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Madri lavoratrici in calo: peggiora l’occupazione in tutta Italia


Lavoro fragile – In Italia solo il 58,2% delle madri con figli in età prescolare ha un impiego e per la prima volta si registra un peggioramento della situazione lavorativa in tutte le regioni. Lo dicono i dati del Rapporto “Le Equilibriste” di Save The Children. Nel 2025 le nascite sono scese a circa 355 mila, con un calo del 3,9% in un solo anno.

In Italia, diventare madri significa ancora troppo spesso camminare su un filo sottile: da una parte il lavoro, dall’altra il carico di cura familiare. Un equilibrio fragile, fatto di scelte complesse, desideri che si intrecciano con rinunce e percorsi professionali che rallentano o si interrompono. E quando si prova a rientrare nel mercato del lavoro, le difficoltà non mancano.

È questo il quadro che raccontiamo nell’11 edizione del Rapporto “Le Equilibriste – La maternità in Italia 2026”, che abbiamo diffuso in vista della Festa della Mamma e che abbiamo elaborato attraverso il nostro Polo Ricerche, offrendo uno sguardo concreto su una realtà ancora segnata da ostacoli strutturali e sfide quotidiane.
Le Equilibriste: i dati sulla maternità in Italia nel 2026

I numeri che osserviamo raccontano una maternità sempre più complessa. Nel 2025 le nascite sono scese a circa 355 mila, con un calo del 3,9% in un solo anno. Il tasso di fecondità si ferma a 1,14 figli per donna, ben al di sotto della media europea.

In Italia la nascita di un figlio segna spesso un forte cambiamento nelle traiettorie lavorative delle donne. La cosiddetta child penalty, che misura l’impatto sulla partecipazione al lavoro, sui salari e sulle prospettive di carriera, arriva al 33% e produce effetti duraturi nel tempo.

Si diventa madri sempre più tardi: l’età media al parto ha raggiunto i 32,7 anni e le madri sotto i 30 anni rappresentano ormai una minoranza. Solo il 2,9% delle donne tra 20 e 29 anni è madre, e appena il 6,6% dei giovani in quella fascia d’età è genitore. Circa l’80% dei giovani desidera avere figli, ma solo una minoranza immagina di farlo a breve termine. Infatti, tra le donne 18-24 anni, appena il 14,8% prevede una maternità entro tre anni, percentuale che cresce nella fascia 25–34 anni fino al 41,6%. In questa fascia non essere mamma non è solo una scelta, ma spesso una necessità: quasi una donna su quattro tra i 25 e i 34 anni dichiara di non avere condizioni lavorative adeguate per avere un figlio.

Le retribuzioni delle madri diminuiscono, soprattutto nel settore privato: dopo la nascita di un figlio, le madri possono subire una riduzione salariale fino al 30% nel settore privato. Anche nel settore pubblico la penalizzazione è presente, seppure più contenuta (circa 5%), ma resta comunque significativa.
Divari di genere molto marcati nel lavoro dopo la genitorialità: tra gli uomini la paternità è associata a una maggiore occupazione (oltre il 92% dei padri 25-54 anni lavora a confronto del 78.1% degli uomini nella stessa fascia senza figli), mentre per le donne accade l’opposto. Il tasso di occupazione femminile scende dal 68,7% tra le donne senza figli al 63,2% tra le madri con almeno un figlio minorenne, con un calo più marcato al crescere del numero di figli (67% con uno, 58,8% con due o più) e si riduce ulteriormente al 58,2% tra le madri con figli in età prescolare.
Forti differenze territoriali nell’occupazione delle madri: le condizioni cambiano molto a seconda dell’area geografica: tra le madri con figli minori, il tasso di occupazione arriva al 73,1% al Nord e al 71% al Centro, mentre nel Mezzogiorno scende sotto il 45,7%. Un fattore di protezione risulta essere il titolo di studio.
Il part-time è una realtà strutturale per molte madri: il 32,6% delle donne 25-54enni con figli minori lavora part-time, e in oltre un caso su dieci si tratta di part-time involontario (11,7%). Tra i padri la quota è nettamente più bassa (3,5%).

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Scuola, cresce il numero di incidenti tra gli studenti: i dati INAIL


Quadro preoccupante – Secondo i dati Inail, le denunce di infortunio degli studenti italiani sono in aumento. Il servizio di Federica Bartoloni.

Nei primi tre mesi del 2026, 3 studenti sono morti durante lo svolgimento della formazione scolastica, nello stesso periodo dello scorso anno furono 5. Gli ultimi Open Data INAIL, estesi agli studenti definitivamente dopo una sperimentazione, raccontano di un importante incremento delle denunce di infortunio che corrisponde, al 95%, a quanti frequentano le scuole statali. Un quadro allarmante e che chiede provvedimenti ad oggi assenti nel recentissimo Decreto Primo Maggio volti al rafforzamento di misure mirate ad arginare il trend.

Legacoopsociali: “Riconoscere il valore economico del lavoro sociale”


Una specie rara – In una lettera pubblica il presidente di Legacoopsociali Massimo Ascari annuncia una campagna di comunicazione sul lavoro sociale: “Rimane centrale – spiega – il rinnovo del contratto nazionale ed è necessaria una revisione del Codice degli Appalti affinché il lavoro sociale venga riconosciuto anche economicamente sulla base dei costi reali”.

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Taxi ferroviario, a Rovereto innovazione sostenibile su vecchi binari


Trasporto sostenibile – Nasce in Trentino il primo taxi ferroviario al mondo. L’iniziativa, in fase di sperimentazione a Rovereto, prevede un servizio su rotaia con carrozze elettriche a guida autonoma per un massimo di sei persone, sfruttando vecchi tracciati dismessi.

Il progetto è frutto della collaborazione tra la ‘startup’ trentina RailEvo e il produttore di binari ferroviari Valente.
Gli inventori sono Federico Bernabei, ingegnere, e Nicola Mosca, manager e imprenditore nel settore dell’informatica, che hanno ideato un servizio su rotaia con carrozze elettriche a guida autonoma per massimo 6 persone, prenotabili tramite App 24 ore su 24. “Costano meno di un treno, occupano meno spazio e sono più veloci – spiegano i due giovani imprenditori – perché nelle stesse vecchie tratte a binario unico, pensate per far viaggiare treni in un solo senso di marcia, sfrecciano più taxi ferroviari in più direzioni”.

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Infortuni mortali in calo, ma resta il nodo del lavoro sommerso


Quanta fatica – In occasione del Primo Maggio Anmil riflette sugli Open Data INAIL di febbraio 2026 che mostrano un calo del 25,6% delle denunce di infortuni mortali: per l’associazione sono dati che “si riferiscono solamente all’universo della legalità in una Nazione che conta circa 3 milioni di lavoratori impiegati nel sommerso?”.

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Sicurezza sul lavoro, ANMIL racconta la realtà nascosta


𝑪𝒐𝒎𝒆 𝒗𝒂 𝒂𝒍 𝒍𝒂𝒗𝒐𝒓𝒐?” – “Sempre di corsa”, “Si tira avanti”. Nella 𝐆𝐢𝐨𝐫𝐧𝐚𝐭𝐚 𝐦𝐨𝐧𝐝𝐢𝐚𝐥𝐞 𝐩𝐞𝐫 𝐥𝐚 𝐬𝐚𝐥𝐮𝐭𝐞 𝐞 𝐥𝐚 𝐬𝐢𝐜𝐮𝐫𝐞𝐳𝐳𝐚 𝐬𝐮𝐥 𝐥𝐚𝐯𝐨𝐫𝐨 queste sono le risposte raccolte da ANMIL nella sua campagna raccontando ciò che spesso si nasconde davvero dietro tante frasi di circostanza.