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Mondiali a rischio per l’Iran: ipotesi spostamento gare


Giocare alla pace – Il cessate il fuoco fra Stati Uniti e Iran rimanda la discussione della gran parte delle questioni a successivi negoziati. Tra queste rientrano anche i Mondiali di calcio che si giocheranno tra Usa, Canada e Messico. Teheran attende la risposta della FIFA sullo spostamento delle partite dagli USA al Messico: senza garanzie sulla sicurezza, il governo è pronto a decidere per la non partecipazione.

La partecipazione della nazionale iraniana ai prossimi Mondiali di calcio resta in bilico e dipenderà da una decisione della FIFA sul possibile spostamento delle partite. A chiarirlo è stato il ministro dello Sport, Ahmad Donyamali, che ha spiegato come il governo prenderà una posizione definitiva solo dopo aver ricevuto una risposta ufficiale.

La federazione calcistica iraniana ha chiesto che le gare del girone vengano trasferite dagli Stati Uniti al Messico, motivando la richiesta con questioni legate alla sicurezza e alle tensioni geopolitiche nella regione. La trattativa con la FIFA è ancora in corso e, al momento, non è arrivata alcuna comunicazione definitiva.

“La nostra richiesta alla FIFA di spostare le partite dell’Iran dagli Stati Uniti al Messico è ancora valida, ma non abbiamo ancora ricevuto risposta”, ha dichiarato Donyamali. Il ministro ha continuato così il suo intervento: “Se la candidatura venisse accettata, la partecipazione dell’Iran ai Mondiali sarebbe certa. Tuttavia, la FIFA non ha ancora risposto”.

Il ministro ha inoltre ribadito che, nonostante l’incertezza, la nazionale continuerà a prepararsi regolarmente: “In qualità di Ministro dello Sport, insieme alla federazione calcistica iraniana, faremo in modo che la nazionale di calcio sia pronta per i Mondiali. Tuttavia, la decisione finale spetterà al nostro governo.”

Attualmente, il calendario prevede che l’Iran giochi tutte le partite del Gruppo G (formato da Belgio, Egitto e Nuova Zelanda) negli Stati Uniti, tra Los Angeles e Seattle: tuttavia, le preoccupazioni sulla sicurezza restano centrali nel dibattito.

“Secondo i regolamenti FIFA in materia, la sicurezza deve essere garantita nel paese interessato”, ha aggiunto Donyamali. “Tuttavia, i Mondiali si terranno a breve, e fornire garanzie durante questo periodo è discutibile”.

“In queste circostanze, la possibilità che l’Iran partecipi alle partite della Coppa del Mondo negli Stati Uniti è molto bassa. Tuttavia, se verranno fornite le necessarie garanzie di sicurezza, il nostro governo prenderà una decisione sulla partecipazione dell’Iran alla Coppa del Mondo.”

Con il torneo ormai alle porte, resta quindi aperto uno scenario delicato, in cui sport e politica continuano a intrecciarsi in modo sempre più evidente.

Nuove professioni nello sport tra digitale e dati: dati Eurostat


Sport e lavoro – Dal digital producer al data analyst sono molte le professioni in crescita nel settore sportivo. Secondo i dati Eurostat gli occupati nel settore sono circa 1,6 milioni in Europa e oltre un terzo sono under 30. Queste le caratteristiche specifiche: maggiore diffusione di contratti part-time, più elevata incidenza di lavoro autonomo e una crescente qualificazione professionale.

Attorno ai grandi eventi sportivi cresce non solo l’interesse degli spettatori ma anche quello dei giovani che vorrebbero lavorarci. Del resto, se prendiamo il nostro Paese, secondo gli ultimi dati Istat disponibili relativi al 2024, nel nostro Paese c’è molta passione sportiva e sono 21,5 milioni le persone con più di 3 anni che praticano un’attività nel tempo libero. Secondo The Careers & Enterprise Company, l’ente indipendente per l’orientamento professionale del Regno Unito, gli studenti che hanno tra le loro principali ambizioni di carriera il settore sportivo sono quasi un terzo, il 29%. Seguono le professioni legate al mondo dell’arte e musica (19%) e la cura degli animali (15%). Gli ultimi dati Eurostat disponibili, parlano di circa 1,6 milioni di persone che, nell’Unione Europea, sono impiegate nel settore sportivo, un dato destinato a una continua crescita. Le analisi mostrano come lo sport sia un comparto particolarmente rilevante per l’occupazione giovanile: oltre un terzo dei lavoratori (36,8% secondo Eurostat) ha tra i 15 e i 29 anni, una quota significativamente superiore alla media degli altri settori.

Allo stesso tempo, il settore presenta caratteristiche specifiche: maggiore diffusione di contratti part-time, più elevata incidenza di lavoro autonomo e una crescente qualificazione professionale. A questo proposito nella top five delle professioni in più rapida ascesa ci sono il digital sport producer che si occupa della produzione, gestione e distribuzione dei contenuti per l’editoria sportiva digitale, lo sports data analyst, ossia lo specialista che identifica e raccoglie tutti i dati relativi alle diverse discipline sportive (statistiche, dati e analisi), lo sport trader, il professionista che opera sulla compravendita di quote nei mercati sportivi, il club media manager che si occupa della comunicazione social delle società sportive e delle federazioni agonistiche e l’eSports manager che gestisce l’organizzazione complessiva, la strategia e le operazioni di un team di videogiochi competitivi.

«Il cambiamento che stiamo osservando non riguarda solo le professioni, ma il modo in cui le nuove generazioni si avvicinano al lavoro. C’è una crescente attrazione verso ambiti che uniscono dati, tecnologia e capacità decisionale. Anche nel mondo dello sport, sempre più spesso, non si tratta solo di passione ma di competenze legate all’analisi, alla gestione del rischio e alla lettura degli scenari», interpreta lo sport trader Davide Renna. Il settore sportivo europeo si trova oggi in una fase di forte evoluzione: da un lato continua a crescere come bacino occupazionale e leva economica, dall’altro si intreccia sempre più con innovazione tecnologica e nuovi modelli di business digitali. La sfida per i prossimi anni sarà trovare un equilibrio tra sviluppo economico, tutela dei lavoratori e regolazione di strumenti emergenti, in un ecosistema in cui sport, dati e finanza sono sempre più interconnessi.

“White card in sport 26”, a Reggio Calabria sport e inclusione con oltre 300 giovani


Sport contro l’odio – Fino a domenica il Csi Reggio Calabria è in campo con “White card in sport 26” per la pace, i diritti e l’inclusione. Sette giorni di eventi, tornei e laboratori di cui saranno protagonisti oltre 300 ragazzi e ragazze coinvolti in un grande cantiere educativo per dire “no” all’odio e alle discriminazioni.

Palestre scolastiche aperte oltre l’orario: approvata la Legge Berruto


Scuole in movimento – Via libera alla Legge Berruto: palestre delle scuole aperte oltre l’orario didattico. Il servizio di Elena Fiorani.

Si è concluso positivamente l’iter di un disegno di legge che dà più forma e sostanza all’alleanza tra la scuola e lo sport, trasformando radicalmente la gestione delle palestre. Comuni e Province potranno d’ora in poi affidare gli impianti scolastici ad associazioni e società dilettantistiche non solo dopo le lezioni, ma anche durante i periodi di vacanza, rendendo questi spazi “luoghi della socialità per eccellenza”. Prevista anche la possibilità per le società di presentare progetti di rigenerazione e ammodernamento delle strutture, favorendo una collaborazione virtuosa tra enti locali e mondo sportivo per migliorare un patrimonio infrastrutturale spesso carente. Questo traguardo nasce da una significativa convergenza politica: il testo ha infatti unito le linee programmatiche del Governo alle istanze delle opposizioni.

Gaza Boxing Women: sport e rinascita tra le macerie


Boxare per resistere – Nella Gaza dilaniata dalla guerra, ragazze e giovani donne hanno ricostituito un club di pugilato per elaborare il dolore e sfidare le norme trovando la forza in mezzo allo sfollamento. Per le giovani tra i 5 e i 25 anni che frequentano Gaza Boxing Women questa pratica è una forma più profonda di resistenza e di sfida.

FIFA respinge sanzioni contro la federazione israeliana, la denuncia di Amnesty


Fuori dal campo – Amnesty International denuncia la decisione della FIFA di respingere la richiesta di sanzioni contro la Federazione calcistica israeliana: ha infatti confermato che non adotterà alcuna misura in merito alla partecipazione ai campionati di calcio di Israele di squadre degli insediamenti illegali in Cisgiordania.

“La Fifa non ha rispettato le proprie regole, violando apertamente il diritto internazionale. Aveva una chiara opportunità di difendere i diritti delle persone palestinesi e il diritto internazionale: con la sua decisione ha scelto, in modo vergognoso, di abbandonare entrambi. La Corte internazionale di giustizia ha stabilito in modo inequivocabile che l’occupazione da parte di Israele del territorio palestinese è illegale, che gli insediamenti nel Territorio palestinese occupato sono illegali e che la presenza di Israele deve cessare rapidamente. Anche lo statuto della Fifa è chiaro: le squadre di un’associazione affiliata non possono disputare partite nel territorio di un’altra associazione senza il suo consenso. Continuando a tollerare la presenza, nei campionati israeliani, di squadre che hanno sede negli insediamenti illegali nel Territorio palestinese occupato, la Federazione calcistica israeliana contribuisce indirettamente a legittimare l’occupazione illegale di Israele e le gravi violazioni dei diritti umani commesse contro la popolazione palestinese, incluso il crimine contro l’umanità di apartheid.” Steve Cockburn, responsabile del Programma giustizia economica e sociale di Amnesty International.

Olimpiadi, nuove norme dividono su inclusione e diritti


Lo sport tradito – Il gruppo Sport di Arcigay esprime profonda preoccupazione e ferma contrarietà rispetto ai nuovi criteri di ammissione alle prossime Olimpiadi di Los Angeles, che hanno lo scopo di escludere in modo sistematico le persone transgender e intersessuali: “regole escludenti che ci fanno fare un passo indietro rispetto ai valori olimpici”.

Prevenzione in barca: riparte il tour nel Tirreno con 14 tappe


Una vela per il cuore – Riparte oggi dall’Isola d’Elba la campagna di prevenzione cardiovascolare che, veleggiando, si dirige verso le piccole isole, dove la prevenzione sanitaria stenta ad arrivare. Fino a ottobre attraverserà il Tirreno con 14 tappe per portare la prevenzione direttamente nelle comunità isolane.

Alpinismo al femminile: le Cholitas conquistano le cime con le gonne


Donne in vetta. Con le gonne sulle vette più alte: le scalate per i diritti delle Cholitas boliviane. Il servizio di Elena Fiorani.

Le Cholitas Escaladoras sono diventate delle icone tra gli appassionati di alpinismo da quando, nel 2015, con le loro polleras – le ampie gonne tradizionali – hanno finalmente raggiunto la cima dell’Huayna Potosí, 6.088 metri, nella Cordillera Real boliviana. Undici donne indigene che lavoravano come cuoche d’alta quota o assistenti nelle spedizioni alpinistiche, e che prima potevano solo osservare da lontano le partenze delle cordate, perchè la montagna era un luogo riservato agli uomini, hanno riconquistato la montagna, dando vita a un movimento per l’emancipazione ma anche lanciando un grido per la salvaguardia dell’ecosistema montano, colpito dagli effetti del cambiamento climatico.

Sport e comunità, non solo vittorie: a Varese contano i valori sociali


Un altro approccio – A Varese lo sport cambia pelle: non basterà più vincere un campionato per essere premiati, d’ora in poi, a contare davvero, sarà il “peso” sociale dell’attività svolta sul territorio. Al via un nuovo premio per l’accessibilità e l’impatto sulla comunità e la “Patente della sportività”: ogni club ha un bonus che viene decurtato per comportamenti antisportivi.

Il nuovo riconoscimento voluto dal Comune non sarà il solito “galà dei campioni”. L’indirizzo emerso è chiaro: dare massimo rilievo a chi svolge un lavoro sociale importante.
«Non interessa se una squadra vince la terza categoria – è stato ribadito in Commissione –, se l’ultima in classifica ha fatto giocare stabilmente due ragazzini in difficoltà, per noi vince lei».

Il premio avrà criteri di punteggio che premieranno l’accessibilità e l’impatto sulla comunità, mettendo in secondo piano i risultati agonistici. Per evitare “bocciature” pubbliche poco eleganti, la Commissione porterà in Consiglio Comunale un solo nome per categoria, frutto di una selezione rigorosa, tutelando così i candidati non scelti.

Parallelamente al premio, avanza il progetto della Patente a punti per le società. Il meccanismo è mutuato dal codice della strada: ogni club parte con un bonus che viene decurtato in caso di comportamenti antisportivi.

Il monitoraggio: verranno analizzati i referti arbitrali delle diverse federazioni, squalifiche pesanti o multe per il comportamento del pubblico si trasformeranno in “punti meno”; si pensa di coinvolgere i ragazzi del Liceo Sportivo come “osservatori di fair play” per monitorare il clima sugli spalti; in più l’idea, ancora da definire nei contorni precisi, è quella di punire chi si comporta male con sanzioni o penalità.

Si è discusso anche della governance di questi progetti. L’idea è di affidare le valutazioni alla Commissione Sport, che fungerà da giuria tecnica per pesare i comportamenti virtuosi e quelli da sanzionare. Un lavoro “pesante” che richiederà l’analisi costante dei dati raccolti durante i weekend di gara.

Il progetto non sarà solo punitivo: le società che organizzeranno attività educative, webinar sul tifo corretto o progetti di inclusione riceveranno punti bonus. L’obiettivo dell’amministrazione è consolidare l’aspetto educativo dello sport, trasformandolo in un pilastro della cittadinanza attiva a Varese.

«Vogliamo dare un segnale forte – ha concluso l’assessore Stefano Malerba in Commissione, appoggiato da tutti quanti i membri –. Lo sport a Varese deve essere sinonimo di educazione. Chi non si adegua, ne pagherà le conseguenze».