Verso la parità – Tra i giovani di 11-14 anni solo il 57% delle femmine pratica uno sport, a fronte del 66% dei coetanei maschi e il divario aumenta con il crescere dell’età, mentre sono donne solo il 19,8% degli allenatori. Per aiutare a rendere lo sport un contesto più sicuro e accogliente per ragazze e donne, Terre des Hommes lancia un corso rivolto ad allenatori e allenatrici delle società sportive.
Tra i giovani di 11-14 anni solo il 56,8% delle femmine pratica uno sport, a fronte del 65,9% dei coetanei maschi. Ma il divario aumenta con il crescere dell’età: nella fascia d’età 15-17 anni le ragazze che fanno sport scendono a 42,6% (i maschi sono invece il 58,4%). Anche i ruoli dirigenziali sportivi non sono ancora equamente accessibili alle donne.
Per aiutare a rendere lo sport un contesto più sicuro e accogliente per ragazze e donne, in occasione della Giornata Internazionale della Donna, Terre des Hommes lancia un corso rivolto ad allenatori e allenatrici delle società sportive. La formazione prende avvio proprio l’8 marzo all’interno del progetto “Sport4Rights” promosso da Terre des Hommes insieme a Fondazione EOS e a Specchio Magico e sostenuto dal Ministero per lo Sport e mira a sensibilizzare gli operatori e le operatrici del settore sulla necessità di garantire pari opportunità a ragazze e donne nell’ambito sportivo, prevenendo le discriminazioni e promuovendo una cultura inclusiva e rispettosa. Il progetto rientra nelle numerose attività di Terre des Hommes a favore della parità di genere, supportando il cambiamento culturale in un settore ancora troppo segnato da disuguaglianze.
I NUMERI DELLA DISPARITÀ DI GENERE NELLO SPORT. In Italia, il 21,6% delle bambine abbandona la pratica sportiva, contro il 15,1% dei ragazzi e il divario aumenta con l’età. Se, infatti, la differenza tra la quota di bambine e bambini che fanno sport è già alta tra gli 11 e i 14 anni (le femmine sono il 56,8% e i maschi il 65,9%), tale differenza aumenta ancora di più tra i 15 e i 17 anni (femmine che fanno sport 42,6% e maschi 58,4%). Dopo i 18 anni il gap rimane stabile con il 31,9% delle ragazze che fa sport a fronte del 47,4% dei ragazzi.
Inoltre, le donne occupano solo il 19,8% dei ruoli da allenatrici, il 15,4% dei ruoli da dirigenti di società, il 12,4% dei ruoli da dirigenti di federazione e il 18,2% di quelli di “Ufficiali di gara”.
“È fondamentale che le ragazze abbiano le stesse opportunità di partecipazione, di crescita e di successo nello sport dei coetanei maschi – dichiara Paolo Ferrara, direttore generale di Terre des Hommes – così come è fondamentale che gli allenatori e le allenatrici possano essere supportati con una formazione adeguata per comprendere e promuovere questi principi. In un momento come l’8 marzo, rinnoviamo il nostro impegno verso un futuro dove lo sport sia davvero per tutti e tutte, senza barriere. Lo sport è uno dei contesti sociali più importanti dove poter educare i giovani ai valori dell’inclusione, rispetto e parità.”
I PROGETTI DI TERRE DES HOMMES. Oltre al progetto Sport4Rights, Terre des Hommes è impegnata in numerose iniziative di sensibilizzazione e formazione:
Il Toolkit “Parità in Campo” realizzato con Fondazione Milano-Cortina: uno strumento formativo per sensibilizzare sul contrasto alle discriminazioni di genere nello sport. Il toolkit sarà distribuito il 7 marzo a più di 800 bambini e bambine durante la Brescia Art Marathon. Sarà inoltre organizzata una giornata di formazione aperta a insegnanti, allenatori ed educatori, per guidarli nell’utilizzo del Toolkit.
La collaborazione con Avon per portare i temi della parità di genere nelle scuole, promuovendo l’inclusività e sensibilizzando le nuove generazioni sui diritti delle ragazze nello sport.
La campagna #iogiocoallapari che da anni coinvolge diverse federazioni sportive in occasione della Giornata Mondiale delle Bambine e delle Ragazze (11 ottobre), per incoraggiare la partecipazione delle bambine e ragazze alla pratica sportiva.
No Ragazze No Rugby: il tour, realizzato in collaborazione con la Federazione Italiana Rugby, che ha coinvolto oltre 5000 persone in tutta Italia per promuovere la partecipazione delle ragazze al rugby, superando pregiudizi e stereotipi.
A Librino (Catania) il Rugby e lo sport diventano strumenti di promozione e inclusione sociale, grazie al sostegno alle ragazze della Vulcano Rugby.
Sport femminile, i tabù dei media nel libro di Mara Cinquepalmi
Tabù. Sono quelli che ancora abbondano nel racconto dello sport al femminile. Ne parla Mara Cinquepalmi nel suo nuovo libro. Il servizio di Elena Fiorani.
Il linguaggio ha una parte importante nel libro di Cinquepalmi, sottotitolo “Di donne, sport e informazione”, perché «ciò che non si dice non esiste». Soprattutto è il linguaggio dei media quello sotto esame, con lo sconfinamento continuo tra pratica sportiva e altre cose che non c’entrano nulla: dall’estetica delle atlete, ai ruoli di genere fino al gossip. Dopo un’introduzione dedicata ai meccanismi del linguaggio il libro prende in esame sei temi attraverso dati e storie significative: la disparità di genere nello sport, la maternità, il ciclo mestruale e la salute mentale, l’omofobia e la violenza. Lunedì a Roma l’autrice presenta il suo ultimo lavoro alla Libreria Altroquando insieme al giornalista Riccardo Cucchi. “Tabù” esplora tematiche importanti e attuali per provare a immaginare un nuovo modello di sport a partire dalla sua narrazione, oltre ogni stereotipo.
Matildina4Safety: il progetto sulla sicurezza in memoria di Matilde Lorenzi
La sicurezza prima di tutto La Fondazione Matilde Lorenzi, in memoria della sciatrice azzurra, promuove Matildina4Safety. Il progetto sulla sicurezza evidenzia che molti infortuni sono il risultato di una combinazione di fattori che possono essere riconosciuti e gestiti.
Per questo il progetto interviene prima di tutto sul piano culturale, affiancando formazione e sensibilizzazione, promuovendo dispositivi e soluzioni tecnologiche innovative e avviando un confronto sui regolamenti e sulla gestione delle piste di allenamento.
nella consapevolezza che lo sport non è mai un’esperienza individuale, ma una responsabilità condivisa.
Le gare durano pochi minuti. Il lavoro che le rende possibili, mesi. E mentre i grandi appuntamenti sportivi internazionali riportano l’attenzione sullo sci e sul mondo della neve, la fase più decisiva della competizione si gioca molto prima del podio: nell’allenamento quotidiano e nella costruzione di condizioni di sicurezza adeguate.
La preparazione agonistica è fatta di allenamenti ripetuti, variabili ambientali, tracciati che si modificano e decisioni tecniche da assumere in una frazione di secondo. È in questo contesto che prende forma la performance finale, che può tradursi in risultato solo se sostenuta da un sistema di sicurezza rigoroso e costantemente presidiato.
Il tema degli infortuni negli sport invernali resta centrale nel dibattito pubblico e nel confronto tra addetti ai lavori. Non sempre le conseguenze sono fatali, ma ogni episodio richiama la necessità di un approccio strutturato alla prevenzione, capace di intervenire prima che il rischio si trasformi in incidente. Per questo la sicurezza non può diventare centrale solo nei momenti di emergenza o quando l’attenzione mediatica si riaccende. Deve essere parte integrante della pratica sportiva, accompagnandone ogni fase: dalla formazione tecnica alla gestione delle piste, dall’innovazione tecnologica alla definizione di regole chiare e condivise.
È con questa visione che nasce la Fondazione Matilde Lorenzi ETS. Costituita dopo la prematura scomparsa di Matilde Lorenzi, giovane sciatrice azzurra caduta durante un allenamento in Val Senales nell’ottobre 2024, la Fondazione prende forma dalla volontà della famiglia Lorenzi – i genitori Adolfo Lorenzi ed Elena Rosa Cardinale, insieme ai figli Lucrezia, Matteo e Giosuè – di trasformare il ricordo in un impegno concreto e duraturo, capace di generare maggiore consapevolezza nei contesti in cui lo sci viene praticato.
“La Fondazione, nata dopo la tragica scomparsa della nostra Mati – spiega Adolfo Lorenzi, presidente della Fondazione – promuove e sviluppa progetti volti a implementare la sicurezza nello sci, assicurando che ogni sciatore, a qualsiasi livello, possa praticarlo in un ambiente consapevole e protetto. Perché la sicurezza non è un limite, ma ciò che permette allo sport di restare una parte sana e positiva della vita di chi lo pratica”.
Dalla sua costituzione, la Fondazione ha scelto di rivolgersi a chi lo sport lo vive ogni giorno: atleti e atlete di ogni età e livello, famiglie, allenatori e allenatrici, insegnanti, società sportive e territori, mettendo a disposizione strumenti e conoscenze per riconoscere i rischi, prevenirli e favorire una pratica sportiva più sicura e responsabile.
Al centro dell’attività c’è Matildina4Safety, il progetto che traduce questa visione in azione concreta e nasce da un principio chiaro: la sicurezza non va affrontata solo dopo un incidente, ma prima, come parte integrante dell’esperienza sportiva, nella consapevolezza che lo sport non è mai un’esperienza individuale, ma una responsabilità condivisa.
Molti infortuni non sono solo frutto della fatalità, ma il risultato di una combinazione di fattori – dalla stanchezza alla pressione agonistica, dalle condizioni ambientali alla sottovalutazione dei segnali di rischio – che possono essere riconosciuti e gestiti. Per questo il progetto interviene prima di tutto sul piano culturale, affiancando formazione e sensibilizzazione, promuovendo dispositivi e soluzioni tecnologiche innovative e avviando un confronto sui regolamenti e sulla gestione delle piste di allenamento.
Australia 2026, la nazionale femminile di calcio iraniana non canta l’inno
In silenzio – La nazionale femminile di calcio iraniana ha rifiutato di cantare l’inno nazionale prima della partita inaugurale della Coppa d’Asia in Australia contro la Corea del Sud, vinta 3-0. Giovedì affronteranno l’Australia, le cui calciatrici hanno elogiato le colleghe iraniane.
Giochi paralimpici Milano Cortina: atleti iraniani e israeliani in bilico
Giochi in guerra – Le crescenti tensioni in Medio Oriente, infiammate dagli attacchi di Israele e Stati Uniti in Iran, scuotono violentemente la vigilia delle Paralimpiadi di Milano Cortina. A pochi giorni dal via di venerdì 6 marzo risulta a rischio la partecipazione per due atleti iraniani e israeliani.
Champions, saluto nazista prima di Real Madrid-Benfica: tifoso espulso dallo stadio
Fuori gioco – Poco prima del calcio d’inizio di Real Madrid-Benfica di Champions League, le telecamere hanno inquadrato un tifoso in tribuna che effettuava il saluto nazista. La sicurezza del club spagnolo ha individuato l’uomo in pochi minuti, accompagnandolo fuori dallo stadio.
Milano inaugura la Biblioteca dello Sport Gianni Mura
Leggere di sport – Fino a domani una serie di eventi celebrano l’inaugurazione a Milano della Biblioteca dello Sport Gianni Mura. Il servizio di Elena Fiorani.
Incontri, spettacoli e riflessioni accompagnano l’inaugurazione della prima biblioteca milanese dedicata allo sport come linguaggio culturale e sociale. Il nuovo spazio nel quartiere Isola aspira a diventare un luogo vivo e aperto dove lo sport diventa racconto, memoria e strumento di cittadinanza. Ideato e promosso da Altropallone, associazione che promuove lo sport come strumento di inclusione e lotta alle discriminazioni, il progetto è anche un modo per ricordare Gianni Mura, grande narratore di sport e umanità varia. Dal calcio al ciclismo, gli oltre duemila volumi della biblioteca trattano ogni ambito dello sport: una collezione nata grazie alle donazioni di autori, case editrici e cittadini. Con una tessera annuale di 10 euro, si può contribuire alle attività e allo sviluppo dello spazio.
Medagliere Giochi Invernali: la Norvegia vince con una cultura senza classifiche
Niente classifiche siamo norvegesi – Ai Giochi invernali la Norvegia ha vinto il medagliere con 41 podi. Un’eccellenza che nasce a fine anni ‘80 con la Carta dei diritti dei bambini nello sport, che mette al bando l’agonismo: nelle competizioni dei giovanissimi non ci sono classifiche e se vengono consegnati premi, li ricevono tutti, dal primo all’ultimo.
D’accordo, essere una nazione fatta di ghiacci e montagne aiuta; e aiuta anche trovarsi in casa un talento come Johannes Klaebo capace da solo di vincere sei ori. Ma tutto questo non basta a spiegare come mai la Norvegia – appena 5,6 milioni di abitanti – stracci tutte le altre rivali nel medagliere olimpico di Milano Cortina. Traguardo raggiunto, peraltro anche alle precedente edizione dei Giochi invernali. Gli atleti «vichinghi» si sono messi al collo 41 medaglie, delle quali 18 d’oro surclassando gli Usa fermi a quota 32 podi, 11 del gradino più alto, e a seguire il resto del mondo.
Il fatto è che la Norvegia sta eccellendo non solo nelle discipline invernali ma anche in altre più universali come il calcio (ne sanno qualcosa gli azzurri di Gattuso) o l’atletica dove la stella è il mezzofondista Jakob Ingebritsen. Così si è tornati a parlare delle politiche avviate dal governo di Oslo in materia di sport in particolare quello giovanile. Una serie di sostegni all’attività motoria il cui pilastro centrale è rivoluzionario: prima dei 13 anni non sono ammesse classifiche e graduatorie.
Tutto parte dalla fine degli anni ’80: alle Olimpiadi invernali di Calgary il bottino della Norvegia è di appena tre argenti e due bronzi ma è proprio in quegli anni che vengono gettate le basi per la risalita. Il Comitato olimpico norvegese vara infatti la «Carta dei diritti dei bambini nello sport». Perché è da lì che occorre ripartire. È un documento di appena otto pagine che descrivono il tipo di esperienza che ogni bambino del Paese deve ricevere, da ambienti di allenamento sicuri ad attività che facilitino le amicizie.
La parola d’ordine è mettere al bando l’agonismo: nei tornei e nelle competizioni riservate alla fascia dei giovanissimi non vengono stilate classifiche e graduatorie nazionali; e se vengono consegnati premi, questi devono andare a tutti, anche a chi arriva ultimo. Il divertimento deve essere l’elemento chiave. Tutto questo da un lato allarga la partecipazione dall’altro non assilla con l’ansia da prestazione. Risultato: gli atleti che si affacciano alle competizioni – dall’adolescenza in poi – in cui il risultato inevitabilmente conta, non sono stressati e non abbandonano l’attività.
I risultati non hanno tardato ad arrivare e come visto nel giro di un decennio la Norvegia ha cominciato a mietere successi negli sport, invernali e no. «Mago» di questa rivoluzione è considerato Inge Andersen, un lungo curriculum come allenatori di sci nordico e maestro di sport e poi presidente del comitato olimpico nazionale.
«L’investimento più importante fatto in Norvegia – ha raccontato Andersen nel 2023 – è stato la creazione di un centro nazionale per gli sport d’élite. Sotto lo stesso tetto sono state raccolte le conoscenze, le competenze e le risorse umane per tutti gli sport ai massimi livelli agonistici. Sulla base dei risultati positivi di questo impegno, abbiamo istituito altri 7 centri di competenza in tutta la Norvegia. Questi collaborano con le nostre università per condividere conoscenze e dati. I migliori atleti si allenano insieme: sciatori, corridori e canoisti. Questo incoraggia una nuova generazione di atleti a concentrarsi sulle proprie future possibilità di diventare campioni».
Sempre Andersen sottolinea poi che il comitato olimpico nazionale ha dato priorità ai finanziamenti da utilizzare dove c’è il potenziale per eccellere in determinati sport e si sono concentrati dove le possibilità di vincere medaglie sono maggiori. Una filosofia, questa, che la Norvegia condivide con l’Olanda, altro Paese che nelle ultime due Olimpiadi estive ha primeggiato nei successi superando nazioni con una popolazione di gran lunga maggiore.
Curiosità: Inge Andersen dice di essersi ispirato, nell’impostare la sua politica per lo sport a un personaggio ben lontano dalla cultura scandinava ed occidentale, vale a dire il guru indiano Sri Ravi Shankar. Di cui cita queste parole: «Dobbiamo dare alle persone una visione. Chi ha una visione o un sogno può andare avanti e sviluppare la società».
Crediti foto: Avvenire.it
La Cremonese in campo contro l’azzardo: “Gioca la partita giusta nella vita”
In campo contro l’azzardo – Per la prima volta un club di Serie A, la Cremonese, diventa testimonial del contrasto alla ludopatia. “Gioca la partita giusta nella vita” è lo slogan della campagna di sensibilizzazione sui rischi dell’azzardo, veicolata attraverso uno spot diffuso sui social e nelle sale cinematografiche del territorio.
“Gioca la partita giusta nella vita”, lontano dall’azzardo… che non è un gioco. Un incoraggiamento che si fa concreto nell’azione di prevenzione e cura di tante Agenzie di tutela delal salute – Ats italiane. È stata in particolare l’Ats Val Padana, a lanciare questo monito: Gioca la partita giusta. Molto più di uno slogan: una vera e propria campagna di sensibilizzazione sui rischi dell’azzardo, veicolata attraverso uno spot diffuso sui social e nelle sale cinematografiche del territorio. Il testimonial scelto è da serie A: l‘Unione Sportiva Cremonese.
Non è fantacalcio
Per una volta, niente pubblicità pro-gambling a bordo campo, niente calciatori famosi che invitano a scommettere. Anzi, esattamente il contrario. Lo spot racconta la storia di un uomo, schiacciato dal gioco d’azzardo online, che trova la forza di chiedere aiuto grazie all’incontro con Daniel Ciofani, ex capitano grigiorosso e oggi coordinatore delle squadre Primavera e Under 18 della Cremonese.
È lui ad accompagnare il protagonista verso la consapevolezza, così da poter tornare a giocare «la partita giusta nel campo e nella vita». Una storia che mostra come sia possibile passare «dal buio della dipendenza alla luce del cambiamento», sintetizza Ilaria Marzi, direttore sociosanitario di Ats Val Padana.
Lo spot e la collaborazione con l’Us Cremonese
Il protagonista dello spot Gioca la partita giusta è interpretato dall’attore Max Tosi, che lavora anche all’Ats, mentre la voce narrante è quella del noto attore e regista Beppe Arena. La campagna è stata interamente ideata e diretta dall’Ufficio Comunicazione di Ats Val Padana: Aldo Destefani, Chiara Capelletti e Bibiana Sudati hanno curato l’intero iter produttivo, dalla scrittura dello storyboard fino alla divulgazione.
Alla realizzazione hanno contribuito, tutti a titolo gratuito, anche il Teatro Ponchielli di Cremona, l’Asst Cremona con il suo Servizio Dipendenze (Serd) — il riferimento sul territorio per chi cerca aiuto specialistico — e il Cral di Cremona.
La collaborazione con la US Cremonese era nata quando la squadra militava ancora in Serie B: «Hanno da subito dimostrato apertura e piena disponibilità», dice Marzi. «Da tempo la dirigenza è molto sensibile ai temi di salute e solidarietà del territorio. Già durante il Covid, la società e i giocatori della prima squadra si erano prestati per una campagna di promozione alla vaccinazione. Ma sono davvero tante le iniziative in cui la Cremonese si mette al fianco di chi si occupa di temi socialmente rilevanti».
Dalla serie B alla A l’impegno continua
E quando è arrivata la promozione in Serie A, nella primavera del 2025, la squadra ha mantenuto l’impegno, dimostrando che «è possibile calcare palcoscenici nazionali importanti, rimanendo al contempo fortemente radicati al territorio». L’esperienza sul campo “locale” di Marzi parla chiaro. A Pavia, dove ha lavorato in precedenza, aveva costruito una rete territoriale di progetti rivolti ai giovani per smontare dall’interno i meccanismi dell’azzardo: «Bisogna insegnare ai ragazzi la teoria della probabilità che dimostra come matematicamente sia il Banco a vincere sempre. E poi dobbiamo contrastare la cultura del “tutto e subito”».
Emergenza giovani
Il fischio d’inizio che ha dato avvio alla partita per Ats Val Padana sono stati i numeri: «Le scommesse sportive, in particolare legate al calcio, sono una delle principali porte di ingresso al gioco d’azzardo per i più giovani», spiega Marzi. Un dato in linea con il quadro nazionale: oltre il 60% degli studenti ha dichiarato di aver giocato d’azzardo almeno una volta nella vita, il 57% nell’ultimo anno. Il gioco online coinvolge circa il 13% dei ragazzi, mentre i profili di gioco a rischio e problematico riguardano complessivamente oltre il 10% degli studenti. Le forme più diffuse sono i Gratta&Vinci e le scommesse calcistiche, seguite dalle slot machine. E «spesso l’azzardo è associato ad altri comportamenti additivi».
Il territorio aggiunge ulteriori fattori di vulnerabilità: la presenza diffusa di piccoli comuni, un’elevata incidenza di popolazione anziana e il conseguente rischio di isolamento sociale amplificano l’impatto del fenomeno.
«Nella provincia di Cremona, la percentuale femminile tra i giocatori problematici raggiunge il 21%, contro il 17% del mantovano e il 12% del cremasco. Si tratta prevalentemente di persone con un titolo di studio medio-basso e una condizione occupazionale fragile: circa la metà è disoccupata o in pensione, a conferma di come il tempo libero non strutturato rappresenti un fattore di rischio significativo».
Il ruolo della prevenzione
A complicare il quadro, c’è la resistenza a chiedere aiuto: oltre la metà delle persone arriva ai servizi spontaneamente, ma solo il 6% viene inviato da familiari o amici, «segnalando una difficoltà diffusa nel riconoscere precocemente il problema». Ecco perché, secondo Marzi, «è fondamentale affiancare agli interventi di presa in carico un forte investimento in prevenzione, alleanze territoriali e azioni culturali, soprattutto rivolte ai giovani, per contrastare la normalizzazione dell’azzardo».
Tra le priorità c’è anche la costruzione di una governance territoriale più uniforme: «È necessario che i comuni si dotino di regolamenti omogenei per vigilare e controllare, e che si agisca attraverso sportelli informativi, vere e proprie antenne sul territorio».
US Cremonese testimonial d’eccezione
Scendere in campo contro l’azzardo, per una squadra di Serie A, è un atto controcorrente. «La scelta nasce dai nostri principi e dall’insieme di valori che la società trasmette continuamente anche ai suoi tesserati sul fronte del contrasto al gioco d’azzardo attraverso azioni concrete» ci spiega Paolo Armenia, direttore generale dei grigiorossi.«All‘interno di questa visione, con coerenza abbiamo scelto di non contrattualizzare accordi con agenzie di betting».
Un approccio che rimane coerente anche nei confronti dei calciatori: «Durante la stagione, partendo dal settore giovanile per arrivare alla prima squadra, organizziamo incontri con esperti del settore per creare consapevolezza ed evitare al massimo i rischi legati all’azzardo».
Ecco perché accettare la collaborazione con Ats Val Padana è stato “naturale” «e non si limita a questo video, ma coinvolge una serie di attività per lo sviluppo della qualità della vita all’interno degli ambienti di lavoro».
È dunque davvero necessario per la sostenibilità delle società calcistiche accettare pubblicità di gambling? «Non si può analizzare il tema, se non partendo da una premessa: il mondo del calcio è alla continua ricerca di nuovi introiti e in Italia, in senso generale, è consentito scommettere. All’interno di questo contesto l’argomento è stato portato all’attenzione del Governo e quindi una legislazione in materia potrebbe consentire di ottenere benefici economici, sempre nel massimo rispetto delle regole che lo Stato potrebbe emanare».
Ce lo auguriamo perché, concludendo con le parole di Marzi: «Il gioco sano promuove la socializzazione e lo stare insieme. Il fallimento delle istituzioni è vedere il numero di giovani dipendenti da gioco che aumenta. Dobbiamo lavorare sempre più in rete per contrastare il fenomeno. Gioca la partita giusta è un tassello importante per andare in quella direzione».
Sport Senza Confini, FISPES: scuola itinerante per giovani atleti con disabilità
Sport Senza Confini – Prosegue, per il terzo anno consecutivo, il progetto di sport inclusivo promosso da FISPES. Una “scuola itinerante” rivolta ad atlete e atleti con disabilità tra i 5 e i 14 anni che ha l’obiettivo di promuovere l’inclusione di bambini e ragazzi attraverso un coinvolgente percorso di attività ludico-sportive.
Dopo due edizioni in costante espansione, con 344 bambini coinvolti, 26 tappe e 12 regioni raggiunte, il progetto di sport inclusivo promosso da FISPES, con il sostegno della Fondazione Conad ETS e di Procter & Gamble Italia, torna nel 2026 con 26 nuove giornate, per offrire nuove opportunità di accesso allo sport ai ragazzi con disabilità
Prosegue, per il terzo anno consecutivo, il progetto “Sport Senza Confini”, l’iniziativa promossa da Procter & Gamble e da Fondazione Conad ETS che amplia il progetto della “scuola itinerante” ideata dalla Federazione Italiana Sport Paralimpici e Sperimentali (FISPES), rivolta ad atlete e atleti con disabilità tra i 5 e i 14 anni. L’iniziativa nasce con l’obiettivo di promuovere l’integrazione di bambini e ragazzi attraverso un coinvolgente percorso di attività ludico-sportive, favorendo inclusione, socializzazione e crescita personale.
Proprio in quest’ottica, l’edizione 2026 segna un’evoluzione importante: cresce infatti il coinvolgimento degli enti locali e delle realtà territoriali, in modo che ogni tappa diventi non solo un momento sportivo, ma un vero e proprio attivatore sociale, capace di lasciare un segno duraturo sul territorio e di stimolare percorsi continuativi di inclusione.
Il raduno non rappresenta un punto di arrivo, ma un seme: un’occasione per creare rete tra federazione, istituzioni, cooperative, associazioni e comunità locali, con l’obiettivo di costruire opportunità sportive sempre più accessibili e stabili nel tempo.
Il progetto, realizzato in collaborazione e con il supporto di Fondazione Conad ETS e Procter & Gamble Italia, ha registrato una crescita costante sin dalla sua prima edizione: nel 2024 ha coinvolto oltre 120 giovani under 14 con disabilità, con 11 raduni in 6 regioni italiane, mentre nel 2025 l’iniziativa ha ampliato ulteriormente il proprio raggio d’azione, raggiungendo 12 regioni italiane con 15 tappe complessive, coinvolgendo 224 bambini e ragazzi e 98 tecnici federali, confermandosi come un progetto in continua espansione e sempre più radicato sul territorio.
Complessivamente, nelle prime due edizioni, “Sport Senza Confini” ha coinvolto 344 giovani atleti con disabilità, attraversato 26 tappe e costruito una rete nazionale di competenze tecniche e relazioni territoriali, contribuendo in modo concreto alla diffusione della cultura dello sport paralimpico in Italia.
“Sport Senza Confini” si rivolge agli under 14 di tutte le discipline afferenti alla FISPES e mira ad ampliare, attraverso la pratica sportiva, le opportunità di integrazione sociale. Il progetto riconosce nello sport uno strumento fondamentale di crescita, capace di contribuire allo sviluppo personale, al benessere psicofisico e alla valorizzazione delle abilità individuali di bambini e ragazzi.
Gli eventi itineranti sono pensati per promuovere un’attività motoria sportiva mirata e continuativa, in grado di rafforzare l’inclusione all’interno del gruppo e di sostenere il percorso di crescita dell’autostima dei partecipanti. Centrale è anche l’azione di sensibilizzazione al rispetto delle diversità, attraverso il riconoscimento e la valorizzazione delle differenti potenzialità e capacità di ciascuno.
Ogni appuntamento si svolge nell’ambito di un raduno collegiale nazionale, coordinato dallo staff tecnico della FISPES, durante il quale bambini e ragazzi hanno l’opportunità di partecipare a percorsi ludico-motori specifici. Le attività proposte sono progettate non solo per favorire il gioco e il divertimento, ma anche per sostenere lo sviluppo delle autonomie personali e la valorizzazione delle potenzialità individuali, nel pieno rispetto delle diverse fasi del processo evolutivo.
LE TAPPE 2026
Quest’anno, il progetto prevede 26 giornate di sport inclusivo, inserite nel calendario nazionale federale. Un percorso finalizzato ad ampliare l’offerta sportiva dedicata alle persone con disabilità sul territorio italiano. Complessivamente, il progetto coinvolgerà undici regioni.
1. Ancona – 21-22 febbraio 2026
2. Palermo – 21-22 marzo 2026
3. Genova – 11-12 aprile 2026
4. Cagliari – 17-19 aprile 2026
5. Milano – 16-17 maggio 2026
6. Bari – 30-31 maggio 2026
7. Forlì 6-7 giugno 2026
8. Grosseto 11-12 luglio 2026
9. Reggio Emilia 19-20 settembre 2026
10. Bergamo 10-11 ottobre 2026
11. Foligno 24-25 ottobre 2026
12. Bologna 7-8 novembre 2026
13. Roma 28-29 novembre 2026
“Sport Senza Confini rappresenta per la nostra Federazione molto più di un progetto, è una visione concreta e condivisa di futuro. Crediamo profondamente che lo sport sia uno strumento straordinario di crescita, capace di abbattere barriere, di rafforzare l’autostima e di offrire a ogni bambina e bambino la possibilità di esprimere il proprio talento. Vedere giovani atleti avvicinarsi allo sport in un contesto inclusivo, qualificato e attento alle loro esigenze significa costruire basi solide non solo per il loro percorso sportivo, ma per il loro sviluppo personale. Il sostegno di partner come Fondazione Conad ETS e Procter & Gamble Italia testimonia quanto sia importante fare squadra per generare un impatto reale e duraturo sul territorio. Il nostro impegno è quello di continuare a seminare opportunità, affinché ogni tappa di Sport Senza Confini possa diventare un punto di riferimento stabile per le comunità locali e un trampolino di lancio verso un futuro senza barriere”, ha dichiarato il Presidente FISPES Mariano Salvatore
Accanto all’impegno federale, il progetto cresce grazie al sostegno dei partner che ne accompagnano lo sviluppo sui territori.
«Crediamo nello sport come spazio di incontro e crescita, capace di creare legami duraturi tra persone e comunità. Con Sport Senza Confini vogliamo accompagnare un progetto che non si limita a offrire un’esperienza sportiva, ma che genera valore sociale sui territori, costruendo reti tra famiglie, associazioni, istituzioni e realtà locali. Il coinvolgimento delle cooperative Conad rappresenta un elemento fondamentale di questo percorso: grazie al loro radicamento e alla conoscenza delle comunità, ogni tappa può trasformarsi in un vero attivatore sociale. È ciò che accade ad Ancona, dove la collaborazione con Conad Adriatico permette di dare continuità ai valori dell’inclusione e della partecipazione, creando opportunità che vanno oltre il singolo evento», ha dichiarato Maria Cristina Alfieri, Segretario Generale e Direttrice di Fondazione Conad ETS.
«Per Conad Adriatico sostenere Sport Senza Confini significa contribuire in modo concreto alla costruzione di comunità più inclusive e partecipative. Lo sport è uno strumento potente di educazione e relazione: mette al centro le persone e aiuta i più giovani a riconoscere e valorizzare le proprie capacità. Accogliere ad Ancona una tappa della Scuola Itinerante FISPES è per noi motivo di orgoglio, perché ci consente di rafforzare il dialogo con il territorio e di collaborare con realtà che condividono la stessa visione di responsabilità sociale», ha aggiunto Antonio Di Ferdinando, AD di Conad Adriatico. «Progetti come questo dimostrano come la cooperazione possa generare valore collettivo, creando occasioni di crescita che coinvolgono persone, istituzioni e comunità locali», ha concluso Vittorio Scoponi, Socio Conad Adriatico presente all’evento.
«I risultati raggiunti nelle prime due edizioni dimostrano quanto lo sport possa essere un motore straordinario di inclusione, crescita e partecipazione – dichiara Riccardo Calvi, Direttore Comunicazione di P&G Italia. Con “Sport Senza Confini” vogliamo contribuire a portare lo sport paralimpico a centinaia di bambini e famiglie in tutta Italia, costruendo opportunità concrete e durature. È un impegno che riflette pienamente i valori del programma “Campioni Ogni Giorno”: rendere l’accesso allo sport sempre più ampio significa investire in un futuro più equo, unito e inclusivo. Per questo siamo orgogliosi di sostenere anche la terza edizione del progetto, promuovendone la crescita al fianco di FISPES e Fondazione Conad ETS».
Da Ancona prende avvio un percorso che attraverserà l’Italia, portando lo sport inclusivo vicino alle comunità e lasciando, tappa dopo tappa, semi destinati a crescere. Un cammino reso possibile dalla collaborazione tra Federazione, partner nazionali e cooperative territoriali, capace di trasformare ogni appuntamento in un’esperienza condivisa e duratura.




