Archivio Ivano Maiorella

Concluso Move Congress a Roma: sport per tutti realtà matura

di Ivano Maiorella


manifesto del Move Congress di Roma (22-25 ottobre 2014)Si è chiuso sabato 25 ottobre il Move Congress, con l’Assemblea dell’Isca, la rete internazionale di sport per tutti, che insieme a Uisp, ha organizzato questo Meeting che ha richiamato a Roma 400 rappresentanti di 50 diversi Paesi.

Lo sportpertutti mondiale, riunito a Roma, è pronto per chiedere spazio e diritti alle istituzioni italiane ed europee. Una raggiunta maturità. È quella dimostrata dal mondo italiano ed europeo dello sport per tutti e di cittadinanza, come risulta al termine della tre giorni del Move Congress, organizzato da Uisp e Isca a Roma, nell’Università Roma 3 a Testaccio. “In questi tre giorni di congresso – afferma Vincenzo Manco, presidente nazionale dell’Unione Italiana Sport Per tutti – abbiamo presentato buone pratiche per la vivibilità delle città e per il miglioramento della qualità della vita delle persone. È una dote che l’associazionismo di sport per tutti europeo e italiano, con l’Uisp in testa, consegna alle istituzioni che abbiamo incontrato in questi giorni. A tutti chiediamo attenzione e politiche pubbliche per il ruolo e per il valore sociale dello sport”.

Infatti sul palco del Move Congress si sono alternati rappresentanti della politica e delle istituzioni come il sottosegretario Delrio, Giovanni Panebianco della presidenza italiana del Consiglio UE, i parlamentari Laura Coccia e Filippo Fossati, Roberto Pella dell’Anci, Luca Pancalli, in qualità di assessore allo sport del Comune di Roma.

Riconoscimenti importanti per un mondo, ormai maturo, che ha gli strumenti per incidere sui diritti dei cittadini, come quello alla salute, partendo dallo sport, come affermato anche dal presidente del Coni Giovanni Malagò, intervenuto questa mattina nella sessione plenaria del Move Congress.

Nel corso dei tre giorni di congresso circa 400 delegati delle principali associazioni europee di sport di cittadinanza, in rappresentanza di 50 paesi, si sono confrontati a Roma sui progetti da mettere in atto per diffondere il movimento e gli stili di vita attivi tra la popolazione. Tutto per arrivare a raggiungere l’ambizioso obiettivo di 100 milioni di persone in movimento entro il 2020. Uno sforzo che vede l’interesse delle istituzioni italiane ed europee, come affermato ieri al Campidoglio da Graziano Delrio, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega allo sport.

“L’obiettivo di questi giorni – conclude Manco – è stato quello di riflettere e soprattutto stimolare le istituzioni a fornire al mondo dello sport per tutti i necessari riconoscimenti legislativi, legati a investimenti concreti. Perché lo sport per tutti è fattore di salute, pianificazione urbana, rete sociale: un bene primario di cui tener conto a livello nazionale e interno”.

Nessun dorma

di Ivano Maiorella


Nessun dorma: è stato toccante sentire coristi e musicisti del Teatro dell’Opera di Roma sul palco di piazza San Giovanni. Saranno licenziati a gennaio 2015 e hanno scelto la parte del principe ignoto. Vinceranno?

Nessun dorma, ovvero: non solo Job Acts. Occhi aperti su salute, giustizia, scuola, legge elettorale (??) e legge di stabilità con il taglio di cento milioni al fondo per non autosufficienti, compresi i malati di SLA. Un momento: le secchiate d’acqua gelata di questa estate che cosa erano? “Ice bucket challenge”, addio?

Nessun dorma, è stato il segnale che hanno lanciato i settemila giovani di Contromafie che per quattro giorni hanno occupato la capitale con assemblee e incontri. E’ stato davvero caldo questo fine settimana. Alla stazione Leopolda, dove era riunita la politica e il governo che esprime il partito di maggioranza, il messaggio è arrivato forte e chiaro?

C’è bisogno di ascolto e di attenzione da parte della politica. Oggi si è chiusa Contromafie, con la presentazione del Manifesto in 10 punti e con l’intervento di don Ciotti: “Qualcuno le buttera’ via o ci ridera’ sopra, ci sara’ chi dira’ che siamo superficiali, ma dietro quelle parole ci stanno i volti, le storie, le fatiche e la speranza delle persone. Per noi non sono le solite cose”.

Si è domandato, Luigi Ciotti: “Quanti sono i corrotti con la faccia d’angelo che siedono nei consigli di amministrazioni di enti pubblici in Italia? E noi glielo abbiamo permesso. Le mafie non sono un mondo a parte, sono parte del mondo, vivono tra noi. Sono parassiti di un sistema che distrugge il lavoro, la dignità e la speranza”.

Il Manifesto in 10 punti chiede di istituire il reddito di cittadinanza per dare dignità a tutte le persone. Chiede restituire alla collettivita’ tutti i beni confiscati ai mafiosi, poi di contrastare l’economia illegale colpendo il riciclaggio e infine di introdurre i reati contro l’ambiente nel codice penale.

C’è un Paese intero che vuole cambiare, che vuole rimboccarsi le maniche, che vuole spalare fango come i giovani di Genova. La politica lo ascolti.

Criminali per scherzo, l’obesità non è un “perchè”

di Ivano Maiorella


Con l’aria di non aver fatto nulla di cattivo: era obeso, l’abbiamo preso in giro. Preso in giro e punito, più debole quindi punito. Che c’è di meglio, in una società di ragazzi ai margini, o annoiati, che prendersela con chi è più indifeso? C’è una ragione nella violenza che ha subito il quattordicenne nell’autolavaggio di Pianura, a Napoli?

E’ allarme sociale, la coesione sociale fai-da-te è un fallimento se la politica non interviene invece di allargare le braccia. I giornali titolano: violenza su un ragazzino “perché obeso”. Che cosa? Ci sono situazioni, come questa, nelle quali voler cercare un perché rischia – forse involontariamente – di dare una giustificazione all’insensatezza della violenza. Cieca e senza perché, sempre.

E i perché sarebbero questi? Obesi, anziani, donne, immigrati, gay?  La società e i suoi pregiudizi condannano e colpevolizzano chi è obeso e i tre balordi del branco avrebbero agito di conseguenza? E’ forse così che si scarica su qualcun altro o su tutti? Quella violenza pesa su tutti noi perché è causa ed effetto. Perché calza alla perfezione a quanto è avvenuto, una reazione smisurata a qualcosa che è comunque condannato socialmente.

No, basta. Quell’atto criminale pesa su tutti noi perché continuiamo a far finta di niente, nei confronti di tutto. Della violenza così come del pettegolezzo, del fango e del pregiudizio. Che strisciano sotterranei e diventano convenzione, socialmente tollerata. In famiglia come allo stadio, nel branco di quartiere come intorno al muretto sotto casa.

Pare che la scena di Pianura sia stata filmata. E nessuno è stato capace di fermare l’aguzzino ventiquattrenne, criminale per scherzo. In fondo, la violenza animale è stata scatenata da un “perché”, il ragazzo che l’ha subita era obeso. E poi: era uno solo uno scherzo finito male, una ragazzata.

E invece no: la violenza e l’orrore che abbiamo spesso sotto gli occhi non hanno ragioni, non possono averne. Neppure nel peggiore dei pregiudizi correnti, familiari o sociali. Speriamo che i giornali ci evitino le foto choc del povero ragazzo che in queste ore lotta per sopravvivere e che forse sì, era sovrappeso. E allora?

Non le vogliamo quelle foto. Non vogliamo i titoli che cercano di spiegare il “perché”, a caccia della diversità di circostanza. Ogni parola spesa in quella direzione appesantisce la responsabilità. Che è individuale e collettiva. Che non è fatalità, non è disgrazia. E’ solitudine marcia che scava il fossato della paura: e la politica è sempre più lontana, sguscia dalle responsabilità e ne esce pulita. Le politiche sociali, quelle di coesione e di integrazione hanno sempre meno attenzione e meno risorse. Sono diventate politiche-fai-da-te, se crescono le tensioni ci sarà sempre un qualche pezzo di terzo settore e di volontariato disposto a fare qualcosa, senza costi per il bilancio dello stato.

E allora ci guardiamo intorno e ci ritroviamo da soli. Quante volte non interveniamo di fronte alla violenza che ci cresce accanto? Quante volte non alziamo un dito di fronte al cinismo degli adolescenti? Che hanno perso la loro partita e cercano chi è più disgraziato di loro? Lo prendono di mira pur di dimostrare a se stessi che, in fondo non fanno nulla di cattivo. Esecutori di convenzioni sociali malate. Senza perché.

 

Onde di libertà, da Bertoncelli a Tano Seduto

di Ivano Maiorella


Cento anni di storia, novanta di Rai: tutti in piedi per questo compleanno della radio. Perché? Lo ripetiamo da quando è nato il Giornale Radio Sociale, appena tre anni fa: perché la radio ci assomiglia. Perché non sta mai zitta, perché ha sempre molto da dire, perché non è invadente, perché fa riflettere e aiuta tutti a sensirsi meno soli, meno ai margini.

La radio è storia sociale, è memoria e futuro. Si è saputa trasformare e adattare ai tempi, noi ne siamo la dimostrazione. Intorno ad un canale di comunicazione tosto e ricoo di identità, quello radiofonico, abbiamo man mano realizzato un albero che sta prendeno la forma-non forma del web. Il sito internet del Gornale Radio sociale, che abbiamo recentemente rinnovato, con le foto e i blog. E l’attività nei social, Fb e Twitter. E le dirette streaming, spesso con l’ausilio del video.

La radio ci spinge a sperimentare, ci riporta indietro nelle stagioni e ci costringe a legare tutto. Le stagioni delle libertà, da Radio Londra alle radio “libere” di ogni epoca. Passando per trasmissioni cult come “Per voi giovani”, che forse qualcuno ricorderà perché per la prima volta si ascoltava De Gregori in Rai, con la voce di Riccardo Bertoncelli e noi lì intorno alla radio a transistor come fosse un falò. Erano i primi ani ’70 e la radio era avanti. Fm significava libertà, con quelle onde che attraversavano l’Italia da Radio Alice di Bologna a Radio Città Futura di Roma. Sino ad arrivare a Radio Aut di Terrasini, in provincia di Palermo, con la voce di Peppino Impastato e il suo “Onda Pazza”.

La radio non tradisce, è come la penna. Convive con l’hi-phone nella tasca piccola dello zainetto ed è sempre pronta. Bassi costi di produzione e possibilità di far arrivare ovunque una voce, ne fanno uno strumento d’eccellenza della comunicazione sociale. E può aiutare l’informazione:  ne parleremo negli spazi di Porta Futuro, il 16 ottobre nel Salone pdell’Editoria sociale.  “E La radio ci salverà? La buona informazione nell’epoca delle bufale e del giornalismo choc”.

Storia, dicevamo. La radio nasce ufficialmente nel 1895, con il famoso esperimento di Guglielmo Marconi che consentì di collegare due punti non visibili dal terreno e scoprire l’efficacia delle onde elettromagnetiche. Ma fu nel 1914 che Marconi, perfezionati gli apparecchi radiotelefonici con valvole termoioniche a triodo, sperimento’ con successo un regolare servizio radiotelefonico.

Di servizi radiofonici si comincio’ a parlare in Italia fin dal 1910, nell’ultimo scorcio dell’eta’ giolittiana. Il 6 ottobre 1924 l’esordio ufficiale, in sordina, da una sala di Palazzo Corrodi a Roma, con il via un regolare servizio di radiotrasmissioni circolari limitato peraltro a qualche ora di programma serale. Cominciavano le trasmissioni dell’Uri-Unione radiofonica italiana, poi EIAR ed infine RAI.

Il prezzo della civiltà

di Ivano Maiorella


Redistribuzione e sussidiarietà, non basta dirlo. Da dove partire? Il professor Jeffrey Sachs, in diretta con Milano per Fqts, ci ha provato: se aumentano le disuguaglianze non siamo sulla strada giusta. E’ quanto sta avvenendo. Quello che succede nei Paesi ricchi, e in Italia, è tutto il contrario di ciò che servirebbe in un periodo di crisi prolungata come questo. Serve economia inclusiva, responsabilità sociale, sostenibilità ambientale. Concetti spesso sbandierati a sproposito dai nostri governanti ma poco praticati nelle scelte vere.

Jeffrey Sachs insegna alla Columbia University di New York, di cui dirige anche l’Earth Institute, il centro di ricerca multidisciplinare impegnato nello studio di soluzioni per uno sviluppo sostenibile. Il suo suo ultimo libro Il prezzo della civiltà, è un best seller mondiale. Sostiene che la tecnologia e la scienza non sono più adeguate a garantire il benessere generale. Occorre una nuova etica della responsabilità sociale, ovvero: far pagare di più ai “supericchi” e distribuire più equamente, più investimenti pubblici a beneficio di tutti.

 

Il professor Sachs è intervenuto in diretta da New York per aprire il seminario interregionale del percorso formativo Fqts-Formazione Quadri Terzo settore che si è tenuto a Milano dal 26 al 28 settembre, in concomitanza con l’ottavo compleanno della Fondazione con il Sud. Ne riportiamo alcuni passaggi significativi: “Molti dei nostri Paesi – ha detto Sachs – si stanno trovando davanti a problemi come disuguaglianze profonde, disuguaglianze in aumento, disoccupazione, soprattutto disoccupazione cronica e giovanile, senza dimenticare le ripetute catastrofi ambientali che veramente devono farci, non dico aprire, ma spalancare gli occhi”.

“Non c’è un unico modo per andare avanti per risolvere tutti questi problemi, però, quello che serve, è fare qualcosa, ovvero andare a costruire una nuova filosofia morale proprio per i nostri figli, per il ventunesimo secolo, un nuovo linguaggio, un nuovo sistema comunicativo ed anche un quadro pratico di azione per fare tutto questo”.

 

“Serve una visione inclusiva dell’economia, quindi il terzo settore ha un ruolo veramente fondamentale da svolgere, perché contribuisce a far cambiare un po’ il punto di vista mondiale, cercando di spostarlo dall’approccio di mercato neo-liberale, che è quello dominante anche nella politica e nella retorica attuale”

Non ci si può più nascondere dietro le responsabilità, ha proseguito Sachs: “Fra un anno, a settembre 2015, tutti i leader mondiali, dovrebbero annunciare l’adozione degli obiettivi sostenibili, che si chiamano ASDG, almeno in inglese. Ebbene, questi passi in avanti per lo sviluppo sostenibile, diventeranno una sorta di monitoraggio molto conciso e breve per poter esprimere la volontà di potere generare un quadro sociale integrato. Che possa, quindi, comprendere lo sviluppo economico e porsi l’obiettivo della fine della povertà, dell’inclusione sociale, della sostenibilità ambientale e della buona governante”.

 

“Un altro summit importante sarà quello che si terrà in Etiopia nel mese di luglio del prossimo anno, sul finanziamento per lo sviluppo. Questo meeting cercherà di riformare il sistema finanziario internazionale, o, almeno, le linee-guida fondamentali su cui questo si regge”.

“Poi avremo a fine anno il COOP 21 che è il meeting sul cambiamento climatico, è la Conferenza della 21° sessione dei Paesi globali, in questo caso, quindi, avrà luogo nel mese di dicembre 2015. Senza ombra di dubbio, questa sarà la più importante delle riunioni e convention internazionali e mondiali mai tenuta, perché, come tutti sappiamo molto bene, adesso noi siamo a 22 anni dalla firma di questa Convenzione sul cambiamento climatico, ma non abbiamo, ahimè, ancora ottenuto nessun risultato. Il clima, infatti, comincia a peggiorare, a diventare sempre più estremo, a causa della continuazione dell’emissione dei gas effetto serra in atmosfera, e sembra di non trovare ancora una via di uscita”.

“Se non arriveremo all’accordo, a Parigi, appunto, a fine anno, credo non che non ci sarà per noi essere umani l’opportunità di rispettare questo famoso limite del surriscaldamento di 2 gradi celsius. Quindi capite che, se anche questi sforzi diplomatici globali ce la stanno mettendo tutta, ed incontrano difficoltà, purtroppo, per questo momento siamo ancora a parole su pezzi di carta che non stanno portando a quasi nulla. Questa è veramente la pietra miliare, il punto fondamentale, il pilastro di base delle società del futuro. Per sviluppo sostenibile, cosa intendo? Intendo l’urgenza di integrare tutti quelli che sono gli sviluppi ambientali, sociali economici, ma anche gli obiettivi di governance. Il tutto deve finire all’interno di un quadro, cioè di un approccio olistico che possa proteggere la società”.

 

Infine, la violenza e la guerra: “Ne ho parlato recentemente con il Presidente Rohani, in Iran – ha concluso Sachs –  e lui appunto, si è già espresso all’Assemblea generale con una presentazione nella quale dice con nettezza Mettiamo fine alla violenza, ma aggiunge che occorre adottare un approccio economico-ambientale per risolvere il problema del Medio Oriente. La spirale di violenza porta via energia, porta via attenzione, porta via sforzo politico”. (ha collaborato Anna Ventrella, redazione Grs)

Enock, entrare nel merito vs minimizzare

di Ivano Maiorella


Ne parliamo per criticare un male tutto italiano: quello di minimizzare. Enock Baruawh, fratello di Mario Balotelli, è un ragazzo di ventuno anni che gioca a calcio. Non vogliamo farne una bandiera, Enock gioca nell’eccellenza, ovvero il campionato regionale dilettantistico. La sua squadra è il Vallecamonica, formazione bresciana. Nel pomeriggio di domenica l’esordio in campionato contro il Darfo Boario, per il primo storico derby tra squadre locali. Ha raccolto solo insulti, insulti razzisti, prima di essere sostituito. Il ragazzo ha rischiato di perdere la testa e compromettere la sua prova. Ad un quarto d’ora dalla fine è stato sostituito. Oggi pomeriggio la squadra del Darfo ha preso le distanze dal razzismo, senza entrare nel merito.

Cambia scenario, siamo nel cuore patrizio di Roma, la denuncia e di questi giorni, giovani che gridano a un coetaneo frasi come “Sporco negro” o “Viva il duce”. La denuncia, per fatti risalenti ormai all’inverno scorso, è arrivata da una madre, moglie di un ex console. Lo scenario è quello degli insulti tra adolescenti. Bullismo, non razzismo, senza entrare troppo nel merito.

Tornando al calcio, che dire dei mangia banane del neopresidente Tavecchio? L’Uefa ha provato ad entrare nel merito, con una propria inchiesta. Nel frattempo, Tavecchio si è scusato per le parole razziste pronunciate, ma non ha ritenuto di far niente più di questo. Acqua passata, in Italia noi del calcio abbiamo altro a cui pensare.

Eppure c’è un filo rosso che lega senso comune, dignità, conoscenza, cultura dell’incontro e dell’integrazione. “Decine di migliaia di bimbi che migrano soli, per sfuggire alla povertà e alla violenza” ha detto papa Francesco dal Messico, appena un mese fa. Un’emergenza umanitaria che richiede come primo urgente intervento che siano accolti e protetti”. Servono poi “politiche di informazione sui pericoli di un tale viaggio e, soprattutto, di promozione dello sviluppo nei loro paesi di origine”. Politiche di informazione, dice Francesco. Proviamo a raccoglierne l’invito. Razzismo, mafie, sopraffazioni dall’apparenza comune: entrare nel merito significa cambiamento vs assuefazione e rassegnazione.

Grs: i diritti alzano la voce

di Ivano Maiorella


Siamo al via della quarta stagione del Giornale Radio Sociale. Il titolo di uno dei primi numeri zero dell’estate 2011 era proprio questo: i diritti alzano la voce. Uno slogan e un manifesto: i diritti hanno bisogno di volume alto, di voce e… la radio è “come noi, non sta mai zitta”. Idee semplici di informazione al servizio di un progetto complesso di comunicazione sociale.

La radio, appunto: bassi costi di produzione, la possibilità di essere dappertutto utilizzando la rete degli operatori sociali e del terzo settore. In questi quattro anni si è fatta strada l’idea che il primo media siamo noi stessi, la rete delle organizzazioni sociali e dei suoi protagonisti. Il Forum del Terzo settore ha fatto da incubatrice a questa idea progettuale e ne è diventato l’editore.

Il flusso del “fare” è diventato uno stimolo ad acquisire, strada facendo, uno stile redazionale. Comunicare la cultura dell’operare e dell’agire sociale, dare “voce” al punto di vista dellterzo settore in questi anni di crisi economica e non solo.

La pluralità del fare, la pluralità di identità, la pluralità dei punti di vista sono diventati il nostro collante e la condizione della nostra credibilità, autonomia e originalità.

Il 1 novembre 2011 il Giornale Radio Sociale venne presentato ufficialmente nel corso del Salone dell’Editoria sociale, a Roma. Ascoltate l’edizione del 10 novembre 2011, una delle prime che vennero diffuse attraverso i vari canali: web radio, sito internet, radio in Fm.

In questi tre anni la redazione si è modificata e arricchita, ha messo in campo vari stili giornalistici, ne ha stimolato il confronto e ha prodotto varie iniziative di informazione. Dalle dirette audio/video in occasione di eventi pubblici agli “speciali” radiofonici settimanali su temi di attualità, dai beni confiscati alle mafie al terremoto in Emilia. Dal 9 maggio 2014 abbiamo un nuovo sito internet che rappresenta il baricentro delle attività on line: sinora abbiamo avuto 300 mila visitatori unici e oltre 430 mila visualizzazioni di pagina. Ogni giorno entrano in contatto con noi circa 3.000 persone. Inoltre coloro che ascoltano il Grs attraverso le radio in Fm e web-radio (circa una settantina, in tutto) e i player che vengono ospitati dai siti internet di molte organizzazioni sociali italiane.

Che cosa possiamo dire oggi? Ringraziamo chi ci segue e promettiamo di fare sempre meglio. Ci stiamo provando: la comunicazione sociale è fatta di tante strade e tante esperienze. La nostra redazione è formata da giornalisti e comunicatori sociali che lavorano professionalmente nel terzo settore, a vario titolo. Si parte dalla radio e si arriva ad altri canali e ai social. La redazione del Grs si alimenta e si rinnova continuamente grazie ad esperienze professionali consolidate sul campo. Si cresce insieme, grazie al confronto quotidiano e diretto intorno alle sei notizie base: società, diritti, internazionale, economia, cultura, sport. La realtà sociale è fatta di tante facce, alziamo la voce e il volume. Ci proviamo tutti insieme, speriamo di riuscirci. Senza autoreferenzialità, con gli strumenti del terzo settore: passione, autonomia, pluralismo. Non sono queste anche le caratteristiche dell’informazione libera?

Jerry difendeva salario e diritti

di Ivano Maiorella


“Agosto. Si muore di caldo
e di sudore. Si muore ancora di guerra, non certo d’amore”. Agosto e’ il mese dei contrasti profondi. Claudio Lolli lo cantava alla sua maniera, in questo brano dedicato alla strage della stazione di Bologna. Agosto significa estate e sole, puo’ voler dire sangue e morte. Il contrasto perseguita la coscienza collettiva del nostro Paese e ricorda che e’ impossibile rimanere indifferenti. Anche in questo agosto di terza guerra mondiale, piu’ o meno distante dal giardino di casa nostra.

Oggi, 25 agosto 2014, sole e sudore, e’ passato un quarto di secolo dal 25 agosto 1989 quando Jerry Masslo, 29 anni, rifugiato sudafricano in Italia da poco più di un anno, viene ucciso dall’assalto di una banda di rapinatori mentre dormiva insieme a molti altri in una stalla di Villa Literno (Caserta) dove lavorava come raccoglitore di pomodori. Fu ucciso perche’ difendeva il suo salario e i suoi diritti.
Questo tremendo delitto fece scoprire all’Italia l’importanza di combattere il razzismo e apri’ la strada ad un impegno costante di cittadini e associazioni per i diritti di tutti e contro le discriminazioni.

Da allora nulla e’ rimasto piu’ come prima, nelle coscienze e nelle strade.

“Quello che ho sperimentato in Sudafrica non voglio provarlo mai più da nessuna parte. – questo diceva Jerry Essan Masslo nella sua ultima intervista realizzata per una rubrica Rai – Ogni nero sudafricano ha provato il razzismo sulla propria pelle, e si pensa che qui in Italia sia diverso. Ma purtroppo non è così: a molta gente non piace il colore della nostra pelle, con questo colore ovunque vai vieni trattato male, ma noi siamo uomini come glia altri, abbiamo un cuore e un cervello. Io ho un naso, tu hai un naso… cosa c’è di diverso? Io non riesco a capirlo. […] In Sudafrica oggi il razzismo è una legge delle stato, io sono nato nell’apartheid, ma noi lo combatteremo e lo fermeremo. Non sarà così per sempre in Sudafrica. Noi lo fermeremo”.

 

 

 

 

A Palermo Università per sport e solidarietà

di Ivano Maiorella


runners4 agosto – Il mio sport si chiama solidarietà. Un contributo da 63 mila euro a venti associazioni impegnate nel sociale. A loro l’Università di Palermo destina un euro per ogni studente iscritto, a fronte dei 15 che l’Ateneo per legge versa al Centro universitario sportivo e alle associazioni studentesche per iniziative e manifestazioni.

Il giorno più triste

di Ivano Maiorella


E’ passato un altro giorno triste, quello di un’altra strage di bambini a Gaza. Sette o forse nove, in un parco giochi nel campo profughi di Shati, a nord di Gaza. E la diplomazia è in stallo. Sembra di rivivere quel tragico 28 luglio di cento anni fa, lo scoppio della prima Guerra mondiale, 70 milioni di morti in quattro anni di conflitto.

28 luglio, un giorno triste. Tutto passa in second’ordine di fronte a quello che sta succedendo in Medio Oriente. L’Europa zitta, gli Usa hanno balbettato qualcosa e subito dopo hanno fatto marcia indietro, l’Egitto fermo, Qatar e Turchia guardinghi. I morti sono diventati mille, il rapporto con il numero di bambini uccisi non ha pari, uno su quattro.

28 luglio, pesano tristezza e guerra. Più delle idiozie razziste del futuro presidente della Federcalcio, terza industria del Paese (e anche qui colpisce il silenzio del vertice, del capo dello sport italiano). Più dei numeri della crisi e della difesa strenua del lavoro da parte degli operai della raffineria di Gela. Più delle notizie di profughi in fuga da Siria e Libia. Più di tutto pesa il lutto e l’impotenza. E il silenzio di chi dovrebbe fare qualcosa e non fa.

Il segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon è tornato a chiedere un cessate il fuoco immediato dopo che nella notte il Consiglio di sicurezza dell’Onu ha adottato una dichiarazione unanime per uno stop alle armi a Gaza. Senza condizioni.

Per Netanyahu la risoluzione del Consiglio di sicurezza dell’Onu della notte scorsa ”non tiene conto della sicurezza di Israele”. E la strage prosegue.