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Cisgiordania, salvo il campo di calcio di Aida grazie all’intervento di Uefa e Fifa


Divieto di gioco – Il campo di calcio di Aida, in Cisgiordania, è salvo.  Le autorità israeliane che occupano la regione vorrebbero demolirlo perché vicino alla recinzione che delimita la loro base, ma il pericolo è per ora scongiurato grazie all’intervento di Uefa e Fifa. Il campo rappresenta uno dei pochi spazi ricreativi per i giovani del posto.

Le autorità israeliane che occupano la regione, formalmente in territorio palestinese, vogliono demolire un’area di 2.000 metri quadrati che comprende anche un rettangolo di gioco, unico spazio ricreativo per avviare i giovani allo sport e identificare il talento. Il motivo? È vicino alla recinzione che delimita la loro base. L’intervento di Čeferin e Infantino ha evitato il peggio. Per il momento

È salvo, per il momento, il campetto da calcio del campo profughi di Aida, in Cisgiordania. Da giorni era minacciato di demolizione da parte delle autorità israeliane che occupano la regione ma, in seguito agli interventi della Uefa e della Fifa, l’Idf ha deciso di sospendere il progetto. Il presidente della Uefa Aleksander Čeferin ha fatto pressioni sulla Federcalcio israeliana per fermare la demolizione, mentre il capo della Fifa Gianni Infantino è intervenuto presso il governo svizzero, che in seguito ha contattato il proprio ambasciatore in Israele.

Il campetto sorge su un’area di appena 2.000 metri quadrati, usata essenzialmente da squadre di bambini e bambine della zona, ma che rappresenta qualcosa di più di un semplice spazio dedicato allo sport. «È una via d’accesso al calcio organizzato per tanti giovani, che altrimenti avrebbero possibilità molto limitate», spiega Dima Said, ex calciatrice della Nazionale femminile palestinese e oggi portavoce della Federcalcio.

Sebbene non coinvolta direttamente nella questione del campo da calcio di Aida, la Federazione collabora da tempo con le istituzioni locali per tutelare e sviluppare quella che è ormai una parte fondamentale dell’ecosistema calcistico in Palestina.

L’Aida Youth Center, che gestisce il campo sportivo, aveva ricevuto l’ordine di demolizione da parte della autorità israeliane lo scorso 3 novembre. Ci troviamo appena 2 chilometri più a nord di Betlemme, ma proprio accanto all’impianto da calcio sorge la recinzione che delimita l’area di controllo dell’esercito israeliano – che i palestinesi chiamano “il muro dell’apartheid” – presso cui è situato il Checkpoint 300.

Il campo profughi di Aida è stato creato dall’Onu nel 1950 per ospitare 1.200 persone sopravvissute alla Nakba, ma quasi 80 anni dopo è diventato una struttura di fatto permanente, al cui interno vivono 5.500 individui. «I bambini crescono in un clima di costante paura, violenza e privazione», denuncia l’Aida Youth Center, sottolineando che il campo da calcio rappresenta uno dei pochi spazi ricreativi per i giovani del posto.

È stato costruito a partire dal 2018 su un terreno offerto al Patriarcato armeno di Gerusalemme, e attualmente comprende anche bagni, spogliatoi e spalti: grazie alle associazioni che operano nel campo, come l’AOD Football Academy (che esiste dal 1968), offre una struttura per giocare e allenarsi regolarmente a 250 bambini e bambine.

In seguito, però, è diventato un bersaglio dell’esercito israeliano, sebbene nessuna contestazione fosse stata sollevata al momento della costruzione. Parte del terreno originario è stata requisita per edificare il muro che circonda la base dell’Idf, le cui torri di guardia ora incombono sul campetto. In questi anni, i soldati hanno spesso interrotto partite e allenamenti tramite incursioni e lanci di lacrimogeni. Nell’autunno del 2023, queste operazioni hanno costretto a bloccare le attività del Lajee Celtic, la scuola calcio fondata nel 2016 da alcuni esponenti della Green Brigade, la tifoseria del Celtic di Glasgow da sempre attiva a supporto della causa palestinese.

«Distruggere i sogni dei bambini»
Nonostante queste difficoltà, il campo sportivo di Aida è riuscito a formare alcuni giocatori che sono arrivati a competere nella prima divisione palestinese e a giocare nelle selezioni nazionali. Tre allieve dell’AOD Football Academy hanno fatto parte della Nazionale Under-14 che lo scorso dicembre ha raggiunto il terzo posto al torneo giovanile dell’Asia Occidentale.

In un tessuto territoriale frammentato come quello palestinese, diviso dai checkpoint e composto da ben 19 campi profughi nella sola Cisgiordania, i campi sportivi comunitari come quello di Aida sono fondamentali per avviare i giovani allo sport e per identificare il talento, oltre che per offrire opportunità ricreative. «Perdere questa struttura distruggerebbe questo percorso nelle sue fasi iniziali, oltre ad avere ricadute negative a livello educativo, d’inclusione sociale e di salvaguardia delle giovani generazioni», chiarisce Said.
«Significa distruggere sogni dei bambini e uno dei pochi spazi all’aria aperta in cui possono giocare», aggiunge Shiraz Omar, portavoce del Lajee Center, un’associazione culturale presente dal 2000 ad Aida. Il 31 dicembre scorso, le autorità israeliane hanno comunicato che il campo sarebbe stato demolito nel giro di una settimana, così la comunità locale si è attivata lanciando una petizione sulla piattaforma online Avaaz, superando presto le 300.000 firme.

Il 12 gennaio, le autorità israeliane avevano rinviato di una settimana la demolizione della struttura. Il giorno seguente la campagna per salvare il campo di Aida è arrivata anche in Italia, con numerosi club sportivi popolari che hanno pubblicato sui propri social un comunicato in difesa dell’impianto, invitando le persone a firmare e diffondere la petizione.

Lunedì alcuni attivisti hanno anche protestato sotto gli uffici della Figc a Roma. A queste iniziative ha collaborato il collettivo Calcio&Rivoluzione, già impegnato nei mesi scorsi nel coordinamento italiano della campagna internazionale Show Israel the red card e nell’organizzazione del corteo di Udine contro Italia-Israele.

Sport e parità, Olimpiadi Milano-Cortina verso un nuovo equilibrio di genere


Una montagna da scalare – Le prossime Olimpiadi segneranno un punto di svolta con il 47% delle quote riservato alle atlete, 50 eventi femminili su 116: le donne rappresentano il 45% del team dirigenziale senior e il 48% della forza lavoro del Comitato Organizzatore.

Quando, nel 1924, le donne parteciparono per la prima volta ai Giochi Olimpici Invernali rappresentavano solo il 4,3% degli atleti. Allora le sportive gareggiavano in una sola disciplina: il pattinaggio di figura. Anche a St. Moritz 1948 la disparità era ancora evidente con le atlete ferme all’11,5 per cento per poi salire, a Cortina 1956, al 16%. Da allora, lentamente, molte cose sono cambiate, pian piano sempre più discipline invernali sono state aperte anche alle donne: nel 1998 è stato introdotto l’hockey su ghiaccio femminile a Nagano, poi il bob femminile a Salt Lake City nel 2002.

Avanti veloce di altri 24 anni e oggi il Comitato Olimpico parla di Milano Cortina 2026 come dei Giochi Olimpici Invernali con il maggiore equilibrio di genere della storia. Le prossime Olimpiadi segneranno un punto di svolta con il 47% delle quote riservato alle atlete per un totale di 1360 sportive su circa 2900 partecipanti complessivi e 50 eventi femminili su 116.

Non è solo una questione di numeri, anche se le proporzioni sono importanti. Il Comitato si è assicurato di garantire al massimo l’equità, sia per quanto riguarda gli sportivi e le sportive in gara, sia a livello di leadership e volontari. Le donne rappresentano infatti il 45% del team dirigenziale senior e il 48% della forza lavoro del Comitato Organizzatore. Le candidature per i volontari riflettono allo stesso modo questa tendenza, con le donne che rappresentano il 55% delle iscrizioni.

Quello che, però, farà davvero la differenza in queste Olimpiadi, in partenza il prossimo 6 febbraio, è il programma, che introdurrà ben quattro nuove gare femminili: sci freestyle a due gobbe, slittino in doppio, salto con gli sci su trampolino e sci alpinismo sprint. In questo modo i retaggi del passato saranno ulteriormente corretti e dodici delle 16 discipline presenti, ovvero il 75%, risulteranno completamente equilibrate. A Milano Cortina, poi, cambieranno anche alcune regole per rendere le competizioni maschili e femminili più simili. Per la prima volta ai Giochi invernali, infatti, donne e uomini gareggeranno sulle stesse distanze nello sci di fondo. Altre modifiche saranno invece più lievi, ma presenti, con diverse gare femminili leggermente più lunghe e alcune gare maschili che si ridurranno leggermente per raggiungere una distanza intermedia. Lo skiathlon, ad esempio, era in precedenza lungo 15 chilometri per le donne e 30 chilometri per gli uomini, mentre entrambi i sessi ora correranno un totale di 20 chilometri.

Coppa d’Africa, festa della comunità senegalese in tutta Italia


Una festa internazionale – Da Milano a Napoli la comunità senegalese ha festeggiato nelle piazze e nelle strade la vittoria della Coppa d’Africa dopo la turbolenta finale contro il Marocco. La presenza radicata in molte città attraverso il calcio rende visibile la presenza di prime e seconde generazioni tra le più numero nel nostro Paese.

Torcia olimpica tra sport e polemiche politiche nella tappa di Varese


La torcia contestata – Continua il viaggio della torcia olimpica in vista dell’apertura delle Olimpiadi invernali il 6 febbraio. Nella tappa di Varese si sono verificate contestazioni pro Gaza “C’è un doppio standard, Alcuni atleti vengono esclusi” dicono gli attivisti presente in piazza.

La torcia olimpica arriva a Varese, contestazioni e cartelli pro Palestina: Contestazioni a Varese durante il passaggio della torcia Olimpica per le strade della città nella serata di mercoledì 14 gennaio. “C’è un doppio standard in queste olimpiadi. Alcuni atleti vengono esclusi, altri no e questa è una cosa che non riteniamo accettabile” ha detto un attivista presente in piazza, alzando un cartello a sostegno del popolo palestinese. “Qui si gioca, in Palestina si muore“, recita invece un altro cartello.

Torna la Corsa di Miguel: tre distanze e una novità per i più giovani


Miguel corre a Roma. Domenica 18 gennaio torna la Corsa di Miguel: gli organizzatori sperano di superare quota 14mila iscritti. Il servizio di Elena Fiorani.

Tre le distanze tra cui scegliere: 10 chilometri, 3 della Strantirazzismo e la novità dei 5 chilometri, “Generazione Miguel”, che ha l’obiettivo di intercettare il pubblico più giovane. Nel contenitore della Corsa di Miguel, organizzata dal Club atletico centrale, ci sono anche i 120 bambini dell’Esquilino Football Club, una delle scuole calcio simbolo della città. Partecipazione record anche per le scuole: studenti e professori degli istituti che hanno aderito al progetto formativo “la maratona insegnante di storia e di molte altre cose”, si sono iscritti gratuitamente. Domani nell’Aula Marinozzi dell’Università del Foro Italico, in programma la presentazione del libro “Empowerment per la vita: la metà del rugby femminile” con l’autrice ed ex azzurra Erika Morri.

 

Campo Lungo, il nuovo podcast di LifeGate sullo sport che cambia il mondo


Campo Lungo – È il nuovo podcast di LifeGate che racconta il mondo, i suoi cambiamenti e le sue sfaccettature attraverso storie di sport. Un punto di vista che comprende sostenibilità, inclusione, diritti, battaglie sociali e sfide impossibili.

Grandi sfide e conquiste sociali, diritti, inclusione e sostenibilità: sport non significa solo competizione, risultati e record; lo sport è anche lo specchio della nostra società, del nostro tempo e di ogni cambiamento possibile. Campo Lungo è il podcast di LifeGate che vuole raccontare lo sport allargando l’inquadratura e utilizzando un punto di vista più ampio, una prospettiva diversa, che va oltre quello che si racconta di solito: ecco perché sostenibilità, inclusione, diritti, battaglie sociali, sfide impossibili e imprese che hanno “cambiato il gioco” rappresentano il cuore della “partita”.

Campo Lungo racconta la realtà del mondo e dei suoi cambiamenti attraverso storie di sport, perché lo questo non si ferma quando finiscono le partite, ma è parte integrante della nostra società, e ne mostra sfaccettature e contraddizioni.

In ogni puntata, il giornalista Matteo Serra narra una storia che mette al centro le diverse discipline sportive come leva di cambiamento, riflettendo sulle sue connessioni profonde con il mondo che ci circonda. Che si tratti di un’atleta che rompe gli schemi, di un percorso di rinascita, un progetto sportivo che rigenera una comunità o di una manifestazione che lascia un’eredità ambientale positiva, Campo Lungo accende i riflettori dove solitamente restano spenti.

Prima puntata
Il costante innalzamento dei mari sta lentamente cancellando lo sport in molte isole del Pacifico. In questa puntata di Campo Lungo partiamo dalle Isole Marshall, dove manca lo spazio per ospitare un campo a 11 e la nazionale di calcio è costretta a traslocare… negli Stati Uniti. Approfondiamo cosa significa davvero un mare che cresce giorno dopo giorno. Ci spostiamo poi alle Fiji, dove il rugby è identità, comunità e orgoglio nazionale: cosa succede quando anche questo rischia di sparire sotto l’acqua?
Una puntata su come il clima sta cambiando il gioco, e la vita, di interi Paesi.

Seconda puntata
La questione della presenza delle atlete trans nelle competizioni sportive femminili è uno dei grandi temi dello sport moderno. Hanno dei vantaggi competitivi? è giusto che gareggino con le donne? Dovrebbero avere una categoria a parte? In questa puntata di Campo Lungo proviamo a fare il punto della situazione, spiegando quali siano le evidenze scientifiche, cosa raccontano le ricerche effettuate e quanto spesso questo tema sia affrontato da un punto di vista ideologico e politico, e non scientifico-sportivo.
Come risolvere la questione?
Una puntata che unisce sport, competizione, diritti e visione futura della società.

Arte e sport a Brindisi con il progetto “Non solo periferia” selezionato da Con i Bambini


“Non solo periferia” – Grazie al progetto selezionato da Con i bambini il Parco Buscicchio di Brindisi ha un nuovo playground, in cui arte e sport danno vita ad un’esperienza in cui convivono estetica, identità collettiva e funzione sociale. Le attività proposte sono rugby, ginnastica artistica e ritmica e pallavolo.

Stiamo parlando del playground Parco Buscicchio, nel quartiere Sant’Elia, grazie a un’azione collettiva di riqualificazione urbana e arte pubblica. Uno spazio quindi restituito alla comunità con il progetto “Non solo periferia”, selezionato da Con i bambini nell’ambito del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. E adesso, vediamo come.

Artisti, volontari, associazioni sportive, bambini e famiglie, si sono messi all’opera per rinnovare il playground, rendendolo un luogo vivo, condiviso e identitario. Anche la street art ha contribuito a rendere questo spazio un posto magico: l’intervento artistico è stato guidato da un’equipe di esperti di arte pubblica e street artist del territorio, impreziosito da simboli e colori delle quattro contrade del quartiere che partecipano al Palio Urbano di Sant’Elia.

Il coinvolgimento fondamentale di genitori e cittadini nel recupero dello spazio è uno dei frutti del progetto di Scuole aperte partecipate in rete, promosso a Brindisi e in altre 13 città italiane, selezionato da Con i bambini nell’ambito del Fondo.

“Le attività sono principalmente il rugby, la ginnastica artistica e ritmica e la pallavolo”, spiega Daniele Guadalupi, referente sport e rigenerazione urbana del progetto “No solo periferia”. Ma c’è spazio anche per calcio e basket.

Il risultato è una compagine che unisce estetica, identità collettiva e funzione sociale, uno spazio che viene vissuto quotidianamente da giovani e famiglie, diventando un nuovo simbolo di appartenenza e responsabilità non solo per il quartiere.

Tra entusiasmo, tifo e gioco di squadra, l’intervento ha contribuito profondamente a tratteggiare il nuovo volto di Parco Buscicchio e rappresenta un esempio concreto di come la rigenerazione urbana possa nascere dal basso e diventare occasione di crescita collettiva, rendendo luoghi un tempo abbandonati all’incuria simboli di bellezza e partecipazione.

Dal Guardian al Chelsea, l’allenatore Rosenior e l’impegno antirazzista


In campo contro il razzismo – Liam Rosenior, il nuovo allenatore del Chelsea, è stato editorialista del Guardian e nella primavera del 2020, pochi giorni dopo la morte di George Floyd pubblicò una lettera aperta indirizzata a Donald Trump sulla scia del movimento «Black Lives Matter». Una voce attiva contro il razzismo.

Era un editorialista sportivo, oggi allena uno dei club più famosi e ricchi d’Europa. Fino a 5 anni fa firmava i pezzi del Guardian, ora Liam Rosenior è il nuovo allenatore del Chelsea. L’ex opinionista — e non solo — è il successore di Enzo Maresca. E, almeno fino al 2032 (come da contratto), siederà sulla panchina dei Blues. Un trasferimento «interno» che di certo non è piaciuto ai tifosi dello Strasburgo: i due club, infatti, fanno parte dello stesso consorzio proprietario degli inglesi, il gruppo BlueCo. Ecco spiegata la prontezza e la rapidità nella scelta. Voce attiva contro il razzismo, Rosenior sarà il decimo allenatore di colore nella storia della Premier League.

Dopo una modesta carriera da esterno difensivo (con Fulham e Brighton tra le altre), la svolta arriva dopo il ritiro. Allenatore con licenza Pro già a 32 anni, Liam cresce in panchina accanto al padre Leroy (oggi ambasciatore per «Show Racism The Red Card», associazione benefica che combatte il razzismo in Inghilterra). Nel 2021 Wayne Rooney lo vuole con sé come vice allenatore al Derby County. «Senza quell’esperienza con Wayne, non credo che sarei l’allenatore che sono ora». Un elogio per «la gestione della pressione, la gestione del personale, l’intuitività e le lezioni apprese da Sir Alex Ferguson». Che per Rosenior è un eroe a tutti gli effetti. Traghettatore con l’Hull City nella stagione 2023/24, salva il club dalla retrocessione e sfiora una storica qualificazione ai playoff di Championship. La stagione successiva arriva la firma con lo Strasburgo. E al primo tentativo in Ligue 1 si qualifica per l’Europa. Qualche mese più tardi schiera la prima formazione di sempre interamente formata dalla Generazione Z, ovvero da giocatori nati dopo il 2000.

Oltre al ruolo di allenatore, c’è anche una personalità pubblica. E ben riconosciuta. «Il silenzio non è un’opzione quando si parla di razzismo». Lo sa bene Rosenior. Tra analisi e approfondimenti a sfondo sociale, il suo contributo al Guardian — in qualità di editorialista sportivo — non è passato inosservato. Ancora attuale e molto apprezzata è la lettera aperta indirizzata a Donald Trump scritta nella primavera del 2020, pochi giorni dopo la morte di George Floyd sulla scia del movimento «Black Lives Matter». L’ultimo suo articolo, risalente al giugno 2021 («Why England’s footballers are so determined to keep taking the knee») è una riflessione su come il calcio, ancora oggi, sia rimasto invischiato nelle guerre culturali.

Abituato a scrivere, ora tanti inizieranno a parlare e scrivere di lui. Eloquente e mai banale. Prima sul web, ora in campo. In 5 anni il mondo di Liam Rosenior si è completamente ribaltato. Giocatore, vice allenatore, opinionista televisivo e su carta stampata. A soli 41 anni Rosenior continua a crescere passo dopo passo. Ora la grande sfida. «Voglio che quando la mia squadra gioca, si possa notare che a noi piace giocare a calcio». Di certo le buone intenzioni non mancano.

Pari dignità nello sport: ripristinate le sanzioni Antitrust alla FIGC


Pari dignità – Il Consiglio di Stato ha ripristinato le sanzioni dell’Antitrust inflitte alla Federazione Italiana Calcio per abuso di posizione dominante. Il comunicato del Coordinamento degli Enti di Promozione sportiva ribadisce soddisfazione per il riconoscimento delle loro attività di promozione.

Questo il commento di Tiziano Pesce, presidente nazionale Uisp:

“Non possiamo che cogliere la sentenza del Consiglio di Stato, che ribalta le decisioni del Tar del Lazio, con grande soddisfazione, una sentenza molto importante che definisce, in maniera netta e inequivocabile, la piena legittimità dell’organizzazione di attività competitive in capo agli Enti di Promozione sportiva, che troppo spesso, la vicenda Figc ne è solo un esempio, le Federazioni sportive nazionali hanno dimostrato di dimenticare”.

“Come Uisp, lo ricordo, eravamo intervenuti attivamente all’interno del procedimento avviato dall’Antitrust: ora il Consiglio di Stato ristabilisce pienamente quanto sollevato dall’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, e da noi sostenuto, riconoscendo le peculiarità di tutti gli ambiti di attività dei diversi organismi sportivi. Il Consiglio di Stato conferma quindi l’abuso di posizione dominante della Figc e accoglie l’appello dell’AGCM, riformando la precedente sentenza del Tar del Lazio e confermando l’esistenza di un abuso di posizione dominante da parte della Figc nel settore del calcio giovanile”.

“Secondo la sentenza, la Figc ha adottato nel tempo una strategia regolatoria escludente, idonea a limitare l’operatività degli Enti di Promozione sportiva, imponendo vincoli, divieti e autorizzazioni preventive alla partecipazione delle società affiliate Figc a tornei ludico-amatoriali, seppur competitivi”.

“A questo punto – aggiunge il presidente Uisp Tiziano Pesce – ci sono tutti gli elementi affinché, in maniera risolutiva, la filiera dell’Autorità di Governo in materia di sport e il Coni, si adoperino affinché si arrivi al pieno superamento di sperequazioni e comportamenti ostativi nei confronti della promozione sportiva. Una volta per tutte, per il bene di cittadine e cittadini di ogni età e per mettere a terra concretamente quanto previsto dal settimo comma dell’articolo 33 della Costituzione, si definiscano gli ambiti di attività e modelli di convenzioni eque (necessarie però solo nel caso si organizzino attività agonistiche di prestazione, così come del resto già previsto dal regolamento CONI degli Eps – ndr), convenzioni che però si basino su reciprocità di riconoscimento e non su condizioni unilaterali e di assoluta subalternità per gli Enti così come, salvo rare eccezioni, è sino ad oggi accaduto”.

“Stop, quindi, a interpretazioni o a letture ambigue. Si fermino quelle pratiche sul territorio, che i nostri dirigenti ben conoscono, che potremmo definire di dissuasione e di scoraggiamento, spesso vere e proprie intimidazioni, alla partecipazione agli eventi organizzati da noi Eps nei confronti delle società sportive e dei loro tesserati”.

Corpo e mente in movimento: il weekend del benessere ad Ascoli aperto a tutti


Weekend di benessere. Ad Ascoli Piceno in programma due giorni di sport e condivisione a cura di U.S. Acli Marche. Il servizio di Elena Fiorani.

Sabato 10 gennaio ad Ascoli Piceno sono in programma lezioni gratuite di pilates, yoga e taijiquan/qigong nell’ambito del “Fine settimana del benessere”, promosso dal Comune della città marchigiana e coordinato da U.S. Acli Marche, in collaborazione con AST Ascoli Piceno. Nel pomeriggio è in programma l’attraversamento di un percorso dedicato all’arte e al benessere, che partirà da Piazza Arringo davanti al municipio di Ascoli Piceno. L’iniziativa, coordinata da una guida turistica abilitata, prevede la visita guidata alla Pinacoteca civica e ad alcuni punti della città. Domenica 11 gennaio presso la Bottega del Terzo Settore si terranno, invece, lezioni introduttive e partite libere di scacchi, dama, burraco e bridge, discipline che uniscono divertimento, stimolo mentale e relazione sociale.