terre di mezzo Editore, il volume rappresenta un punto di svolta nel campo dell’accessibilità in montagna: non si tratta infatti di un semplice vademecum tecnico, ma di uno strumento che unisce buone pratiche, criteri progettuali e riflessione culturale. Al centro del manuale l’idea che la montagna possa essere vissuta da tutti, con modalità diverse e pari dignità. Il manuale arriva infatti al termine di un percorso lungo, come sottolinea Fabio Pellegrino, presidente di Sodas: «L’avvicinamento del Cai al mondo della disabilità – spiega Pellegrino – parte da lontano e si è consolidato durante la presidenza di Antonio Montani. Già dal 2017 ha iniziato a emergere con più forza l’esigenza di creare progetti di accompagnamento in ambiente montano rivolti a persone che, per la loro condizione o fragilità, desideravano conoscere e vivere la montagna».
Un cammino, questo, che ha portato prima alla nascita di gruppi di lavoro interni e poi, nel 2024, alla costituzione della stessa Sodas. E oggi l’impegno del Cai si articola su due direttrici principali: da una parte la montagna-terapia, dall’altra l’escursionismo accessibile e adattato. «Parliamo di un ambito molto ampio – continua Pellegrino –, che comprende la possibilità di fruire dei percorsi in autonomia, oppure attraverso ausili come la joëlette, ma soprattutto mette al centro il significato dell’accompagnare. Per noi non si tratta semplicemente di “trasportare” una persona: si tratta di costruire una relazione, condividere un’attività, creare un’esperienza autentica».
È proprio questa idea di relazione tra pari a rappresentare uno degli elementi più innovativi del manuale. L’accompagnamento solidale viene descritto infatti come un processo progettuale: ogni uscita nasce da un’attenta costruzione dell’esperienza, pensata insieme alla persona, con l’obiettivo di renderla realmente coinvolgente. «Il punto centrale – sottolinea Pellegrino – è che si tratta di un’esperienza tra pari: non c’è una diversità che separa, ma una relazione che unisce».
Alla base del libro c’è anche una riflessione più ampia sul cambiamento della domanda sociale in questo ambito. Negli ultimi anni è cresciuto il desiderio da parte di persone con disabilità di vivere esperienze nella natura che non siano solo di accompagnamento ma di reale possibilità di accesso a percorsi e cammini. Un cambiamento – questo – che ha reso il tema dell’accessibilità sempre più trasversale all’interno del Cai. Escursionismo e accessibilità nasce quindi da una domanda precisa, come racconta Pietro Scidurlo: «Per anni abbiamo associato l’accessibilità in montagna soprattutto all’accompagnamento, alla montagna terapia e alla joelette. Sono attività straordinarie, che permettono a persone senza autonomia motoria di raggiungere luoghi che altrimenti non potrebbero raggiungere. Ma esiste anche una fascia di persone che quell’autonomia ce l’ha: perché non pensare anche a loro, creando nuovi percorsi?». Da qui prende forma una visione più ampia: non solo facilitare l’accesso, ma ripensare i percorsi. «Il Sentiero Italia Cai, con i suoi 7.000 chilometri, potrà mai essere percorribile da tutti? È un sogno, certo. Non significa renderlo interamente accessibile, ma iniziare a immaginare che un domani si possano vivere esperienze di 200, 300, 400 chilometri. È questa la direzione in cui dobbiamo andare». Il manuale affronta questo tema in modo concreto e sistemico. Accanto all’accompagnamento solidale, vengono infatti analizzate le caratteristiche di fruibilità dei percorsi per persone con mobilità ridotta, ma anche per chi ha disabilità sensoriali, visive o uditive. Non mancano criteri tecnici, indicazioni operative e strumenti per la valutazione dell’accessibilità. Tra gli obiettivi più ambiziosi c’è quello di arrivare a un linguaggio condiviso, anche a livello internazionale. «Abbiamo provato a costruire un indice di accessibilità trasversale, unificando criteri diversi. L’idea è arrivare a qualcosa che un domani possa essere condiviso a livello internazionale, dal Canada al Giappone. Potrebbe essere l’inizio di qualcosa di nuovo». Accanto agli aspetti tecnici, poi, il manuale dedica grande attenzione anche al linguaggio. Il glossario delle “parole preziose” rappresenta un vero e proprio strumento culturale, altro motore di cambiamento in questo senso: «Il modo in cui ci rivolgiamo alle persone – sottolinea Scidurlo – dice molto del livello di rispetto e della distanza che mettiamo con esse. Nel manuale abbiamo perciò integrato e adattato documenti già esistenti sul linguaggio al contesto dell’outdoor, per aiutare tutti a comunicare in modo più consapevole anche in questo ambito».
Il cambio di prospettiva è netto, quindi: non è più la persona a doversi adattare all’ambiente, ma è l’interazione tra persona e ambiente a diventare centrale. Questo implica una maggiore responsabilità per chi progetta, gestisce e racconta i territori. La mappatura dei percorsi diventa perciò il primo passo per costruire l’accessibilità, ma è solo l’inizio di una “catena” più ampia, che comprende informazioni, servizi, accoglienza e narrazione dell’esperienza. In questo senso, il manuale si inserisce in una visione ancora più allargata di turismo accessibile, che non può limitarsi a singole iniziative ma deve garantire continuità: dalla pianificazione del viaggio fino al racconto al ritorno. Anche la “forma” del volume riflette questa attenzione: è pensato infatti per essere fruibile da un pubblico il più ampio possibile, con accorgimenti specifici per l’accessibilità, dai caratteri ad alta leggibilità alle versioni adattate per persone cieche o ipovedenti. E soprattutto è concepito come uno strumento in evoluzione: «Non c’è mai un limite al grado di accessibilità – conclude Scidurlo –. Si tratta di un percorso che va aggiornato continuamente». In apertura del libro, la prefazione dell’alpinista Eleonora Delnevo richiama al valore profondo della montagna: uno spazio di respiro, leggerezza e possibilità. Un luogo che, per essere davvero tale, deve essere aperto a tutti. Con Escursionismo e accessibilità, il Cai compie perciò un passo importante in questa direzione. Non solo con un manuale, ma con una sorta di manifesto per una montagna che non esclude, ma anzi accoglie.

Nuoto, Russia e Bielorussia tornano con bandiera e inno


Con il proprio inno – Nelle competizioni di nuoto il ritorno degli atleti russi e bielorussi con i loro vessilli. Il servizio è di Elena Fiorani.

La decisione segue quanto fatto alle Paralimpiadi e precedentemente dalla federazione internazionale di judo: gli atleti di Russia e Bielorussia potranno partecipare alle competizioni di nuoto organizzate dalla Federazione mondiale con inno e bandiera e non più come atleti neutrali. La World Aquatics, così come la maggior parte degli organismi di governo degli sport olimpici, aveva vietato la partecipazione degli atleti di Russia e Bielorussia alle competizioni dopo l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia, a febbraio 2022. Poi, nel 2023, diverse federazioni internazionali hanno consentito agli stessi atleti di competere come neutrali. Nel 2024 hanno potuto ricominciare a formare staffette di nuoto, coppie di tuffi sincronizzati e sincronizzato e nel 2025 hanno iniziato a competere in discipline a squadre come la pallanuoto.

Tiziana Alla prima telecronista ai Mondiali di calcio per la Rai


Una voce fuori dal coro – Tiziana Alla sarà la prima telecronista ai Mondiali di calcio. La Rai ha scelto di inserire nella squadra dei telecronisti la giornalista che commenta le partite dell’Italia femminile di calcio ed è a bordo campo con la Nazionale maschile

E con questo è tutto. Per notizie, approfondimenti e podcast.

A Cipro il Forum europeo dello sport 2026: focus sulla salute mentale


Focus sullo sport europeo – Oggi e domani a Paphos, sull’isola di Cipro, si tiene il Forum europeo dello sport 2026, l’evento di punta della Commissione europea per definire il futuro dello sport a livello continentale. Tra i temi al centro di questa edizione c’è salute mentale nello sport.

Marie-Louise Eta guida l’Union Berlino, è la prima donna


Donne che fanno la storia – Marie-Louise Eta è la prima donna a guidare una squadra maschile della Bundesliga, massima serie professionistica del campionato tedesco di calcio. Trentaquattro anni, è stata scelta per salvare l’Union Berlino dalla retrocessione.

Crediti foto: Corriere dello Sport

Il Papa incontra gli atleti: in Vaticano 240 partecipanti ai Giochi olimpici e paralimpici


Sport per la pace – Il Papa ha ricevuto in Vaticano i circa 240 atleti dei Giochi olimpici e paralimpici invernali di Milano Cortina. Ha ricordato il valore dello sport come strumento di dialogo tra le persone e i popoli. Alle Olimpiadi – ha detto – “abbiamo visto non solo corpi in movimento, ma storie che ispirano tanti. Nessuno vince da solo”.

Crediti foto: Vatican media

Mondiali a rischio per l’Iran: ipotesi spostamento gare


Giocare alla pace – Il cessate il fuoco fra Stati Uniti e Iran rimanda la discussione della gran parte delle questioni a successivi negoziati. Tra queste rientrano anche i Mondiali di calcio che si giocheranno tra Usa, Canada e Messico. Teheran attende la risposta della FIFA sullo spostamento delle partite dagli USA al Messico: senza garanzie sulla sicurezza, il governo è pronto a decidere per la non partecipazione.

La partecipazione della nazionale iraniana ai prossimi Mondiali di calcio resta in bilico e dipenderà da una decisione della FIFA sul possibile spostamento delle partite. A chiarirlo è stato il ministro dello Sport, Ahmad Donyamali, che ha spiegato come il governo prenderà una posizione definitiva solo dopo aver ricevuto una risposta ufficiale.

La federazione calcistica iraniana ha chiesto che le gare del girone vengano trasferite dagli Stati Uniti al Messico, motivando la richiesta con questioni legate alla sicurezza e alle tensioni geopolitiche nella regione. La trattativa con la FIFA è ancora in corso e, al momento, non è arrivata alcuna comunicazione definitiva.

“La nostra richiesta alla FIFA di spostare le partite dell’Iran dagli Stati Uniti al Messico è ancora valida, ma non abbiamo ancora ricevuto risposta”, ha dichiarato Donyamali. Il ministro ha continuato così il suo intervento: “Se la candidatura venisse accettata, la partecipazione dell’Iran ai Mondiali sarebbe certa. Tuttavia, la FIFA non ha ancora risposto”.

Il ministro ha inoltre ribadito che, nonostante l’incertezza, la nazionale continuerà a prepararsi regolarmente: “In qualità di Ministro dello Sport, insieme alla federazione calcistica iraniana, faremo in modo che la nazionale di calcio sia pronta per i Mondiali. Tuttavia, la decisione finale spetterà al nostro governo.”

Attualmente, il calendario prevede che l’Iran giochi tutte le partite del Gruppo G (formato da Belgio, Egitto e Nuova Zelanda) negli Stati Uniti, tra Los Angeles e Seattle: tuttavia, le preoccupazioni sulla sicurezza restano centrali nel dibattito.

“Secondo i regolamenti FIFA in materia, la sicurezza deve essere garantita nel paese interessato”, ha aggiunto Donyamali. “Tuttavia, i Mondiali si terranno a breve, e fornire garanzie durante questo periodo è discutibile”.

“In queste circostanze, la possibilità che l’Iran partecipi alle partite della Coppa del Mondo negli Stati Uniti è molto bassa. Tuttavia, se verranno fornite le necessarie garanzie di sicurezza, il nostro governo prenderà una decisione sulla partecipazione dell’Iran alla Coppa del Mondo.”

Con il torneo ormai alle porte, resta quindi aperto uno scenario delicato, in cui sport e politica continuano a intrecciarsi in modo sempre più evidente.

Nuove professioni nello sport tra digitale e dati: dati Eurostat


Sport e lavoro – Dal digital producer al data analyst sono molte le professioni in crescita nel settore sportivo. Secondo i dati Eurostat gli occupati nel settore sono circa 1,6 milioni in Europa e oltre un terzo sono under 30. Queste le caratteristiche specifiche: maggiore diffusione di contratti part-time, più elevata incidenza di lavoro autonomo e una crescente qualificazione professionale.

Attorno ai grandi eventi sportivi cresce non solo l’interesse degli spettatori ma anche quello dei giovani che vorrebbero lavorarci. Del resto, se prendiamo il nostro Paese, secondo gli ultimi dati Istat disponibili relativi al 2024, nel nostro Paese c’è molta passione sportiva e sono 21,5 milioni le persone con più di 3 anni che praticano un’attività nel tempo libero. Secondo The Careers & Enterprise Company, l’ente indipendente per l’orientamento professionale del Regno Unito, gli studenti che hanno tra le loro principali ambizioni di carriera il settore sportivo sono quasi un terzo, il 29%. Seguono le professioni legate al mondo dell’arte e musica (19%) e la cura degli animali (15%). Gli ultimi dati Eurostat disponibili, parlano di circa 1,6 milioni di persone che, nell’Unione Europea, sono impiegate nel settore sportivo, un dato destinato a una continua crescita. Le analisi mostrano come lo sport sia un comparto particolarmente rilevante per l’occupazione giovanile: oltre un terzo dei lavoratori (36,8% secondo Eurostat) ha tra i 15 e i 29 anni, una quota significativamente superiore alla media degli altri settori.

Allo stesso tempo, il settore presenta caratteristiche specifiche: maggiore diffusione di contratti part-time, più elevata incidenza di lavoro autonomo e una crescente qualificazione professionale. A questo proposito nella top five delle professioni in più rapida ascesa ci sono il digital sport producer che si occupa della produzione, gestione e distribuzione dei contenuti per l’editoria sportiva digitale, lo sports data analyst, ossia lo specialista che identifica e raccoglie tutti i dati relativi alle diverse discipline sportive (statistiche, dati e analisi), lo sport trader, il professionista che opera sulla compravendita di quote nei mercati sportivi, il club media manager che si occupa della comunicazione social delle società sportive e delle federazioni agonistiche e l’eSports manager che gestisce l’organizzazione complessiva, la strategia e le operazioni di un team di videogiochi competitivi.

«Il cambiamento che stiamo osservando non riguarda solo le professioni, ma il modo in cui le nuove generazioni si avvicinano al lavoro. C’è una crescente attrazione verso ambiti che uniscono dati, tecnologia e capacità decisionale. Anche nel mondo dello sport, sempre più spesso, non si tratta solo di passione ma di competenze legate all’analisi, alla gestione del rischio e alla lettura degli scenari», interpreta lo sport trader Davide Renna. Il settore sportivo europeo si trova oggi in una fase di forte evoluzione: da un lato continua a crescere come bacino occupazionale e leva economica, dall’altro si intreccia sempre più con innovazione tecnologica e nuovi modelli di business digitali. La sfida per i prossimi anni sarà trovare un equilibrio tra sviluppo economico, tutela dei lavoratori e regolazione di strumenti emergenti, in un ecosistema in cui sport, dati e finanza sono sempre più interconnessi.