2600 morti e mezzo milione di rifugiati. Sono questi i numeri drammatici del conflitto ucraino, ancora lontano dalla parola fine. Amnesty International denuncia le responsabilità, chiedendo l’apertura di un’inchiesta per diversi tipi di violazione e bombardamenti indiscriminati per i quali le due le fazioni possono essere accusate di crimini di guerra.
Latte materno: in Brasile un sistema virtuoso
Il sistema brasiliano delle banche del latte materno rappresenta un modello per tutto il mondo.
Il paese sudamericano infatti è divenuto leader mondiale in questo ambito, grazie al lavoro del chimico João Arigio Guerrade Almeida, che ha reso possibile la nascita di una rete a cui viene attribuita la riduzione di due terzi della mortalità infantile.
Il sistema è più o meno lo stesso di quello delle banche del sangue: quando una madre non può allattare al seno il suo bambino a causa di malattia, tossicodipendenza o altri problemi, la rete interviene per offrire latte gratis.
Soltanto lo scorso anno sono stati nutriti 155.000 bambini, grazie alla donazione di circa 150.000 donne.
Dal 1985, il tasso di mortalità infantile del Brasile è crollato dal 63,2 per 1.000 nati a 19,6 nel 2013 e la salute dei neonati è in crescita.
Con 214 sedi in tutto il paese, le banche del latte brasiliane sono un successo della sanità pubblica e un sistema virtuoso già esportato in 15 paesi sudamericani ed africani.
Corsa contro il tempo
Il virus dell’Ebola è ormai fuori controllo in diversi Paesi africani. Il servizio di Fabio Piccolino.
“Siamo di fronte ad una situazione senza precedenti”. Sono le parole dell’Organizzazione Mondiale della Sanità sull’epidemia di ebola che in Africa Occidentale ha finora ucciso più di 1550 persone.
Secondo Medici senza Frontiere, nessuna delle organizzazioni presenti nei paesi colpiti è in grado di avere un impatto sostanziale sulla diffusione della malattia, ed è dunque fondamentale che gli stati con una capacità di risposta ai disastri biologici, inviino immediatamente materiali e personale.
Non mancano tuttavia le posizioni ottimiste
Il presidente Usa Barack Obama ha dichiarato che gli Stati Uniti sanno come fermare il virus.
Nei giorni scorsi è intervenuto anche il presidente della Regione Lazio Zingaretti, annunciando la creazione di un siero contro la malattia, elaborato nei laboratori di Pomezia, alle porte di Roma.
“Rutas solidarias”
Il governo peruviano regala biciclette agli studenti dei villaggi rurali per permettere loro di raggiungere le scuole e combattere così l’abbandono tra i banchi. L’iniziativa sta ottenendo un grande successo: già 24mila le due ruote donate in undici regioni del Paese.
Fonte vitale
È in corso a Stoccolma la “Settimana Mondiale dell’Acqua”. Sull’importanza di questa risorsa e sulla necessità di un suo utilizzo consapevole, ascoltiamo il parere di Rosario Lembo, presidente dell’Associazione italiana Contratto Mondiale per l’acqua.
Giappone, pericolo azzardo
Il primo ministro giapponese Shinzo Abe sta pensando di rendere legale il gioco d’azzardo con l’obiettivo di rimettere in moto l’economia.
La nascita di casinò nel paese asiatico infatti potrebbe essere lo slancio di cui le finanze hanno bisogno, anche in vista delle Olimpiadi che Tokyo oganizzerà nel 2020.
Ma mentre le case di gioco sono pronte a spendere cinque miliardi di dollari per l’apertura della case da gioco, la misura potrebbe rappresentare un serio problema sociale.
Anche senza l’apertura dei casinò infatti, in Giappone ci sono oggi circa cinque milioni di persone vittime del gioco d’azzardo patologico.
Un numero destinato ad aumentare se la proposta di Abe si tramuterà in realtà.
Ancora in piazza
A tre settimane dall’uccisione del teenager afroamericano Michael Brown da parte della polizia, si respira ancora aria di tensione a Ferguson, nel Missouri, dove migliaia di persone sono scese in piazza per ricordare il ragazzo e per protestare contro gli sviluppi delle indagini che non hanno ancora accertato le responsabilità delle violenze delle forze dell’ordine.
La peggiore crisi umanitaria del mondo
È quella che si consuma in Siria, dove il numero dei profughi ha già superato i tre milioni. Il servizio è di Fabio Piccolino.
Sfida vinta. Un piccolo villaggio indiano contro un grande colosso americano
29 agosto – Un villaggio indiano ha vinto la sua battaglia contro la Coca Cola. Dopo 15 anni di proteste, gli abitanti di un piccolo paese nel nord dell’India, Mehdiganj, sono riusciti a fermare l’espansione di una fabbrica di Coca Cola, con l’accusa alla multinazionale di inquinamento del suolo, esaurimento delle risorse idriche e di accaparramento illegale della terra.
Lo scorso 25 agosto il National Green Tribunal, tribunale indiano per le cause ambientali, gli ha dato ragione. Dall’apertura della fabbrica infatti al villaggio di Mehdiganj stava diminuendo drasticamente l’acqua da bere, per cucinare e lavarsi e per irrigare i campi. E così l’Autorità Indiana per le Risorse Idriche ha respinto la richiesta di licenza della Coca Cola a causa dei danni ambientali che avrebbe provocato. Se il complesso avesse operato a pieno regime, avrebbe portato il consumo annuo da 50mila a 250mila metri cubi d’acqua. La compagnia è stata accusata inoltre di aver rilasciato sostanze inquinanti nel suolo e di contaminazione delle falde acquifere.
La sentenza del 25 agosto rappresenta un duro colpo per il colosso americano che ha già aperto 58 fabbriche in India, e che vede in questa vicenda un pericoloso precedente.
In Iraq ospedale cardiochirurgico diventa punto di accoglienza
Il drammatico esodo di profughi iracheni verso il Kurdistan sta mettendo in grave difficoltà l’attività ordinaria dell’unità di cardiochirurgia pediatrica all’interno del Centro chirurgico di Duhok, la cui costruzione è stata resa possibile anche grazie al contributo dell’associazione, la onlus che opera nei Paesi in via di sviluppo per curare le cardiopatie congenite in età pediatrica.
Su disposizione del governatorato curdo della regione, la struttura sanitaria (Hazadi Heart Center di Duhok nel Kurdistan iracheno) è stata messa a disposizione per gestire l’emergenza, come tante altre della zona. Il continuo afflusso di uomini, donne e bambini, tra cui centinaia di jazidi e musulmani sciiti in fuga dalle zone conquistate dai miliziani jihadisti dell’Isis, ha comportato inevitabilmente il blocco dei ricoveri e delle operazioni che regolarmente si svolgono presso questo centro con il coordinamento del primario di cardiochirurgia pediatrica dell’IRCCS Policlinico San Donato, professore Alessandro Frigiola, e la collaborazione di Bambini cardiopatici nel mondo, di cui il medico è fondatore e presidente.
“Le nostre missioni in Kurdistan, di cui una programmata già a settembre, sono a rischio, dal momento che la struttura di Duhok è attualmente utilizzata come centro d’accoglienza per i rifugiati, rimasti per giorni interi senza bere e mangiare. Anche i cittadini curdi, soprattutto bambini, si trovano a dover pagare per la violenza degli estremisti, venendo privati di un’unità chirurgica d’eccellenza che da anni contribuisce a dare al Paese una speranza nella cura delle cardiopatie congenite”, ha dichiarato il professor Alessandro Frigiola.
“Il nostro augurio è che la situazione sia risolta nel più breve tempo possibile” – conclude il professor Frigiola – Nel frattempo, per far fronte all’emergenza, abbiamo già provveduto a finanziare uno stage formativo di sei mesi per due giovani medici curdi, presso il nostro ospedale a San Donato, che sarà avviato all’inizio di settembre. A ciò si aggiunge anche il percorso formativo a Boston in favore di un altro medico curdo, che qui sta ultimando la sua specializzazione grazie alla borsa di studio finanziata dalla nostra onlus, con l’obiettivo di affidare a questo futuro primario le redini del reparto di Duhok già l’anno prossimo, quando, speriamo vivamente, il Paese sarà tornato alla normalità”.




