La situazione in Yemen ha raggiunto livelli inaccettabili. Per Medici Senza Frontiere la crisi umanitaria sta peggiorando ogni giorno nell’indifferenza della comunità internazionale. In alcune città manca tutto: acqua, cibo e corrente elettrica.
Una strage quotidiana
28 morti al giorno. È il numero inquietante dei minori uccisi in Brasile. Unicef lancia l’allarme: il paese sudamericano è il secondo più violento al mondo dopo la Nigeria. Le vittime sono nella maggior parte dei casi i poveri di etnia afro che in genere vivono nelle baraccopoli alla periferia delle grandi città.
Nuovi orizzonti
Cambiare l’economia mondiale per sconfiggere la povertà: è il monito lanciato da Oxfam in occasione della Terza Conferenza internazionale sui finanziamenti per lo sviluppo, in corso ad Addis Abeba. Secondo l’organizzazione umanitaria infatti, le grandi aziende a livello globale sottraggono risorse fondamentali per lo sviluppo dei paesi indigenti.
110 e lode
Un campus universitario a basso impianto ambientale ed energicamente autonomo: è l’Ateneo dell’Ambiente di Città del Messico, primo a rendersi autosufficiente su elettricità, acqua ed alimenti per consumo interno. L’obiettivo è formare studenti in grado di promuovere iniziative equo-sostenibili.
Caccia aperta
Negli Stati Uniti ancora un afroamericano ucciso dalla polizia. Il servizio di Fabio Piccolino. “Anthony Dewayne è l’ennesimo afroamericano ucciso dalla polizia negli Stati Uniti. Stavolta è l’Alabama il teatro dell’abuso ai danni del trentacinquenne, disarmato, deceduto dopo che gli agenti hanno usato contro di lui uno spray urticante. Il caso di Dewayne è solo l’ennesima brutta storia che racconta di un America ancora alle prese con la questione razziale. E’ passato quasi un anno dall’omicidio di Michael Brown che ha infiammato Ferguson e il Missouri. Una vicenda che per la comunità nera ha rappresentato l’ultima goccia in fatto di disuguaglianze: l’inchiesta successiva ha svelato infatti abusi sistematici ai danni dei neri da parte delle forze dell’ordine. Tamir Rice a Cleveland, Eric Garner a New York, Tony Robinson, in Wisconsin, e oggi Anthony Dewayne in Alabama: benzina sul fuoco per una situazione esplosiva”.
Voto a perdere
Via libera dell’Europarlamento ad una risoluzione sul Trattato transatlantico di libero scambio in fase di negoziazione tra Stati Uniti e Unione Europea. Il commento di Alberto Zoratti, presidente di Fairwatch e tra i promotori della campagna Stop Ttip. “La risoluzione che è passata è una risoluzione talmente flessibile e talmente ambigua e generica che non darà nessun confine minimo alla Commissione europea, che continuerà a negoziare esattamente come prima, nonostante la retorica sull’eliminazione dell’arbitrato internazionale. A ottobre è probabile una mobilitazione europea, anche di piazza, contro il Ttip. Continueremo a fare quello che abbiamo sempre fatto, cioè informare e mettere a disposizione quello che approfondiamo ai cittadini per aumentare la consapevolezza.”
Niente da festeggiare
Oggi è il quarto anniversario dell’indipendenza del Sud Sudan. Ma la più giovane repubblica al mondo è alle prese con una guerra civile che fino ad ora ha causato un milione e mezzo di sfollati interni. Sono 4 milioni e mezzo le persone in condizioni di grave insicurezza alimentare e a rischio di un’epidemia di colera.
Un accordo pericoloso
Mobilitazione globale di associazioni contro il Trattato transatlantico di libero scambio. Oggi il Parlamento europeo è chiamato a esprimersi su questo meccanismo che accresce il potere delle multinazionali. Contro il Ttip raccolte 2 milioni di firme.
C’è chi dice no
Soddisfazione nel mondo dell’associazionismo per il risultato del referendum greco. Secondo l’Arci, l’esito del voto ha dimostrato che la salvezza del proprio Paese passa da un’Europa capace di andare oltre le politiche di austerity. Per le Acli il popolo ellenico ha detto stop alla dittatura della finanza speculativa. Ai nostri microfoni il presidente Gianni Bottalico. “Credo che il popolo greco abbia pensato in questo momento seriamente alla sua situazione, ma esprime anche la situazione che c’è in altri paesi. Non si possono esporre alla povertà soltanto per essere subalterni alle questioni della finanza. Quindi credo che la politica debba riprendere le redini di una situazione complessiva, perché oggi è la Grecia, domani sarà il Portogallo, la Spagna, l’Italia, con il rischio che si diffonda in altri parti. Quindi credo vada fatta una riflessione politica all’interno dell’Europa, con una scala di valori diversa da quella da cui siamo stati abituati fino ad oggi.”
Su twitter l’Africa che nessuno mostra
#TheAfricaTheMediaNeverShowsYou (l’Africa che i media non ti mostrano) è l’hashtag lanciato da un gruppo di professionisti africani per combattere i luoghi comuni sul continente nero.
Secondo i promotori della campagna, i media tradizionali parlano di Africa solo per raccontare tragedie umanitarie, povertà e catastrofi: l’obiettivo è invece quello di cambiare le carte in tavola, proponendo un racconto positivo di tutto quello che di bello c’è da scoprire.
Spiagge incontaminate, antiche moschee, campus universitari, ospedali ultra-moderni, ma anche moda, architettura e arte: twitter è diventato in poco tempo una nuova cassa di risonanza per conoscere un volto inedito dell’Africa.
L’hashtag è stato finora utilizzato per circa 45.000 tweet.




