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Legambiente: smog in calo nelle città, ma i limiti restano lontani


Mal Aria – Il nuovo report di Legambiente fa il punto sulla qualità dell’aria nei capoluoghi di provincia italiani. Il servizio di Anna Monterubbianesi.

Nel 2025 cala lo smog nelle città italiane, ma non abbastanza. Secondo il report “Mal’Aria di città 2026” di Legambiente, scendono a 13 i capoluoghi che superano i limiti giornalieri di PM10, contro i 25 dell’anno precedente. Un segnale positivo, ma ancora fragile. Con i nuovi limiti europei in vigore dal 2030, oggi oltre la metà delle città sarebbe fuorilegge per le polveri sottili. Legambiente chiede di rafforzare le politiche per la qualità dell’aria, intervenendo su tutte le principali fonti emissive, garantendo più risorse e interventi strutturali su mobilità, riscaldamento e industria, soprattutto nel bacino padano.

Le proposte di Legambiente

Per invertire la rotta e raggiungere gli obiettivi europei del 2030, Legambiente chiede interventi strutturali su sei ambiti prioritari:

·      Mobilità sostenibile: Accelerare gli investimenti nel trasporto pubblico locale e regionale, estendere le zone a traffico limitato e a basse emissioni, espandere le reti ciclo-pedonali e diffondere la “Città 30” per aumentare la sicurezza stradale e ridurre le emissioni.

·      Riscaldamento ed edifici: Istituire Low Emission Zone specifiche per il riscaldamento, superare progressivamente l’uso della biomassa nei territori più critici, vietare caldaie inquinanti nelle aree più esposte e avviare programmi di riqualificazione energetica degli edifici.

·      Riduzione Emissioni Industriali: Servono dei piani di bonifica per i siti inquinati e restrizioni severe per gli impianti industriali in aree urbane, con diniego di autorizzazioni per l’upgrading di impianti obsoleti.

·      Agricoltura e allevamenti: Ridurre l’intensità di allevamento nelle aree in cui il numero di capi è eccessivo, come la Pianura Padana, rafforzare le buone pratiche agricole sullo spandimento dei liquami, incentivare gli investimenti per l’abbattimento delle emissioni di ammoniaca e vietare le combustioni agricole all’aperto.

·      Risorse e coordinamento: Ripristinare immediatamente i fondi previsti dal decreto MASE del luglio 2024, garantire risorse certe e continuative, considerare la qualità dell’aria come una priorità nazionale non più rinviabile e assicurare un coordinamento efficace tra Stato, Regioni e Comuni.

·      Monitoraggio: Aggiornare la rete territoriale delle centraline di monitoraggio per coprire anche aree oggi sguarnite e attivare un sistema sensoristico per inquinanti come metano e ammoniaca, che esalano dagli allevamenti e fungono da precursori nella formazione di polveri sottili e ozono.

Migranti anziani, a Roma il convegno su una fragilità invisibile


Migranti ed età grande – Oggi a Roma il convegno dedicato all’invecchiamento dei migranti di prima generazione: una popolazione fragile, spesso invisibile, che richiede risposte integrate tra sanità pubblica, geriatria, medicina del lavoro e reti di prossimità. L’iniziativa è promossa da Università Cattolica, Fondazione Età Grande e Gruppo italiano salute e genere.

La fragilità di questa “minoranza nella minoranza” richiede una lettura integrata tra sanità pubblica, geriatria, medicina del lavoro e il contributo delle comunità di prossimità, capaci di accompagnamento, inclusione e sostegno concreto. L’obiettivo dell’incontro è realizzare un’occasione di riflessione, dialogo e responsabilità condivisa.
Un appuntamento pensato per riflettere, costruire buone pratiche e individuare strategie sostenibili, facendo dell’attenzione agli “ultimi” un fondamento della nostra civiltà. All’incontro interverranno, offrendo il loro contributo di riflessione e approfondimento, S.E. Monsignor Vincenzo Paglia, il Prof. Walter Malorni, il Prof. Walter Ricciardi, il Prof. Umberto Moscato, il Prof. Francesco Landi, partecipando alla discussione con esperti, rappresentanti istituzionali e con il pubblico presente. A moderare l’incontro sarà la Dott.ssa Livia Azzariti.

Cure e assistenza, una survey per migliorare i percorsi HIV


Healthy ageing – Questo il nome del progetto all’interno del quale la Lega italiana lotta all’Aids lancia la survey anonima nazionale. I risultati permetteranno di mappare i bisogni percepiti delle persone che invecchiano con HIV e saranno utilizzati per finalità scientifiche ma soprattutto per informare e migliorare i Percorsi Diagnostico-Terapeutici Assistenziali regionali dedicati alla cura.

Scuola e benessere emotivo: il progetto To-get-there a Novate Milanese


Per il benessere emotivo – Uno sportello psicologico per docenti e genitori e uno per i ragazzi della scuola secondaria di primo grado, attività per l’inclusione di bambini con disabilità. Queste sono alcune iniziative a Novate Milanese alla scuola Don Milani con il progetto To-get-there con i fondi Otto per Mille della Chiesa Valdese.

Plastica, quattro anni dopo il divieto Ue, l’Italia resta in ritardo


Mondo inquinato – Sono passati quattro anni dalla direttiva europea che vieta il commercio di alcuni prodotti in plastica monouso, ma in Italia si conferma il rifiuto più trovato su lidi e aree verdi urbane. Legambiente ha raccolto oltre 40mila rifiuti in 10 parchi e 10 spiagge della Penisola: l’80% è costituito da imballaggi, tappi, buste, bottiglie e bicchieri in plastica.

Tutela ambientale, Legambiente chiede al Governo correttivi per applicare direttiva Ue


A difesa del territorio – Per Legambiente ci sono “gravi lacune” nel decreto legislativo approvato dal governo per il recepimento della direttiva europea sulla tutela dell’ambiente: “l’Italia deve completare con più efficacia la riforma di civiltà avviata con l’introduzione nel 2015 dei delitti contro l’ambiente nel Codice penale”.

In particolare, nel provvedimento non vengono recepite le precise indicazioni della direttiva che impone agli Stati membri di adottare sanzioni adeguate, con almeno tre anni di reclusione, per l’uccisione, la distruzione, il prelievo, il possesso, la commercializzazione o l’offerta a scopi commerciali di uno o più esemplari delle specie animali o vegetali selvatiche protette o di prodotti e parti (art.3, paragrafo 2 lettere “n” e “o”). Si tratta di fenomeni criminali, diffusi anche nel nostro Paese, in cui l’Interpol denuncia da tempo gli interessi diretti della criminalità organizzata. Lo stesso discorso vale per “l’estrazione di acque superficiali o sotterranee ai sensi della direttiva 2000/60/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, se tale condotta provoca o può provocare danni rilevanti allo stato o al potenziale ecologico dei corpi idrici superficiali o allo stato quantitativo dei corpi idrici sotterranei”, sanzionata come delitto dall’art. 3, paragrafo 2, lettera “m” della direttiva, anche in questo caso con una pena massima di almeno tre anni di reclusione.

Manca all’appello anche il nuovo delitto, previsto alla lettera “p”, di “immissione o la messa a disposizione sul mercato dell’Unione o l’esportazione dal mercato dell’Unione di materie prime o prodotti pertinenti”, in violazione del regolamento europeo 2023/1115, con cui anche l’Italia è impegnata a garantire che i prodotti immessi sul mercato non siano frutto di pratiche, purtroppo diffuse di deforestazione, per cui è prevista una pena massima di almeno cinque anni di reclusione. Sempre dal punto di vista delle sanzioni, non si comprende perché sia correttamente previsto il delitto di commercializzazione di prodotto che danneggiano lo strato di ozono, con una pena da due a cinque anni di reclusione, mentre quello relativo a traffici illegali di gas florurati responsabili dell’effetto serra, per cui la direttiva stabilisce la stessa pena reclusiva, sia invece “declassificato” a reato di natura contravvenzionale, con sanzioni molto meno efficaci.

Nello schema di decreto legislativo vanno, inoltre, inserite norme specifiche per recepire quanto previsto dalla direttiva europea all’art. 15, frutto di un emendamento specifico proposto da Legambiente, che impegna gli Stati membri affinché anche le organizzazioni non governative che promuovono la protezione dell’ambiente e soddisfano i requisiti previsti dal diritto nazionale, dispongano di adeguati diritti procedurali nei procedimenti riguardanti tali reati. Si tratta di garantire quell’accesso gratuito alla giustizia, in ogni sede, che Legambiente chiede da anni per rimuovere l’ostacolo rappresentato da costi spesso insostenibili.

 

“L’Italia nel 2015, con l’approvazione della legge 68 che ha introdotto i delitti contro l’ambiente nel Codice penale – afferma Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente – ha fatto un passo in avanti fondamentale nella lotta all’ecomafia e alla criminalità ambientale. È positivo che ci sia l’impegno a recepire, nei tempi previsti la direttiva europea, prevedendo finalmente la definizione di una strategia nazionale di prevenzione e contrasto della criminalità ambientale, con risorse adeguate. Ma va fatto bene e senza lacune. Daremo come sempre il nostro contributo, con proposte concrete e attuabili”.