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“Welfare senza tagli al sociale”


Ieri, durante la presentazione del Rapporto su deleghe assistenziali e politiche sociali del Forum del Terzo Settore, il sottosegretario al Ministero del Lavoro Cecilia Guerra ha strappato questa promessa. Sentiamo un passaggio del suo intervento “assolutamente impensabile ritenere che ci sia spazio per una riduzione del finanziamento complessivo del settore delle politiche sociali. Questo mi sembra un punto che debba essere assolutamente chiarito. Sappiamo in quale situazione versa il campo delle politiche sociali nel nostro paese e pensare di ricavare soldi per altri settori, dal finanziamento della politica sociale è impensabile”.

Un altro welfare è possibile


E lo presenta oggi, nella sala Refettorio della Camera, il Forum del Terzo Settore. Ascoltiamo il portavoce nazionale Andrea Olivero. “Il Forum presenta il rapporto sulla situazione dell’assistenza in merito alla delega assistenziale che è stata data al Governo nei mesi passati, indicando l’impossibilità di proseguire sulla strada intrapresa e facendo cogliere che, con dati precisi e dettagliati, l’assistenza va sì riorganizzzata, ma nell’ottica di riandare a rinforzarla e a darle lo spazio che merita all’interno del welfare italiano”.

Quale welfare?


È l’interrogativo a cui domani, nella sala Refettorio della Camera, si cercherà di dare una risposta durante la presentazione del Rapporto su deleghe assistenziali e politiche sociali. Interverrà Andrea Olivero, portavoce Forum Terzo Settore e Cecilia Guerra, sottosegretario al Ministero del Lavoro. Ma ascoltiamo qualche anticipazione da Cristiano Gori, anche lui presente all’incontro e docente di Politica Sociale all’Università Cattolica di Milano. “Il rapporto presentato domani pone in evidenza alcune sfide sulle quali il nuovo esecutivo è chiamato a confrontarsi. Una prima sfida è se si vuole costruire una effettiva strategia contro la povertà assoluta, c’è il 25% della popolazione che è in maggiore difficoltà. Un secondo tema è la non autosufficienza. La delega pone una serie di interrogatvi riguardo al fatto se gli interventi per gli anziani non autosufficienti e persone con disabilità debbano essere un diritto per tutti quelli che sono in questa condizione. Il terzo tema che verrà posto all’ordine del giorno riguarda la crisi dei servizi”.

In piazza per l’equità


Oggi le persone disabili manifestano a Roma. I motivi della protesta ce li spiega Antonio Nocchetti, presidente della onlus Tutti a scuola “la manovra del Governo Monti parla di rigore, sviluppo ed equità. Ci sembra che il termine equità sia utilizzato in modo improprio. Di quale equità di parla quando il fondo per i non autosufficienti è ridotto a zero? Di quale equità si parla quando il Fondo Nazionale delle Politiche Sociali è ridotto al lumicino? Di quale equità di parla quando la scuola per i disabili si è ridotta ad un contenzioso con i magistrati di tutta Italia? E ancora: di quale equità si parla quando i livelli essenziali di assistenza sono un acronimo sconosciuto agli italiani e non un motivo per il quale i parlamentari dovrebbero, sì questa volta, azzuffarsi in parlamento?”.

Non solo a parole


Nei giorni dell’anniversario della dichiarazione universale dei diritti umani dell’Onu, ci si interroga su quali siano le priorità per arginare le ondate di discriminazione e di violenza che affliggono il pianeta. Ascoltiamo Riccardo Noury, portavoce in Italia di Amnesty International “un mare di cose da fare e credo che la frontiera prossima sia accanto a sorvegliare cosa accade nei paesi del medio oriente e del nord africa per amnesty international sia proprio di vigiliare perché qui da noi in Italia e in Europa non ci sia più discriminazione. Se c’è discriminazione è penalizzato l’accesso a tutti gli altri diritti”

“Una vergogna”


A dirlo è il neoministro della cooperazione e integrazione Andrea Riccardi riferendosi alla situazione dei rom nel nostro paese. “Conosco e ho visitato non pochi campi rom – ha detto – Dobbiamo agire per il superamento di quelle strutture perché i rom possano inserirsi tra gli italiani come italiani”.

L’acqua pubblica fa rete


E cerca di conquistare l’Europa. Ce ne parla Luca Faenzi del Comitato acqua bene comune “l’ossaturea esiste già e un passo molto importante per la sua nascita e la sua costituzione avverrà a Napoli il prossimo 10 ed 11 dicembre quando in un grande convegno, allargato a tutte le realtà europee, porremo le basi per quella che vuole essere una rete europea per l’acqua pubblica. Lo facciamo a Napoli perché è la prima città che ha ripubblicizzato e lo facciamo in Italia perché il movimento italiano è quello che ha ottenuto dei risultati tra i più incisivi anche se ancora non messi in pratica con il referedum dello scorso giugno”

Il valore aggiunto


Fino a domenica, presso il Museo di Roma di Trastevere, si potrà visitare l’esposizione di scatti di grandi fotografi italiani sui temi di terza età e disabilità. Grandi risorse per il paese, ma molto spesso considerate un peso per la società.

“Commosso e orgoglioso”


Così Vincenzo Spadafora ha commentato a caldo la sua nomina a garante dell’infanzia.  Soddisfazione da parte dell’Unicef, di cui Spadafora è presidente, dal Telefono azzurro e da Save the children. Che augurano al neoresponsabile all’infanzia un buon lavoro.

A Durban con speranza


È cominciato da due giorni il summit mondiale sul clima. Ancora tante le divergenze tra i 190 paesi riuniti intorno al tavolo in Sudafrica. E il ruolo dell’Italia? Lo chiediamo ad Alberto Zoratti della Rete equosolidale Fair: “Piacerebbe leggere che il nostro nuovo Ministro Clini prenda una posizione un po’ più decisa sul Protocollo di Kyoto e non cerca di trovare una via intermedia tra le esigenze di sviluppo dei paesi più poveri e la necessità di difendere il clima. Bisognerebbe quindi che il Ministro facesse un ragionamento più strutturato e più proattivo a difesa del Protocollo di Kyoto. La responsabilità però è di tutti, nel senso che ognuno di noi con il proprio stile, con le attività che svolge nel proprio paese e con le pressioni che può fare su regioni, province e comuni, può determinare un cambiamento nell’impatto che questo modello di sviluppo ha nei territori”.