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Ai.Bi., un progetto per i minori tra Congo e Burundi


Dalla strada alla famiglia – È il nuovo progetto di cooperazione internazionale promosso da Ai.Bi. Per la cura e l’autonomia dei minori in Repubblica Democratica del Congo, Repubblica del Congo e Burundi. Ascoltiamo Francesco Elli dell’associazione.

Tra le principali attività previste figurano la sensibilizzazione comunitaria sul diritto del minore a vivere in famiglia; i percorsi di reinserimento familiare e la promozione dell’affido e dell’adozione; la regolarizzazione giuridica dei minori e il sostegno economico alle famiglie tramite attività generatrici di reddito; il supporto sanitario, nutrizionale, educativo e psico-sociale ai minori accolti nei centri partner.
Il progetto prevede inoltre l’accoglienza e la presa in carico di oltre 100 bambini nei centri FED e SODAS a Goma, con i quali Amici dei Bambini collabora da tempo, e percorsi di autonomia per 20 care leavers.
A Kinshasa sarà sviluppato un modello di sanità scolastica con screening per anemia falciforme e accompagnamento socio-sanitario, mentre in Congo Brazzaville (Repubblica del Congo) saranno promosse attività di formazione per funzionari pubblici sul tema dell’adozione e una campagna di comunicazione multilingue. Nel villaggio di Makana sarà infine attivato un programma di alfabetizzazione e formazione professionale rivolto a giovani donne vulnerabili colpite dal conflitto.
I beneficiari diretti dell’iniziativa saranno oltre 5.000, tra minori istituzionalizzati, genitori e caregiver, funzionari pubblici, operatori dei centri e cittadinanza attiva.

Con questo intervento, Ai.Bi. Amici dei Bambini ETS rinnova il proprio impegno a favore dei diritti dei minori e del diritto di ogni bambino a crescere in famiglia, promuovendo percorsi integrati di protezione, cura e autonomia in contesti ad alta vulnerabilità.

Crediti foto: FP

Flotilla, indignazione del terzo settore per le immagini di Ben Gvir


Inaccettabile – Sconcerto e preoccupazione del mondo del terzo settore italiano per le immagini del ministro israeliano Ben Gvir che mostrano abusi ai danni degli attivisti della Global Sumud Flotilla. Secondo Acli si stratta di un’offesa alla dignità umana, che definisce un atteggiamento di disprezzo verso ogni forma di dissidenza. Ieri a Roma si è svolto un sit-in di protesta a piazza Montecitorio.

Crediti foto: FP

Ddl immigrazione, protestano le organizzazioni sociali


Inclusione a rischio – L’allarme di 27 organizzazioni della società civile sul disegno di legge immigrazione. Il servizio di Giovanna Carnevale.

Non interrompere i percorsi di inclusione degli adolescenti migranti arrivati soli in Italia. È l’appello di 27 organizzazioni, tra cui ActionAid, Arci, Caritas, Oxfam e Intersos, in merito al ddl Immigrazione che inizia l’iter al Senato. Il testo intende ridurre al compimento dei 19 anni, non più 21, gli strumenti di accompagnamento nella transizione all’età adulta, completando studi, formazione e inserimento lavorativo. Questa scelta, scrivono, potrà significare, in molti casi, impedire ai ragazzi e alle ragazze di raggiungere la stabilità necessaria alla loro inclusione positiva nella società.

Crediti foto: FP

Pena di morte, nel 2025 record mondiale di esecuzioni negli ultimi quaranta anni


La mano del boia – Lo scorso anno nel mondo si è raggiunto il numero più alto di esecuzioni dal 1981: le persone giustiziate sono state 2707. Secondo la segretaria generale di Amnesty International Agnès Callamard “La pena di morte è un irreversibile affronto all’umanità guidato dalla paura e che mostra un profondo disprezzo per il diritto internazionale dei diritti umani”.

Questo allarmante record registrato nel rapporto è da imputare a pochi governi determinati a imporre il proprio potere con il terrore. Le autorità iraniane, le maggiori responsabili dell’impennata di esecuzioni, hanno messo a morte almeno 2159 persone, oltre il doppio del 2024. In Arabia Saudita le esecuzioni sono salite ad almeno 356, grazie soprattutto all’aumentato uso della pena di morte per reati di droga. In Kuwait le esecuzioni sono triplicate (da sei a 17), in Egitto quasi raddoppiate (da 13 a 23) e lo stesso è accaduto a Singapore (da nove a 17) e negli Usa (da 25 a 47).

Complessivamente, nel 2025 le esecuzioni sono cresciute del 78 per cento rispetto alle almeno 1518 del 2024. Il totale dell’anno scorso non tiene conto delle migliaia di esecuzioni che Amnesty International ritiene continuino ad aver luogo in Cina, lo stato che resta pertanto in testa alla classifica mondiale della pena di morte.

“Questo allarmante aumento nell’uso della pena di morte si deve a un piccolo, isolato gruppo di stati intenzionati a ricorrere alle esecuzioni a ogni costo nonostante la costante tendenza globale verso l’abolizione. Dall’Arabia Saudita alla Cina, dalla Corea del Nord all’Iran, dal Kuwait a Singapore, dagli Usa allo Yemen, questa vergognosa minoranza sta usando la pena di morte per instillare paura, stroncare il dissenso e mostrare la forza delle istituzioni dello stato nei confronti delle persone svantaggiate e delle comunità marginalizzate”, ha dichiarato Agnès Callamard, segretaria generale di Amnesty International.

Il ritorno di politiche altamente punitive nella “guerra alla droga” è stato il principale responsabile dell’aumento dell’uso della pena di morte: il 46 per cento delle esecuzioni note ad Amnesty International ha riguardato reati di droga, come in Arabia Saudita (240), Iran (998), Kuwait (2) e Singapore (15). I parlamenti di Algeria, Kuwait e Maldive hanno adottato norme per ampliare l’uso della pena di morte ai reati di droga.

Crediti foto: PB