Valore sociale – Oggi a Roma viene consegnato a Julio Velasco, commissario tecnico della nazionale femminile di pallavolo, il Premio “Sport e Diritti Umani 2026”; menzione speciale per la Palestra Popolare Quarticciolo. Interverranno diverse personalità del mondo dello sport, delle istituzioni e dei diritti umani.
La cerimonia di conferimento del Premio e Menzione Speciale “Sport e Diritti Umani 2026” si terrà il 23 marzo alle 11:30 presso l’Università degli studi di Roma “Foro Italico”. Il Premio sarà assegnato a Julio Velasco, commissario tecnico della nazionale femminile di pallavolo.
La Menzione Speciale andrà all’ASD Palestra Popolare Quarticciolo.
Interverranno diverse personalità del mondo dello sport, delle istituzioni e dei diritti umani.
Intervengono: Massimo Sacchetti, Rettore dell’Università degli studi di Roma “Foro Italico”; Julio Velasco, commissario tecnico della nazionale femminile di pallavolo; Emanuele Agati, boxing coach della ASD Palestra Popolare Quarticciolo di Roma; Ileana Bello, direttrice di Amnesty International Italia; Riccardo Cucchi, presidente della giuria del premio “Sport e diritti umani”; Vittorio Di Trapani, presidente della Federazione nazionale della stampa italiana; Luca Musumeci, presidente di Sport4Society; Valerio Piccioni, ideatore e organizzatore de “La corsa di Miguel”; Irma Testa, prima medaglia olimpica italiana nel pugilato femminile (videomessaggio)
AiCS rilancia Corritalia, la corsa nazionale diffusa
Sport – Torna domenica il Corritalia, la podistica nazionale diffusa promossa da AiCS. Sentiamo il presidente Bruno Molea.
Rivincita Venezuela: 3-2 agli Usa, titolo storico nel World Baseball
Una vera rivincita – Il Venezuela ha battuto gli Stati Uniti per 3 a 2 nel World Baseball Classic. Una sconfitta dolorosa per gli Usa, che perde per la seconda volta consecutiva la finale dopo quella del 2023, con il Giappone.
“Ricomincio da me”, sport e inclusione per i giovani in provincia di Enna
“Ricomincio da me” – Con il progetto su spazi civici e sport inclusivo, oltre 120 giovani italiani e stranieri hanno partecipato, in provincia di Enna, ad attività sportive, formative e di educazione alimentare. Un’iniziativa di aggregazione che ha restituito alla cittadinanza spazi inutilizzati.
Paralimpiadi Milano-Cortina, record di atlete ma solo cinque italiane
Record fragile – Milano-Cortina 2026 ha segnato un record di partecipazione femminile alle Paralimpiadi, con 160 atlete in gara. Ma tra queste le italiane sono appena cinque: un dato che racconta quanto il cammino dello sport femminile paralimpico nel nostro Paese sia ancora lungo.
Sci e inclusione, aumentano gli istruttori per persone con disabilità
Insieme sugli sci. Sta aumentando il numero di istruttori di sci alpino, di fondo e snowboard che, dopo aver frequentato la formazione base, si specializza per accompagnare persone con disabilità. Sono 1.100 e rappresentano il 7% del totale.
Premi olimpici e paralimpici: il nodo dell’inclusione
Non è tutto oro – A Milano-Cortina 2026 il peso delle medaglie non è uguale per tutti gli atleti. Il servizio di Elena Fiorani.
Domenica si chiudono i Giochi Paralimpici invernali, a parte l’entusiasmo per le vittorie e la partecipazione, rimangono questioni aperte, tra cui il vero spirito inclusivo. Che sembra essere messo in discussione anche dai premi stessi. Infatti, chi conquista l’oro alle Paralimpiadi porta a casa 80mila euro in meno rispetto a un collega olimpico. Un divario che, considerando i costi spesso elevati della preparazione paralimpica, pesa ancora di più. A livello fiscale la parità è già realtà: infatti, tutti i premi olimpici sono esentasse: la sfida aperta rimane quella della cifra lorda. Mentre l’Italia procede a passi graduali, gli Stati Uniti hanno unificato i premi nel 2019 mentre Francia e Australia lo hanno fatto in occasione di Parigi 2024.
Sport e inclusione: a Roma una scuola calcio gratuita per ragazzi dai 7 ai 14 anni
Sport e solidarietà – A Roma è nata la scuola calcio completamente gratuita, per permettere ai bambini tra i 7 e i 14 anni con famiglie in condizioni economiche complicate o difficoltà sociali, di fare sport. L’iniziativa è partita da un’idea di Renato Miele, ex calciatore della Lazio. Per iniziare parteciperanno 20 bambini e bambine, non solo romani, che parteciperanno a test, esercizi classici e giochi.
Una scuola calcio, completamente gratuita, per permettere ai bambini tra i 7 e i 14 anni con famiglie in condizioni economiche complicate o difficoltà sociali di fare sport. Da un’idea di Renato Miele, ex calciatore della Lazio e avvocato cassazionista del foro di Roma, nasce il nuovo progetto della Asd Vigor Mellis, con il sostegno del Comune di Roma, che vuole “andare incontro a tutte quelle famiglie che non si possono permettere di pagare una scuola calcio.
Ci rivolgiamo a tutti quei bambini che sono nelle case famiglia per ragioni di carattere sociale, o con difficoltà dovute magari a genitori che hanno problemi con la legge e che, essendo esclusi dalle scuole calcio classiche con l’obbligo del pagamento, non possono partecipare. E anche di allargare l’orizzonte dei futuri atleti”, le parole di Renato Miele.
Parteciperanno al progetto 20 tra bambini e bambine (tra loro anche un palestinese) ucraini, di origine ecuadoregna e peruviana oltre che romani, che saranno guidati nelle sedute tecnico-pratiche tra test, esercizi classici e tanto divertimento. Le sedute tecnico-pratiche inizieranno domani presso il campo sportivo “V. Angelucci” a Roma, e saranno guidate dal direttore tecnico Pietro Ghedin, compagno di Miele alla Lazio e vice allenatore dell’Italia con Trapattoni, che ha sottolineato di voler allenare i “bambini con lo stesso entusiasmo con cui ho allenato la nazionale italiana di calcio e la nazionale di Malta”. In qualità di istruttori ci saranno volti noti del calcio come Bruno Giordano, Odoacre Chierico, Sergio Brio, Giancarlo Oddi, Nando Orsi, Franco Cordova, Michele Sulfaro, Stefano Mauri e tanti altri ancora. “Se questo esperimento riuscirà si potrà pensare in futuro ad un’organizzazione vera e propria di una scuola calcio, ma sempre a disposizione di quei bambini che non possono permettersi di pagare”, conclude Miele.
L’Australia concede asilo a cinque calciatrici della nazionale iraniana
Un silenzio che fa rumore – L’Australia ha concesso asilo a cinque giocatrici della nazionale di calcio dell’Iran in trasferta nel Paese per la Coppa d’Asia, nel timore di subire persecuzioni in patria. La squadra, inclusa l’allenatrice, si era rifiutata di cantare in dissenso con il regime iraniano e la TV di stato iraniana le aveva definite “traditrici” invocando severità in tempo di guerra.
Il 2 marzo il “rumoroso” silenzio durante una partita di Coppa d’Asia, in Australia. Poi il saluto militare nella partita successiva, forse dopo pressioni del regime. Cinque atlete avevano lasciato il ritiro per chiedere asilo politico
L’Australia ha concesso asilo a cinque giocatrici di calcio femminile dell’Iran in trasferta nel Paese per la Coppa d’Asia, nel timore di subire persecuzioni in patria per non aver cantato l’inno nazionale prima di una partita. Lo ha affermato il ministro degli Interni Tony Burke.
La protesta “silenziosa” era avvenuta il 2 marzo scorso prima della partita inaugurale del torneo, persa 3-0 contro la Corea del Sud al Cbus Super Stadium (o Gold Coast Stadium) nel Queensland.
Cinque delle atlete sono fuggite dall’hotel della squadra sulla Gold Coast australiana durante la notte, rifugiandosi in un “luogo sicuro” mentre presentavano la loro richiesta di asilo, ha raccontato Burke ai giornalisti. “Sono state trasferite in un luogo sicuro dalla polizia australiana. Ieri sera ho firmato le loro richieste di visto umanitario”, ha aggiunto. “Sono benvenute in Australia, qui sono al sicuro e dovrebbero sentirsi a casa”.
La squadra, inclusa l’allenatrice Marziyeh Jafari, ha rifiutato di cantare come forma di dissenso contro il regime iraniano. Un gesto simile a precedenti proteste come quella della nazionale maschile ai Mondiali 2022. La TV di stato iraniana ha reagito duramente, definendole “traditrici”, parlando di “colmo del disonore” e invocando severità in tempo di guerra.
Ieri una folla di manifestanti contro il regime iraniano, aveva circondato il bus delle calciatrici per sostenere la loro protesta.
Amnesty International ha avvertito che le atlete potrebbero correre rischi se tornassero in Iran: “non è chiaro quale tipo di punizione potrebbero subire”, hanno detto.
Reza Pahlavi, figlio dell’ultimo scià dell’Iran, aveva invitato l’Australia a garantire sicurezza alla squadra. Ha pubblicato sui social le immagini di cinque giocatrici – Fatemeh Pasandideh, Zahra Ghanbari, Zahra Sarbali, Atefeh Ramazanzadeh e Mona Hamoudi – che hanno lasciato il ritiro della squadra e hanno fatto domanda di protezione come rifugiate politiche.
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Tra le voci più note c’è quella della scrittrice J.K. Rowling, che sui social ha scritto: “Please, protect these young women”, ha scritto taggando la Fifa.
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In precedenza, il sindacato dei giocatori FIFPRO aveva invitato la Confederazione calcistica asiatica (AFC) e la Fifa a rispettare i propri obblighi in materia di diritti umani e ad adottare tutte le misure necessarie per garantire la sicurezza della squadra iraniana.
“Queste dichiarazioni accrescono notevolmente le preoccupazioni per la sicurezza dei giocatori qualora dovessero tornare in Iran dopo il torneo”, aveva affermato la FIFPRO Asia/Oceania. Da qui l’invito ad “AFC e FIFA a collaborare urgentemente con la Federazione calcistica iraniana, il governo australiano e tutte le altre autorità competenti per garantire che venga fatto ogni sforzo per proteggere la sicurezza dei giocatori”.
Sport e genere: una donna su due teme le strutture sportive
Paura di fare sport – ActionAid ha presentato i nuovi dati della ricerca “Perché non accada” che analizza la presenza di stereotipi e discriminazioni di genere nell’ambito sportivo. Una donna su due ha avuto paura a frequentare strutture sportive, il 31% delle persone ritiene esistano discipline “più adatte” agli uomini o alle donne portando una persona su 5 a rinunciare a praticare uno sport associato all’altro genere.
Secondo lo studio, una donna su due dichiara di aver avuto paura a frequentare strutture sportive e una su tre non frequenta palestre o centri (contro il 24,6% degli uomini). Il divario aumenta negli stadi e nei palazzetti: il 43,9% degli uomini si dichiara sempre a proprio agio, rispetto al 28,1% delle donne. Il 46,8% delle donne non frequenta affatto questi spazi, percentuale che sale al 53% tra le donne non eterosessuali.
Sussistono barriere culturali: il 31% delle persone ritiene esistano discipline “più adatte” agli uomini o alle donne (convinzione radicata in un uomo su tre e in una donna su quattro). Tali percezioni hanno portato una persona su cinque a rinunciare almeno una volta a praticare uno sport associato all’altro genere. Il 27,7% degli italiani considera lo sport maschile più prestigioso; un dato che trova riscontro anche nelle generazioni più giovani (42,9% nella Gen Z e 39,3% tra i Millennials). Il rapporto quantifica l’impatto economico e culturale di queste dinamiche in 67 miliardi di euro l’anno, pari al 3,1% del Pil italiano.
Katia Scannavini, Co-segretaria Generale di ActionAid Italia, ha commentato i risultati sottolineando come lo sport sia segnato da «paura e insicurezza da parte delle donne, autoesclusione e svalutazione delle discipline femminili». Scannavini ha aggiunto che gli organi di governo sportivo devono adottare risorse per contrastare la violenza maschile e che lo sport deve essere incluso nella «prevenzione primaria dei Piani antiviolenza».
La mostra Mupa sarà ospitata alla Fabbrica del Vapore dal 7 al 21 marzo (chiusura lunedì 9 marzo per lo sciopero nazionale di Non Una di Meno). L’esposizione comprende 27 opere, tra cui cimeli e installazioni interattive. L’apertura al pubblico è fissata per il 7 marzo alle ore 18.00 con un reading dell’attrice Giulia Maino e la partecipazione della cantante Rachele Bastreghi. Il programma prevede attività gratuite in collaborazione con centri antiviolenza.
Il valore della partecipazione sportiva nella prevenzione
I recenti dati che evidenziano una diffusa percezione di insicurezza e disagio nelle donne che frequentano strutture sportive pongono una questione rilevante per la salute pubblica. La medicina interna considera l’attività fisica non solo un passatempo, ma un vero e proprio strumento terapeutico e preventivo. Quando una quota significativa della popolazione riduce o abbandona la pratica motoria a causa di barriere ambientali o psicologiche, si verifica un impatto diretto sul profilo di rischio sanitario generale.
Conseguenze cliniche dell’inattività fisica
Dal punto di vista fisiologico, la rinuncia allo sport per timore o percezione di inadeguatezza contribuisce all’incremento della sedentarietà, un fattore di rischio primario per numerose patologie. La mancanza di esercizio regolare è strettamente correlata all’aumento delle malattie cardiovascolari, alle alterazioni del metabolismo glucidico e all’obesità. Nelle donne, in particolare, l’attività fisica costante svolge un ruolo cruciale nella prevenzione dell’osteoporosi e nel supporto al sistema endocrino durante le diverse fasi della vita.
Miti biologici e realtà dell’allenamento
Il dibattito sulla presunta esistenza di sport più adatti a un genere rispetto a un altro non trova alcun riscontro nel consenso clinico moderno. Sebbene esistano differenze biometriche e ormonali medie tra i sessi, i benefici sistemici dello sport sono universali. L’allenamento della forza, spesso erroneamente considerato più maschile, è fondamentale per la salute delle ossa e per il mantenimento della massa magra nella donna. Al contrario, limitare le scelte sportive basandosi su stereotipi culturali priva le persone di stimoli fisici necessari per una salute completa.
Sicurezza ambientale come fattore di benessere
La percezione di insicurezza negli spazi pubblici, inclusi palazzetti e stadi, agisce come un determinante sociale della salute. Il sentirsi a disagio o minacciati innesca risposte neuroendocrine legate allo stress, come l’aumento dei livelli di cortisolo, che possono influenzare negativamente il benessere psicofisico a lungo termine. Un ambiente sportivo che garantisce sicurezza e inclusività non risponde solo a un’esigenza di equità, ma agisce come un presidio di medicina preventiva, facilitando l’adesione costante a stili di vita sani.
Sport come strumento di salute pubblica
Integrare la prevenzione della violenza e il superamento degli stereotipi all’interno della gestione delle strutture sportive è un passo necessario per la tutela della salute collettiva. Quando il contesto sociale scoraggia la partecipazione, la medicina perde uno dei suoi alleati più potenti: l’esercizio fisico come prevenzione primaria. Promuovere spazi sicuri significa abbattere quegli ostacoli invisibili che impediscono il raggiungimento degli obiettivi di salute minimi raccomandati per la popolazione femminile, migliorando la qualità della vita dell’intera comunità.




