Archivio Giuseppe Manzo

Se la periferia riparte dalla bellezza

di Giuseppe Manzo


Opera d'arte di Jorit Agoch

Opera d’arte di Jorit Agoch

Lo diceva Peppino Impastato, ci hanno abituato a non pretendere la bellezza. E i luoghi urbani dove la scoperta del bello è rivoluzionaria sono soprattutto le periferie. Ed ecco che a Ponticelli spunta un’immensa opera d’arte, grande 20 metri come la facciata di una palazzina di sette piani. E proprio su una di queste facciate l’artista Jorti Agoch ha dipinto il volto di una bimba rom. Solo a pochi metri da quegli edifici nel 2008 furono incendiati i campi rom e 500 persone furono costrette a fuggire. Fu il segnale di un cambiamento profondo di quartieri operai che sono strozzati da disoccupazione, evasione scolastica, abbandono istituzionale e camorra.

 

Solo qualche mese fa proprio Ponticelli andò alla ribalta dei media nazionali con le immagini del  far west al rione Conocal, bunker dimenticato delle nuove leve criminali. Bene, proprio in quel rione domani ci sarà una Marcia per la pace. Sono coinvolti gli studenti, quasi mille che ogni giorno frequentano le scuole dell’area orientale di Napoli. “Per rispondere ai fatti inquietanti degli ultimi mesi il comitato civico ‘Porchiano bene comune’ – che opera nel quartiere Ponticelli – ha voluto portare in strada centinaia di studenti delle scuole del quartiere e non solo. I ragazzi, insieme ai rappresentanti delle Istituzioni e delle associazioni locali, sfileranno lungo le strade che ultimamente hanno visto protagonisti i delinquenti dei clan camorristici locali, procurando paura e terrore tra i cittadini onesti. Il passaggio del corteo nell’ormai famigerato “Rione Conocal” è una azione simbolica con la quale si vuole dimostrare che la legalità è un valore che vincerà sempre sui giochi sporchi delle bande che arrivano ad ammazzare vite umane pur di ottenere il controllo sugli affari illeciti. Una marcia nella “periferia della periferia” alla quale invitiamo a partecipare tutte le forze pulite di questa città”.

 

Con loro ci saranno i rappresentanti del Comune, la delegata all’antiracket Anna Ferrara e Antonella Leardi, presidente dell’associazione Vittime Violenza Sportiva Ciro Vive e mamma di Ciro Esposito. All’iniziativa ci sarà l’amichevole partecipazione degli artisti Lino D’Angiò, Felice Romano e Alex Moschetto con i ragazzi di Scampia.

 

Dopo la serrata dei commercianti sostenuta da Sos Impresa, ora gli stradoni di periferia non saranno preda di moto e aspiranti boss con il mitra in pugno ma centinaia di ragazzi che pretendono una primavera civile. Pretendere sempre la bellezza, anche  a Ponticelli e al Rione Conocal

Sanitansamble: nuovi strumenti per l’orchestra dei bimbi di Napoli

di Giuseppe Manzo


Sanitansamble_DSC8361Venerdì 10 aprile alle ore 16,30 nella Basilica di San Severo alla Sanità, in piazza San Severo a Capodimonte si terrà la cerimonia di consegna dei nuovi strumenti della formazione dell’orchestra Sanitansamble.

Saranno presenti Padre Antonio Loffredo Parroco della Parrocchia Santa Maria della Sanità, Antonio Lucidi Presidente di Sanitansamble, Alessia Bulgari Presidente della Fondazione Pianoterra Onlus. Ospite d’eccezione dell’evento sarà Sal da Vinci che darà il via alla nuova orchestra lanciando un messaggio chiaro al quartiere e ai piccoli artisti di Sanitansamble: aprire le porte del progetto ad altri generi musicali, alla musica popolare senza però allentare l’attenzione sulla musica orchestrale e sul repertorio classico.

 

Gli strumenti, ordinati all’inizio del 2015 saranno dunque assegnati ai 44 bambini coinvolti e ai 14 maestri. I ragazzi “grandi” cederanno il passo ai più piccoli consegnando i nuovi strumenti ad ognuno di loro e affiancandoli nell’esecuzione di brani del loro repertorio, diretti dal maestro Paolo Acunzo. Per l’occasione, l’orchestra affronterà diversi generi in un raffinato programma che condurrà il pubblico in un viaggio musicale a trecentosessanta gradi: dalla maestosità trionfale di “An die Freude” (Inno alla gioia) dalla IX sinfonia di Ludwig van Beethoven alla celebre “Danza Ungherese n. 5” di Johannes Brahms fino alle note contemporanee de “La Vita è Bella” di Nicola Piovani. Il programma chiuderà con l’armonia della tradizione napoletana di “Funiculì Funiculà”.

 

Così riparte il progetto di Sanitansamble, dopo un anno di grandi cambiamenti: l’Associazione Sanitansamble, nata a marzo 2014 e formata da L’Altra Napoli Onlus, dalla Parrocchia di Santa Maria alla Sanità e dai maestri coinvolti nel progetto, a settembre scorso ha visto l’ingresso della Fondazione Pianoterra Onlus, in intesa con L’Altra Napoli Onlus, con la proposta di un piano di finanziamento triennale per una nuova leva di piccoli musicisti e il rilancio dell’intero programma. La direzione artistica è affidata a Padre Vincenzo De Gregorio e il coordinamento didattico al maestro Gabriele Bernardo. Il progetto è inoltre inserito nei piani di finanziamento della Fondazione di Comunità San Gennaro sostenuta da Fondazione con il Sud.

 

I risultati registrati in questi anni indicano una straordinaria costanza e partecipazione dei ragazzi alle lezioni: in un quartiere che registra elevati tassi di abbandono scolastico (tra i più alti in Europa), l’assenteismo alle lezioni musicali è inferiore al 5% e più della metà dei ragazzi coinvolti nell’esperienza, vuole proseguire gli studi musicali una volta concluso il progetto. Il nuovo piano prevede l’accompagnamento in un percorso di costruzione di un futuro di crescita professionale in base alle capacità, competenze e desideri di ciascuno.

Oltre la creazione di gruppi musicali che utilizzeranno linguaggi diversi, il progetto prevederà l’istituzione di 5 borse di studio per i ragazzi che si sono distinti per la loro applicazione e dedizione allo studio musicale, ma che non sono nelle condizioni economiche per continuare nell’esperienza formativa offerta da Sanitansamble.

Nei prossimi mesi, inoltre, si darà spazio ad un programma di formazione di nuove professionalità legate al mondo della musica, degli strumenti e degli eventi musicali.

L’obiettivo sarà guidare i ragazzi oltre il percorso scolastico, attraverso il coinvolgimento di pedagogisti, educatori e psicologi, per offrire loro una strada per costruire un futuro di autonomia e sviluppo. Una nuova linfa dunque per i bambini coinvolti e i giovani che vorranno continuare a vivere l’esperienza della musica alla ricerca della loro vocazione.

 

Il progetto Orchestra Giovanile “Sanitansamble”, il laboratorio musicale dedicato ai bambini/adolescenti tra gli 6 e i 16 anni, nasce dalla convinzione che la pratica musicale, in un ambito particolare come quello del Rione Sanità, possa rappresentare una reale opportunità di allontanamento dal disagio affettivo giovanile e dalla devianza sociale. Nei percorsi di apprendimento musicale e nella pratica orchestrale collettiva è possibile vivere momenti insostituibili di aggregazione: fare musica insieme crea così le condizioni per la conoscenza dei valori fondamentali del vivere civile offrendo reali opportunità per un successivo percorso professionale. Il progetto nasce dall’esperienza dell’Orchestra Giovanile “Simon Bolivar” di Caracas, voluta più di trent’anni fa dal Maestro Josè Antonio Abreu, un modello di educazione musicale con accesso gratuito per i bambini, che si è diffuso in tutto il mondo e che ha avuto il merito di allontanare tanti giovani dai rischi della vita da strada con l’obiettivo di aiutarli “a diventare delle persone migliori”.

 

Strage aereo, il low cost tra sicurezza e condizioni di lavoro

di Giuseppe Manzo


new-germanwings-airbus_300dpiIl disastro del volo Germanwings caduto in Provenza apre il dibattito sulla sicurezza delle compagnie low cost.

 

In aereo, si vola sempre più sicuri, sebbene le notizie delle ultime ore non siano rassicuranti: lo dicono, però, i dati della Iata (International air tran port association), pubblicati nelle scorse settimane nell’ultimo report annuale. Precisamente, nel 2014 i morti in incidenti aerei sono stati 641, a cui vanno aggiunti e però le 298 vittime dell’abbattimento dell’aereo Malaysia Airlines in Ucraina (che però non è considerato un incidente aereo e le cui vittime, di conseguenza, non entrano nel conteggio).

 

In ogni caso, meno della metà rispetto al 2013, quando i morti in aereo erano stati 2.010: numeri comunque bassi, se si pensa che, nello stesso 2013, le vittime di incidenti stradali erano state oltre 3.300. Le tecnologie sempre più raffinate garantiscono quindi una sicurezza sempre crescente ai passeggeri e ai piloti a cui si affidano. Negli ultimi cinque anni – sempre secondo la Iata – la media è stata di 517 morti l’anno. In calo anche il numero degli incidenti: 12 nel 2014, contro i 16 dell’anno precedente, con una media di 19 incidenti l’anno nell’ultimo quinquennio.

 

Ad emergere con particolare evidenza è il progressivo peggioramento delle condizioni lavorative dei piloti, sia dal punto di vista finanziario, sia dal punto di vista della sicurezza: propria e dei passeggeri. Raphael Engel e Laurent Negre, autori del servizi, riportano alcuni dati significativi: mentre negli Stati Uniti, a seguito di tragici incidenti aerei, il turno massimo lavorativo è stato fissato in nove ore e per le lunghe tratte è prevista la presenza di tre piloti, gli stessi accorgimenti non si sono ancora presi in Europa, dove il turno può arrivare regolarmente fino a 8 ore consecutive e, anche sulle tratte più lunghe, è sufficiente la presenza di due piloti. Con evidenti conseguenze sul livello di sicurezza, tanto dell’equipaggio quanto dei passeggeri a bordo.

 

Non solo: come denuncia il titolo dell’inchiesta, “Pay to fly”, i giovani piloti, ancora in formazione, spesso pagano per poter volare: affinché la loro licenza non perda validità, infatti, in attesa di esser assunti hanno l’obbligo di volare un certo numero di ore e sono disposti ad offrirsi come “copiloti volontari”, o addirittura a “comparsi un posto in cabina”. Ma sono soprattutto le condizioni di sicurezza sul lavoro che maggiormente destano preoccupazione: un pilota racconta di “un turno durato quattro giorni, in cui ho dormito complessivamente dieci ore”, mentre altri due ricordano il volo del capodanno 2013, quando hanno totalizzato complessivamente 50 ore di volo in 5 giorni. Tutto previsto, d’altra parte, dalle nuove “Flight time limitations”, approvate nell’ottobre 2013 dall’Agenzia europea sulla sicurezza aerea, sebbene la Commissione Trasporti appositamente istituita dal Parlamento Europeo abbia espresso il proprio parere tecnico sulle nuove norme, rigettandolo in quando potrebbero diminuire i livelli di sicurezza che i cittadini si aspettano. Ma “l’aviazione è un business mozzafiato – commenta uno dei piloti intervistati da Engel e Negre – E le pressioni finanziarie portano molti a volare oltre i limiti”.

 

(fonte: Redattore Sociale)

Je so’ pazzo: ex Opg occupato nel cuore di Napoli

di Giuseppe Manzo


Ex Opg Sant'Eframo occupato

Ex Opg Sant’Eframo occupato

Non poteva esserci nome migliore come il titolo della canzone di Pino Daniele. “Je so’ pazzo” è l’occupazione dell’ex Opg di Sant’Eframo, quartiere Materdei, nel cuore del centro di Napoli.

 

Lunedì 2 Marzo decine di studenti, lavoratori, cittadini hanno occupato l’Ex Ospedale Psichiatrico Giudiziario  “per restituirlo al quartiere e alla città. Si tratta infatti di un complesso enorme, abbandonato ormai da sette anni, la cui parte immediatamente utilizzabile ha stanze, cortili, terrazzi, un orto, un teatro, un campo di calcetto, insomma: tanti spazi che potrebbero essere utilizzati per attività culturali, sociali, aggregative per bambini, famiglie e per tutti quelli che in questi anni sono stati colpiti dalla crisi”.

 

A promuovere l’iniziativa sono gli studenti del Collettivo Autorganizzato Universitario. I ragazzi si sono trovati subito di fronte agli agenti della Polizia Penitenziaria e il direttore Carlo Brunetti che sono giunti sul posto e fatto irruzione nel complesso minacciando gli occupanti di uno sgombero imminente. E così è partita la campagna a sostegno della struttura con le adesioni di associazioni, movimenti e singole personalità come, tra gli altri, Peppe Lanzetta, Bebo Storti, 99 Posse e Sandro Ruotolo.

“Je so pazzo” è il nome scelto, “perché in un mondo dove la normalità è fatta da disoccupazione, precarietà, discriminazioni razziali e di genere e chi più ne ha più ne metta, vogliamo dichiararci pazzi anche noi come Pino, e osare organizzarci per riprendere parola insieme a chiunque voglia farlo con noi per costruire dal basso un’alternativa al mondo grigio e disperato che vediamo quotidianamente. Chiediamo che la polizia penitenziaria la smetta con le sue minacce e che non ci sia nessun intervento della forza pubblica, ma l’apertura di tavoli di confronto. Chiediamo che l’Ex-OPG occupato non venga sgomberato, ma che anzi possa essere riaperto e affidato ai cittadini per attività sociali”.

 

Questo è il tentativo di riaprire alla comunità uno dei luoghi più bui dell’internamento di sofferenti psichici. L’ex Opg fu chiuso nel 2008 e i reclusi trasferiti in un’ala del carcere di Secondigliano, scatenando non poche polemiche. Ma Sant’Eframo è anche incrocio di storie come quella di Vito, internato per 50 anni e graziato dal presidente Carlo Azeglio Ciampi dopo una campagna lanciata da Francesco Maranta, autore anche del testo “Vito, il recluso” diventato poi un cortometraggio.

 

E mentre mancano poche settimane alla chiusura degli Opg, a Napoli un’ex luogo di sofferenza e prigionia vuole diventare luogo di comunità, socialità e incontro. “Je so’ pazzo” e tu?

 

Ttip, lettera di 375 organizzazioni contro accordo Usa-Ue

di Giuseppe Manzo


ttipNo Ttip, l’accordo sul libero scambio transatlantico. Lo gridano 375 organizzazioni tra cui Friends of the Earth, la rete ambientalista più vasta al mondo: “Il Ttip è un tentativo di colpo di stato aziendale – ha detto Pia Eberhardt di Corporate Europe Observatory, organizzazione che monitora le attività delle lobby – in cui le grandi imprese da entrambi i lati dell’Atlantico stanno cercando di realizzare, tramite negoziati segreti, ciò che non poteva entrare in processi aperti e democratici, dall’annacquamento delle norme per la sicurezza alimentare al far tornare al passato la regolamentazione nel settore finanziario”.

 

Le commissioni del Parlamento europeo stanno discutendo proprio in questi giorni un progetto di risoluzione sui negoziati Ttip, da votare a maggio, che non sarà giuridicamente vincolante per i negoziatori, ma rappresenterà un segnale politico significativo.
“Il Ttip è come un cavallo di Troia – ha indicato Paul de Clerk, di Friends of the Earth Europe, ripetendo uno slogan caro ai detrattori dell’accordo. Alla fine scopriamo che tutto si riduce a un abbassamento degli standard di qualità degli alimenti, di indebolimento delle norme sul lavoro e il sacrificio dei diritti democratici in nome degli interessi corporativi. Gli eurodeputati devono respingere con forza i pericoli contenuti nel Ttip, come dare alle aziende nuovi e ampi poteri per citare in giudizio i governi portandoli in tribunali di parte”.
La prima richiesta delle associazioni è la trasparenza: Tutti i documenti relativi ai negoziati Ttip, incluse le bozze dei testi consolidati, devono essere resi pubblici per permettere un dibattito pubblico aperto e un esame critico sul Ttip”. Le organizzazioni denunciano, infatti, che “i negoziati si svolgono a porte chiuse, senza una completa ed effettiva consultazione pubblica. Ai gruppi lobbistici del mondo degli affari è concesso un accesso privilegiato alle informazioni e l’opportunità di influenzare i negoziati”. La settimana scorsa è trapelata una bozza dell’accordo definita “l’offerta iniziale dell’Unione europea nel contesto delle negoziazioni”, in cui gli osservatori della società civile non hanno ancora visto sufficienti garanzie sull’esclusione dall’accordo della privatizzazione dei sistemi sanitari

 

Come spiegare Pino Daniele se “nun sann ‘a verità”

di Giuseppe Manzo


terra mia“So quanto sei legato a Pino Daniele, mi dispiace tanto amico mio”. La dolcezza di Fabio mi arriva tramite un messaggio mentre la news dell’ultim’ora non ha dubbi: Pino Daniele è morto.

 

Fermo davanti al balcone di casa, vedo il Vesuvio baciato dal sole quasi per dispetto e le lacrime che scorrono sul viso a ricordarti una perdita, un’appartenenza.  In testa rimbalza una domanda: come spiegare il significato di canzoni che sono parte di te? Come spiegare quando a 6 anni ha sentito Je so’ pazz’ per la prima volta e l’hai capita dieci anni dopo come un tatuaggio. Come spiegare quando hai 15 anni, vivi in un quartiere popolare, e “voglio di più di quelli che vedi, voglio di più di questi anni amari: sai che non striscerò per farmi valere”.

 

Come spiegare  “ ‘na tazzulell ‘e cafè e mai nient ce fann sapè”. Come spiegare lui e Massimo (Troisi), canzoni e film di una Napoli lontana da sceneggiate, camorra, pizza e mandolino perché “ ‘o sai comm fa ‘o core quando s’è sbagliato”. Come spiegare i “lazzari felici” che ritrovo in un testo di storia di Vittorio Dini all’Università. Come spiegare “chill è nu buon uaglione che peccato è nu poc ricchione”. Come spiegare lui in piazza del Plebiscito con il blues dei Napoli Centrale e ancora 30 anni dopo, senza aver mai fatto il guitto di cerimonie, boss e potenti. Come spiegare “chi ten ‘o mar ‘o sai: port na croce”, “sient’ nun fa accussì, nun dà rett a nisciun: fatt’ ‘e fatt tuoie ma se è ‘a suffrì caccia a currea”, “ ‘o padrone nun dà duie sord, dice semp ‘e faticà”.

 

Come spiegare ciò che stanno provando decine di migliaia di persone, napoletani e non, sparsi per il mondo che in quelle canzoni trovano l’orgoglio di una Napoli possibile. Sono canzoni di uno di famiglia, uno zio o un fratello più grande. Testi e musica mai sguaiate, scritti con discrezione e iniziati a fine ’70, negli “anni favolosi”.

 

Come spiegare? Non lo so.  È qualcosa che ti appartiene e che sei sicuro resterà anche per chi verrà dopo. E sarà patrimonio per chi crede nella Napoli dei “mille colori”, nella città che aspetta “ ‘o vient” che “trase rint ‘e piazz, rump’ ‘e fenest’ e puort’m ‘e voci e chi vo’ alluccà”.  Che questa “terra mia”, violentata e abusata, continui a cantare a squarciagola che tanto Napoli “ ‘a sape tutto ‘o munn ma nun sann ‘a verità”.

MARCIA PER LA PACE: APPELLO A MEDIA E INFORMAZIONE

di Giuseppe Manzo


untitled“La Perugia-Assisi non si censura!”

Inizia così l’appello della Tavola della pace e di Articolo 21 ai media italiani in vista della Marcia di domenica 19 ottobre.  “Dicono che la pace non fa notizia e ignorano tutto quello che si fa per la pace, dentro e fuori il nostro paese. Così sarà anche per la prossima Marcia PerugiAssisi per la pace e la fraternità se non ci impegniamo a dare voce alla pace”.
Dai pacifisti la richiesta di dare voce alle ragioni del movimento: Invitiamo tutti a scrivere articoli, realizzare riprese video, scattare foto prima, durante e dopo la Marcia e diffonderli attraverso la vostra rete di comunicazione”.

Il Giornale Radio Sociale aderisce all’appello: “Non c’è pace senza un’informazione di pace”.

 

 

IL MORTO CHE CAMMINA

di Giuseppe Manzo


CaparezzaùGoodbyeMalinconia

Logo della canzone di “Malicònia”, hit di Caparezza nel 2011

“Cervelli in fuga, capitali in fuga, migranti in fuga dal bagnasciuga/È Malincònia, terra di santi/subito e sanguisuga/Il Paese del sole, in pratica oggi Paese dei raggi UVA/ E poi se ne vanno tutti!/Da qua se ne vanno tutti!/Non te ne accorgi ma da qua se ne vanno tutti!”. Così cantava il rapper pugliese Caparezza nella sua Goodbaye Malicònia ed era il 2011.  A distanza di 3 anni i dati sull’emigrazione raccontano di un forte aumento di chi va via dal nostro Paese: “Al primo gennaio 2014 sono 4.482.115 i cittadini italiani residenti all’estero iscritti all’Aire (Anagrafe degli italiani all’estero), con un aumento in valore assoluto rispetto al 2013 di quasi 141 mila iscrizioni (+ 3,1 per cento nell’ultimo anno). La maggior parte delle iscrizioni sono per espatrio (2.379.977) e per nascita ( 1.747.409). E’ quanto emerge dal Rapporto italiani nel mondo 2014, realizzato dalla fondazione Migrantes”.

 

Ieri nella puntata Di Martedì condotta da Giovanni Floris su La7 un imprenditore italiano di 26 anni, Augusto Marietti, ha spiegato come a 23 anni ha visto il suo progetto “Mashape” approvato negli Usa e ora è uno degli attori della Silicon Valley: lo stesso progetto fu ignorato e bocciato da banche e finanziatori italiani. Secondo Marietti l’Italia è “un morto che cammina”.

 

Sono due istantanee di un Paese che si sta svuotando fisicamente e culturalmente. Gli italiani, nonostante la propaganda della paura, son tornati ad essere un popolo di migranti mentre quelli che arrivano sulle nostre coste non sono visti come un’opportunità. E non sono visti come opportunità tutti quegli attori di una resistenza civile chiamata cooperativa sociale, salvaguardia di un parco pubblico o recupero di un edificio abbandonato, gestione di un bene confiscato o volontariato nei luoghi della sofferenza. Tutto ciò avviene mentre da giorni si è fermi sull’articolo 18, immobili a spiegare che eliminando diritti arriverà la ripresa per questo Paese mentre sono altre le priorità. Una su tutte è accorgersi dei tanti i giovani, uomini e donne che sono rimasti e che continuano provarci: se il morto Italia cammina è soprattutto grazie a loro.

NELL’ITALIA ARRESA NON BASTA L’ECONOMIA

di Giuseppe Manzo


 

Dal rapporto Coop uno Stivale sempre più lacerato e depresso

Dal rapporto Coop uno Stivale sempre più lacerato e depresso

Dopo il “venerdì nero” del 29 agosto con i dati sulla deflazione, il Rapporto Coop ci consegna altri numeri drammatici per il nostro Paese. L’elenco della involuzione economica è lunghissimo: divario Nord-Sud, la disoccupazione generale a oltre il 12% e quella giovanile al 43, la diminuzione dei redditi degli under 35 del 17%. Eppure c’è un dato che spaventa ancora di più e non riguarda i parametri economici.

 

 

Il Paese rinuncia e non solo ai beni materiali. Si rinuncia alla vita politica, sociale e di comunità. Quasi metà della popolazione non vota, il 36% non ha un’opinione politica, 7 su 10 non hanno fiducia nelle istituzioni. E ancora si rinuncia ad avere figli, 2 su 10 decidono di non averne e ciò riguarda anche i residenti immigrati. E anche la religione non è messa bene con il 67% che non va a messa. Questa miscela esplosiva della rinuncia, della sfiducia e di un impossibile cambiamento produce una sola conseguenza: lasciare il Belpaese. Solo nell’ultimo anno ben 80mila italiani si sono trasferiti all’estero.

 

 

Questo blog nasce proprio dalla convinzione che la buona economia si basa anche su altri parametri e non solo sui soldi. Essa nasce da un benessere complessivo, da un tessuto sociale e cultura, da un impianto di idee e valori che questo Paese ha perso. In queste condizioni non è dato sapere se l’Italia potrà attendere altri mille giorni né come saremo ridotti fra 3 anni. Bisogna fare prima, occorre fare presto: tutti siamo chiamati a reagire di fronte alla resa.