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Migranti anziani, a Roma il convegno su una fragilità invisibile


Migranti ed età grande – Oggi a Roma il convegno dedicato all’invecchiamento dei migranti di prima generazione: una popolazione fragile, spesso invisibile, che richiede risposte integrate tra sanità pubblica, geriatria, medicina del lavoro e reti di prossimità. L’iniziativa è promossa da Università Cattolica, Fondazione Età Grande e Gruppo italiano salute e genere.

La fragilità di questa “minoranza nella minoranza” richiede una lettura integrata tra sanità pubblica, geriatria, medicina del lavoro e il contributo delle comunità di prossimità, capaci di accompagnamento, inclusione e sostegno concreto. L’obiettivo dell’incontro è realizzare un’occasione di riflessione, dialogo e responsabilità condivisa.
Un appuntamento pensato per riflettere, costruire buone pratiche e individuare strategie sostenibili, facendo dell’attenzione agli “ultimi” un fondamento della nostra civiltà. All’incontro interverranno, offrendo il loro contributo di riflessione e approfondimento, S.E. Monsignor Vincenzo Paglia, il Prof. Walter Malorni, il Prof. Walter Ricciardi, il Prof. Umberto Moscato, il Prof. Francesco Landi, partecipando alla discussione con esperti, rappresentanti istituzionali e con il pubblico presente. A moderare l’incontro sarà la Dott.ssa Livia Azzariti.

Cure e assistenza, una survey per migliorare i percorsi HIV


Healthy ageing – Questo il nome del progetto all’interno del quale la Lega italiana lotta all’Aids lancia la survey anonima nazionale. I risultati permetteranno di mappare i bisogni percepiti delle persone che invecchiano con HIV e saranno utilizzati per finalità scientifiche ma soprattutto per informare e migliorare i Percorsi Diagnostico-Terapeutici Assistenziali regionali dedicati alla cura.

Scuola e benessere emotivo: il progetto To-get-there a Novate Milanese


Per il benessere emotivo – Uno sportello psicologico per docenti e genitori e uno per i ragazzi della scuola secondaria di primo grado, attività per l’inclusione di bambini con disabilità. Queste sono alcune iniziative a Novate Milanese alla scuola Don Milani con il progetto To-get-there con i fondi Otto per Mille della Chiesa Valdese.

Plastica, quattro anni dopo il divieto Ue, l’Italia resta in ritardo


Mondo inquinato – Sono passati quattro anni dalla direttiva europea che vieta il commercio di alcuni prodotti in plastica monouso, ma in Italia si conferma il rifiuto più trovato su lidi e aree verdi urbane. Legambiente ha raccolto oltre 40mila rifiuti in 10 parchi e 10 spiagge della Penisola: l’80% è costituito da imballaggi, tappi, buste, bottiglie e bicchieri in plastica.

Tutela ambientale, Legambiente chiede al Governo correttivi per applicare direttiva Ue


A difesa del territorio – Per Legambiente ci sono “gravi lacune” nel decreto legislativo approvato dal governo per il recepimento della direttiva europea sulla tutela dell’ambiente: “l’Italia deve completare con più efficacia la riforma di civiltà avviata con l’introduzione nel 2015 dei delitti contro l’ambiente nel Codice penale”.

In particolare, nel provvedimento non vengono recepite le precise indicazioni della direttiva che impone agli Stati membri di adottare sanzioni adeguate, con almeno tre anni di reclusione, per l’uccisione, la distruzione, il prelievo, il possesso, la commercializzazione o l’offerta a scopi commerciali di uno o più esemplari delle specie animali o vegetali selvatiche protette o di prodotti e parti (art.3, paragrafo 2 lettere “n” e “o”). Si tratta di fenomeni criminali, diffusi anche nel nostro Paese, in cui l’Interpol denuncia da tempo gli interessi diretti della criminalità organizzata. Lo stesso discorso vale per “l’estrazione di acque superficiali o sotterranee ai sensi della direttiva 2000/60/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, se tale condotta provoca o può provocare danni rilevanti allo stato o al potenziale ecologico dei corpi idrici superficiali o allo stato quantitativo dei corpi idrici sotterranei”, sanzionata come delitto dall’art. 3, paragrafo 2, lettera “m” della direttiva, anche in questo caso con una pena massima di almeno tre anni di reclusione.

Manca all’appello anche il nuovo delitto, previsto alla lettera “p”, di “immissione o la messa a disposizione sul mercato dell’Unione o l’esportazione dal mercato dell’Unione di materie prime o prodotti pertinenti”, in violazione del regolamento europeo 2023/1115, con cui anche l’Italia è impegnata a garantire che i prodotti immessi sul mercato non siano frutto di pratiche, purtroppo diffuse di deforestazione, per cui è prevista una pena massima di almeno cinque anni di reclusione. Sempre dal punto di vista delle sanzioni, non si comprende perché sia correttamente previsto il delitto di commercializzazione di prodotto che danneggiano lo strato di ozono, con una pena da due a cinque anni di reclusione, mentre quello relativo a traffici illegali di gas florurati responsabili dell’effetto serra, per cui la direttiva stabilisce la stessa pena reclusiva, sia invece “declassificato” a reato di natura contravvenzionale, con sanzioni molto meno efficaci.

Nello schema di decreto legislativo vanno, inoltre, inserite norme specifiche per recepire quanto previsto dalla direttiva europea all’art. 15, frutto di un emendamento specifico proposto da Legambiente, che impegna gli Stati membri affinché anche le organizzazioni non governative che promuovono la protezione dell’ambiente e soddisfano i requisiti previsti dal diritto nazionale, dispongano di adeguati diritti procedurali nei procedimenti riguardanti tali reati. Si tratta di garantire quell’accesso gratuito alla giustizia, in ogni sede, che Legambiente chiede da anni per rimuovere l’ostacolo rappresentato da costi spesso insostenibili.

 

“L’Italia nel 2015, con l’approvazione della legge 68 che ha introdotto i delitti contro l’ambiente nel Codice penale – afferma Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente – ha fatto un passo in avanti fondamentale nella lotta all’ecomafia e alla criminalità ambientale. È positivo che ci sia l’impegno a recepire, nei tempi previsti la direttiva europea, prevedendo finalmente la definizione di una strategia nazionale di prevenzione e contrasto della criminalità ambientale, con risorse adeguate. Ma va fatto bene e senza lacune. Daremo come sempre il nostro contributo, con proposte concrete e attuabili”.

Giornata della Memoria, Sant’Egidio: “No fermo ad antisemitismo e razzismo”


Non dimenticare – Dire un ‘no’ fermo e forte all’antisemitismo e a ogni forma di razzismo aiuta a costruire la pace in un mondo segnato da troppe contrapposizioni, giudizi e parole che feriscono, insieme al desiderio di far prevalere la drammatica logica della forza. Lo dice la Comunità di Sant’Egidio in occasione della Giornata della Memoria che si celebra oggi.

“A 81 anni dalla liberazione del campo di sterminio di Auschwitz-Birkenau, il Giorno della Memoria – che si celebra domani 27 gennaio – ci invita ad una profonda riflessione su quello che è stato il più grande crimine della storia. Prima di tutto a partire dal tempo che viviamo, attraversato da innumerevoli conflitti e uno scenario internazionale per molti versi inquietante. Proprio perché fu la guerra, insieme all’indebolimento delle democrazie europee, nella prima parte del Novecento, a creare le premesse della Shoah. Dire un ‘no’ fermo e forte all’antisemitismo e a ogni forma di razzismo aiuta a costruire la pace in un mondo segnato da troppe contrapposizioni, giudizi e parole che feriscono, insieme al desiderio di far prevalere la drammatica logica della forza”. Lo afferma, in una nota, la Comunità di Sant’Egidio alla vigilia del Giorno della Memoria. “In particolare l’Europa, continente dove si consumò la tragedia e, dopo, la costruzione della pace, sia unita e capace di prendere le distanze, con fermezza, da ogni forma di antisemitismo e di razzismo presenti non solo nella società ma anche, ormai in modo esplicito, in alcune formazioni politiche”, l’auspicio di Sant’Egidio, secondo cui “mentre i testimoni diretti vanno sempre più scomparendo, la memoria della Shoah deve continuare a permeare la coscienza del mondo contemporaneo attraverso le nuove generazione affinché le premesse di quel che è successo nella prima metà del Novecento non si ripresentino più”. “Perché l’antisemitismo – ammonisce Sant’Egidio – non riguarda solo gli ebrei: minaccia, insieme ad ogni forma di razzismo, ogni cittadino mettendo in discussione le basi del vivere insieme e della pace”.