Archivio Fabio Piccolino

Concerto del primo maggio, quello che non vorremmo vedere mai più

di Fabio Piccolino


All’inizio del 1997 i Litfiba, intervistati dalla rivista Il Mucchio Selvaggio per la promozione dell’album “Mondi Sommersi”, dichiaravano di non riconoscersi nel Festival di Sanremo e che consideravano il Concerto del primo maggio di piazza san Giovanni come “il vero Festival italiano”.
La contrapposizione in effetti era allora molto più netta di oggi: vent’anni​ dopo sembrano essere cadute molte barriere.
Complice l’assenza dell’evento “rivale” di Taranto, che negli ultimi due anni sembrava aver in parte rubato la scena alla manifestazione romana, mai come quest’anno si è assistito ad un meltin’ pot musicale: c’erano i trionfatori di Sanremo, Francesco Gabbani ed Ermal Meta su tutti, ma anche Fabrizio Moro, Samuel, in grado di attrarre un pubblico più eterogeneo,  Rocco Hunt e Clementino, (quest’ultimo a condurre la rassegna), come testimonial della nuova ondata del rap italiano. Contemporaneamente, c’era una buona fetta della musica cosiddetta alternativa, da Motta (tra i migliori sul palco) a Brunori Sas, da Le luci della centrale elettrica a Levante, passando per Ex-Otago e Lo Stato Sociale e Paolo Benvegnú, assente a causa di un malore.
La musica italiana sembra finalmente più matura ed aperta alle contaminazioni, ed i pubblici si mescolano senza molte delle distinzioni di un tempo; un fatto indubbiamente positivo. E poi ci sono gli ospiti internazionali: il blues tuareg di Bombino e la sua band, cui è affidata la chiusura della parte  pomeridiana della rassegna, gli Editors che scaldano il pubblico con un’ottima performance sotto la pioggia.

 

Tutto bene dunque? No, decisamente no.
Perché il concerto si chiude con Public Service Broadcasting, forse la band più interessante in scaletta: ma l’idea malsana di relegarli in fondo alla manifestazione fa sí che il collegamento televisivo si interrompa appena dopo il primo pezzo, la coinvolgente hit “Gagarin”, accompagnato da impietose immagini del pubblico che lascia la piazza dopo l’estenuante maratona.
Peccato davvero, perché sarebbe bastato poco per rispettare di più il pubblico a casa e quello in piazza. Per esempio si poteva scegliere un momento diverso per far salire sul palco Gad Lerner a sponsorizzare il suo nuovo programma, piuttosto che piazzarlo subito dopo il delirio scatenato dalla “Occidentali’s Karma” di Gabbani, generando un calo di adrenalina pari ad un gol annullato al novantesimo.
Soprattutto, sarebbe bastato avere rispetto di un grande artista come Edoardo Bennato e scegliere di non mandare la pubblicità durante la sua esibizione. Un “trattamento inaccettabile”, come dichiarato dallo staff dell’artista poco dopo, gridando alla censura.
Il pezzo tagliato è “Meno male che adesso non c’è Nerone”, e sarebbe veramente il colmo se a spaventare fosse un pezzo che ha più di quarant’anni, pur essendo ancora attualissimo.
Il pensiero corre subito al 1991 e ad Elio e le storie tese censurati ed esiliati per gli anni a seguire dal Concertone dopo un brano molto polemico che anticipava il ciclone Tangentopoli, facendo nomi e cognomi di politici ed imprenditori italiani coinvolti negli scandali.
Sinceramente, sono cose che dal 2018 non vorremmo​ vedere mai più.

Consigli per gli ascolti #21

di Fabio Piccolino


Consigli musicali dal mondo.
Qui tutte le puntate precedenti.

 

[Portogallo]

 

Quella degli Octa Push è un’elettronica votata al ritmo e alle atmosfere afro; “Lingua” è un album pieno di colori e di atmosfere esotiche e vuole celebrare l’unione delle diverse culture in Portogallo. In un epoca di muri e di divisioni è un ottimo segnale. E un disco davvero piacevole in tutte le sue sfaccettature.

 

[Inghilterra]

 

Antiphon” di Alfa Mist è un disco che unisce un’anima jazz e soul a sonorità hip hop. Il risultato è in questi otto brani strumentali (con qualche inserto parlato) ben composti e ottimamente arrangiati che, con piglio malinconico, danno vita a una connessione di sonorità e melodie in perfetto equilibrio tra loro.

 

[Polonia]

 

Sobura e Teielte, un batterista e un polistrumentista e producer: il loro progetto si chiama Sotei ed è spigoloso quanto affascinante. Immaginazione, campionamenti ed elettronica futuristica che compongono un quadro policromo e imprevedibile.

 

Consigli per gli ascolti #20

di Fabio Piccolino


 

Siamo giunti all’appuntamento numero 20 con i consigli musicali dal mondo.
Qui tutte le puntate precedenti.

 

[Francia]

 

Totorro, ovvero un’onda di energia fresca e positiva in grado di cambiare umore anche al più inguaribile pessimista. Brani brevi e scattanti che si muovono tra l’alternative, il math e il post rock con intenzioni decise e una fortissima intensità espressiva.

 

[Canada]

 

Immagini, fotografie, momenti: forse non è un caso che il titolo del nuovo album dei You’ll never get to heaven sia proprio “Images”: gli undici brani che lo compongono raccontano storie ed emozioni con colori tenui dentro atmosfere dilatate che una ad una costruiscono un mosaico coerente e ordinato.

 

[Argentina]

 

Iah è il nome di un interessante power trio argentino che ha recentemente pubblicato un omonimo ep di quattro pezzi. A partire dalla matrice metal, il loro sound, prettamente strumentale, si sviluppa in lunghe sessioni oniriche ed esplosive, dove ad un incedere marziale si fanno via via strada influenze space-post-rock e psichedeliche.

 

 

Consigli per gli ascolti #19

di Fabio Piccolino


 

Buona musica dal mondo. I tre consigli di questa settimana.

 

[Russia]

 

Strade polverose e deserto a perdita d’occhio: sembra l’ambientazione dei primi minuti di “Sex on a grave” dei Lunar Funeral. Dentro l’album invece c’è molto di più: un  sound sporco ed ipnotico, un blues decadente, riff distorti e fuzz. E alla fine tutto sembra meno distante.

 

[Sudafrica]

 

Ritrovare emozioni e serenità: a volte la musica è la migliore terapia. L’ascolto di “Love Machine”, ep di cinque pezzi dei sudafricani The Tazers dà certamente il suo contributo . Brani piacevoli ed originali che mescolano attitudine moderna e melodie retrò, psycho, rock e surf.  Spensieratezza con un retrogusto malinconico.

 

[Germania]

 

In her garden” è il dodicesimo album in studio dei Colour Haze, trio che da Monaco dà vita ad un suono immaginifico ed originale che unisce krautrock, psichedelia e progressive  a blues e stoner.
Dalle loro lunghe e tentacolari sessioni musicali lasciano scoprire nuovi punti di vista, in un percorso sonoro che non è mai scontato ed è in continuo divenire.

 

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Consigli per gli ascolti #18

di Fabio Piccolino


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Un altro giro alla scoperta delle novità musicali che il mondo ha da offrire.

 

[Lettonia]

 

Ossessivi ed affascinanti, i Židrūns sono una band attiva da oltre un decennio nel circuito della musica indipendente lettone. La lingua, alle nostre orecchie spigolosa, si sposa alla perfezione con  il rock alternative e gli incastri ritmici dell’album “Židrūns un tas, ko nevar nest”. Attitudine punk e grande personalità.

 

[Francia]

 

Energie nuove dalla Francia: i Moon Circle sono una band che si definisce “trio strumentale al 90% ed il loro “The cosmic penguins” ha un tiro coinvolgente. Dalle soluzioni più trascinanti a quelle più dilatate, l’ep si compone di quattro tracce che rimandano a soluzioni diverse e particolari.

 

[Cina]

 

Quello dei 16Mins è un dream-pop morbido ed etereo, segnato da ambientazioni calde e  colori tenui. In “Ping Pong” tuttavia non mancano elementi di sperimentazione e il desiderio di affrontare territori conosciuti e rimodellarli secondo il proprio istinto.

 

Consigli per gli ascolti #17

di Fabio Piccolino


woman-girl-technology-musicNuove dritte musicali dal mondo, tutte al femminile.

 

[Turchia]

 

Ah! Kosmos è il progetto della produttrice e performer turca Başak Günak; il nuovo ep, “Together we collide” contiene due soli pezzi, ma è un buon modo per entrare in contatto con il suo fascinoso universo sonoro, cupo ed evocativo.

 

[Ghana – Nuova Zelanda]

 

Le suggestioni evocate dai brani di Leila Adu rendono le sue canzoni particolarmente attraenti. “Scary Love Monster” è un disco intimo e denso di emozioni e allo stesso tempo di soluzioni originali ed invitanti.  Tra pop e sperimentazione, jazz ed elettronica, world music e canzone d’autore: difficile da catalogare, facile da amare.

 

[Bielorussa]

 

Le sperimentazioni sonore di Mustelide sono orientate ad un electro-pop  vivace e ricco di influenze: in “Spi” convivono atmosfere futuristiche, una voce sensuale e l’esotica lingua russa.

 

 

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Consigli per gli ascolti #16

di Fabio Piccolino


equalizzatoreUn nuovo viaggio musicale, questa settimana tutto strumentale

 

[Polonia]

 

Non sappiamo se la fine del mondo avrà questo suono, ma in ogni caso ci piace: da Danzica le “Stories” dei Sounds Like The End Of The World sono brani dilatati e sognanti che trasmettono suggestioni ed evocano ricordi. Un viaggio appagante che dura poco meno di quaranta minuti.

 

[Brasile]

 

Quello dei White Flies è un suono spesso che va dallo stoner al metal e che si contamina di shoegaze e psichedelia: un’esperienza sonora che traccia linee nette ed incrocia trame riflessive, in lunghe sessioni eterogenee.

 

[Germania]

 

Ape Shifter, ovvero una bella scarica di energia, virtuosi assoli di chitarra, correre veloce senza voltarsi indietro. L’album omonimo raccoglie undici brani poderosi in grado di risvegliare la mente, il corpo e l’anima.

 

Consigli per gli ascolti #15

di Fabio Piccolino


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Viaggi musicali senza confini, quindicesimo appuntamento.

 

[Ucraina]

 

L’ascolto di “Echo” degli Atomic Simao dà una di quelle sensazioni di appagamento tipiche di quando si compie un’azione gratificante. La band ucraina mette insieme generi diversi (dall’elettronica al funk, dallo space rock, dalla psichedelia alle trame etniche) ma riesce a tirare l’ascoltatore dentro la propria musica con una forza attrattiva che viene dalla pienezza delle soluzioni sonore.

 

[Lettonia]

 

Quello di George Will è un post rock strumentale molto evocativo: le nove tracce di “Dawn” paiono uscire dalla colonna sonora di un film emozionante, pieno com’è di climax e distensioni, turbamenti ed esplosioni, ottimi arrangiamenti ed abilità compositiva.

 

[Francia]

 

Due anni dopo il precedente lavoro, Panda Dub spalanca le porte delle sue affascinanti produzioni con i dieci pezzi del nuovo album “Shapes and Shadows”. Un lavoro prezioso e raffinato, realizzato con cura e grandissima qualità.

 

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Consigli per gli ascolti #14

di Fabio Piccolino


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Musica elettronica per i suggerimenti musicali di questa settimana.

 

[Italia]

 

Cristiano Crisci, in arte Clap! Clap! propone una formula affascinante che mette insieme i suoni della world music, l’elettronica, hip hop, house e molte altre diverse influenze.
A Thousand Skies” è un album  in cui la contemporaneità incontra la tradizione e la trasforma, la rende ibrida, ne scompone le caratteristiche e le fonde in una formula efficace e coinvolgente. Un grande disco che riesce a rendere naturali elementi complessi, con grande armonia.

 

[Sudafrica]

 

Elettronica mescolata ad influenze che vanno dall’hip hop alla drum ‘n bass e alla dubstep: è il percorso musicale di Chee, che attraverso il corposo “Fear Monger” propone uno stile che prende una direzione definita cercando tuttavia di rompere gli schemi e di spiazzare. Trame oscure, voci spezzate, varietà e sostanza. Colori scuri ma futuro luminoso.

 

[Inghilterra]

 

Flunked” è il nuovo ep del producer londinese David Tipper: quattro pezzi in cui si gioca con gli intrecci e i bassi, taglienti e affilati se si vuole incidere, onirici e nebulosi quando è il momento di mordere il freno.
Trame complesse e ritmi downtempo che suonano fluidi, rendendo naturali i cambi di atmosfera tra la prima e la seconda parte dell’ep.

 

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Consigli per gli ascolti #13

di Fabio Piccolino


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Consigli per gli ascolti: questa settimana musica dall’Europa, da sud a nord.

 

[Grecia]

 

Stupore e immediato coinvolgimento emotivo: sono le prime sensazioni che suscita il nuovo album degli Holy Monitor. Un disco vorticoso ed avvolgente dentro cui ogni singolo elemento contribuisce alla buona riuscita dell’opera e che lascia l’ascoltatore a divertirsi con la molteplicità di colori evocata dalla musica.  Krautrock, psichedelia, sperimentazione: 37 minuti che passano troppo in fretta.

 

[Germania]

 

I Nap vengono dal nord della Germania e “Villa” è il loro album d’esordio. Una miscela di stone rock, metal, psichedelia e post rock quasi esclusivamente strumentale, se si eccettuano i rari episodi in cui le voci sono utilizzate esclusivamente come strumento addizionale. Trame oscure percorse talvolta da echi Sixties, in una pasta che risulta omogenea nonostante la varietà di influenze.

 

[Svezia]

 

L’album omonimo dei Lamagaia si compone di soli due, lunghissimi brani. Musica che si dilata fino ad allungarsi nello spazio, variazioni sullo stesso, ossessivo tema che danno vita a immaginari ora solidi, ora incerti, stimolando la fantasia degli ascoltatori nel momento stesso in cui si propaga quella dei musicisti.

 

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